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DISCORSO - SECONDO MANDATO

Intervento del Presidente Napolitano alla cerimonia di consegna delle insegne di Cavaliere dell'Ordine "Al Merito del Lavoro"


Palazzo del Quirinale, 15/10/2013

A voi tutti - Cavalieri del Lavoro giunti al 25mo compleanno della vostra nomina, al folto gruppo dei neonominati, e ai giovani Alfieri, le mie più vive congratulazioni e un caloroso augurio. Rappresentate - come Cavalieri, si può dire, di ieri, di oggi e di domani - l'impegno ad eccellere nella formazione e nella piena esplicazione di quell'attitudine laboriosa e di quel talento imprenditoriale che costituiscono una componente decisiva del patrimonio di capitale umano e di capacità direttiva su cui ha potuto e deve poter contare il nostro paese per il suo sviluppo, per il suo futuro.

Un saluto particolare e un sincero apprezzamento desidero rivolgere al dottor Benedini, che oggi conclude la sua esperienza alla guida della Federazione Nazionale dei Cavalieri del Lavoro. Di questa istituzione egli ha sempre rappresentato - anche col discorso che abbiamo appena ascoltato - una caratteristica essenziale : la sensibilità e attenzione per le condizioni complessive e i problemi generali della nazione, della vita economica, politica e istituzionale del paese, in un orizzonte ben più ampio di quello della singola impresa, della categoria o del ceto di appartenenza, e di quello stesso dei confini dell'Italia per abbracciare il contesto europeo e il contesto mondiale.

Lei ha richiamato segnali positivi e persistenti preoccupazioni che hanno segnato l'anno trascorso dal nostro precedente appuntamento. Non dobbiamo trascurare nessuno dei passi avanti compiuti, nessuno dei segnali positivi registratisi ; possiamo e dobbiamo tutti trasmettere, non retoricamente, motivi di fiducia su cui fondare un nuovo spirito di iniziativa, un nuovo slancio produttivo e competitivo : e ciò, lo sappiamo, è decisivo per valorizzare le preziose energie delle nuove generazioni, liberandole via via dallo spettro della disoccupazione, dal peso della frustrazione e della mancanza di prospettive soddisfacenti.

Il guardare in faccia alla realtà con le sue sfide e con le sue incognite non significa seminare sfiducia ma attrezzarci meglio per fare ciascuno, responsabilmente, la sua parte. Il Governatore della Banca d'Italia ha dato, il mese scorso - in occasione di un importante incontro internazionale a Roma - un quadro rigoroso degli indizi di superamento della doppia crisi che ha colpito, dal 2008 e dal 2011, le economie europee, e cioè delle tendenze in atto a una loro ripresa. Ma ci ha dato anche un quadro rigoroso dei fattori di incertezza e fragilità che ancora pesano "sui tempi e sul vigore" - egli ha detto - di questo ritorno alla crescita.

E' di fatto ancora in corso nell'Eurozona - anche se ormai con dei punti fermi e dei traguardi visibili - il faticoso processo di consolidamento delle finanze pubbliche e di rilancio di uno sviluppo fondato su riforme e innovazione. E c'è da fare i conti con fenomeni come quelli del rallentamento delle economie emergenti in altri continenti, o dell'acuirsi di tensioni geopolitiche - a partire dalla Siria - nel più vasto Medio Oriente, per non parlare del conflitto politico clamoroso negli Stati Uniti che ha portato all'allarmante shut-down dei giorni scorsi.

Tutto quel che ho ricordato - nel segno positivo di una tendenza alla ripresa e nel segno opposto di seri motivi di preoccupazione - riguarda da vicino, coinvolge in pieno l'Italia, che stenta più di altri paesi a muoversi con passo deciso e spedito verso una nuova fase di sviluppo. Conta in modo decisivo l'operare del governo e del Parlamento, del mondo delle imprese e del lavoro, in una direzione univoca, col massimo di concretezza e di unità. Il Ministro Zanonato ha ricapitolato direttrici d'azione e decisioni recenti del governo : che culmineranno proprio oggi, in sede di Consiglio dei Ministri, nell'adozione della legge di stabilità. Questa inizierà il suo percorso europeo e nazionale, in un confronto aperto ad ogni valutazione anche critica, che ci aspettiamo sia comunque responsabile, cioè sostenibilmente propositiva, consapevole di condizioni oggettive complesse e di vincoli ineludibili.

Lei sa, Presidente Benedini, quanto io condivida l'accento che ho colto nel suo discorso a un'esigenza di stabilità politica e continuità istituzionale. E posso qui dire dell'autentico sollievo che ho registrato la scorsa settimana tra gli 8 Capi di Stato europei partecipanti all'incontro di Cracovia per aver noi evitato che si aprisse in Italia un vuoto politico, un nuovo periodo di grave incertezza e paralisi decisionale. E voglio dire che di ciò va dato merito a tutte quelle forze sociali e politiche che hanno concorso a scongiurare quel rischio.

Ma occorre andare avanti, con le scelte di politica economica finanziaria e insieme con le riforme politiche e istituzionali da tempo riconosciute necessarie. Quella riforma della legge elettorale, quelle revisioni della II parte della Costituzione di cui si è già delineato il percorso attraverso il serio apporto di una Commissione altamente qualificata : e si sa che al procedere di queste riforme io ho legato il mio impegno all'atto di una non ricercata rielezione a Presidente. Impegno - e la ringrazio per le sue generose parole, dottor Benedini - che porterò avanti finché sarò in grado di reggerlo e a quel fine.

Concludo. Siamo alle prese anche con sfide ed emergenze proprie dell'Italia, o che ricadono pesantemente sull'Italia : la dolorosa, umiliante, ineludibile emergenza carceraria, a cui ci richiama in modo impellente la Corte europea dei diritti umani. La sconvolgente emergenza delle tragedie in mare e dell'assillante dramma di Lampedusa, per la nuova ondata di profughi richiedenti asilo che non si è riusciti, ma bisogna riuscire, a prevenire e regolare su scala europea.

L'imperativo è dunque : mantenere i nervi saldi, portare avanti in tutti i campi lo sforzo indispensabile, che non può, non deve essere messo a rischio da particolarismi e irresponsabilità di nessuna specie. Sono certo che a tale sforzo verrà da parte vostra il contributo indispensabile.