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DISCORSO - SECONDO MANDATO

Intervento del Presidente Napolitano alla cerimonia di consegna delle insegne di Cavaliere dell'Ordine "Al Merito del Lavoro"


Palazzo del Quirinale, 23/10/2014

Sono molto lieto di poter ancora oggi ospitare le espressioni di ieri e di oggi di quel bell'universo che è costituito dai Cavalieri del Lavoro. Siete in molti, di diverse generazioni, vincitori del passato e, nella pratica quotidiana, sempre vincitori del presente. Inutile dire quanto mi congratuli con animo riconoscente per la strada percorsa dagli imprenditori che hanno ottenuto il riconoscimento, oggi per la prima volta, di Cavaliere del Lavoro, e quanto sia sempre colpito dalla novità che, di comune accordo, abbiamo introdotto anni fa affiancando a dirigenti e imprenditori ampiamente sperimentati le nuove energie degli Alfieri del lavoro. Ad essi permettetemi di rivolgere un fortissimo augurio perché - in un momento in cui sappiamo quale sia il dramma dei giovani che non riescono ad aprirsi una strada - importante è il messaggio che viene da giovani che, attraverso duri sacrifici, hanno almeno saputo cominciare ad aprirsi una strada destinata certamente al successo.

Saluto, più in generale, tutta questa assemblea che è così rappresentativa delle forze motrici del nostro paese.
Questa cerimonia è un'occasione importante per una riflessione aggiornata sulle condizioni del paese, sul ruolo e sulle responsabilità dell'impresa. E non solo dell'impresa. Come ha ben detto il ministro Guidi, la peculiarità dell'onorificenza italiana di "Cavaliere al Merito del Lavoro" sta nel fatto che essa coniuga impresa e lavoro. E' la festa degli imprenditori e dirigenti che hanno costruito e guidato iniziative e attività di successo, e insieme dei lavoratori che vi hanno concorso in misura decisiva. Auguri dunque ai nuovi insigniti, alle loro aziende e al personale che ne hanno retto lo sforzo e reso possibili i risultati.

Questo è il messaggio di impegno comune, il testimone che viene raccolto dai giovani alfieri, anch'essi tra coloro che si sono meglio distinti nella gara per la formazione e l'avvicinamento al mondo dell'impresa e del lavoro.
L'Italia ha bisogno di voi, e di tanti come voi, per poter superare una condizione tuttora pesante, perfino allarmante in termini di tasso di disoccupazione e ancor più di disoccupazione giovanile (allarmante in modo particolare in una parte del paese - chiamiamolo pure chiaramente col suo nome - nel nostro Mezzogiorno). Ma anche oltre il mondo delle imprese, oltre l'apporto delle imprese, e oltre la sollecitazione delle politiche da portare avanti per la crescita e per il lavoro, conta quel fattore decisivo indicato dal Presidente D'Amato : l'emergere cioè nella società e nei ceti dirigenti del paese di una comune consapevolezza della responsabilità da assumersi per realizzare i processi di cambiamento. Nessun profondo e organico cambiamento potrà compiersi se prevalesse la tendenza di singoli settori della società a considerare i problemi che il nostro paese si trascina pesantemente dietro ormai da decenni come addebitabili solo a una parte e che solo ad una parte tocchi fare ogni sforzo per superarli.

Nei due interventi che mi hanno preceduto ho colto sia analisi sia indicazioni sul da farsi - nuove politiche per rilanciare le imprese e l'occupazione, riforme strutturali ormai non rinviabili - che mi sento di condividere e non ho motivo di ripetere.

Il tema di una comune assunzione di responsabilità dinanzi alle sofferenze, ai rischi e alle sfide che il paese sta vivendo, è stato uno dei motivi ispiratori dell'indirizzo che da Presidente - nell'ambito delle mie funzioni costituzionali - ho seguito fin dall'inizio, ormai otto, quasi otto anni e mezzo orsono. Perché sul piano politico, e con gravi implicazioni per la vita delle istituzioni, le troppe contrapposizioni pregiudiziali, l'incapacità di dialogo e di intesa, gli atteggiamenti frenanti, o di vero e proprio rifiuto rispetto a scelte concrete di riforma, sono stati l'espressione - come ho detto in altra occasione - di conservatorismi, corporativismi e ingiuste pretese di conservazione di posizioni di rendita, di ingiuste posizioni acquisite.

Noi non possiamo restare prigionieri di paralisi e impedimenti. Occorre varare, con passo celere e determinazione, cambiamenti essenziali. In questo senso continuerò a svolgere il mio ruolo di garante dell'unità nazionale, di tutore di regole che siano realmente tali e non paraventi tesi a difendere l'esistente. Continuerò a operare in questo senso nei limiti delle mie forze.

