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DISCORSO - PRIMO MANDATO

Intervento del Presidente Napolitano in occasione dell'incontro con una delegazione dell'Assonime


Palazzo del Quirinale, 22/11/2010

Desidero innanzitutto salutarvi calorosamente, ringraziare il presidente Abete e il prof. Toniolo per i loro non formali interventi, e ringraziare voi che, con la vostra partecipazione, avete reso così rappresentativo questo incontro.

Vedete, nel programmare udienze e cerimonie in questo Palazzo ci muoviamo spesso tra anniversari, che sono numerosi, e cerchiamo magari di ottenere che vadano di cinquant'anni in cinquant'anni per evitare un congestione insostenibile.

Abbiamo dinnanzi a noi, anzi abbiamo già in atto, la celebrazione del più importante di questi anniversari: il 150° dell'Unità d'Italia. Io mi auguro che sia possibile nel corso dei prossimi mesi attorno alla data del vero e proprio centocinquantenario della proclamazione dell'Italia Unita, il 17 marzo, avere dei momenti solenni anche alla presenza dei rappresentanti di altri Stati che sono interessati ad associarvisi.

In effetti, mi convinco che dare spazio a queste ricorrenze è utile, serve per tracciare dei consuntivi e anche per fare delle riflessioni non soltanto storiche ma di attualità. Io apprezzo molto il quadro che ci ha dato, di una storia specifica ma così legata alla storia complessiva dello sviluppo economico e civile del Paese, il prof. Toniolo, e avremo modo di far tesoro anche di questa splendida opera in sei volumi che mi avete presentato.

Il presidente Abete ha voluto anche intrattenersi su questioni che hanno a che vedere con il momento che sta attraversando il nostro Paese - e non solo il nostro Paese ma l'Europa: in modo particolare un'area, quella della Moneta Unica, che sta attraversando momenti difficili, momenti turbolenti - essendo diventato più che mai centrale l'imperativo del contenimento e della riduzione del debito pubblico.

Raccolgo alcuni spunti che ha offerto l'intervento del presidente Abete.

Desidero soprattutto dire che, incontrando alcuni giorni fa in occasione del conferimento delle insegne ai nuovi Cavalieri del Lavoro una rappresentanza significativa del mondo delle imprese, società anonime e non, ho valorizzato la prova di senso di responsabilità che hanno dato tutte le forze politiche raccogliendo l'invito ad accordare la precedenza - rispetto anche al capitolo della crisi politica - alla definizione della legge di stabilità e del bilancio dello Stato per il 2011, secondo le procedure e i termini d'altronde prescritti per le sessioni di bilancio in entrambi i regolamenti della Camera e del Senato.
Ho anche poi voluto citare un esempio, quello dei documenti a cui lavorano in comune tutte le parti sociali, per sollecitare e mettere in risalto uno spirito di condivisione.

Naturalmente, il senso di responsabilità non significa cancellazione, rimozione o attenuazione della dialettica e del confronto tra posizioni diverse: significa riconoscimento di un interesse generale che in certi momenti, come quello attuale, può esigere, può imporre delle priorità anche nell'agenda politico-parlamentare.

E spirito di condivisione non significa necessariamente approdare alle stesse proposte di fronte ai problemi, ma significa, di sicuro, capacità di individuare problemi o - se vogliamo usare un termine di moda - sfide che sono e saranno dinanzi al Paese, non solo nei prossimi mesi ma nei prossimi anni : e individuarle in tutta la loro complessità.

Dal riconoscimento della gravità e complessità di queste sfide può derivare un atteggiamento più utilmente propositivo di tutte le parti e anche una ricerca di necessarie convergenze attorno a scelte non di breve ma di medio e lungo termine.

Io mi auguro che questo spirito di condivisione possa prendere piede. Poi naturalmente ciascuno dovrà rendere conto dei suoi comportamenti e dei suoi intenti dinanzi al Parlamento e all'opinione pubblica. Ma il mio auspicio è che tutto ciò possa avvenire in un clima di serietà e di razionalità, senza concitazioni fuorvianti.