Solferino e San Martino della Battaglia 04/11/2001

Intervento del Presidente Ciampi a Solferino e San Martino della Battaglia in occasione della ricorrenza del Giorno dell'Unità Nazionale e Festa delle Forze Armate.

 

INTERVENTO DEL
PRESIDENTE DELLA REPUBBLLICA
CARLO AZEGLIO CIAMPI
ALLA CERIMONIA AI COMPLESSI MONUMENTALI
DI S. MARTINO DELLA BATTAGLIA E DI SOLFERINO
IN OCCASIONE DEL GIORNO DELL'UNITA'
NAZIONALE E FESTA DELLE FORZE ARMATE

Domenica, 4 novembre 2001

    Rappresentanti della società di San Martino e Solferino,
    Autorità Militari, Civili, Religiose,
    cittadini di Desenzano sul Garda,
    cari ragazzi delle scuole che siete qua presenti.

    Oggi è il 4 novembre, e questa volta il 4 novembre, giorno dell'Unità Nazionale, cade nel 140° anniversario dell'indipendenza della nostra Patria.
    Per questo sono venuto su questi campi di Lombardia, dove si è combattuta una delle battaglie che hanno fondato la Nazione, l'Italia.
    Fu una battaglia durissima, sanguinosa. Dagli orrori di quel 24 giugno 1859 nacque la Croce Rossa. Desidero mandare il mio saluto affettuoso a tutte le sorelle della Croce Rossa Italiana.
    A pochi chilometri da qui il fiore della gioventù piemontese, rafforzata da volontari di tante parti d'Italia, si immolò per la causa della libertà e dell'indipendenza italiana, insieme con migliaia di soldati francesi.
A tutti loro va ancora oggi la riconoscenza del nostro popolo.
    Morirono anche migliaia di soldati austriaci, gli avversari di allora, con i quali oggi abbiamo istituzioni comuni, leggi comuni, una stessa moneta, gli stessi confini europei. Ho reso omaggio anche alle loro sepolture.
    Ripensiamo ai nostri giovani di allora. Che cosa li spinse a immaginare, a sognare l'idea dell'Italia unita, a combattere per la libertà, a partire volontari?
    Uomini con storie, provenienze diverse si trovarono a combattere per una stessa bandiera, disposti a rischiare tutto per costruire l'Italia.
    Era una generazione di giovani piena di passione. Pensiamo a Goffredo Mameli, morto poco più che ventenne; ai martiri di Belfiore; ai tanti che seguirono Garibaldi tra i Cacciatori delle Alpi e liberarono Varese, Como, Bergamo.
    Mio nonno materno partì volontario giovanissimo in quell'esercito piemontese.
    La passione di quella generazione era arricchita dal senso di responsabilità, formatosi sulla conoscenza della storia e della nostra cultura. Ne sono testimonianza i tanti studenti universitari che hanno combattuto e sono morti - spesso guidati dai loro professori - nelle guerre d'indipendenza. Se il movimento per la libertà italiana non fu mai grettamente nazionalistico, la ragione va ricercata nella loro formazione, nel loro bagaglio culturale e morale, che si è espresso nelle opere di uno stuolo di scrittori, letterati, pensatori quali Alfieri, Foscolo, Leopardi, Manzoni, Guerrazzi, Silvio Pellico, Carlo Cattaneo, grande intellettuale, storico, e al tempo stesso valoroso comandante dei cittadini di Milano nelle Cinque giornate. Domani sarò a Milano per ricordarlo.
    I patrioti italiani furono coraggiosi - mai violenti - perché avevano ideali. Erano pronti a rischiare tutto per il bene comune. Ricordiamo altri nomi di quei protagonisti del Risorgimento: Manfredo Fanti, Medici, Cosenz, Pisacane, La Farina; li accomunava la consapevolezza che tutto ciò che potevano fare per la "res publica" doveva essere realizzato nel tempo loro dato dal destino, con tempestività, mettendo a frutto ogni occasione. Ecco: il senso del tempo, la capacità di decidere, fu un'altra caratteristica che accomunò D'Azeglio, Cavour, Garibaldi, Ricasoli, Vittorio Emanuele e tanti altri.       La Patria nacque nei loro cuori, nel loro modo di essere prima ancora che sui campi di battaglia e nel Parlamento.
    Essi furono una classe dirigente onesta, disinteressata, diffusa in ogni città, in ogni paese, in ogni regione d'Italia.
    Per questo, le libertà civili trovarono forme per realizzarsi progressivamente in un processo storico che si avvalse della diplomazia come dei moti popolari; ebbe bisogno della guerra; venne arricchita dai volontari di Garibaldi; trovò un momento fondamentale nei plebisciti e nel voto del Parlamento.

    Cari ragazzi,
mi rivolgo soprattutto a voi, studiate le storie della gioventù di allora, imparate a conoscerne i nomi, a ricostruirne le letture e le azioni! Molto è vivo ancora oggi di quei valori: soprattutto è vivo lo spirito di unione fra i popoli d'Europa, che è uno dei tratti più specifici del nostro Risorgimento, fin dai moti del 1821. Il nostro inno nazionale ricorda la lotta per la libertà del popolo polacco.
    Gli ideali di allora hanno trovato realizzazione piena nella Costituzione repubblicana del 1948.
    Solo la Costituzione approvata da un'assemblea votata a suffragio universale - maschile e femminile - ha inserito i diritti fondamentali della persona e del cittadino quale fondamento giuridico della "res publica". La prima parte della nostra Costituzione è la definizione stessa di Repubblica, di un bene comune, di tutti e di ciascuno.
    Non è un caso che i Padri Costituenti, come simbolo di questo insieme di valori fondamentali, all'articolo 12, indicarono il tricolore italiano.
    Il tricolore non è semplice insegna di Stato. E' un vessillo di libertà, di una libertà conquistata da un popolo che si riconosce unito, che trova la sua identità nei principi di fratellanza, di uguaglianza, di giustizia nei valori della propria storia e della propria civiltà.
    Per questo, adoperiamoci perché in ogni famiglia, in ogni casa ci sia un tricolore a testimoniare i sentimenti che ci uniscono fin dai giorni del glorioso Risorgimento.
    Viva la nostra Patria
    Viva l'Italia