Non sono pochi o lievi gli elementi di conferma della negatività ancora diffusa nei comportamenti istituzionali, politici, sociali : ci è toccato vivere con pena, di recente, il clima che ha bloccato il Parlamento, a danno delle sue stesse prerogative costituzionali, di fronte all'elezione di due giudici costituzionali di estrazione parlamentare. E al Capo dello Stato non è rimasto che dare un esempio dovuto e severo, procedendo alle nomine di sua competenza alla Corte Costituzionale, con scelte imparziali e miranti a un minimo riequilibrio di genere anche in quella sede.

Ma volevo riferirmi a ben altri, clamorosi segni di negatività nella vita del paese : dalla corruzione nel pubblico e nel privato alla criminalità, dalla scarsa funzionalità di troppe amministrazioni centrali e locali, a regressioni in senso becero e violento dei comportamenti di individui e di gruppi asociali, fino alle degenerazioni eversive vere e proprie.

Ma perché il nostro paese esca dalla crisi e torni a crescere, libero da zavorre, dobbiamo tutti - come cittadini democratici in nome dello Stato - mettercela tutta.

Peraltro, è giusto uscire da questo nostro incontro - e non per formale omaggio a riti retorici - con un messaggio positivo: perché si sta diffondendo, io credo, in Italia, un senso di insofferenza per il trascinarsi di vecchi assetti strutturali e di potere, e insieme di determinazione, forte come da lungo tempo non si vedeva, a non fermarsi per strada nel perseguire riforme e cambiamenti, in varia misura avviatisi.

Infine, il ragionamento che ho svolto finora si è concentrato su quel che di peculiare presentano le difficoltà drammaticamente avvertite nel nostro paese da famiglie, imprese, lavoratori, giovani. Ma non possiamo certo dimenticare il mondo in cui siamo immersi. Perché siamo osservatori e attori di un periodo tra i più complessi e problematici delle relazioni internazionali degli ultimi decenni. Dinanzi ad esso - lasciate che torni su quanto ho appena detto all'apertura dell'incontro Asia-Europa a Milano - "la priorità non può non essere data a un intenso e coordinato impegno per lo spegnimento di focolai di guerra e di tensione, per il superamento di conflitti armati e di minacce di violenza, che ben conosciamo e che abbiamo visto di recente emergere anche in forme di inaudita aggressività e barbarie con l'offensiva del cosiddetto ISIS. Nessuno di noi può sottrarsi a risposte le più ferme di fronte alle minacce incombenti, né a una paziente tessitura di soluzioni politiche e diplomatiche rispetto a vecchi e nuovi contenziosi tra Stati e dinanzi a scontri dissolutivi all'interno di diversi paesi.

Nello stesso tempo, l'imperativo più scottante che oggi richiede il massimo di sforzi da parte dell'ASEM è quello di superare i danni e le persistenti implicazioni della crisi finanziaria ed economica mondiale iniziata nel 2008, e di rimuoverne le cause, i rischi di sue ripetizioni nel futuro. Dai paesi asiatici più dinamici e in forte crescita sono venuti negli anni scorsi contributi preziosi per controbilanciare sul piano mondiale il peso della crisi del debito sovrano e delle sue conseguenze nell'Eurozona, dei fenomeni recessivi e degli arretramenti produttivi e occupazionali determinatisi in molte parti d'Europa. Ma di certo all'Unione Europea tocca ora imboccare la strada di politiche più favorevoli alla crescita, anche perché - nonostante indubbie differenze nel suo seno - è l'Europa nel suo insieme che accusa i colpi di una tendenziale stagnazione se non deflazione
."

Caro D'Amato, ho molto apprezzato la sua passione europeista, il suo impegno a delineare concretamente la svolta necessaria per fare assumere all'Europa una strategia di rinnovamento al suo stesso interno e di impulso al rinnovamento dell'intero quadro mondiale. Mi auguro che questa passione e questo impegno contagino fruttuosamente tutto il mondo dell'impresa e del lavoro.

E si può oggi, da parte di tutti noi, cogliere con non retorica soddisfazione quel che di nuovo e di sensibile alle istanze sostenute dall'Italia come Presidente di turno del Consiglio Europeo, quel che di nuovo sta per essere sancito - e crediamo di non essere smentiti di qui a domani - nelle conclusioni del Consiglio europeo che ne discuterà già a partire da questo pomeriggio.