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DISCORSO - PRIMO MANDATO

Intervento del Presidente Napolitano alla celebrazione della Giornata Internazionale della Donna


Palazzo del Quirinale, 08/03/2013

Signora Vice Presidente del Senato,
Signora Vice Presidente della Camera,
Signore Ministri e parlamentari,

a voi, alle altre autorità presenti, a tutte le partecipanti e i partecipanti il più cordiale saluto ed augurio.
Ringrazio, in particolare, coloro che stanno per lasciare - data la imminente scadenza, il prossimo 15 marzo, della legislatura - i loro incarichi istituzionali: per quanto sono riusciti a fare, per il proficuo dialogo che c'è stato tra noi. Il nuovo Parlamento ha registrato un significativo aumento della componente femminile, tra loro ci sono anche molte giovani deputate, alle quali rivolgo un sentito benvenuto nelle istituzioni repubblicane. È una novità sul cui carattere positivo possiamo tutti concordare e sono certo che questa nutrita rappresentanza non dimenticherà di promuovere i diritti delle donne, di offrire alle ragazze italiane migliori prospettive di lavoro e di vita.

A tutte le neoelette in Parlamento rivolgo l'augurio di adempiere con passione e serietà al proprio incarico, avendo come punto di riferimento l'interesse generale e il benessere del nostro Paese. Lo stesso augurio rivolgo anche ai prossimi presidenti delle Camere, ai membri del futuro esecutivo, a tutti coloro che saranno chiamati ad assumere diversi incarichi istituzionali. Sarebbe auspicabile e costituirebbe un segnale positivo per chi guarda all'Italia che le scelte relative, appunto, ai vertici delle istituzioni rappresentative, avvenissero in un clima disteso e collaborativo.

Questa cerimonia cade in un momento complicato per il nostro sistema democratico e per il nostro paese. Lasciatemi osservare che il mio settennato non è mai stato al riparo da tensioni e da bruschi alti e bassi. Anche se in fondo siamo sempre riusciti a superare i più acuti momenti di crisi e rischi di scontro sul piano istituzionale. Dobbiamo riuscirvi anche questa volta. I problemi urgenti e le questioni di fondo che riguardano l'economia, la società, lo Stato, non possono aspettare, debbono ricevere risposte e dunque richiedono che l'Italia si dia un governo ed esprima uno sforzo serio di coesione. Anche perché i problemi e le questioni cui mi sono riferito si ripercuotono nella vita quotidiana della gente e, per le persone e le famiglie più disagiate, spesso drammaticamente.

Ma ora non trascuriamo la ragione per cui siamo qui oggi : la giornata internazionale delle donne, che - come ben sappiamo - non è solo una festa ma un'occasione di riflessione sulla condizione femminile.
Durante il settennato della mia presidenza abbiamo introdotto la prassi di intitolare ogni anno la cerimonia dell'8 marzo in Quirinale a un tema specifico e quest'anno - come avete visto - l'abbiamo dedicata alle adolescenti e alle giovani donne. "Avanti ragazze!" è un augurio per loro, per voi giovani che siete qui presenti, per le ragazze che ci seguono da casa o che magari vedranno in futuro la registrazione della cerimonia. La ragione di questa scelta generazionale non vuole certo discriminare, come potete arguire dalla mia stessa età, chi è più avanti negli anni. Ma mi è sembrato doveroso guardare ai giovani, e in questo 8 marzo, guardare in particolare alle giovani donne, in quanto appare con assoluta evidenza la attuale incapacità della nostra società e del nostro sistema politico-istituzionale di valorizzare queste risorse ed energie, di dare loro un futuro. Ma le donne, le ragazze, hanno preso a chiedere attenzione anche facendo sentire con forza la loro voce.

Ho assistito con soddisfazione alla nuova ondata di mobilitazione che ha visto tante donne, anche giovanissime, rivendicare il rispetto della propria dignità, come abbiamo sentito poco fa rivendicarlo da Lucia della Rete G2 per le immigrate, prive - anche se nate e educate in Italia - del sacrosanto dritto alla cittadinanza. Ho ammirato la forza con cui in molte state conducendo la battaglia contro tutte le forme di violenza di genere. Sono stato e sarò sempre dalla vostra parte. Ho una precisa convinzione: così come il livello di uguaglianza tra i sessi è un indicatore, un termometro del grado di civiltà di una nazione, allo stesso modo la considerazione e il rispetto che gli individui di sesso maschile hanno nei confronti delle donne indica quanto loro stessi siano civili, persone civili. Per alcuni l'identità maschile coincide ancora con la capacità di sottomettere le proprie compagne, magari con l'uso della forza, e perfino punendole con bestiale ferocia ; per altri, cosa comunque triviale e deprecabile, con atteggiamenti irriguardosi nei confronti del sesso femminile.

