Sud Africa - Cape Town 14/03/2002

Allocuzione del Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, in visita di Stato in Sud Africa, al Parlamento del Sud Africa riunito in seduta congiunta





VISITA DI STATO DEL
PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA
CARLO AZEGLIO CIAMPI
IN SUD AFRICA

ALLOCUZIONE AL PARLAMENTO IN SEDUTA CONGIUNTA

Capetown, 14 marzo 2002

 

Signora Presidente dell'Assemblea Nazionale,
Signor Presidente del Consiglio delle Province,
Signor Presidente della Repubblica,
Signori Ministri,
Onorevoli Parlamentari,
Signore e Signori,

La ringrazio, Signora Presidente, delle Sue parole e delle espressioni di simpatia e di amicizia usate nei confronti dell'Italia e della mia persona. Le ricambio di cuore. Considero un grande onore fatto all'Italia, e a me personalmente, l'invito a prendere la parola davanti al Parlamento sudafricano.

Dopo tante sofferenze ed ingiustizie, la sovranità popolare, la democrazia, le libertà, l'uguaglianza, i diritti umani, di cui l'istituto parlamentare è garante, sono oggi consolidati nella riconciliazione e nella pace civile che fa del Vostro Paese un riferimento per l'intero mondo. 
La Vostra capacità di superare le divisioni arbitrarie e crudeli del passato, di unire gli sforzi per il bene comune, la vostra unità nelle diversità sono motivo di fiducia e di speranza. Gli ideali di democrazia e di giustizia per i quali avete lottato, fino a farli trionfare, sono fonte di ispirazione anche per il resto dell'Africa e per il mondo intero. 
L'Africa intera ha bisogno della forza trainante della democrazia, del buon governo, del dinamismo economico del Sud Africa.

Siete un modello di istituzioni democratiche, di un'economia avanzata e moderna, di superamento delle lotte intestine e dei conflitti, di sfruttamento sostenibile delle risorse naturali di cui l'Africa abbonda, di un'efficace tutela dell'ambiente.

La rinascita dell'Africa dipende molto da voi. Lo hanno dimostrato i paesi dell'Unione africana accogliendo l'iniziativa del Presidente Mbeki e lanciando l'anno scorso a Lusaka la Nuova partnership per lo Sviluppo dell'Africa. 
Lo hanno dimostrato l'Occidente, l'Europa e l'Italia appoggiando il Nuovo Partenariato per lo Sviluppo Africano, impegnandosi per il suo successo. Non potete, non possiamo fallire.

Non ignoro le difficoltà: diseguaglianze ed ingiustizie da riparare; sicurezza e criminalità; il flagello delle malattie; lo sconforto della miseria. 
Voi avete dimostrato che si possono superare ostacoli che sembravano insormontabili.


Signor Presidente,

i legami del Sud Africa con l'Italia sono radicati in una presenza viva e dinamica che si è consolidata nelle ultime due generazioni. Siamo lieti che tanti italiani si riconoscano nell'arcobaleno di questa nazione, siamo orgogliosi di essere una componente di questa società ricca di lingue e di etnie, e di avervi contribuito con la nostra cultura, la nostra creatività e laboriosità.

Per decenni, mentre la nube dell'apartheid condizionava i rapporti del Sud Africa col mondo, l'opinione pubblica italiana era vicina al popolo sudafricano in lotta per la libertà. I rapporti ufficiali ne risentivano. 
Dalla solidarietà siamo passati alla collaborazione attiva. 
E' ora di guardare al futuro: vediamo nel Sud Africa un partner affidabile, promettente e amico.

Sono convinto che il potenziale dell'associazione fra Italia e Sud Africa può dare preziosi frutti: la mia visita è accompagnata da concrete iniziative per avvicinare l'imprenditoria italiana a questo Paese, attraverso crescenti investimenti, scambi commerciali e collaborazione industriale, e per rafforzare la cooperazione in campo culturale e scientifico.

Il quadro entro il quale sviluppare una collaborazione proficua e vantaggiosa per entrambi è rafforzato dall'Accordo di Associazione all'Unione Europea, in corso di ratifica da parte del Parlamento italiano.

Domani a Johannesburg si apre un Foro economico italo-sudafricano con la partecipazione d'importanti imprese italiane. Vogliamo dare impulso alla già importante corrente bilaterale di scambi e di investimenti.

La spina dorsale dell'economia italiana, la sesta al mondo, è costituita dalle migliaia di piccole e medie imprese che uniscono le loro forze in sistemi produttivi territoriali, i distretti industriali. L'accresciuta cooperazione può diffondere in Sud Africa questa cultura di impresa così tipica dell'Italia e l'insediamento di nuove attività produttive. 
Lo sviluppo non richiede solo capitali. Si alimenta di capacità imprenditoriali, di metodi e processi che generino occupazione e competitività.

