Presidenza della Repubblica

menu di navigazione

percorso:  Presidenti /  Giorgio Napolitano /  discorso primo mandato

DISCORSO - PRIMO MANDATO

Intervento del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Commemorazione dei Caduti di El Alamein in occasione del 66° anniversario della battaglia


El Alamein, 25/10/2008

INTERVENTO DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA
GIORGIO NAPOLITANO
COMMEMORAZIONE DEI CADUTI DI EL ALAMEIN
IN OCCASIONE DEL 66° ANNIVERSARIO DELLA BATTAGLIA

El Alamein - 25 ottobre 2008

In questo solenne scenario, che evoca vicende terribili di guerra e di morte, sentiamo profondamente, come italiani e come europei, il dovere della riconoscenza, della memoria, della riflessione.
Le generazioni che non hanno conosciuto la guerra, che hanno vissuto nella nuova Europa, via via unitasi nella pace e nella democrazia, debbono rispetto e riconoscenza, sempre, ai tanti che caddero in questa terra, e a quanti combatterono, da entrambe le parti, onorando le loro bandiere. Furono combattimenti - qui attorno ad El Alamein - tra i più duri e tormentati della seconda guerra mondiale, in un continuo alternarsi delle sorti tra gli opposti schieramenti.
E il nostro rispetto, la nostra riconoscenza sono tanto più grandi quanto più ricordiamo, sforzandoci di ripercorrerle, le condizioni in cui i combattenti furono chiamati a operare, le sofferenze e i sacrifici che essi doverono affrontare, fino al rischio estremo e quotidiano della vita. Rendiamo dunque omaggio alle alte virtù morali e alle straordinarie doti di coraggio di cui decine e decine di migliaia di uomini diedero qui incontestabile prova.
Tutti furono guidati dal sentimento nazionale e dall'amor di patria, per diverse e non comparabili che fossero le ragioni invocate dai governi che si contrapponevano su tutti i fronti del secondo conflitto mondiale. La causa in nome della quale erano stati chiamati a battersi fino a immolare le loro vite tra le dune di questo deserto gli appartenenti alle forze armate dell'Asse nazifascista, apparve, proprio a partire da quei mesi del 1942, votata alla sconfitta. Una sconfitta che non avrebbe gettato alcuna ombra sui valori di lealtà e di eroismo dei combattenti italiani o tedeschi, ma che fu dovuta non solo - a El Alamein - alla soverchiante superiorità di mezzi e di uomini dell'opposto schieramento, ma alla storica insostenibilità delle ragioni, delle motivazioni e degli obbiettivi dell'impresa bellica nazifascista.
Tutto questo è oggi, e da un pezzo, alle nostre spalle : ma non va dimenticato. Ed è giusto dire che i veri sconfitti - anche sulle sabbie di El Alamein - furono i disegni di aggressione e di dominio, fondati perfino su aberranti dottrine di superiorità razziale, che avevano trovato nel nazismo hitleriano l'espressione più virulenta e conseguente.
Più in generale - e guardando all'intera prima metà del ventesimo secolo - si può ben dire che sono crollati nel disastro della seconda guerra mondiale, i nazionalismi irriducibili, i sordi antagonismi tra gli Stati europei - alimentati da interessi e pretese inconciliabili - gli impulsi egemonici e i tenaci revanscismi. E' da quel terribile abisso di distruzione e bagno di sangue che è scaturita la costruzione - a partire dagli anni '50 del Novecento - di un'Europa fondata innanzitutto sulla riconciliazione tra Francia e Germania, su una graduale fusione di interessi e condivisione di sovranità. Abbiamo dato vita a un'autentica comunità di valori, tra i quali ha primeggiato quello della pace, di una cultura della pace basata sulla ricerca paziente di soluzioni negoziate per le controversie internazionali.
Su queste basi si è consolidata la pace in Europa - fino ad abbracciare l'intero continente - così da rendere impensabile il ripetersi di orrori come quelli che furono vissuti ad El Alamein da trecentomila uomini di molteplici nazionalità.
E c'è da sottolineare come qui, più di sessant'anni orsono, dalle laceranti esperienze della guerra in Africa, prese avvio anche il grande fenomeno storico del crollo o del superamento degli imperi europei, aprendosi così la strada all'affrancamento di questo dolorante continente dalla dominazione coloniale.
All'affermazione di valori di pace e di giustizia fuori dei confini dell'Europa, i nostri paesi sono impegnati oggi a contribuire partecipando alle missioni internazionali di gestione delle crisi che hanno investito regioni vicine e lontane. Sono convinto, per quel che riguarda l'Italia, che nella partecipazione dei nostri soldati a quelle missioni si esprima quella stessa carica di lealtà, di coraggio e di umanità, che contraddistinse tutti i nostri corpi e reparti a El Alamein.
In conclusione, prima di lasciare questo luogo così ricco di commoventi memorie, desidero esprimere particolare riconoscenza anche a chi, al termine del conflitto, si dedicò alla dolorosa e nobile missione di cercare, raccogliere e ricomporre i resti, dispersi nel deserto, di tanti caduti, italiani e di altre nazionalità. Cito, per tutti, il Colonnello Paolo Caccia Dominioni, al cui spirito di servizio e alla cui passione, sorretta da un forte ingegno di costruttore, si deve l'imponente sacrario in cui oggi ci troviamo. Il Colonnello Caccia Dominioni era stato decorato al valor militare per la sua partecipazione già alla I guerra mondiale, lo fu per le prove date ad El Alamein e venne infine decorato per il suo eroico impegno, come comandante partigiano, nella guerra di Liberazione 1943-1945. Più di recente, gli è stata conferita, alla memoria, la medaglia d'oro al valore dell'Esercito per la missione di recupero e sistemazione delle salme dei caduti di El Alamein. Rendo reverente omaggio alla splendida figura di Paolo Caccia Dominioni.
Onore a tutti i combattenti e i caduti di El Alamein! Viva la fratellanza nella pace tra i popoli europei e con il popolo egiziano!