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DISCORSO - SECONDO MANDATO

Intervento del Presidente Napolitano alla cerimonia di consegna delle decorazioni dell'Ordine Militare d'Italia


Palazzo del Quirinale, 04/11/2014

Nel quadro delle celebrazioni del 4 novembre, giorno dell'unità nazionale e delle Forze Armate, completiamo in questa sede, com'è consuetudine, la cerimonia di consegna delle decorazioni dell'Ordine Militare d'Italia che abbiamo aperto all'Altare della Patria insignendo della Croce di Cavaliere la Bandiera di Guerra del 6° Stormo dell'Aeronautica Militare.

Oggi ricorre il 96° anniversario della vittoria nella Grande Guerra. Soffermandomi in raccoglimento ai piedi del Sacello del Milite Ignoto, quell'evento di così forte impatto nella storia del nostro Paese mi è parso ben più lontano nel tempo del secolo effettivamente trascorso. Dei più straordinari mutamenti intervenuti è specchio il modo profondamente diverso in cui oggi guardiamo ai conflitti. Una volta, le guerre si succedevano con fatale frequenza, quasi come eventi inevitabili ; e le vittorie o le sconfitte che ad esse seguivano segnavano per decenni il destino dei popoli e degli Stati, spesso innescando lo scontro successivo.

Oggi, in Italia, in Europa e in gran parte della Comunità Internazionale, il conflitto tra Stati è di fatto considerato una tragica catastrofe, non solo per chi perde ma anche per chi vince.

E' in questo spirito che celebreremo i combattenti e onoreremo i caduti del '15-'18 : pur non ignorando le complesse trame sociali che s'intrecciano con la partecipazione del popolo italiano alla prima guerra mondiale. Se ne parlerà largamente, con spirito di verità e con senso unitario - mi auguro - nel corso elle celebrazioni che si preparano di quel grande anniversario.

Di certo, le logiche della globalizzazione, le conquiste di un secolo sul piano della democrazia, dei diritti umani, del libero sviluppo di economie di mercato, ci hanno spinto e ci spingono a operare perché mai si ripetano condizioni da cui possa scaturire un nuovo spaventoso conflitto europeo e mondiale. Dobbiamo garantire soluzioni negoziate e condivise per ogni disputa e controversia regionale e internazionale. Questa è la missione cui sono chiamate anche le nostre Forze Armate.

Ma oggi, guardando in faccia alla realtà, non scorgiamo nel mondo una decisa evoluzione nel senso auspicato.

Il quadro internazionale mostra tensioni e instabilità crescenti. Si vanno affermando nuove e più aggressive forme di estremismo e di fanatismo che rischiano di investire i territori degli "Stati falliti" e insediarsi a ridosso dei confini dell'Europa e dell'Italia in particolare, infiltrandone gradualmente le società anche grazie alla loro perversa forza attrattiva. E' una minaccia reale, anche militare, che le nostre Forze Armate devono essere pronte a contrastare e prima di tutto a prevenire, insieme all'Unione Europea e alla NATO.

Vi è il rischio che, sotto la spinta esterna dell'estremismo e quella interna dell'antagonismo, e sull'onda di contrapposizioni ideologiche pure così datate e insostenibili, prendano corpo nelle nostre società rotture e violenze di intensità forse mai vista prima.

Nell'era della globalizzazione, la conflittualità è alimentata da ogni estremismo, che rifiuta pregiudizialmente il dialogo e la ragione, ed è alimentata da situazioni di profonda disuguaglianza. Bisogna dunque in primo luogo misurarsi con problemi di giustizia ovvero di garanzia del rispetto delle regole e dei principi fondanti della convivenza umana, condivisi in seno alla Comunità Internazionale. Solo su queste basi potranno svilupparsi strategie di stabilizzazione, che approdino a un'affermazione crescente dei principi dello Stato di diritto, nel rispetto reciproco e nel dialogo operoso tra ispirazioni e concezioni diverse.