In Italia continuiamo a registrare comportamenti scorretti, atti persecutori, sopraffazioni e violenze - abbiamo sentito ancora una terribile cifra per il 2012 - contro le donne. Molte aggressioni sfuggono alle statistiche perché sono in qualche modo tollerate, in quanto avvengono all'interno delle mura domestiche, nell'ambito di rapporti che si pretendono amorosi. Sappiamo quindi quanto sia importante che le vittime parlino e chiedano aiuto per tempo. Sappiamo anche quanto importante sia che ricevano aiuto. Perciò - in occasione del suo XXV compleanno - ho assegnato una targa a Telefono Rosa, che dobbiamo tutti ringraziare per l'importante opera svolta. E con loro dobbiamo ringraziare quanti, uomini e donne, nelle strutture dello Stato, come nel volontariato assistono e proteggono le donne aggredite. In quanto a voi, ragazze, imparate a proteggervi, a bloccare la violenza fin dai primi segni. Dovete vigilare, nelle vostre famiglie e insieme con le vostre amiche e colleghe. E voi, giovani uomini, sappiate circondare di disprezzo e isolare i violenti.

Altre parti del mondo si trovano, purtroppo, in situazioni ben più drammatiche delle nostre non solo per quanto riguarda la violenza fisica, ma anche più in generale per la negazione di diritti elementari, come quello di andare a scuola, di proseguire negli studi. L'interdizione dell'istruzione costituisce la principale leva per subordinare le donne fin da bambine.

Infatti, l'istruzione, quando viene garantita, può diventare un motore di emancipazione, uno strumento di inclusione sociale. In Italia sono sempre di più le ragazze che si laureano, spesso con voti migliori dei loro colleghi. E cresce il numero delle studentesse che entrano in percorsi di studio tradizionalmente maschili. Le giovani superano i loro coetanei non solo nell'istruzione, ma anche per certi versi nel consumo di cultura. Rattrista però constatare che questo impegno nell'accrescere il proprio bagaglio di conoscenze, nell'arricchire il proprio capitale umano non trovi poi, in generale ma in particolare per le donne, un adeguato riscontro nel mondo del lavoro, delle opportunità di lavoro, della realizzazione della propria personalità nel lavoro.

Sappiamo che sono soprattutto i giovani di entrambi i sessi a pagare in questa crisi il prezzo più alto. L'Italia è tra quei paesi in cui la povertà si concentra maggiormente tra i giovani. Non solo i giovani guadagnano poco, ma troppo alto e in aumento è per essi il tasso di disoccupazione. Secondo gli ultimi dati Eurostat in Italia il tasso di disoccupazione giovanile - per i minori di 25 anni - è al 38,7% contro una media nei paesi della zona euro del 24,2% : un dato negativo il nostro superato solo da Grecia e Spagna. E all'interno di quella fascia di età ancora più negativa è la situazione delle ragazze, il cui tasso di disoccupazione complessivo secondo dati ancora provvisori arriva a oltre 41,6%, con un picco del 56% nel Mezzogiorno. Un insulto all'equità e un terribile spreco.

Come ha già ricordato anche il Ministro Fornero, le ragazze sono più svantaggiate sotto altri aspetti: per la precarietà dell'occupazione, per il part-time involontario, per il salario di ingresso, che è per i laureati inferiore a quello dei coetanei anche quando escono dalle stesse facoltà. Le donne sono poi svantaggiate anche in seguito, cioè nelle carriere. Tuttavia la recente introduzione di penalizzazioni o di quote minime negli organismi rappresentativi, così come nei consigli di amministrazione sta dando, lo voglio ribadire, frutti importanti. La condizione femminile non è statica, è sempre in movimento - lo notava bene la nostra indimenticabile Rita Levi Montalcini che abbiamo potuto, con commozione, rivedere poco fa su questo schermo. La condizione femminile fortunatamente cambia, anche e soprattutto, in meglio. Certo può fare pure pesanti passi indietro, come sta facendo in varie parti del mondo e ne ha fatti in Italia durante il Fascismo, quando alle donne vennero interdette alcune posizioni, o determinate materie di insegnamento nelle scuole, e quando venne imposto, per legge, un limite numerico alla assunzione di donne in impieghi pubblici e privati. Cose da non dimenticare mai, anche se sono state spazzate via insieme con il regime fascista.

