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DISCORSO - PRIMO MANDATO

Saluto del Presidente Napolitano alla cerimonia commemorativa dell’Avvocato Giovanni Agnelli nel decennale della scomparsa


Torino, 24/01/2013

Ringrazio ancora la famiglia e John Elkann per l'invito alla cerimonia in Duomo. Ringrazio il Sindaco per l'invito a questa solenne seduta in Comune. La mia presenza ha voluto esprimere non solo una sentita partecipazione personale - nel ricordo di un rapporto di reciproca attenzione e stima che iniziò nel lontano 1978 -, ma l'omaggio dell'istituzione da me rappresentata, che fu da Giovanni Agnelli sempre grandemente rispettata e da cui gli venne, con la nomina a senatore a vita da parte di Francesco Cossiga, un riconoscimento che egli mostrò di intendere pienamente nel suo significato e nel suo valore.

Operare nel cuore della società, in posizione di alta responsabilità, e dare prova nello stesso tempo di un forte senso delle istituzioni e degli equilibri democratici, fu ciò che contraddistinse il Presidente della FIAT quale oggi lo ricordiamo; che lo contraddistinse facendone un protagonista della nostra vita pubblica oltre che una figura centrale del mondo economico.

E' di qui che viene ancor oggi una suggestione, un insegnamento, da richiamare in una realtà pure mutata e diversa rispetto all'epoca in cui si dispiegò l'esperienza di Agnelli. Perché avremmo ancor oggi bisogno, in Italia, di distinzione e reciproco rispetto tra sfere d'impegno, e quindi tra ruoli, egualmente essenziali ; e di misura e attenzione per non lasciar travolgere da logiche di contrapposizione sbrigative e meschine una visione di più ampio respiro del nostro comune destino come nazione e come democrazia.

La sfida non risolta nel passato e ancor più scottante nel tempo presente è per noi quella di riformare il paese tenendolo unito. Come intendere e come perseguire obbiettivi di rinnovamento dello Stato e della società, resta materia di confronto e di competizione : ma nello spirito di un attaccamento all'Italia, di un idem sentire nazionale ed europeo, che solo può permetterci di reggere e progredire nel mondo globale.

E', potrei dire, il filo che abbiamo seguito nel celebrare il Centocinquantenario dell'Unità d'Italia : e non a caso in nessun altro luogo come a Torino si è trovata tanta rispondenza civile e partecipazione popolare, anche attraverso momenti assai belli di ricostruzione storica e di invenzione comunicativa, che ci hanno fatto ripercorrere l'esperienza dello sviluppo nazionale unitario sul piano della crescita industriale, economica e sociale, dell'affermazione del genio d'impresa e della ascesa del mondo del lavoro. Le generazioni degli Agnelli che hanno guidato la FIAT, e dei dirigenti, dei tecnici e degli operai che ne hanno costruito le maggiori fortune, sono state tra le forze motrici di un cammino di trasformazione e avanzamento dell'Italia che dobbiamo saper riprendere.

E' in questo spirito che colgo l'occasione delle cerimonie che ci hanno visto insieme per rendere ancora omaggio alla figura emblematica di Giovanni Agnelli e per rivolgere un riconoscente saluto - alla vigilia della conclusione del mio mandato - alla città di Torino, che mai come in questi sette anni ho sentito così vicina, cogliendone l'animo più profondo ed autentico.