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DISCORSO - PRIMO MANDATO

Saluto del Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, in occasione della commemorazione del Giorno del Ricordo


Palazzo del Quirinale, 10/02/2008

SALUTO DEL
PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA
GIORGIO NAPOLITANO
IN OCCASIONE DELLA COMMEMORAZIONE DEL
GIORNO DEL RICORDO

PALAZZO DEL QUIRINALE, 10 FEBBRAIO 2008


E' questo il secondo anno in cui presenzio alla cerimonia del Giorno del Ricordo. Ho espresso con chiarezza il mio pensiero lo scorso anno. E qualche reazione inconsulta al mio discorso - che vi è stata fuori d'Italia - non ha scalfito la mia convinzione che fosse giusto esprimermi, a nome della Repubblica, con quelle parole e con quell'impegno che sono contento di aver poco fa sentito ribadire dal Ministro Rutelli. Oggi aggiungerò, dunque, solo brevi considerazioni, rivolgendo il più cordiale saluto e sentimento di vicinanza a voi che avete appena ricevuto solenni - anche se tardivi - riconoscimenti, e a tutti coloro che qui rappresentano l'odissea carica di sofferenze cui è dedicato questo Giorno del Ricordo.
Ritengo che sia ora giunto il momento di interrogarci sul più profondo significato del ricordo che fortemente, giustamente ci si è rifiutati di veder cancellato. L'omaggio alle vittime di quegli anni, insieme al doveroso riconoscimento delle ingiustizie subite, del dolore vissuto dai superstiti, dai loro discendenti e da chi fu costretto all'esodo, non possono e non devono prescindere da una visione complessiva - come quella richiamata con tanta efficacia ed eloquenza dal senatore Toth - serena e non unilaterale di quel tormentato, tragico periodo storico, segnato dagli opposti totalitarismi. E deve esserci di monito la coscienza che fu appunto la piaga dei nazionalismi, della gretta visione particolare, del disprezzo dell'"altro", dell'acritica esaltazione della propria identità etnica o storica, a precipitare il nostro continente nella barbarie della guerra.
Oggi, le ferite lasciate da quei terribili anni si sono rimarginate in un'Europa pacifica, unita, dinamica; un'Europa consapevole che gli elementi che la uniscono sono infinitamente più forti di quelli che l'hanno divisa o possono dividerla; un'Europa che, grazie alla cultura della pace e dell'operosa convivenza civile, è riuscita a prosperare come nessun'altra regione al mondo. Eppure, questa stessa Europa ha visto i Paesi dei Balcani, parte integrante della propria storia e della propria identità, divenire teatro ancora pochi anni fa di conflitti sanguinosi, che hanno lacerato Stati, comunità, famiglie, in un cupo ritorno all'orrore del passato.
Sia dunque questo il monito del Giorno del Ricordo: se le ragioni dell'unità non prevarranno su quelle della discordia, se il dialogo non prevarrà sul pregiudizio, niente di quello che abbiamo faticosamente costruito può essere considerato per sempre acquisito. E a subirne l'oltraggio sarebbe in primo luogo la memoria delle vittime delle tragedie che ricordiamo oggi e il cui sacrificio si rivelerebbe vano. Dimostriamo dunque nei fatti che quegli Italiani che oggi onoriamo non sono dimenticati, e che il dolore di tanti non è stato sprecato; dimostriamo di aver appreso tutti la lezione della storia, e di voler contribuire allo sviluppo di rapporti di piena comprensione reciproca e feconda collaborazione con paesi e popoli che hanno raggiunto o tendono a raggiungere la grande famiglia dell'Unione Europea.

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