Ieri, qui a Cape Town un seminario scientifico ha dato forma ad una innovativa cooperazione tra il Polo Scientifico di Trieste e la comunità scientifica Sudafricana e ha prodotto un'importante intesa. La dichiarazione di Cape Town su scienza e tecnologia per lo sviluppo sostenibile, è stata firmata ieri dagli scienziati dei nostri due Paesi e sottoscritta in mia presenza dai nostri Governi.

Essa sancisce una partnership non solo e non tanto per il superamento del divario tecnologico, ma soprattutto per il potenziamento dell'alta formazione e della ricerca di base, imprescindibili strumenti perché l'Africa si doti di un suo capitale umano e maturi tutte le capacità necessarie per gestire i propri problemi. 
Sarà anche, la Dichiarazione di Cape Town, un originale contributo congiunto, dell'Italia e del Sud Africa, al prossimo Summit Mondiale sullo sviluppo sostenibile, che Johannesburg si accinge ad ospitare, un impegno di grande rilevanza per il vostro Paese che vuole farne una svolta nel segno dell'equità e dell'etica nelle relazioni Sud-Nord.


Signora Presidente,

ho ben vivo il ricordo dell'incontro che la Presidenza italiana del G8 volle organizzare a Genova, nel luglio scorso, tra i Capi di Stato e di Governo dei paesi più industrializzati ed alcuni eminenti leaders del mondo in via di sviluppo. 
Prima dell'incontro, il Presidente Mbeki mi aveva esposto a Roma la sua visione di rilancio dell'Africa e di collaborazione col mondo industrializzato. Ne rimasi fortemente impressionato e convinto che fosse la via da seguire per tre motivi: 
- perché l'iniziativa era dell'Africa; 
- perché con essa l'Africa assumeva la responsabilità per il proprio futuro; 
- perché lanciava al mondo industrializzato una sfida etica.

A Genova, Ella, Signor Presidente della Repubblica, presentò insieme con i Capi di Stato di Nigeria, Senegal, Mali e Algeria, il documento approvato dal Vertice di Lusaka dell'OUA, che oggi porta il nome di Nuovo partenariato per lo sviluppo (NEPAD). La comunità d'intenti dei leaders africani fece capire a tutti che la nozione di rinascimento africano era diventata l'aspirazione di un intero continente.

Partnership significava eliminare condizionamenti imposti dall'esterno, assumere impegni reciproci sulla base di principi condivisi: buon governo, Stato di diritto, democrazia, sana gestione dell'economia, condizioni di lavoro dignitose e eque, rispetto dei diritti umani. Il Piano d'azione per l'Africa, che sarà sottoposto al Vertice G8 di giugno, in Canada, sarà la risposta alla sfida.

L'Italia è orgogliosa di aver contribuito a focalizzare l'attenzione sui problemi dell'Africa e a lanciare a Genova il Fondo Globale per combattere AIDS, malaria e tubercolosi; continuerà a impegnarsi nella nuova partnership.

Le conclusioni della Conferenza di Doha dello scorso novembre comportano nuove responsabilità del mondo industrializzato verso i paesi in via di sviluppo, in tre direzioni: facilitazioni per la disponibilità dei medicinali essenziali; assistenza tecnica ai fini di accrescerne la capacità di attivare e gestire scambi e flussi finanziari internazionali; accesso ai mercati.

La coscienza stessa dell'umanità si ribella alle condizioni di povertà, spesso estrema, in cui vive oltre metà del genere umano e la maggioranza delle popolazioni africane. I conflitti catastrofici come quello nei Grandi Laghi, le nazioni senza Stato come la Somalia, le epidemie che rischiano di decimare intere popolazioni non sono inevitabili.


Onorevoli Parlamentari,

dopo la tragedia dell'11 settembre, l'Italia, il Sud Africa, l'intera comunità internazionale, hanno serrato le fila della solidarietà con gli Stati Uniti. L'11 settembre è stato anche un tragico risveglio agli effetti dell'interdipendenza del mondo in cui viviamo. Se tolleriamo l'instabilità di intere regioni, conflitti etnici o religiosi, profonde ineguaglianze sociali e economiche, allora saremo destinati ad assistere ad altri atti di terrorismo.
Il terrorismo è un male da sradicare.

Ma per raggiungere questo obiettivo, la lotta contro la povertà, la marginalizzazione, la piaga delle malattie, deve fare un salto di qualità e di intensità. Ciò richiede uno sforzo della comunità internazionale ben più determinato ed incisivo. 
Se non cesserà la marginalizzazione dell'Africa, non vi saranno sicurezza e prosperità per nessuno.

