C o m u n i c a t o
L'ufficio Stampa della Presidenza della Repubblica rende noto il testo del discorso del Presidente Ciampi a San Martino della Battaglia (Bs), in occasione del 4 novembre, Giorno dell'Unità Nazionale e Festa delle Forze Armate:
Cari cittadini di San Martino e di Solferino,
cari ragazzi delle scuole e delle Forze Armate
Il 4 novembre, giorno dell'Unità
Nazionale, cade quest'anno nel 140° anniversario
dell'indipendenza della nostra Patria.
Per questo sono venuto su questi campi di
Lombardia, dove si è combattuta una delle battaglie che
hanno fondato la Nazione.
Fu una battaglia durissima, sanguinosa. Dagli
orrori di quel 24 giugno 1859 nacque la Croce Rossa.
A pochi chilometri da qui il fiore della
gioventù piemontese, rafforzata da volontari di tante parti
d'Italia, si immolò per la causa della libertà e
dell'indipendenza italiana, insieme con migliaia di soldati
francesi.
A tutti loro va ancora oggi la riconoscenza del
nostro popolo.
Morirono anche migliaia di soldati austriaci,
gli avversari di allora, con i quali oggi abbiamo istituzioni
comuni, leggi comuni, una stessa moneta, gli stessi confini
europei. Ho reso omaggio alle loro sepolture.
Ripensiamo ai nostri giovani di allora. Che cosa
li spinse a immaginare, sognare l'idea dell'Italia unita, a
combattere per la libertà, a partire volontari?
Uomini con storie, provenienze diverse si
trovarono a combattere per una stessa bandiera, disposti a
rischiare tutto pur di costruire l'Italia.
Era una generazione di giovani piena di
passione. Pensiamo a Goffredo Mameli, morto poco più che
ventenne; ai martiri di Belfiore; ai tanti che seguirono Garibaldi
tra i cacciatori delle Alpi e liberarono Varese, Como, Bergamo.
Mio nonno materno partì volontario,
giovanissimo, in quell'esercito piemontese.
La passione di quella generazione era arricchita
dal senso di responsabilità, formatosi sulla conoscenza
della storia e della nostra cultura. Ne sono testimonianza i tanti
studenti universitari che hanno combattuto e sono morti - spesso
guidati dai loro professori - nelle guerre d'indipendenza. Se il
movimento per la libertà italiana non fu mai grettamente
nazionalistico, la ragione va ricercata nella loro formazione, nel
loro bagaglio morale e culturale, racchiuso nelle opere di uno
stuolo di scrittori, letterati, pensatori quali Alfieri, Foscolo,
Leopardi, Manzoni, Guerrazzi, Silvio Pellico, Carlo Cattaneo,
grande intellettuale, storico, e al tempo stesso valoroso
comandante dei cittadini di Milano nelle Cinque giornate.
I patrioti italiani furono coraggiosi - mai
violenti - perché avevano ideali. Erano pronti a rischiare
tutto per il bene comune. Ricordiamo altri nomi di quei
protagonisti del Risorgimento: Fanti, Medici, Cosenz, Pisacane, La
Farina; li accomunava la consapevolezza che tutto ciò che
potevano fare per la "res publica" doveva essere realizzato nel
tempo loro dato dal destino, con tempestività, mettendo a
frutto ogni occasione. Ecco: il senso del tempo, la capacità
di decidere, fu un'altra caratteristica che accomunò
D'Azeglio, Cavour, Garibaldi, Ricasoli, Vittorio Emanuele e tanti
altri. La Patria nacque nei loro cuori, nel loro modo di essere
prima ancora che sui campi di battaglia e nel Parlamento.
Essi furono una classe dirigente onesta,
disinteressata, diffusa in ogni città, in ogni paese, in
ogni regione d'Italia.
Per questo, le libertà civili trovarono
forme per realizzarsi progressivamente in un processo storico che
si avvalse della diplomazia come dei moti popolari; ebbe bisogno
della guerra; venne arricchito dai volontari di Garibaldi;
trovò un momento fondamentale nei plebisciti e nel voto del
Parlamento.
Cari ragazzi,
studiate le storie della gioventù di allora, imparate a
conoscerne i nomi, a ricostruirne le letture e le azioni! Molto
è vivo ancor oggi di quei valori: soprattutto è vivo
lo spirito di unione fra i popoli d'Europa, che è uno dei
tratti più specifici del nostro Risorgimento, fin dai moti
del 1821. Il nostro inno nazionale ricorda la lotta per la
libertà del popolo polacco.
Gli ideali di allora hanno trovato realizzazione
piena nella Costituzione repubblicana.
Solo la Costituzione del 1948 approvata da
un'assemblea votata a suffragio universale - maschile e femminile -
ha inserito i diritti fondamentali della persona e del cittadino
quale fondamento giuridico della "res publica". La prima parte
della Costituzione è la definizione stessa di Repubblica, di
un bene comune, di tutti e di ciascuno.
Non è un caso che i Padri
Costituenti, come simbolo di questo insieme di valori fondamentali,
all'articolo 12, indicarono il tricolore italiano.
Il tricolore non è semplice insegna di
Stato. E' un vessillo di libertà, di una libertà
conquistata da un popolo che si riconosce unito, che trova la sua
identità nei principi di fratellanza, di uguaglianza, di
giustizia nei valori della propria storia e civiltà.
Per questo, adoperiamoci perché in ogni
famiglia, in ogni casa ci sia un tricolore, per testimoniare i
sentimenti che ci uniscono, fin dai giorni del Risorgimento.
Viva la nostra Patria
Viva l'Italia
Roma, 4 novembre 2001