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DISCORSO - PRIMO MANDATO

Intervento del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano durante la cerimonia di scoprimento del busto marmoreo intitolato al Presidente Giovanni Leone


Napoli - Castel Capuano, 25/11/2006

 

INTERVENTO DEL
PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA
GIORGIO NAPOLITANO
DURANTE LA CERIMONIA DI SCOPRIMENTO
DEL BUSTO MARMOREO INTITOLATO AL PRESIDENTE
GIOVANNI LEONE

CASTEL CAPUANO, 25 NOVEMBRE 2006

Nel Novembre 1998, il Senato della Repubblica, presieduto da Nicola Mancino, rese solenne omaggio al Senatore a vita Giovanni Leone, in occasione del suo novantesimo compleanno e con la sua attiva partecipazione.
L'omaggio si rinnova e completa oggi, com'era stato da più parti auspicato, nella sua Castelcapuano. E si rivolge innanzitutto a Giovanni Leone avvocato e giurista, perché questo egli fu prima di diventare uomo politico e uomo delle istituzioni, e mai venne meno a quella sua scelta e vocazione originaria.
Avvocato e giurista, in un rapporto inscindibile, come ha ben messo in luce Vincenzo Siniscalchi. In effetti, al pari di non pochi altri eminenti esponenti dell'avvocatura napoletana, figure rappresentative della sua generazione e di generazioni immediatamente precedenti, egli aveva ben compreso come la pratica della quotidiana partecipazione alla vita giudiziaria e l'approfondimento della cultura giuridica e giurisprudenziale si illuminassero e sostenessero a vicenda.
Egli coltivò, dunque, nello stesso tempo il gusto della professione e dell'oratoria forense e la passione per il diritto, con gli alti risultati che questa mattina sono stati ricordati; e trasferì poi l'esperienza così accumulata nell'impegno parlamentare, a cominciare dalla decisiva stagione dell'Assemblea Costituente.
A questo proposito, dalla puntuale ricostruzione presentataci ora da Nicola Mancino emerge la qualità del contributo di Giovanni Leone alla elaborazione della Carta Costituzionale e al confronto politico - non facile, mai scadente, sempre costruttivo - che ne consentì l'approvazione.
Va forse meglio valorizzato il ruolo dell'ancor giovane e già affermato uomo di studio napoletano, da porre sullo stesso piano - io credo - del ruolo di altri illustri esponenti della commissione dei 75, e dell'Assemblea, in quel processo costituente che è rimasto ineguagliato e forse irripetibile.
Ho voluto però prendere brevemente la parola, dopo le orazioni degli amici Siniscalchi e Mancino, per ricordare Giovanni Leone Presidente della Camera dei Deputati, Senatore a vita, Presidente della Repubblica, incarichi nei quali ho avuto e ho la ventura di poterlo considerare mio predecessore. Lo faccio da napoletano, a lui legato da un rapporto di amicizia famigliare che risaliva a suo padre, da uomo del Parlamento e oggi da Capo dello Stato.
Quando entrai nel 1953 a far parte della Camera dei Deputati, lo trovai già Vice Presidente dell'Assemblea e lo vidi ben presto all'opera, dal 1955, come Presidente. Ho già rievocato più volte, e desidero rievocarlo ancora, l'incoraggiamento e la simpatia con cui egli seguì i miei primi passi parlamentari; ma torno con la memoria soprattutto alla sua maestria e sicurezza nel presiedere, nell'interpretare e far valere le regole della discussione e del procedimento legislativo, insieme con la non comune incisività e efficacia oratoria. Un esempio, da tutti questi punti di vista, da non dimenticare.
Infine, merita di esser ripercorso obiettivamente il percorso del suo mandato di Presidente della Repubblica, per poterne apprezzare le peculiarità e il rigore, riassumibili nella definizione che hanno poi dato i più attenti studiosi: "un giurista al Quirinale". Una definizione che per nessuno, dopo il breve mandato di Enrico De Nicola, è più appropriata, e va anch'essa, oggi, considerata un punto di riferimento.
Otto anni fa, nel Senato della Repubblica, si raccolsero ed espressero parole conclusive sulla fase travagliata ed amara che segnò lo scorcio finale della sua funzione di Capo dello Stato.
Parole conclusive di pieno riconoscimento della correttezza del suo operato e della prova estrema da lui offerta di senso della responsabilità verso le istituzioni repubblicane. Parole conclusive di solidarietà e di rispetto, con cui gli si rese giustizia. Io posso solo farle ancora mie, e richiamarle a suggello della commossa celebrazione di oggi in Castelcapuano.