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DISCORSO - PRIMO MANDATO

Intervento del Presidente Napolitano in occasione della consegna delle insegne di Cavaliere dell'Ordine "Al Merito del Lavoro"


Palazzo del Quirinale, 26/11/2012

Signori rappresentanti del Parlamento e del governo,
Signor Presidente della Corte Costituzionale, Autorità, Signore e Signori,

partecipo con grande piacere, ancora una volta, a questa bellissima occasione di incontro volta a valorizzare, al più alto livello - con il conferimento delle insegne di Cavaliere del Lavoro - imprenditori, capi d'azienda, che hanno dato per lunghi anni il meglio del loro talento, delle loro energie e della loro devozione al paese, guidando al successo le loro aziende.

E' una occasione anche di forte incoraggiamento a giovani che hanno compiuto al meglio una parte importante della loro formazione e sono attesi da nuove prove e nuove sfide.

Ringrazio immediatamente il Presidente Benedini per le parole affettuose e generose. Mi soffermo solo su una parola tra quelle che ha voluto personalmente rivolgermi : l' "insostituibile". Ci si può riferire - in effetti - unicamente al periodo dei sette anni: finché sono stato Presidente della Repubblica ero "insostituibile" e ho cercato di dare tutto me stesso nell'espletamento di quella funzione ; ma un cardine della stabilità e della normalità del sistema democratico è che allo scadere del mandato tutti siamo sostituibili, ed è questa anche, da parte mia, una serena prova di fiducia nelle istituzioni e nel paese.

Ho, nello stesso tempo, seguito - Presidente Benedini - con grande interesse la sua esposizione: ha toccato molti aspetti che io non sono in grado di raccogliere, e su molti dei quali, relativi alla situazione delle imprese e del lavoro, non potrei aggiungere nulla a quanto lei ha detto in modo così appropriato.

Mi soffermerò solo, brevemente, su temi che interessano il quadro economico e sociale del paese, come ha già fatto il Sottosegretario De Vincenti, a nome del governo (e facciamo i migliori auguri di successo al ministro Passera per la missione che conduce in un luogo così importante come è la Cina d'oggi).

Penso di riferirmi, in primo luogo, a opinioni e anche a documentazioni offerte da un'autorità terza ed esterna: quindi, non le valutazioni che il governo stesso ci ha offerto della sua attività, ma la Commissione Europea.

Parlo delle Previsioni d'autunno della Commissione per il 2012-2014, di recentissima pubblicazione. Per quello che riguarda l'Italia, i dati sono raccolti anche in un'efficace sintesi chiamata "Guscio di noce" e confermano che - queste sono le parole del rapporto - the country is on the right track, il nostro paese è sul binario giusto.

La ripresa è stata ritardata, leggiamo, dalla "pressione verso l'alto" (fino a qualche mese fa) "dei tassi di interesse, che rende più costoso il servizio del debito e più pesante lo sforzo per la riduzione del debito stesso".

Ma "gli effetti positivi - aggiunge il rapporto - della linea che è stata seguita nell'ultimo anno stanno diventando visibili" :

- rallenta, nella seconda metà del 2012, il ritmo della contrazione dell'attività economica ; si prevede che questa riprenda a crescere dalla seconda metà del 2013 ;

- si attende un'ancora maggiore crescita delle esportazioni nel 2013, in particolare verso paesi non membri dell'UE (anche grazie a un qualche recupero di competitività dal lato dei costi) ;

- si registra sul piano della finanza pubblica una consistente riduzione del rapporto deficit/PIL, e un netto miglioramento dell'avanzo primario fino al 5% del PIL in termini strutturali nel 2013.

Ciò premesso in termini positivi, è chiaro, sottolineo io stesso, che purtroppo l'Italia condivide con l'Europa fenomeni di recessione, che lambiscono perfino la Germania, e di disoccupazione crescente.

La preoccupazione per quei fenomeni, e per il malessere sociale che ne deriva, in particolare in Italia, e quindi per i rischi cui è esposta la coesione sociale - questa preoccupazione deve essere al centro dell'attenzione delle istituzioni.

Alcune considerazioni appaiono peraltro necessarie (e le rivolgo, senza commenti, alle forze politiche e alle forze sociali).

Prima considerazione. Non isolare la situazione italiana, nei suoi aspetti più critici, dal contesto europeo, se vogliamo che i nostri giudizi siano obbiettivi e se vogliamo cercare soluzioni coordinate al livello europeo, che sono le sole praticabili.

