PALAZZO DEL QUIRINALE 01/05/2000

CONSEGNA DELLE "STELLE AL MERITO DEL LAVORO" AI NUOVI MAESTRI DEL LAVORO DEL LAZIO E DELL'UMBRIA

INTERVENTO DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA
CARLO AZEGLIO CIAMPI
IN OCCASIONE DELLA CONSEGNA DELLE "STELLE AL MERITO DEL LAVORO"

Palazzo del Quirinale, 1° Maggio 2000


Cari Maestri del Lavoro,

desidero anch'io rivolgervi il mio saluto e i miei rallegramenti. Avete meritato questa antica e gloriosa decorazione con una vita di lavoro, di impegno, di responsabilità, che fa di voi un esempio per tutti gli italiani. 

Voglio affidarvi, anzitutto, in questa giornata di festa, a Voi e a tutti coloro che nelle altre Provincie e Regioni d'Italia vengono insigniti della stessa onorificenza, una parola di fiducia, una parola di speranza nell'Italia, nel futuro di questa nostra amata, straordinaria, Patria. 

Certo, non mancano momenti di difficoltà, problemi, elementi di incertezza e anche di preoccupazione, ma viviamoli con intensità, affrontiamoli con impegno, senza lasciarci turbare, senza indurci mai a dubitare di noi stessi, delle nostre forze.

Il progresso delle democrazie si nutre di confronti, anche duri, attraverso i quali la società si adatta continuamente al cambiamento ed avanza.

Voi siete testimonianza della vitalità di fondo della società italiana che lavora, della sua capacità di rinnovarsi ed espandersi. In voi è la consapevolezza che la nostra società non è mai stata così capace di innovazioni, così pronta a cambiare il proprio modo di lavorare e di produrre, così ricca di doti d'invenzione, così aperta al mondo e in grado di aprirsi ed espandersi ai mercati globali.

Parlare a voi di lavoro richiama i valori morali e civili, l'uomo nella sua interezza. Onorare in voi il lavoro significa pensare al lavoro futuro, al lavoro dei figli, dei nipoti, alla loro formazione.

Su questo voglio intrattenermi con voi: lo sento il modo più vero per celebrare questa giornata.

Famiglia e lavoro non sono certo ambiti distinti e separati. Ambedue si nutrono delle stesse doti morali. Squilibri o insufficienze nell'una o nell'altro si riflettono reciprocamente. La famiglia gioca un ruolo fondamentale nella formazione. La disoccupazione insidia la famiglia, la società.

Attraverso di Voi so di potermi rivolgere alle famiglie italiane. Dico loro: la famiglia si ritrovi unita attorno all'apprendimento, attorno ai libri e al computer.

I dati che la Commissione Europea ha portato al vertice di Lisbona sono inequivocabili: chi ha una formazione modesta lavora in media dieci anni meno di chi ha una preparazione superiore. Ed è un divario che si sta ampliando.

Vi è una proporzione diretta tra grado di istruzione e maggiore occupazione. E' importante che tutti partecipino alle possibilità che la società e la tecnologia aprono. La generazione di chi ha più di 50 anni non deve essere esclusa da questo processo.

In un mondo nel quale la distinzione tra lavoro dipendente e lavoro autonomo si fa sempre più labile, è nella conoscenza, nella formazione che va ricercata la sicurezza del posto di lavoro.

Mi rallegro del fatto che in questo senso - lo ha ricordato poco fa il Ministro del Lavoro - il Consiglio europeo di Lisbona abbia definito obiettivi e calendario: tra l'altro, entro il 2005 tutti i lavoratori devono avere la possibilità di partecipare a programmi di formazione permanente; per la stessa data, tutti i lavoratori e gli studenti devono avere occasione di imparare a usare il computer.

Il metodo che fu deciso a Maastricht per la creazione dell'Euro - cioè obiettivi definiti nei modi e nei tempi - si estende e si rafforza. Stiamo scrivendo con gli altri Stati dell'Unione Europea il programma di lavoro, l'agenda del governo europeo dell'economia; sta nascendo il primo nucleo della nuova realtà statuale d'Europa.

L'Europa non si è rassegnata ai tassi di disoccupazione degli ultimi vent'anni, e ora rialza la testa.

