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DISCORSO - PRIMO MANDATO

Discorso del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano in occasione della celebrazione della Giornata delle Donna


Palazzo del Quirinale, 08/03/2007


Discorso del Presidente della Repubblica
Giorgio Napolitano
in occasione della celebrazione della
Giornata della Donna

Quirinale, 8 marzo 2007


Saluto cordialmente le autorità, i rappresentanti e le rappresentanti del Parlamento e del governo, saluto tutte le donne presenti in questa sala, che rappresentano componenti così rilevanti della società civile e della sfera pubblica. E con loro saluto tutte le cittadine italiane che vivono in Italia e all'estero, tutte le donne che risiedono e lavorano nel nostro paese.
Con questo 8 marzo vogliamo chiamare le donne italiane a lavorare per la causa delle donne, per i loro diritti, per i loro progetti. E' la chiave che abbiamo scelto - come dirò più avanti - per conferire dei riconoscimenti e per avere qui oggi delle presenze significative.
Sarebbe stato in effetti impossibile raccogliere in questa occasione tutte le donne che si sono affermate e hanno ruoli importanti in molteplici campi. Il fatto che siano così numerose da non poterle individuare e invitare tutte per una singola cerimonia in una sala del Quirinale, non deve né essere sottovalutato né trarre in inganno. Direi che si tratta delle donne che si sono affermate per loro forza, per loro qualità e per loro meriti, superando condizioni di partenza sfavorevoli, resistenze e inerzie pesanti. E ciò di certo non può appagarci e tranquillizzarci: dobbiamo rendere possibile per tutte le donne fare la loro strada, conquistare ed esercitare i loro diritti. Usando le parole dell'articolo 3 della Costituzione repubblicana, diciamo che l'obbiettivo da perseguire è quello di "rimuovere gli ostacoli" che "impediscono il pieno sviluppo della persona umana", senza distinzione di sesso e di razza, il pieno sviluppo, dunque, delle aspirazioni e dei talenti delle donne nella loro generalità.
Non altro può essere il senso delle iniziative per l'8 marzo, che nel propugnare e promuovere le pari opportunità di genere, si collocano nel 2007 nella eccezionale cornice dell'Anno Europeo delle pari opportunità per tutti.
Sono in giuoco questioni di libertà e di democrazia, e questioni di crescita e progresso della società italiana. In rapporto a quest'ultimo aspetto, torno ad esprimere la mia convinzione che non si possa continuare a privare il nostro paese, in così larga misura, delle "formidabili risorse" rappresentate dalle "energie femminili non mobilitate e non valorizzate", risorse che costituiscono una riserva essenziale per il nostro sviluppo economico e civile. In particolare, il Ministro Bonino, in un recente convegno, ha sottolineato come le imprese femminili, le risorse imprenditoriali femminili, costituiscano anch'esse un indispensabile fattore di sviluppo.
Dinanzi alle sfide della competizione globale, studi recenti ci dicono che sono i paesi in cui lo squilibrio tra uomini e donne nell'occupazione, nelle carriere, nelle remunerazioni è più basso, quelli che hanno più successo : sono quei paesi i più prosperi e i più competitivi. Non a caso la Commissione Europea ha affermato che "la parità tra donne e uomini è una condizione necessaria anche per il conseguimento degli obiettivi di crescita, occupazione e coesione sociale" dell'Unione. E' vero che il tasso di occupazione delle donne italiane sta crescendo un po' più rapidamente di quello degli uomini, ma lo squilibrio è ancora altissimo, uno dei più alti in Europa. L'occupazione femminile italiana è ancora ben lontana dall'obiettivo del 60% previsto dal Consiglio di Lisbona del 2000 per il 2010.
Le donne italiane sono troppo poco occupate e, quando lo sono, fanno assai più fatica degli uomini ad avanzare in tutte le sfere di attività : dalle imprese private, alla pubblica amministrazione, alla politica, come ben sanno le pattuglie, solo pattuglie, di elette nel nostro Parlamento. Ed è, quest'ultimo, ben oltre gli schieramenti politici, un problema istituzionale e costituzionale sempre aperto. La barriera che blocca l'accesso delle donne agli alti gradi, in Italia è ancora particolarmente robusto. E pure quel limitato gruppo di donne che supera la barriera guadagna comunque meno degli uomini. Anzi lo squilibrio salariale aumenta con l'avanzare nella carriera. Paradossalmente le donne che hanno successo sono più discriminate. Anche in questo ambito, si registrano solo deboli segnali di miglioramento.
La discriminazione sul lavoro, dipendente e autonomo, non è purtroppo la sola ragione di preoccupazione. Grave e intollerabile è il fenomeno delle violenze sulle donne. Violenze sessuali, fisiche, psicologiche. E spesso - ci dicono le indagini ISTAT - autori dei soprusi sono partner e persone conosciute dalle vittime; troppo spesso violenze e maltrattamenti si compiono dentro le famiglie. Di conseguenza, accade che molte volte le donne colpite non sporgano denuncia : errore fatale. Mi fa piacere che tra le insignite di oggi ci sia la fondatrice di Telefono Rosa. Mi fa piacere che ci sia una religiosa impegnata nel difficile compito di sottrarre e reinserire nel mondo del lavoro le donne oggetto di prostituzione forzata. Anche alcune di queste ragazze sfruttate sono state vittime di persone di cui si fidavano. E' importante che alla campagna incisiva contro la violenza domestica voluta dal Ministro per le Pari Opportunità, si accompagnino e si diffondano nei paesi di provenienza delle donne immigrate programmi già sperimentati di informazione contro i rischi di tratta a scopo di sfruttamento sessuale.
