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DISCORSO - PRIMO MANDATO

Saluto del Presidente Napolitano in occasione della cerimonia per il Giorno del Ricordo


Palazzo del Quirinale, 10/02/2010

Siano consentite anche a me brevi parole, anche se tutto è stato detto nel modo migliore nei vibranti e ricchi interventi del sottosegretario Letta e del professore De Vergottini, che ho entrambi apprezzato anche perché si sono collocati in piena continuità con le nostre cerimonie degli scorsi anni e con quanto io stesso ho voluto dire fin dalla prima occasione, dopo la mia elezione a Presidente, di celebrazione del Giorno del Ricordo. E che ho voluto dire per spiacevoli e ingiustificate poi abbiano potuto essere alcune reazioni fuori d'Italia alle mie parole pur rispettose di tutti.

Siamo qui per rinnovare anche quest'anno l'impegno comune del ricordo, della vicinanza, della solidarietà, contro l'oblio e anche contro forme di rimozione diplomatica che hanno pesato nel passato e che hanno causato a tanti di voi profonde sofferenze. Siamo dunque più che mai con quanti vissero la tragedia della guerra, delle foibe, dell'esodo, siamo accanto a loro e ai loro famigliari, accanto alle famiglie delle vittime innocenti di orribili persecuzioni e massacri. Questo significano i riconoscimenti che sono stati consegnati dal sottosegretario Letta a nome del governo al Quirinale e che vengono consegnati anche in altre città italiane. Il nostro è un impegno di vicinanza anche per la soluzione dei problemi ancora aperti, e certamente all'attenzione del nostro Governo, nel rapporto con le nuove istituzioni e autorità slovene e croate.

Ho ricevuto nei giorni scorsi una lettera molto bella da Trieste, a firma di due docenti, il prof. Segatti e il prof. Spadaro, e vorrei che la stessa equanimità mostrassero tutti coloro che intervengono con loro scritti per ricostruire la storia di vicende così dolorose. La stessa equanimità e lo stesso rigore scientifico che hanno caratterizzato la straordinaria opera che ho ricevuto questa mattina dagli autori, professore De Vergottini e professore Lago che, con la decisiva collaborazione dell'Istituto geografico militare, hanno ricostruito la toponomastica nei secoli di Istria, Fiume e Dalmazia.

Credo comunque di poter citare e fare mie le considerazioni dei due studiosi triestini che mi hanno scritto sul valore dell'occasione che il Giorno del Ricordo offre per riflettere anche su "quale sia stata l'esperienza storica, civile, politica degli italiani della costa orientale dell'Adriatico, dei giuliani, fiumani e dalmati, di lingua italiana".

Condivido questa sollecitazione, e condivido l'esigenza che un "capitolo così originale e specifico della cultura e della storia non solo italiana ma europea" sia non semplicemente riconosciuto ma acquisito come patrimonio comune nelle nuove Slovenia e Croazia che con l'Italia si incontrano oggi nell'Unione Europea, in una Unione Europea che è per sua natura portatrice di rispetto delle diversità e di spirito della convivenza tra etnie, culture e lingue già fecondamente e lungamente convissute nel passato.

Un eminente scrittore italiano, Claudio Magris, ha anche dato di recente notizia del saggio di una studiosa austriaca dedicato all'apporto di grandi intellettuali giuliani all'irredentismo democratico che si espresse in una generosa partecipazione alla guerra del 1915-18, con il fine politico del pieno conseguimento del moto risorgimentale per l'Unità d'Italia e insieme con il fine ideale di una pacificazione dell'Europa nella libertà e nella fraternità tra i popoli.

Si tratta di memorie da coltivare tutte in vista del centocinquantenario dell'Italia unita e di un rinnovato impegno a costruire quell'Europa sempre più rappresentativa delle sue molteplici tradizioni e sempre più saldamente integrata di cui c'è bisogno nel mondo globalizzato di oggi e di domani.