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DISCORSO - PRIMO MANDATO

Intervento del Presidente Napolitano in occasione della Giornata della Qualità Italia


Palazzo del Quirinale, 25/01/2011

Desidero innanzitutto salutare cordialmente i promotori di questo incontro, i partecipanti tutti e, in modo particolare, i premiati che sono molto rappresentativi delle realtà che fanno capo al Comitato Leonardo.

Parlo del nostro ospite straniero, il Presidente della Zoomlion, a cui è stato assegnato il Premio Internazionale: credo che ciò esprima l'attenzione che noi portiamo alle realtà emergenti e soprattutto all'impetuoso straordinario sviluppo della Cina, paese con il quale stiamo sviluppando e vogliamo sviluppare una sempre più intensa collaborazione e amicizia; e d'altronde ero a Pechino quando fu annunciato l'imminente conferimento di questo Premio.
Parlo di rappresentanti di imprese - qualcuna delle quali ho avuto anche modo di visitare - molto significative, che rappresentano il meglio della nostra tradizione manifatturiera.

E voglio anche riferirmi ai premiati laureati. Il sen. Versace ha parlato della necessità, che pienamente condivido, di rivalorizzare professionalità e mestieri che rischiano di declinare: ho visto che uno dei giovani è premiato dal Consorzio Tarì, una realtà che ho visitato più volte con piacere in quanto ho trovato lì ragazzi che fanno scuola di orafi mantenendo viva una grande professionalità tipica dell'area napoletana.

Desidero dire solo poche cose. La prima è questa: tra tante difficoltà e tensioni è essenziale che ciascun soggetto istituzionale, economico e sociale faccia più che mai la sua parte, il suo dovere; continui a far bene, continui a operare bene nell'interesse generale del Paese, come stanno operando bene le imprese, qui rappresentate, socie del Comitato Leonardo. La dott.ssa Todini ci ha dato il quadro dei risultati raggiunti da queste imprese, e sono risultati davvero di grandissimo rilievo che rappresentano un esempio per tutto il Paese. Si è anche detto, credo giustamente, che in qualche modo si è andati al di là della originale concezione - forse lo abbiamo notato anche qualche altra volta nel passato - del Made in Italy. Quel Made in Italy che possiamo dire è nato nel settore fertilissimo della moda ma poi ha contagiato molte altre produzioni, molti altri settori: siamo passati da "Made in Italy" a "Qualità Italia", il che significa che, oltre ogni connotazione settoriale, noi diamo rilievo ai fatti di eccellenza creativa ed innovativa.

D'altra parte, il nostro compito oggi è di andare avanti. E quello che dice questa iniziativa è che occorre andare avanti nell'innovazione, nella internazionalizzazione, nell'impegno ad elevare in tutti i settori produttività e competitività, con uno sguardo complessivo alle varie fondamentali realtà della nostra economia: parliamo dei settori che oggi sono particolarmente rappresentati per i meriti eccezionali che hanno acquisito; parliamo di tanti altri settori della nostra produzione industriale; parliamo anche dell'agricoltura che rimane un settore portante della nostra economia e della nostra convivenza sociale.
Chiarendo che in generale sul clima che il nostro Paese sta vivendo non ho nulla da aggiungere a quanto ho detto in recenti occasioni, mi pare comunque veramente importante che sia possibile, al di fuori di ogni caratterizzazione politica, per chiunque - e parlo anche delle rappresentanze imprenditoriali - porre oggettivamente i problemi che ci stanno davanti e che sollecitano il nostro impegno perché rappresentano altrettante sfide.

Voglio fare un esempio soltanto, perché può far capire come sia necessario e sia possibile porre, fuori di ogni caratterizzazione politica, oggettivamente ma senza infingimenti, i problemi che abbiamo davanti. E' stato reso pubblico in questi giorni il Bollettino della Banca d'Italia: se noi sfogliamo le pagine di questo documento molto impegnativo - è un documento, è una rassegna semestrale - vediamo tutte le luci e le ombre, le problematicità e le incertezze che concernono la ripresa mondiale, che concernono la ripresa italiana; vediamo i risultati positivi che si sono ottenuti nell'area della finanza pubblica, con la diminuzione del fabbisogno del settore statale e con la riduzione dell'indebitamento netto. Abbiamo avuto inevitabilmente, anche per la caduta del PIL, un aumento del nostro debito pubblico già così ingente; nello stesso tempo, non possiamo nasconderci il fatto che la ripresa è meno sostenuta che in altri paesi; il tasso di crescita delle esportazioni rimane, e si prevede, minore del tasso di espansione del commercio mondiale; la crescita del PIL viene prevista dal Bollettino della Banca d'Italia nella misura di circa l'1% nel 2011 e di circa l'1% nel 2012, si calcola che alla fine del 2012 il PIL avrà recuperato circa la metà della perdita di 7 punti subita nel corso della recessione. Ebbene, noi dobbiamo sapere che è imperativo per l'Italia andare al di là di questi limiti, forzare la crescita oltre queste previsioni che sono troppo inferiori alle nostre esigenze, all'esigenza di un rafforzamento della nostra collocazione nell'economia europea e ancor più mondiale.

E voglio dire che dobbiamo guardare più lontano. Noi discutiamo molto di quello che accade mese per mese, di quello che occorre fare nel breve termine, ma dobbiamo guardare più lontano e non vi meravigli se vi dico che quando noi affrontiamo con impegno - un impegno che sta diventando molto diffuso - le celebrazioni del 150° anniversario dell'Unità d'Italia, in realtà lo facciamo per guardare più lontano, non lo facciamo per guardare indietro. Lo facciamo per trarre motivi di ispirazione e di fiducia dai filoni vitali della nostra tradizione storica, e per ricordarci che abbiamo un ruolo da salvaguardare, un ruolo da riaffermare, rinnovare nell'Europa e nel mondo.

Insomma, dobbiamo mettere bene in luce quel che abbiamo fatto, dobbiamo guardare con serenità, con freddezza e soprattutto con slancio a quel che resta da fare, dobbiamo anche avere più ambizione. Sì, dobbiamo avere più ambizione: è necessario che l'abbiamo, e sentiamo di poterla avere per onorare il meglio della nostra storia.