In effetti, se il peso del massiccio debito pubblico ereditato dagli ultimi decenni dello scorso secolo toccherà in Italia ancora nel 2013 il suo punto più alto (per effetto di tassi di interesse ingiustificabilmente elevati e della contrazione dell'attività economica), il livello del debito complessivo nell'Eurozona è arrivato al 93% e crescerà ancora di 2 punti nel 2013.

Il consolidamento fiscale è dunque problema europeo, che richiede misure fortemente innovative come quelle sancite nell'accordo "Fiscal Compact", ora in via di ratifica, e altre ancora più innovative, che sono all'ordine del giorno delle istituzioni europee.

Seconda considerazione. Evitare - permettetemi di dirlo - ovvietà e semplicismi, che non aiutano in alcun modo.

Sappiamo benissimo che la riduzione del deficit e del debito, attraverso misure di sensibile diminuzione della spesa pubblica - ed essendo ancora nell'impossibilità di abbassare la pressione fiscale - produce effetti recessivi. Ma a scelte di quel genere non si può sfuggire, se non vogliamo che l'Italia sia spinta di nuovo sull'orlo di una crisi disastrosa del debito sovrano e quindi della sostenibilità dei conti pubblici.

Molto importante è stato l'impegno della BCE e personalmente del suo Presidente - e consentitemi di non dissimulare un moto d'orgoglio per lo straordinario prestigio conquistato dal Presidente italiano della BCE, prof. Mario Draghi - per frenare la speculazione contro l'Euro. E importante è stato anche l'impegno delle nostre autorità monetarie per gestire al meglio cospicue emissioni di titoli del debito pubblico contenendo i tassi di interesse.

Si può discutere, ed è bene che si discuta, su una possibile diversa distribuzione delle misure riduttive della spesa pubblica, su una maggiore selettività che salvaguardi, ad esempio, considerandoli prioritari - ho avuto modo recentemente di parlarne in una sede pubblica - i finanziamenti per la scuola e specialmente per l'Università, per la ricerca, per la cultura. Ma bisogna farsi carico, allora, di concrete proposte alternative che garantiscano egualmente il raggiungimento degli obbiettivi complessivi di risparmio. E bisogna predisporsi a tutti i cambiamenti strutturali, istituzionali, comportamentali, necessari per garantire il più razionale, trasparente e sobrio uso delle risorse finanziarie pubbliche in ogni settore, in ogni campo. Non si può restare prigionieri di conservatorismi e corporativismi, come proprio ieri ha sottolineato il Presidente Monti.

Terza considerazione. Sappiamo egualmente benissimo che l'economia e l'occupazione soffrono della caduta della domanda interna. E ci allarma la caduta dei consumi anche primari delle famiglie meno abbienti, in quanto riflette una caduta dei redditi e del potere d'acquisto. Così come ci allarma l'aggravarsi degli squilibri tra Nord e Sud, la condizione del Mezzogiorno sotto ogni aspetto.

Ma quella ripresa dell'attività economica e dell'occupazione - che costituisce un imperativo, ormai, per l'Eurozona e per l'UE - è destinata piuttosto a passare per un rilancio degli investimenti, della domanda per investimenti ; per un rilancio specialmente degli investimenti pubblici, gravemente caduti in particolar modo in Italia. E a ciò si deve mirare, e già si sta mirando in Europa, evitando restrizioni e costo eccessivo del finanziamento alle imprese (vedi le coraggiose scelte della BCE) concertando e finanziando su scala europea nuovi progetti di investimento pubblici e privati.

Ci si misuri dunque - anche nel dibattito politico e, ben presto, nel confronto elettorale - non su generiche invocazioni al superamento della crisi, ma su opzioni precise e praticabili, effettivamente sostenibili al livello nazionale e al livello dell'Unione.

La mia ultima, e urgente raccomandazione è relativa alla necessità di un largo, responsabile sforzo per una costruttiva conclusione, come mi è già capitato di dire, della legislatura. Abbiamo davanti alcune settimane dense di impegni in Parlamento. Si evitino passi falsi, si evitino passi indietro, che rischierebbero di appannare quella ripresa di fiducia nell'Italia, quella ripresa di credibilità e dignità, che anche nei giorni scorsi - incontrando diversi Capi di Stato e recandomi in visita in Francia - ho potuto toccare con mano, traendone motivi di soddisfazione che desidero condividere con voi, signori Cavalieri del Lavoro, avanguardia di quell'imprenditorialità dinamica e innovativa su cui molto contiamo. Motivi di soddisfazione che sento di dover condividere con tutti gli italiani esposti a difficoltà e sacrifici con alto senso degli interessi generali e del futuro del paese.