Più in generale dobbiamo attrezzarci a combattere discriminazioni piccole e gravi, violenze minori e maggiori. Perché la situazione cambi, perché le donne godano davvero di pari opportunità, perché cessino sfruttamenti e violenze, è necessario un robusto tessuto normativo. E tuttavia le leggi - come sappiamo - sono essenziali ma non bastano. E' indispensabile un impegno collettivo, un impegno fortissimo di educazione - fin dai primi gradi del sistema d'istruzione - al rispetto della donna, alla cultura della non violenza, al principio della parità. Se non si crea, innanzitutto tra i ragazzi, tra i giovani, nelle scuole e nel paese un nuovo costume civile, tale da sconfiggere le posizioni più incolte e le pulsioni più rozze, la battaglia della sicurezza, della piena serenità e dignità per le donne non può essere vinta.
Ed è, in particolare, indispensabile un impegno delle donne a favore di se stesse e delle altre donne. In questo spirito, in collaborazione con i Ministri della Pubblica Istruzione, dell'Università e delle Pari opportunità abbiamo promosso i concorsi intitolati "Donne per le donne" di cui i Ministri vi hanno già parlato ed ai quali abbiamo concesso anche l'Alto Patronato. In questo stesso spirito abbiamo insignito donne che si sono distinte per la loro attività, economica, sociale o di ricerca, a favore delle donne. Chi ha agito contro la violenza, chi ha lottato per il riconoscimento alle donne, in anni lontani, del diritto di voto, chi ha promosso politicamente la tutela delle donne nella famiglia e nel lavoro, chi ha cercato strumenti di conciliazione tra lavoro e maternità, chi ha organizzato reti di imprese femminili, chi ha indirizzato il microcredito per lavoratrici autonome immigrate. Abbiamo anche premiato un'imprenditrice che cura la produzione di taglie comode, perché, tra le costrizioni minori, ma non per questo poco fastidiose cui le donne sono sottoposte, c'è anche la richiesta di un'eterna snellezza e giovinezza. Sia detto - tranquillizzo il Ministro della salute - senza indulgenza nei confronti della obesità.
Tra le insignite c'è anche una ricercatrice che opera nel campo della prevenzione dei tumori dell'utero : è una scienziata che lavora in Francia presso un'organizzazione internazionale, lo IARC, che si occupa di metodi di prevenzione e terapie dei tumori. E' importante che si consolidino comunità scientifiche integrate al livello internazionale e che in esse siano rappresentate le nostre ricercatrici. Tuttavia, pur non essendo questo il caso della nostra insignita, non possiamo nasconderci il fatto che la fuga di cervelli riguardi anche le donne, come in generale i giovani altamente qualificati. Le fughe di cervelli sono tanto più alte quanto minori sono le opportunità di ricerca nei paesi di origine, quanto più forti sono le discriminazioni di età e di genere.
Ho voluto anche invitare qui e dare particolare visibilità alle "nonne per le donne". Ho voluto sottolineare l'importanza di questo tipo di aiuto all'interno della famiglia. Le nonne - come ci ha ricordato già una nonna anche pediatra - contribuiscono alla crescita affettiva ed intellettuale dei bambini e consentono alle figlie e alle nuore di lavorare e di fare carriera. Ovviamente la sollecitudine delle nonne non esime i poteri pubblici dalla necessità di fornire supporti finanziari e servizi alle famiglie.
Sappiamo tutti però che nessun servizio pubblico può garantire contro le molte emergenze che la combinazione tra vita familiare e vita lavorativa comporta. Per tali emergenze la famiglia e le reti amicali restano indispensabili, così come restano comunque insostituibili per la capacità di integrare il bagaglio affettivo che ai bambini offrono i genitori. Le nonne dunque sono preziose, ma questa osservazione genera un'ovvia domanda. Non possono esserlo anche i nonni? Certo che lo sono. Quando accettano anche loro di prendere sul serio questo ruolo, sono utili alle loro famiglie e si fanno pure un grande regalo. Insigni femministe ci hanno dato un importante insegnamento : è bene che le donne occupino ruoli e mansioni tradizionalmente maschili, ma è bene pure che gli uomini occupino ruoli e mansioni tradizionalmente femminili. E' una buona cosa che più padri e più nonni si occupino dei figli, dei nipoti. Per mia esperienza (ma vi risparmio l'autobiografia, e l'autocoscienza), so che i padri ne sono spesso troppo distolti, considerandosi magari giustificati ; dico comunque che la condizione di nonno può rappresentare una sorta di seconda grande occasione. Per quel che mi riguarda, mi ci sono provato, prima di essere in extremis richiamato in servizio. Insisto tuttavia nel sottolineare questa opportunità, nel confermare la bellezza del rapporto con i figli dei propri figli.
Ho concluso. Ancora un ringraziamento a tutte le donne italiane e un rinnovato invito perché si impegnino anche e molto per se stesse. Infine un invito agli uomini di tutte le età perché si lascino attrarre sempre di più da un'invasione di campo nella sfera dell'affettività e della cura familiare. Ne vale la pena.

 

nel sito:

gli interventi dei Ministri Pollastrini, Fioroni, Mussi e della dott.ssa Susanna Benvenuti Scorza


il concorso nazionale "Donne per le Donne"