L'impegno che la classe dirigente dell'Europa ha di fronte a sé è quello di riscrivere il modello dell'economia sociale di mercato, aggiornarlo, ripensarlo senza ridurne l'impegno sociale, l'attenzione ai diritti e all'uguaglianza, all'integrazione vera dei lavoratori immigrati. Noi europei siamo orgogliosi di quello che abbiamo costruito nella seconda metà del secolo XX. Vogliamo ora adattarlo alla realtà che sta evolvendo in modo rapido, direi vertiginoso.

L'Euro, la moneta comune, è la punta avanzata di questa evoluzione, la pietra d'angolo della nuova costituzione economica europea. Dobbiamo abituarci a vivere le oscillazioni della moneta comune con uno spirito diverso da quello del passato. Il contributo essenziale che l'Euro sta offrendo ai cittadini europei è quello di un ambiente economico più ampio e più coeso, più stabile e più ricco di opportunità e di stimoli allo sviluppo e all'investimento.

La nuova costituzione materiale dell'economia europea necessita di infrastrutture giuridiche. La loro mancanza frena lo sviluppo. E' urgente por mano in modo conclusivo al progetto di una società di diritto europeo; è urgente che nasca un brevetto comunitario; che si stabiliscano nuove regole per gli appalti europei, più semplici, agili e trasparenti. In Italia, la riforma del diritto societario è indifferibile: darà ossigeno all'economia, fiducia agli investitori, restituirà serenità agli imprenditori, farà decollare progetti che stentano a partire.

L'Europa accetta la sfida della competizione globale con gli Stati Uniti, con il Giappone, con i maggiori Paesi avanzati.

Certo, il pieno impiego che l'Europa deve costruire sarà diverso da quello dei decenni passati; sarà il pieno impiego in una società molto più articolata e mobile.

Non credo di essere lontano dal vero nel prevedere che presto dovranno essere modificati i criteri informatori di queste "Stelle al Merito del Lavoro". Dovremo premiare la fedeltà al lavoro, non solo la fedeltà all'azienda.

Al di là della febbre, delle esagerazioni che sulla new economy sono fiorite in questi ultimi tempi, non vi è dubbio che stiamo vivendo una fase di mutazione intensa delle strutture, una nuova, grande, rivoluzione industriale.

Questa miscela di tecnologia, di conoscenza, di imprenditorialità può dare origine nell'intero sistema italiano a quello scatto di produttività che serve per riguadagnare in competitività, può costituire la molla che permetta al nostro Mezzogiorno di ricuperare di slancio il ritardo accumulato, di saltare una fase dello sviluppo.

A un sistema basato sulle piccole e medie imprese, gli strumenti della nuova economia offrono modi più facili e più efficienti per organizzarsi, per accedere ai mercati, per conoscere e incontrare la domanda.

Un tessuto diffuso di piccole imprese offre a sua volta quell'ambiente elastico e duttile che è l'ideale per lo sviluppo delle nuove tecnologie.

Il costo per avviare e organizzare un'attività imprenditoriale si sta abbassando.

Questa tendenza recente si combina con un modo di essere profondo, direi millenario, della società italiana: una società basata sulla famiglia, sulla capacità di associazione, sulla voglia di mettersi in proprio.

 

Cari Maestri del Lavoro,
l'Europa non è solo un fatto economico, tecnico. E' una realtà che si irradia nella società civile.

Le coscienze devono partecipare a questo processo.

E' fondamentale che vi sia conoscenza delle decisioni dell'Unione Europea, partecipazione sempre più ampia alla loro maturazione.

Il cittadino europeo deve essere attore attraverso i Parlamenti nazionali, attraverso il Parlamento Europeo, attraverso il pubblico dibattito.

La battaglia per costruire un rinnovato modello europeo di sviluppo si vince nelle istituzioni europee, ma si vince soprattutto nella società civile.

Serve una alleanza tra le generazioni, tra i padri e i figli, perché questa affascinante avventura della società della nuova conoscenza porti prosperità e lavoro, perché si avvalga dello straordinario frutto che solo il congiungimento della civiltà dei padri con la vigoria innovatrice dei figli può generare.

In questo spirito, buon Primo Maggio a tutti.