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DISCORSO - SECONDO MANDATO

Discorso del Presidente della Repubblica Federale di Germania Joachim Gauck in occasione della sessione di apertura dell'Italian - German High Level Dialogue


Torino , 11/12/2014

Il mio mandato, che dura ormai da oltre due anni e mezzo, mi ha preparato in modo particolare alla giornata odierna e a questo foro - poiché ogni volta che entro nel mio studio a Schloss Bellevue assisto per così dire a un dialogo italo-tedesco: alla parete è appeso infatti uno splendido quadro del pittore italiano Canaletto che ritrae la città barocca di Dresda. Girandomi poi leggermente, posso ammirare il "Paesaggio Italiano" del pittore tedesco Adolf Friedrich Harper.

Pertanto, Signor Presidente della Repubblica, caro Signor Napolitano, La ringrazio per avere dato l'impulso a questo incontro qui a Torino. E Lei mi sembra essere la persona più adatta, infatti proprio Lei - che è stato un patriota italiano e ha combattuto contro il fascismo e il nazismo, Lei che si è dimostrato grande amico della Germania ed europeista appassionato - proprio Lei ha sempre favorito il dialogo fra i nostri due Paesi, fra i Paesi del nostro continente.

Quando si parla - come qui in questi giorni - delle prospettive del rapporto fra Italia e Germania, mi viene in mente un altro dipinto: il quadro di Friedrich Overbeck "Italia e Germania", in cui sono raffigurate due giovani donne, probabilmente sorelle, l'una accanto all'altra, con le mani affettuosamente intrecciate. Italia e Germania sono in effetti come sorelle. Ovvero sorelle appartenenti a una famiglia europea con radici e valori comuni. Queste comunanze costituiscono una solida base per la fiducia e l'amicizia. Invece le differenze che esistono tra di noi sono l'espressione di una diversità cresciuta storicamente nella nostra Europa, che nel corso degli ultimi decenni abbiamo finalmente imparato ad apprezzare.

Tra i nostri due Paesi ci sono quindi sia comunanze che differenze. Un elemento che invece è molto meno determinante per il nostro rapporto è l'indifferenza - e questo è un bene. Infatti, quotidianamente ci osserviamo a vicenda, quotidianamente ci prendiamo reciprocamente come punto di riferimento. Talvolta crediamo tuttavia di conoscere alla perfezione l'altro Paese e tralasciamo di analizzare questa convinzione e di studiarla con maggiore attenzione.

Ripetutamente l'Italia ha influenzato la Germania - e la Germania l'Italia. Ad ogni modo gli influssi della cultura e dell'arte italiane sulla Germania, sulla storia del pensiero tedesco non si apprezzano mai abbastanza. Anche per questo oggi la Germania non intrattiene in nessun altro Paese così tante istituzioni culturali come in Italia. Penso, ad esempio, all'Istituto Archeologico Germanico - che esiste già dal 1829 -, alla Bibliotheca Hertziana e alla Scuola Germanica di Roma nonché a Villa Vigoni sul Lago di Como.

L'Italia era ed è tuttora il Paese che evoca nostalgia nei tedeschi. Il poeta Goethe si recò in Italia per affrancarsi dal consigliere di legazione Goethe. Si trovava al servizio del Duca di Sassonia-Weimar e in Italia voleva tornare a far zampillare la fonte della creatività. Tutt'oggi è intatto il fascino culturale che l'Italia esercita oltralpe. Chi assiste a uno spettacolo in un teatro o in un teatro lirico italiano capisce molto bene questo fascino. E sono lieto di poter dire che oggi per gli italiani anche la Germania, e soprattutto la metropoli Berlino, è ricca di fascino, di carisma.

La curiosità reciproca è intatta, e in questo spirito spero che da questo incontro a Torino parta un segnale: trasmettiamo questa reciproca curiosità ai giovani nei nostri Paesi. Vogliamo promuovere l'interesse, laddove possibile. Poiché il vero dialogo può esistere solo se ci apriamo verso l'altro e ci confrontiamo. Se siamo disposti anche a imparare la lingua dell'altro. Recentemente, ad esempio, è cresciuto di nuovo il numero di italiani venuti a studiare in Germania e anche il numero di studenti tedeschi in Italia è aumentato - questi sono segnali incoraggianti.

Signore e Signori,

nel 1951 Konrad Adenauer partì per il suo secondo viaggio all'estero come Cancelliere della giovane Repubblica Federale di Germania. Un viaggio che lo condusse a Roma. Con Alcide de Gasperi Adenauer condivideva, come ebbe occasione di scrivere lui stesso, "la convinzione che l'Europa doveva diventare unita". Che poi il progetto di una Comunità Europea di Difesa sia fallito rappresentò un amaro contraccolpo per entrambi i politici. Successivamente e tre anni dopo la sua visita a Roma, Adenauer dovette superare la tragica e improvvisa morte del suo amico De Gasperi. Il loro comune contributo a un'Europa libera e forte continua tuttavia a vivere nell'odierna Unione europea.

