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DISCORSO - PRIMO MANDATO

Intervento del Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, in occasione della visita del Sommo Pontefice Benedetto XVI in Quirinale


Palazzo del Quirinale, 04/10/2008

INTERVENTO DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA
GIORGIO NAPOLITANO
IN OCCASIONE DELLA VISITA DEL SOMMO PONTEFICE
BENEDETTO XVI
IN QUIRINALE

Palazzo del Quirinale, 4 ottobre 2008

Santità,
ci onora, ci emoziona, e sollecita la nostra riflessione, la visita che Ella ci rende in questo Palazzo, che ha conosciuto le ferite della storia ma che vede oggi, e già da lungo tempo, la Repubblica italiana e la Chiesa cattolica incontrarsi in un rapporto di reciproco rispetto e di feconda collaborazione. In questo spirito, ci prepariamo a celebrare il centocinquantesimo anniversario della nascita del nostro Stato unitario. E in questo spirito, rivolgiamo quotidiana attenzione agli impulsi che vengono, Santità, dal Suo alto magistero per la ricerca di risposte comuni ai problemi del nostro tempo. Vostra Santità parla agli italiani, accolto da grandi manifestazioni di fede e di affetto anche nelle più recenti visite in varie regioni del nostro paese, e parla a uomini e donne di buona volontà in ogni parte del mondo, con discorsi di profonda ispirazione e di alta dottrina e cultura.
Di qui molteplici motivi di riflessione anche per chi ha la responsabilità di rappresentare la nazione italiana, così permeata storicamente del retaggio ideale e della presenza viva del Cristianesimo.
Nel muoverci sempre in piena aderenza ai valori della Costituzione, guardiamo in naturale sintonia con la visione di Vostra Santità a vicende critiche e motivi di allarme che accompagnano il cammino dell'umanità in un mondo pur così ricco di risorse e di potenzialità di progresso. E condividiamo il Suo costante, vigile richiamo a principi di giustizia nella distribuzione della ricchezza e delle opportunità di sviluppo, di fronte al premere delle disuguaglianze e della povertà, al persistere e al riprodursi, in tormentate regioni, di condizioni di guerra e di estrema sofferenza e umiliazione.
La condizione prima per affrontare e debellare questi mali resta il consolidamento della pace e della cooperazione tra gli Stati e tra i popoli, contro ogni rischio di ritorno a contrapposizioni del passato sotto ogni aspetto fatali. A questo impegno un contributo prezioso è chiamata a dare l'Europa unita, secondo un disegno caro a Lei non meno che a noi e lungo un cammino che non deve fermarsi.
In pari tempo, il valore supremo che ci deve guidare - come ci dicono, con Vostra Santità, l'insegnamento e l'impegno della Chiesa - è il rispetto della dignità umana, in tutte le sue forme e in tutti i luoghi. Esso implica più che mai anche la coscienza e la pratica della solidarietà, cui non possono restare estranee - anche dinanzi alle questioni più complesse, come quella delle migrazioni verso l'Europa - le responsabilità e le scelte dei governi.
Il rispetto della dignità umana si è tradotto nella grande conquista - sono ben vive in noi, Santità, queste Sue parole, di recente pronunciate a Castelgandolfo - del "superamento del razzismo" : di qui l'allarme per il registrarsi "in diversi paesi di nuove manifestazioni preoccupanti", mentre nulla può giustificare "il disprezzo e la discriminazione razziale".
E' dunque rispetto a rischi e fenomeni di oscuramento di valori fondamentali, quello della dignità umana insieme ad altri, che noi sentiamo di trovarci di fronte - come Ella ha detto - a "un'emergenza educativa" anche nel nostro paese. Superare quell'emergenza è nostra comune responsabilità, su diversi terreni, se siamo convinti che si debba suscitare nel mondo d'oggi una grande ripresa di tensione ideale e morale. Non vediamo forse perfino negli avvenimenti che stanno scuotendo le fondamenta dello sviluppo mondiale i guasti di una corrosiva caduta dell'etica nell'economia e nella politica?
Santità, in un tale cimento l'Italia può contare sulla forza del Suo monito e su generosi contributi come quello - sempre di più - dei Movimenti laicali ispirati dal Suo messaggio.
Un'operosa convergenza di sforzi per il bene comune, così concepito, non offusca in alcun modo "la distinzione", da Lei richiamata anche a Parigi, "tra il politico e il religioso". Essa conforta la convinzione - da tempo affermatasi in Italia - che il senso della laicità dello Stato, quale si coglie anche nel dettato della nostra Costituzione, abbraccia il riconoscimento della dimensione sociale e pubblica del fatto religioso, implica non solo rispetto della ricerca che muove l'universo dei credenti e ciascuno di essi, ma dialogo. Un dialogo fondato sull'esercizio non dogmatico della ragione, sulla sua naturale attitudine a interrogarsi e ad aprirsi.
Grazie, Santità, della Sua presenza con noi in questo giorno consacrato al Santo che se molto ha dato alla Chiesa molto ha dato egualmente all'Italia.