Ma anche oggi in Italia, dove la condizione delle donne non è certo comparabile al passato, resta ancora molto da fare. Non valorizzare il contributo femminile al mondo del lavoro non è una questione che riguardi solo le donne: come ha osservato il Ministro Profumo, è un fattore che incide sul benessere economico generale del Paese e, aggiungo, sulla sua coesione sociale. Costituisce uno spreco assurdo e ingiusto di risorse umane che l'Italia non si può permettere. Molti giovani talenti emigrano e tra loro troppi ritengono di non trovare in Italia le condizioni per tornare. Questo vale anche per i talenti al femminile; considerando io peraltro le eccellenze femminili che stanno emergendo, come si sa, nei centri europei di alta ricerca, talenti italiani non emigrati ma impegnati a rappresentare nel modo migliore il nostro paese. Creare un habitat favorevole per lavoratori e lavoratrici altamente specializzati significa premiare il merito, investire ben di più nella ricerca, promuovere giovani e donne in ogni campo. Obiettivi che vorremmo vedere sempre presenti nell'agenda politica italiana ed europea.

Nel corso dell'ultima legislatura, sono state avanzate molte proposte per favorire il lavoro femminile a tutti i livelli, ne abbiamo parlato anche lo scorso 8 marzo quando abbiamo dedicato la cerimonia in Quirinale alla conciliazione tra lavoro e famiglia.

Per le donne, al loro sostegno e per l'affermazione dei loro diritti sono state adottate misure importanti. Non dobbiamo sottovalutarle. Anche misure a costo zero per la finanza pubblica, come ha ricordato il Ministro Fornero, e altre con le poche risorse disponibili. Insomma parecchio è stato fatto, ma non abbastanza. Occorre continuare a operare per ridurre sprechi, per liberare risorse male impiegate e dirottarle a questo e ad altri scopi più giusti e fruttuosi. Sono convinto che la nuova pattuglia, quasi una schiera, delle parlamentari giovani, e le nuove, spero autorevoli, componenti donne del governo concorreranno a promuovere e impostare politiche attive del lavoro femminile.

E sono anche convinto che voi, giovani donne, riuscirete ad affermarvi sempre di più, ad abbattere altre barriere, grazie alle vostre qualità e alla vostra determinazione, alla vostra capacità di impegnarvi per raggiungere traguardi importanti. Fortunatamente già ci riuscite, 'invadete' campi prima considerati riserva maschile. Quanti esempi abbiamo sentito, anche fra le giovani donne che abbiamo insignito di onorificenze dell'Ordine al Merito della Repubblica questa mattina. Inoltre, e questa è un'altra caratteristica che rende le donne così preziose, vi impegnate, sfidate situazioni difficili, siete aperte ai bisogni degli altri, e alle realtà del mondo d'oggi. Le nostre insignite e le giovani alfiere dimostrano sia che sapete eccellere in settori che vi erano prima preclusi, sia che sapete spendervi per gli altri.

La cerimonia di oggi vuole essere un invito alle giovani perché s'impegnino in prima persona, non solo per se stesse come individui, non solo per promuovere i diritti delle donne, ma anche per migliorare le condizioni di vita di tutti. E proprio per riconoscere quanto le donne, le ragazze sanno dare in termini di impegno civile abbiamo voluto ricordare il coraggio con cui la ragazza Rita Atria scelse di collaborare con la giustizia, di dare un suo contributo fino al terribile sacrificio, alla riscossa morale del nostro paese; lo fece pagando purtroppo un prezzo troppo alto. Lo Stato italiano ha onorato Rita Atria nel miglior modo per farlo: infliggendo nel tempo seri colpi alla malavita organizzata. In questa direzione resta tuttavia molto da fare : purtroppo vili episodi di attacchi a persone e a preziosi beni collettivi non sono cessati e non sono cessate torbide ambiguità e complicità.

Nel percorrere strade professionali e d'impegno civile non sempre facili, cercate di ricordare che l'unione fa la forza, l'unione tra donne, tra ragazze fa la forza. La solidarietà e la cooperazione costituiscono anch'esse leve essenziali per riuscire. Ed è questo il messaggio che ci hanno trasmesso Sara Errani e Roberta Vinci : la loro amicizia personale costituisce, infatti, un ingrediente fondamentale della loro affermazione professionale.

La cooperazione e la solidarietà sono valori che non devono funzionare semplicemente come leve per conquistare meritati successi. Abbiate a cuore - lo dico nel modo più semplice - l'Italia, siate amiche del vostro paese : che ha bisogno di voi, oggi come non mai.

Carissime partecipanti,
lasciate infine che mi compiaccia nel pensare che ogni 8 marzo, dal 2007 a oggi, è stata - innanzitutto per me - una bellissima occasione di incontro col mondo delle donne e con le sue problematiche ; e lasciate che ringrazi la professoressa Giovanna Zincone, per avermi in questo come in altri campi assistito discretamente con competenza e sensibilità.