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DISCORSO - PRIMO MANDATO

Visita del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano alla città di Napoli - Discorso istituzionale


Napoli, Teatro di Corte, 20/06/2006

 

VISITA DEL
PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA
GIORGIO NAPOLITANO
ALLA CITTA' DI NAPOLI

(Incontro con le autorità Politiche, Civili, Religiose e i Sindaci della Provincia di Napoli)

Napoli, Teatro di Corte, 20 giugno 2006

Signori Sindaci,
onorevoli parlamentari,
Eminenza Reverendissima,
autorità civili, politiche, militari e religiose,

ringrazio voi tutti per la partecipazione a questo incontro e per la calda accoglienza che mi avete riservato.
Ringrazio in modo particolare la signora Sindaco di Napoli, il Presidente della Provincia, il Presidente della Regione per le affettuose e generose parole di riconoscimento e di augurio che mi hanno rivolto e nelle quali ho colto - come non avrei potuto in nessun'altra città - non solo un sentimento di personale amicizia, ma il riflesso di un'appartenenza e di un impegno che hanno segnato la mia vita per lunghi decenni, prima che il Parlamento e i delegati delle Regioni mi chiamassero ad assumere la più alta magistratura dello Stato. Le mie radici sono sempre rimaste e sono qui ; rimango intimamente legato al ricordo di un mondo - quello della mia famiglia e dell'ambiente sociale nel quale potei crescere e formarmi - e quindi del percorso educativo che mi condusse dal ginnasio-liceo Umberto I all'Università e alla sua Facoltà di giurisprudenza, nella quale incontrai maestri mai dimenticati ; rimango legato al ricordo, infine, di intensi periodi di formazione e di esperienza politica che mi misero in rapporto con larghi strati popolari e mi permisero di approdare a sempre più significativi ruoli istituzionali.
Oggi sono tra voi, pienamente consapevole della portata e della complessità del mandato che mi è stato affidato, come rappresentante dell'unità nazionale e come garante imparziale dei diritti di tutti i cittadini e di tutti i soggetti politici e sociali senza alcuna distinzione di opinioni e orientamenti, e senza alcuna distinzione tra Nord e Sud. Sono oggi tra voi per dire dunque che considero parte del mio mandato operare per un'effettiva integrazione della città di Napoli e dell'area che la circonda, delle popolazioni che qui vivono e cercano di progredire, in un moto di sviluppo unitario della comunità nazionale, che tenda al superamento di squilibri e disparità ormai non più sostenibili.
E' l'Italia nel suo insieme, per il punto cui sono giunte l'economia e la società italiana nel rapporto con il mutare del quadro europeo e del contesto globale, che non può più privarsi dell'apporto di risorse e potenzialità come quelle di Napoli e dell'intero Mezzogiorno, se vuole competere con successo, guadagnare e non perdere posizioni sulla scena continentale e mondiale.
E dunque mi sento partecipe di una responsabilità per il futuro di Napoli, in quanto componente essenziale del futuro di tutto il paese : responsabilità che giudico essere comune a tutte le istituzioni della Repubblica, pur nel rigoroso rispetto dei poteri e del ruolo di ciascuna. Occorre promuovere il più efficace concerto di volontà e di interventi delle istanze di governo - di quelle nazionali non meno di quelle regionali e locali - e delle assemblee elettive cui esse rispondono, per dare soluzioni a problemi di fondo di questa parte così importante della nostra Italia, sollecitando e sostenendo le energie più vive e dinamiche della società.
Non pretendo di passare ora minutamente in rassegna quei problemi, che voi ben conoscete per viverli quotidianamente e ai quali, d'altronde, io stesso mi sono dedicato con qualche costanza. E' importante piuttosto impegnarci a diffondere, nell'opinione pubblica nazionale, e anche fuori d'Italia, un'immagine non unilaterale della realtà attuale di Napoli, un'immagine che non oscuri ragioni di fiducia ma attragga ogni possibile valida iniziativa.
Ricordiamo tutti il momento così carico di significato del luglio 1994 : quando si svolse a Napoli il vertice del G8, e a deciderlo era stato Carlo Azeglio Ciampi, da allora, si può ben dire, napoletano onorario, ancor prima che per tutti i successivi segni di attenzione e di sostegno dati nel corso del settennato presidenziale. Ebbene, è forse da quel momento che è ricorsa spesso la discussione sul rapporto tra le luci e le ombre, tra i fenomeni di risveglio delle coscienze, dell'orgoglio civico e della capacità di iniziativa innegabilmente registratisi, da un lato, e il persistere di mali endemici, di difficoltà e di strozzature nello sviluppo della città e della provincia, dall'altro lato. Su questo intreccio, insomma, di difficile e discorde apprezzamento, la discussione è più volte ritornata, non è conclusa, e meritano rispetto tutte le diverse valutazioni, purché fondate sui fatti.