In quest'Unione, in quest'Europa, l'Italia e la Germania sono stretti partner. Questo partenariato ha resistito, anche in momenti di difficoltà e sofferenza. Con la Commissione storica italo-tedesca i nostri due Paesi hanno affrontato congiuntamente la loro storia. È un bene che dall'estate del 2013 le raccomandazioni della Commissione vengano implementate. Tra i progetti concreti c'è anche il restauro di una cappella a Sant'Anna di Stazzema, il luogo in cui dei tedeschi hanno compiuto uno spaventoso crimine. E dove Lei, Signor Presidente, l'anno scorso è stato disposto ad accompagnarmi. La creazione di una cultura comune della memoria che renda giustizia alla complessità della storia italo-tedesca rappresenta un compito importante e una sfida per la scienza e la politica, ma anche per le nostre società.

Una sfida per le nostre società è costituita indubbiamente anche dall'incertezza del quadro economico in cui ci muoviamo. Noi europei siamo bene integrati nel commercio mondiale, e Italia e Germania nel corso della storia sono sempre state precursori della globalizzazione. Noi possiamo raggiungere molto, ma non dobbiamo credere che senza alcun impegno questi risultati possano sopravvivere in eterno. Solo chi non si chiude ai cambiamenti, può salvaguardare le conquiste. Proprio adesso in Europa siamo tornati ad apprendere questa lezione. Aziende ad alte prestazioni, in particolare asiatiche, nordamericane e latinoamericane, sfidano le imprese locali. I Paesi europei soffrono per il calo di competitività e l'elevato indebitamento pubblico. E anche se vi sono opinioni diverse sul come superare questa crisi perdurante e prevenire ulteriori pericoli, è evidente che nelle nostre economie sono necessarie ampie riforme, anche per contrastare in modo duraturo la disoccupazione.

Noi tutti sappiamo che tali riforme richiedono tenacia e che i successi non si raggiungono dall'oggi al domani. Tuttavia, solo se le affrontiamo con coraggio, daremo ai nostri giovani la chance di prendere in mano la loro vita e di contribuire con i loro risultati al benessere di tutta la società. Di recente, l'Italia ha avviato importanti passi di questo percorso.

E così io in Germania percepisco un forte apprezzamento per gli ambiziosi piani di riforma del Governo di Matteo Renzi - e per il chiaro sì a favore dell'Europa in cui sono inseriti questi percorsi di riforma. Auguro al Governo italiano di riuscire - con questi passi - a liberare nuovamente l'immenso potenziale creativo per cui noi, gli altri europei, ammiriamo tanto l'Italia.

I rapporti economici e commerciali italo-tedeschi sono stretti. Credo che con le prossime riforme in Italia possano ricevere un'ulteriore spinta. Il foro di Torino, che raccoglie così tante imprenditrici e imprenditori di entrambi i Paesi, costituisce una buona occasione per parlare di questa prospettiva. Anche l'EXPO 2015 di Milano può dare impulsi per maggiori collegamenti economici.

Non solo economicamente l'Europa deve fronteggiare grandi compiti, anche in politica estera l'Unione europea si trova dinanzi a sfide. Lo vediamo negli scontri militari in atto all'est del nostro continente e nell'incendio che divampa in Medio Oriente. Lo vediamo laddove i diritti dell'uomo vengono calpestati. E non possiamo assolutamente chiudere gli occhi di fronte alle sfide, quando guardiamo negli occhi le migliaia di persone che rischiano la vita in fuga dalla violenza e dall'indigenza ai confini dell'Europa. Bisogna trovare risposte, e lo dobbiamo fare assieme. Lo dobbiamo alle persone colpite, ma lo dobbiamo anche a noi stessi, ai nostri valori, alle nostre convinzioni.

Rafforzare il ruolo dell'Europa sul proscenio internazionale è una delle priorità dell'attuale Semestre italiano di Presidenza del Consiglio dell'Unione Europea. Con Federica Mogherini un'italiana è diventata ora il volto dell'Europa nel mondo. E il mondo terrà particolarmente conto dell'Europa se gli Stati europei, guidati da Federica Mogherini, saranno coesi. Menziono questo fatto scontato perché nel 2014 c'è chi sembra considerare l'Europa un amore un po' superato. Noi dobbiamo però assicurarci sempre delle basi della nostra alleanza. E di ciò indubbiamente fanno parte anche la democrazia e i diritti dell'uomo. La tutela e la difesa di queste eccezionali conquiste dovrebbe essere il nostro massimo obiettivo.

Trasmettere al futuro lo spirito dell'unificazione europea, questo è il compito che Italia e Germania devono assolvere assieme.

Signore e Signori,

lo scrittore Carlo Levi descrisse la sua città natale, Torino, come un luogo - cito - "dove le idee e l'amicizia sono dei beni esaltanti, e i corsi alberati sono così larghi e vasti e deserti, che le parole pare vi possano correre, e allargarsi senza inciampi".

Spero che questa meravigliosa città possa stimolare i colloqui e gli incontri di questo foro come fece con Carlo Levi.