Qui, una nazione finalmente riconciliata con se stessa ha avuto la forza morale di confrontarsi con il doloroso passato, non per vendicarsi ma per conoscersi meglio e per capire, concedendo perdono a quanti lo domandavano e riparazione a quanti la necessitavano. 
Qui, razze, culture e religioni diverse hanno saputo rompere le barriere entro le quali voleva confinarle l'apartheid e riconquistare eguale dignità nella diversità. 
Il lavoro della Commissione per la verità e la riconciliazione presieduta dall'Arcivescovo Tutu è un monumento alla civiltà politica e giuridica universale. 
Sotto la Sua guida, Presidente Mbeki, con l'impegno del governo e dell'intera classe politica del Paese, con la partecipazione della nazione, il Sud Africa offre una visione di speranza per i destini dell'Africa nel XXI secolo.

Stamane ero a Robben Island. Porterò sempre con me le immagini delle mura e delle celle che hanno cercato, senza riuscirvi, di incatenare gli aneliti di giustizia di questa nazione.
Per lunghi anni, la società italiana ha seguito con trepidazione la marcia verso la libertà del popolo sudafricano. Oggi rendo omaggio a nome del popolo italiano e mio personale, alle vittime dell'apartheid, alla grandezza morale ed al coraggio civile di quanti hanno trasformato il proprio dolore in convivenza umana e politica per tutti.

Traggo motivo di conforto dai segnali di speranza che si moltiplicano nel continente. 
Nessun Paese africano è oggi governato da militari. L'Unione Africana ha preso la storica decisione di non più accettare nel suo seno Governi nati da colpi di Stato. In diversi Stati dell'Africa l'economia ha ripreso a crescere. I sistemi politici sono più aperti, la stampa è più libera, la società civile più matura ed articolata. 
L'esempio del Sud Africa è stato trainante della crescita nella partecipazione politica. 
Un'ampia partecipazione dei cittadini apre la strada a governi più responsabili davanti agli elettori, a una migliore gestione dell'economia, all'abbattimento della corruzione, anch'essa fonte di povertà, di emarginazione, di degrado.
Il processo democratico è fonte di prosperità per tutti. Invito i governanti dello Zimbabwe a mantenere la democrazia che è la chiave di volta della rinascita africana. 

Ricorre quest'anno il 10° anniversario della pace in Mozambico, firmata a Roma il 4 ottobre 1992 al termine di 27 mesi di negoziati. 
Dopo la pace, il Mozambico ha dimostrato di saper fare riforme strutturali e di poter crescere sul piano economico a tassi molto alti. 
Il Mozambico ha un valore esemplare anche per altri conflitti apparentemente senza sbocco. Penso all'Angola, dove le prospettive apertesi vanno prontamente colte; penso alla crisi dei Grandi Laghi, nella quale il Sud Africa, anche grazie alla mediazione del Presidente Mandela, svolge un ruolo positivo insostituibile. Penso infine alla crisi in Somalia per la cui soluzione l'Italia resta profondamente impegnata.

Nel mettere in ordine la propria casa, l'Africa richiama la comunità internazionale alle proprie responsabilità e agli impegni presi per promuovere il suo inserimento nella economia globale. 
Ciò comporta remissione del debito, migliori ragioni di scambio, più consistenti flussi finanziari, pubblici e privati, maggiori investimenti. 
Ciò comporta anche un comune impegno sui grandi temi della difesa dei patrimoni, culturali e naturali, che sono ricchezza e che definiscono l'identità di ogni nazione. Italia e Sud Africa possono sviluppare assieme questo impegno sul piano bilaterale e all'UNESCO, cui l'Italia tanto contribuisce, nell'ambito di una comune azione.

Sono colpito dalla bellezza e dalla natura del vostro Paese. Le sue foreste che custodiscono e alimentano un patrimonio di diversità biologica, i suoi mari, i tesori che l'opera di millenni ha prodotto e che il sottosuolo custodisce, il suo clima, i suoi colori. Sono ricchezze infinite del Sud Africa. Dovete esserne fieri, consapevoli e fermissimi nel consegnarle intatte ai vostri figli per i figli dei vostri figli, per la comunità umana.

Signora Presidente,
Presidente Mbeki,
Signore e Signori,

nel primo anno del XXI secolo l'Africa ha preso due storiche decisioni: ha creato l'Unione africana ed ha ideato la Nuova partnership per lo sviluppo.

Sostenendo le scelte coraggiose fatte liberamente dagli africani, la comunità internazionale ha la storica opportunità di estendere i benefici dello sviluppo anche a questo continente, di costruire un ordine mondiale più giusto e più sicuro per tutti.

L'Italia è pienamente cosciente che l'Africa costituisce la sfida decisiva della nostra epoca. Insieme ai nostri partners dell'Unione Europea vogliamo fare dell'associazione con l'Africa una realtà a beneficio dei popoli africani, europei, occidentali e della comunità internazionale tutta.

Sento in pieno la responsabilità, che intendo assolvere con profonda consapevolezza e impegno personale, di dirvi ad alta voce in questo consesso: il XXI secolo deve diventare il secolo dell'Africa.

Viva il Sud Africa, viva l'Italia, viva la partnership fra l'Unione Europea e il Sud Africa.