Non possono negarsi i cambiamenti e i progressi via via realizzatisi, e i punti di forza oggettivi su cui Napoli può far leva. Se è vero che Napoli appare una realtà fortemente eterogenea - due o più città in una - audace è lo sforzo in atto per avvicinarle e ricomporle, a partire dall'ideazione e dall'avvio di un sistema integrato di trasporto pubblico nell'area metropolitana. Sono nati in quest'area nuovi, moderni e importanti poli di sviluppo imprenditoriale e commerciale, si sono consolidate, per iniziativa pubblica e privata, realtà produttive particolarmente avanzate, ha ritrovato impulso e dinamismo l'attività portuale, si è articolato e accresciuto il tessuto prezioso delle università, hanno confermato la loro vitalità molteplici centri di eccellenza nel campo della ricerca, si sono moltiplicate le iniziative e le presenze nel campo culturale ed artistico.
Queste basi di indubbia consistenza oggettiva, e insieme con esse le risorse di uno straordinario patrimonio storico e naturale, ancora ben lontano dall'essere messo pienamente in valore, così come il potenziale costituito da una popolazione giovane e dotata, inducono a guardare senza pessimismo alle possibilità di trasformazione e di decollo dell'area napoletana nel suo complesso.
Perciò, quando mi si chiede di dire una parola di fiducia, non esito a farlo, fuor di retorica. Ho fiducia nell'avvenire di Napoli. E credo che essa meriti un forte investimento materiale e di fiducia da parte delle classi dirigenti nazionali e dello Stato : un investimento destinato a risolversi a vantaggio di tutto il paese. A patto che non si sottovalutino, ma si affrontino con nuova capacità decisionale e realizzativa, attraverso una virtuosa sintonia tra istituzioni e forze sociali, le pesanti criticità che fanno ancora da ostacolo a una svolta e che possono far parlare di una città "al bivio".
Tra queste criticità non debbono mai perdersi di vista il peso di un alto tasso di disoccupazione, gli effetti devianti della dispersione scolastica, le difficoltà di inserimento sociale dei giovani e di sostegno delle fasce più povere, i guasti dell'economia sommersa, i diversi, gravi fattori di diseconomia che incidono sulla competitività delle imprese.
Ai fini del superamento di un quadro complessivo contraddittorio, che può apparire chiuso in un circolo vizioso, l'accento va posto, forse, soprattutto sull'incompiutezza o lentezza di realizzazione dei progetti rivolti a trasformare e valorizzare alcune fondamentali aree della città ; progetti che troppi intralci hanno incontrato, per vari aspetti, e che impongono scelte decise e piena collaborazione sul piano locale e sul piano nazionale. L'accento va posto egualmente sulla sempre inquietante, molteplice pressione della criminalità organizzata e della criminalità diffusa : disincentivo ancora fatale per uno sviluppo turistico potenzialmente così ricco e per gli investimenti di impresa, in special modo per gli investimenti esteri. Una pressione criminale che nello stesso tempo rende acutissimo il problema della sicurezza per i cittadini e della comune vivibilità, e sollecita non solo il più efficace e sinergico dispiegamento, senza dissonanze, delle forze dello Stato - dell'amministrazione della giustizia e dei corpi di polizia - ma un'educazione alla legalità e delle risposte dal basso di cui si comincia ad avere qualche segno confortante.
Infine, l'accento va posto su emergenze che da troppo tempo restano tali e che colpendo duramente la vivibilità quotidiana, la qualità della vita nel senso più letterale dell'espressione, richiedono un'azione risoluta - senza cedere alla disinformazione e alla demagogia - contro cieche resistenze a decisioni improrogabili e contro palesi illegalismi : mi riferisco alle emergenze ambientali, a cominciare dall'annosa questione dello smaltimento e trattamento dei rifiuti, che è ancora penosamente irrisolta.
Di questo insieme di problemi e di esigenze - cui si sono richiamati più concretamente prima di me, nei loro interventi, i massimi responsabili, qui in Campania, degli enti locali e della Regione - debbono farsi carico congiuntamente, voglio ripeterlo, le istanze di governo e rappresentative nazionali, regionali e locali. E di fondamentale importanza sono le opportunità da cogliere sul piano europeo. Si è negli ultimi tempi preso coscienza, io credo, del valore strategico della collocazione di Napoli e del Mezzogiorno nella nuova, grande prospettiva dei flussi di investimenti e di scambi tra l'Europa, il Mediterraneo e le economie sempre più dinamiche del lontano Oriente. Un ruolo primario spetta naturalmente all'Unione europea, e ben al di là del pur forte stimolo e sostegno che Napoli e il Mezzogiorno hanno ricevuto dai fondi strutturali e dai programmi connessi. E' di questi giorni - nel contesto del Consiglio europeo di Bruxelles - l'annuncio, che molto ci incoraggia e ci interessa, del progetto di iniziativa italiana e spagnola per una più avanzata e concreta cooperazione tra i paesi membri dell'Unione pronti a parteciparvi e i paesi della sponda Sud del Mediterraneo. Un progetto capace di coniugare le sfide di uno sviluppo condiviso e di un governo comune del fenomeno migratorio, volto a riportare verso il Sud l'equilibrio di un impegno europeo già spostatosi verso l'Est, e a contribuire al superamento della condizione di stallo in cui sono scivolate la costruzione e la capacità d'azione dell'Europa unita.
