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DISCORSO - PRIMO MANDATO

Intervento del Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, alla celebrazione della Giornata dell'Informazione


Palazzo del Quirinale, 10/10/2008

INTERVENTO
DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA
GIORGIO NAPOLITANO
ALLA CELEBRAZIONE DELLA GIORNATA DELL'INFORMAZIONE

PALAZZO DEL QUIRINALE, 10 OTTOBRE 2008

Questa giornata è, per il secondo anno, dedicata all'incontro con i promotori e i vincitori dei numerosi premi giornalistici che convivono felicemente nel nostro paese. Premi di più antica data e premi di nascita recente che tutti concorrono a valorizzare - in rapporto alle diverse problematiche e alle diverse specializzazioni - la professione giornalistica.
Scorrendo la lista dei premi e il succedersi delle loro motivazioni, si coglie un vasto panorama di quello che la missione e il lavoro dei giornalisti oggi rappresentano. Si vedono infatti premiati l'impegno diretto sui fatti, e in particolare l'attenzione alla difesa dei diritti umani, che caratterizzano il lavoro prezioso e non sempre messo abbastanza in luce dei nostri cronisti. Si vedono premiate importanti figure di giornalisti per l'intera carriera ed altre che rappresentano il contributo delle donne al nuovo giornalismo italiano. Si vedono valorizzate, con diversi premi, la dedizione alla causa della pace, del disarmo, della solidarietà; l'attenzione alle vittime della guerra, e segnatamente, in primo luogo, dei bambini; forme significative di partecipazione all'azione di contrasto dei fenomeni criminali e del terrorismo; indagini su fenomeni complessi come l'immigrazione e l'integrazione; e, ancora, collaborazioni qualificate sui temi dell'economia, o iniziative dedicate - e questo è particolarmente importante - ai giovani che si avviano al giornalismo.
È un panorama ricco, anche se ovviamente non esaustivo. In esso spicca - in questo luogo, in questa giornata - l'omaggio da rendere ai giornalisti, e segnatamente ai giornalisti televisivi, che rischiano e sacrificano la vita in missioni giornalistiche all'estero, in zone di terrorismo e di scontro armato. E tra coloro che possono meglio rappresentarli, i nomi che abbiamo appena onorato, Ilaria Alpi e Miran Hrovatin, il cui profilo ci ha ricordato, in modo così esauriente e commosso or ora, Italo Moretti.
Si può dire che vent'anni fa, quando con la caduta del muro di Berlino si spegneva la guerra fredda e la sfida implacabile fra blocco occidentale e blocco comunista, si poteva sperare in un mondo pacificato e più sereno. Ma poi sono emersi altri conflitti, sono emerse altre aree di crisi e di scontro che impegnano anche un paese pacifico come l'Italia, insieme con altri, per la causa della stabilizzazione, della sicurezza internazionale e della pace. E in questo momento, voglio rivolgere un pensiero ai caduti del giornalismo italiano caduti, a tutti i caduti all'estero - una triste ecatombe, come diceva il Presidente Del Boca - e anche ai giornalisti che sono caduti in Italia combattendo su altri fronti, direi in certi momenti egualmente esposti: basti pensare ai fronti della lotta contro la mafia e contro la camorra.
Un riconoscimento e un grazie di cuore, in generale, per tutti i contributi che vengono dal mondo del giornalismo a nobili cause e a significative battaglie, nel segno comune della consapevolezza di rappresentare presidi essenziali di libertà, di verità e di democrazia.
Se mi si consente una battuta semi scherzosa, dirò che mi piacerebbe vedere istituito solo un altro premio: quello per i titoli che caratterizzano vistosamente nelle edicole i nostri giornali; un premio per i titoli più misurati, meno sensazionali, non certo anodini e poco stimolanti alla lettura, ma che rispecchino più correttamente il fatto che viene presentato o il pensiero che viene ospitato, specie in campo politico.
Posso da questa battuta risalire alla questione, molto seria e sempre aperta, del rapporto tra libertà e responsabilità nell'esercizio della funzione giornalistica. Non voglio ripetere quello che ho detto in diverse e anche recenti occasioni, in particolare per quello che riguarda gli affari di giustizia, nella ricerca che non deve cessare di un valido equilibrio tra i valori del diritto-dovere dell'informazione e quelli del rispetto della riservatezza delle indagini e della privacy e dignità delle persone.