Al servizio di questi principi, in perfetta coerenza e sinergia con la Carta Costituzionale e gli Statuti delle Organizzazioni Internazionali di cui il nostro Paese è membro, l'Italia potrà farsi promotrice di nuove forme di cooperazione e di integrazione politica e militare, innanzitutto - al livello europeo - attraverso un effettivo decollo della Common Security and Defence Policy dell'Unione.

E' forse il caso di affrontare apertamente motivi di contraddizione apparente o di polemica divaricazione attorno ai temi dell'impegno a perseguire il necessario livello di efficienza dello strumento militare, ovvero, all'opposto, della ricorrente pressione per una riduzione quasi "di principio" di quell'impegno e dei suoi costi. Si sono di recente levate, in particolare in seno alla NATO, voci critiche per la tendenza che si sarebbe manifestata in diversi Stati membri a una riduzione della spesa militare, mentre l'aggravarsi del quadro delle relazioni internazionali avrebbe dovuto spingere in senso opposto. Ebbene, penso che da parte di ogni paese membro della NATO si debba esser seri nel prendere decisioni, che non possono mai avallare visioni ingenue, non realistiche di perdita d'importanza dello strumento militare.

E' tuttavia mia convinzione che le difficoltà dell'Europa e dell'Occidente dinanzi al moltiplicarsi o all'approfondirsi delle situazioni di crisi non abbiano come causa principale un insufficiente investimento nell'ammodernamento delle nostre, comuni capabilities militari, ma riflettano soprattutto una perdita di leadership politica in seno alla comunità internazionale. Varrà la pena, credo, di discuterne.

Per quel che riguarda specificamente orientamenti e propositi dell'Italia, abbiamo mostrato di avere piena consapevolezza della situazione di crescente instabilità nell'area del Mediterraneo, della catastrofica deriva della Libia e della conflittualità esasperata in Iraq e Siria. E di conseguenza il Libro Bianco per la Difesa, in corso di elaborazione su iniziativa del governo, dovrà segnare un deciso cambio di rotta che, pur nei limiti di una realistica valutazione delle risorse di bilancio disponibili, metta l'Italia nelle condizioni di svolgere un ruolo significativo nel settore della sicurezza e della difesa, anche sul piano culturale e dell'innovazione, attraverso la leva moltiplicatrice dell'Unione Europea e delle Organizzazioni Internazionali. Il processo di razionalizzazione e di integrazione interna delle Forze Armate che prende avvio con il Libro Bianco è di fondamentale importanza per il nostro Paese e si inserisce, a pieno titolo, nel grande programma di riforme del settore pubblico volto a configurare una struttura dello Stato meno onerosa ma, allo stesso tempo, in grado di rispondere più efficacemente ai bisogni del cittadino.

In un contesto complesso che muta rapidamente, talvolta in modo imprevedibile, come quello attuale, possiamo fare pieno affidamento sui nostri militari, sulla loro professionalità, sul loro fermo impegno al servizio del Paese. Dobbiamo essere orgogliosi dell'entusiasmo e del coraggio, spesso davvero ammirevoli, con cui essi assolvono i difficili e rischiosi compiti ai quali sono chiamati.

Tanti sono i soldati, i marinai, gli avieri, i carabinieri e i finanzieri che hanno meritato uno speciale riconoscimento per il loro straordinario operato.

In prima fila tra di essi, vi è il Caporal Maggiore Capo Andrea Adorno che questa mattina, all'Altare della Patria, ho insignito della più alta onorificenza al valor militare, la Medaglia d'Oro, per il suo eroico e generoso comportamento in azione di combattimento in Afghanistan.

E insieme vi sono gli Ufficiali e i Sottufficiali cui consegniamo oggi le prestigiose decorazioni dell'Ordine Militare d'Italia.

A tutti voglio rivolgere il più caldo riconoscimento e affettuoso incitamento. Negli anni della mia Presidenza, mi sono sempre sentito legato da una vicinanza e responsabilità particolare alle Forze Armate. E tale dovrà essere anche nel futuro l'impegno comune delle nostre istituzioni.

Viva le Forze Armate, viva la Repubblica, viva l'Italia!