Il mio appello per un intenso e fiducioso sforzo di rilancio della dinamica di progresso e del ruolo di Napoli e del Mezzogiorno, si indirizza a voi tutti, alle forze imprenditoriali e alle organizzazioni dei lavoratori, al mondo della cultura e al mondo della scuola. Esso fa affidamento anche sul contribuito sensibile e influente delle associazioni religiose e della Chiesa, nel momento in cui sta per assumere le funzioni di Arcivescovo metropolita il cardinale Crescenzio Sepe, al quale rinnovo il mio personale fervido augurio.
Nello stesso tempo, considero insostituibile l'apporto che può venire da un confronto aperto e operoso tra la forze politiche. Riconosco in questa sala e saluto cordialmente i rappresentanti delle maggioranze e delle opposizioni, che nei Consigli comunali e provinciali, e nel Consiglio regionale, così come nello stesso Parlamento nazionale, sono chiamate ad esprimere liberamente giudizi e opinioni sulla realtà e sui problemi dell'area napoletana e campana.
Nel mio messaggio al Parlamento in seduta comune, ho espresso la convinzione che sia venuto "il tempo della maturità per la democrazia dell'alternanza", e che ciò significhi stabilire un clima di reciproco riconoscimento, rispetto ed ascolto tra gli opposti schieramenti, in primo luogo in seno a tutte le Assemblee elettive. A chiunque sia in maggioranza e governi, si richiede attenzione e sensibilità per le ragioni dell'opposizione ; e forse per non fare ancora pesare le aspre contrapposizioni degli ultimi anni, è necessario assumere un metro di giudizio non distruttivo nel bilancio dell'azione di governo che si è in precedenza osteggiata.
Da chiunque eserciti il diritto-dovere dell'opposizione, nel modo più lineare e senza equivoci, ci si può attendere che non vengano esclusi "nell'interesse generale" - come ho detto - temi di necessaria e possibile convergenza.
Tutto questo vale ancor più dinanzi alle situazioni e ai problemi da affrontare nella loro peculiare gravità in questa parte del paese. Ciascuna forza politica manifesti la propria identità e svolga il proprio ruolo, ma non trascurando quel che è davvero in giuoco per tutti, guardando al futuro, guardando alle generazioni più giovani. Partano dunque da Napoli esempi di dialogo limpido e fecondo. E' un auspicio che esprimo, da napoletano e da Presidente della Repubblica, all'inizio del mio mandato.
Un mandato che mi impegna al massimo sforzo anche nel ricordo dei miei predecessori, Enrico De Nicola e Giovanni Leone: il primo, illuminato garante del processo costituente, il secondo, tra i giovani artefici della Costituzione repubblicana.
Li ricordo alla vigilia della consultazione referendaria sulla legge di riforma della seconda parte della Costituzione, già approvata dal Parlamento. Chi fu impegnato sessant'anni orsono - dall'alto delle funzioni di Capo provvisorio dello Stato o nel vivo del dibattito in Assemblea costituente - nella gestazione della Carta costituzionale, concorse a scolpirne i principi e i valori fondamentali, e a volerla "destinata a durare" ma non immutabile, bensì rivedibile secondo procedure di cui fosse parte la possibilità di un referendum confermativo. E in effetti sono, nel tempo, maturate esigenze di riforma su cui è prevedibile che si dovrà - qualunque sia l'esito del voto del 25 e 26 giugno - tornare in Parlamento, nella ricerca del più largo consenso.
Ma oggi sento di dover formulare l'auspicio di una intensa e attenta partecipazione dei cittadini al voto : troppo importante è la materia su cui ciascuno è chiamato a pronunciarsi, condivida oppure no il contenuto della legge sottoposta a referendum, per poter mancare a questo appuntamento elettorale. La scelta è in ogni caso estremamente impegnativa, trattandosi della Carta che ha costituito l'atto fondativo della nostra Repubblica, disegnando gli ideali e tracciando il cammino di una Nazione nuovamente unita e salda nelle sue istituzioni. Di questa Carta bisogna ora decidere il possibile futuro.
Concludo con il più cordiale augurio di buon lavoro a voi tutti che avete da regger per così gran parte il peso delle diverse funzioni di rappresentanza dei cittadini e dello Stato, e il compito del governo quotidiano di realtà tra le più difficili e insieme le più ricche di futuro che ci siano nel nostro paese.
Buon lavoro a voi che portate la fascia tricolore dell'istituzione più vicina ai cittadini, amministrando dai più piccoli comuni ai tanto numerosi grandi centri urbani : primo fra tutti, ovviamente, Napoli, che ha con una netta maggioranza di consensi rinnovato il mandato di Sindaco a Rosa Russo Iervolino, alla quale sono certo non mancherà il sostegno indispensabile in un'opera così altamente e duramente impegnativa. Dal Presidente della Regione e dal Presidente della Provincia ai rappresentanti dei gruppi di opposizione, vorrei che sentiste egualmente la mia vicinanza nel servire la causa comune di una efficace e lungimirante risposta alle necessità e alle speranze di Napoli e della Campania.