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DISCORSO - PRIMO MANDATO

Visita del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano alla città di Napoli - Intervento nella sede del quotidiano "Il Mattino"


Napoli, 21/06/2006

 

VISITA DEL
PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA
GIORGIO NAPOLITANO
ALLA CITTA' DI NAPOLI

Intervento nella sede del quotidiano "Il Mattino"

Napoli 21 giugno 2006

Con questa mia visita ho solo pallidamente ricambiato l'attenzione che "Il Mattino" ha dato alla mia visita, e della quale sono riconoscente al Direttore e all'Editore: è stato un segno per me importante di ricordo della mia appartenenza e della lunga presenza nella vita pubblica napoletana. So che da qualche anno si è fatto uno sforzo apprezzabile perché anche i due maggiori quotidiani nazionali si napoletanizzassero: credo che questa competizione, purché virtuosa, sia un bene anche per "Il Mattino", che resta l'espressione storica e la grande voce, la voce più ricca, del giornalismo napoletano.
Colgo questa occasione, che è l'ultima, di incontro con i giornalisti (ci siamo visti in vari punti della città) per dire - davvero solo in due parole - una mia valutazione complessiva.
Prescindo dall'accoglienza che ho avuto, e che mi ha molto colpito, come potete immaginare, perché è stata di straordinario calore e, credo, rappresentativa di un moto di speranza che è bene si sia acceso di nuovo nell'animo di tanti napoletani.
Non ritorno, naturalmente, su nessuno dei punti che ho trattato, specie sul piano politico generale nell'intervento di ieri al Teatro di Corte, che il Direttore, d'altra parte, ha efficacemente richiamato.
Al di là di incontri particolari, che, però, anch'essi sono stati molto significativi, come quello a Palazzo Filomarino per ciò che rappresenta l'Istituto di Studi Storici Benedetto Croce e per ciò che rappresenta la memoria dell'insegnamento sempre vivo di Benedetto Croce, e al di là anche di qualche sosta, che pure voglio ricordare, come quelle alla libreria Colonnese e Guida perché sono due piccole case Editrici - forse Guida nemmeno tanto piccola - che rappresentano depositi di cultura che io penso sia giusto difendere da ogni rischio di emarginazione, vorrei riferirmi soprattutto all'incontro informale che ho avuto ieri mattina con i responsabili della sicurezza nella città (i responsabili della Magistratura, i Procuratori, i Procuratori Aggiunti, e i vertici delle Forze dell'Ordine) e agli incontri, egualmente del tutto informali ma abbastanza illuminanti, che oggi ho avuto con i rappresentanti delle Organizzazioni Sindacali e i rappresentanti dell'Imprenditoria, incontri nei quali ho trovato conferma di ciò che ho cercato di mettere in luce ieri: l'intreccio, che caratterizza la realtà napoletana e campana oggi e, in qualche modo, l'intera realtà del Mezzogiorno, tra risultati ottenuti, sforzi in atto, potenzialità e volontà di progredire, da un lato, e persistenti limiti, mali endemici, difficoltà che insidiano questo cammino.
Dico con molta franchezza che se si crede in questo intreccio - che in qualche modo è anche stimolante, però drammatico - non si può, a seconda dei momenti, mettere l'accento sull'uno o sull'altro dei due aspetti così intimamente connessi.
Ieri mattina, discutendo delle condizioni dell'ordine pubblico e della lotta contro al criminalità, nessuno negava la portata dei fenomeni criminosi e della minaccia; nello stesso tempo, però, emergevano linee concrete di impegno e di azione, anche secondo criteri nuovi e più moderni di cui non avevo una precisa notizia.
Così come sia nei rappresentanti delle organizzazioni sindacali sia nei rappresentanti dell'imprenditoria, ho trovato molta determinazione, nessuno scoramento e anche idee abbastanza precise sui nodi essenziali da affrontare e da sciogliere per determinare un balzo in avanti.
Penso che dobbiamo farcela, e penso che possiamo farcela ciascuno facendo la sua parte, anche "Il Mattino" la sua, così importante e significativa.