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DISCORSO - SECONDO MANDATO

Brindisi del Presidente Napolitano al Pranzo in onore del Presidente della Repubblica di Polonia Bronislaw Komorowski


Palazzo del Quirinale, 29/10/2014

Signor Presidente della Repubblica di Polonia,
Signora Komorowska,
Signore e signori,

è per me un particolare piacere ed un grande onore ricevere Lei e la Sua gentile Consorte a Roma. La accolgo con l'affetto che si riserva ad un caro amico e con il rispetto che si deve al Presidente di una grande nazione europea che quest'anno festeggia importanti ricorrenze della sua storia recente.

Venticinque anni fa, in Polonia, ebbero luogo le prime elezioni degne di questo nome nei paesi del blocco politico-militare guidato ancora dall'Unione Sovietica. Fu così che nel Suo paese - ben prima della caduta del muro di Berlino - si innescò un processo inarrestabile di liberazione e di trasformazione dell'Europa Centrale e Orientale.

Un processo che pose fine all'innaturale divisione del nostro continente ed aprì la strada all'ingresso nella NATO e nell'Unione Europea per la Polonia e per gli altri paesi forzosamente inseriti nel blocco sovietico. Traguardi significativi di un percorso straordinario che ha portato la Nazione polacca al cuore del consesso europeo.

Oggi la Polonia è membro autorevole delle istituzioni euro-atlantiche e attivo partner in varii importanti raggruppamenti regionali, ma è soprattutto nel quadro dell'Unione Europea che il Suo Paese gioca un ruolo da protagonista, come dimostrano le nomine del Primo Ministro Tusk a Presidente del Consiglio Europeo e della Vice Primo Ministro Bienkowska a Commissario per il Mercato Interno e l'Industria.

Sono successi di cui Lei, Signor Presidente, può essere giustamente fiero, in quanto raggiunti con una determinazione e uno spirito di sacrificio che possono essere d'esempio per il resto d'Europa in questi momenti difficili.

Circondati da aree di forte instabilità e alle prese con una crisi economica che ha drammaticamente prodotto 26 milioni di disoccupati, i popoli europei si interrogano sull'avvenire, domandandosi se il progetto di integrazione sia ancora la risposta ai loro problemi. E' un interrogativo che si comprende possa diffondersi, in particolare tra le giovani generazioni, che per la prima volta dopo decenni intravvedono un futuro con poche opportunità e ancor meno garanzie.

Noi, Signor Presidente, ci rifiutiamo di considerare l'Europa come un continente in declino e privo di prospettive di sviluppo ; ed è per questo che la Presidenza di turno del nostro Paese intende contribuire a delineare risposte concrete ai problemi dei cittadini, riguadagnandone la fiducia, smentendo i profeti di sventura e non cedendo alla fallace illusione del ritorno a un passato di piccole sovranità nazionali che in realtà non hanno più cittadinanza nel mondo globale e interdipendente di oggi. Intendiamo farlo insieme alla Polonia, che condivide con noi le forti spinte ideali del primigenio progetto europeo basato sulla pace, sulla solidarietà, sulla vicinanza delle Istituzioni ai cittadini e sull'armonico sviluppo di una società dei diritti e delle libertà.

Roma e Varsavia hanno in comune una visione non puramente economicistica dell'Unione, che vedono come motore di sviluppo, di stabilità e di democrazia teso a proiettarsi nel suo vicinato e oltre. La costruzione di una credibile politica europea di sicurezza e difesa - basata su una solida collaborazione con la Nato - e la prosecuzione del graduale processo di allargamento restano punti qualificanti della nostra comune azione all'interno delle istituzioni europee ed atlantiche.

Questa profonda condivisione di valori e obiettivi, Signor Presidente, è il viatico per un ulteriore sviluppo delle nostre relazioni bilaterali.

Queste poggiano su un passato storico ricco di scambi e confluenze tra le nostre nazioni. Indimenticabile il retaggio di eroismo e di amore per la libertà lasciato a Cassino nel 1944 dal reggimento polacco, i cui mille caduti ho onorato - in un abbraccio ideale con Lei, Presidente Komorowski - visitando quel suggestivo cimitero.

Pochi sono i popoli che godono, al pari dei nostri, di un sentimento di attrazione reciproca così profondo e naturale, espressosi anche con alte voci di poesia, e tradottosi in tempi recenti, su un diverso piano, in un flusso di investimenti italiani in Polonia e nel raddoppio degli italiani presenti in Polonia.

Nello stesso tempo cresceva in Italia una comunità di oltre 120.000 polacchi, ormai alla seconda generazione e perfettamente integrata, che contribuisce in modo significativo allo sviluppo del paese.

Signor Presidente,

i dolorosi avvenimenti in Ucraina hanno suscitato anche in Italia una profonda eco. L'opinione pubblica ha assistito con sbigottimento all'illegale annessione della Crimea e alla destabilizzazione dell'Ucraina Sud-Orientale. Il Governo ha sostenuto l'approvazione di dure sanzioni europee nei confronti della Russia e di un ambizioso piano della NATO volto a rafforzare il fianco orientale dell'Alleanza. Non possiamo tuttavia rinunciare alla speranza di recuperare - attraverso il dialogo e dando una soluzione politica condivisa alla questione ucraina - la prospettiva di una fruttuosa collaborazione con la Federazione Russa, che resta il nostro più importante vicino e partner indispensabile in numerosi teatri di crisi.

La gravità della situazione nell'Est non deve peraltro oscurare i conflitti sanguinosi esplosi ai confini meridionali dell'Europa, caratterizzati da episodi di indicibile barbarie e da tremende conseguenze umanitarie. Un vasto arco di crisi e di instabilità, che va dalla Libia fino ai confini della Turchia, minaccia direttamente, e nell'immediato, la nostra sicurezza e quella dei popoli vicini. In soli dieci mesi sono approdati sulle nostre spiagge più di 140.000 disperati, mentre migliaia trovavano la morte nel tentativo di attraversare il Mediterraneo. Affrontare problemi di questa magnitudine e di tale natura con le sole risorse e forze italiane, così generosamente impegnate nell'ultimo anno, non è possibile. Il Mediterraneo non è un problema italiano, ma europeo, così come l'Ucraina non è un problema polacco o baltico, ma europeo.

Siamo - la Polonia e l'Italia - collocate alle estremità orientale e meridionale dell'Unione. E vogliamo non difenderci con nuovi impensabili muri dai paesi confinanti, ma costruire con essi nuovi ponti lungo i quali scorrano nuovi flussi di pacifica e dinamica collaborazione.

Siamo entrambi in grado, come Paesi di frontiera, di apprezzare il valore aggiunto di un'Europa che parli con un'unica voce, di uno sforzo collettivo che trascenda le capacità dei singoli Stati membri.

La durissima crisi economica e le crisi regionali hanno purtroppo fatto riemergere antichi egoismi e sterili nazionalismi. Insieme possiamo dire, Signor Presidente, che non è questa la strada, che dobbiamo avere fiducia l'uno nell'altro, così come l'ebbero i Padri Fondatori dell'Europa comunitaria. Quello spirito va riscoperto e deve rivivere in tutta la sua ricchezza. L'Europa non è semplicemente un mercato unico, culminato in una unica moneta ; è una comunità di valori, di diritti e di libertà.

Signor Presidente, caro amico,

nell'augurare a Lei e alla Sua gentile Consorte un buon soggiorno, invito tutti i presenti a brindare alla prosperità del popolo polacco, all'amicizia tra i nostri due paesi, ai successi dell'Europa.