Ma nel complesso, e per molti aspetti, apprezzo grandemente il fatto che ancora una volta sia stato il Presidente dell'Ordine a indicare schiettamente peccati, ovvero debolezze e distorsioni, che emergono nel modo di fare oggi giornalismo in Italia. E', a mio avviso, la strada maestra, quella dell'autovigilanza, della capacità di autocorrezione nei fatti: la strada maestra per non giustificare o rendere obiettivamente non resistibili misure coercitive che possano mettere a rischio anche la libertà dell'informazione.
Vorrei solo declinare il tema della responsabilità dell'informazione brevissimamente, in rapporto al momento che viviamo. Innanzitutto, una crisi finanziaria, con pesanti ricadute sull'economia, che ha assunto dimensioni mondiali e presenta danni e rischi gravi per tutti, per l'Europa, per l'Italia. Questa crisi chiama senza dubbio a un forte senso della responsabilità nazionale ed europea le nostre istituzioni, le forze politiche di entrambi gli schieramenti e il mondo dell'informazione. Non alimentare un allarmismo che in questo campo può diventare immediatamente fattore di aggravamento della crisi, è dovere che certamente anche chi fa giornalismo oggi avverte, e sa di essere chiamato ad assolvere.
Naturalmente, e questa è una considerazione che ha valore molto più generale, senso della misura e del limite, lucida coscienza di tutte le ricadute di quello che si scrive e del come si informa e si commenta, non può, in nessun campo, anche di fronte a serie vicende e questioni di interesse generale, significare conformismo, censura o autocensura, rinuncia spontanea o subita all'esercizio della libertà di giudizio, anche e in modo particolare in senso politico.
L'altro aspetto, a proposito del quale tocco fuggevolmente il tema della responsabilità dell'informazione, è quello dei rischi di xenofobia e di intolleranza che possono addirittura sconfinare nel pregiudizio razzista.
Ho avuto modo di dire pubblicamente, proprio ieri, che non bisogna, a questo proposito, generalizzare, non bisogna indulgere a giudizi sommari, ma vigilare, intervenire, prevenire qualsiasi deriva in quel senso.
Considero, perciò, davvero importante la Carta di Roma che mi è stata appena consegnata. Mi complimento per la concretezza e chiarezza didascalica, come era necessario, delle indicazioni relative al modo di trattare i problemi e presentare l'immagine dei richiedenti asilo, rifugiati, vittime del traffico di esseri umani e di migranti nel loro insieme. Raccogliere le indicazioni della Carta è, se vogliamo, uno dei modi che oggi si impongono per assolvere a quella funzione educativa della pubblica opinione che anche nel mio incontro di pochi giorni fa con il Pontefice ho ritenuto di dover prospettare come responsabilità comune dinanzi a una innegabile emergenza.
Concludo con due accenni di attualità. Il primo, a un qualche positivo avvio - che saluto con sollievo ma anche con un pressante invito ad andare avanti fino alla conclusione - del dialogo sul rinnovo del contratto di lavoro.
Il secondo accenno che voglio fare è alla vexata quaestio del taglio dei contributi all'editoria. Non si può sfuggire - voglio ribadire nettamente questa mia convinzione - da parte di nessuno e in nessun settore all'imperativo del contenimento della spesa pubblica, per il rispetto dell'impegno europeo al pareggio del bilancio e alla riduzione del nostro ingente debito pubblico e per interesse proprio e fondamentale del nostro paese. Contenimento della spesa pubblica da affidare innanzitutto ad una razionalizzazione di molte voci che non brillano, in certi casi, per validità di motivazioni, per funzionalità e per trasparenza.
Ho ascoltato a questo proposito i chiarimenti e gli impegni del sottosegretario Bonaiuti, che ringrazio per la sua presenza non formale questa mattina. Ritengo che sia importante l'attenzione da lui preannunciata ai suggerimenti venuti dal mondo stesso dell'editoria giornalistica e la preoccupazione di non comprimere il pluralismo dell'informazione, anche e in particolare - sottolineo - per le voci e le posizioni oggi non rappresentate in Parlamento. Questa necessità si pone, naturalmente, non solo per la carta stampata ma anche per la radio televisione.
Un augurio vivissimo a tutti voi e molti complimenti ai creatori e ai gestori di questi premi.

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