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DISCORSO - PRIMO MANDATO

Messaggio del Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, agli studenti e agli insegnanti in occasione dell'inaugurazione dell'Anno Scolastico


Palazzo del Quirinale, 24/09/2007


MESSAGGIO DEL
PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA
GIORGIO NAPOLITANO
AGLI STUDENTI E AGLI INSEGNANTI
IN OCCASIONE DELL'INAUGURAZIONE
DELL'ANNO SCOLASTICO

PALAZZO DEL QUIRINALE - 24 SETTEMBRE 2007


Care ragazze e cari ragazzi,
a voi tutti, agli insegnanti e a quanti operano a qualsiasi titolo nella scuola, il mio più affettuoso augurio. Benvenuti qui al Quirinale, buon inizio di anno scolastico. E un augurio speciale ai più piccoli che per la prima volta sono entrati in una materna, in un asilo, in una scuola elementare.
Mi sento vicino non solo a voi studenti ma anche alle vostre famiglie, cui spetta il difficile compito di accompagnarvi nella crescita e nell'educazione, di indirizzarvi, di seguire da vicino il vostro impegno scolastico.
Di un caldo augurio la scuola italiana ha davvero bisogno: non può di certo riposare sugli allori.
Proprio in questi giorni, è stato presentato dai ministri dell'Economia e della Pubblica Istruzione il "Quaderno bianco sulla scuola", uno studio di grande ampiezza e completezza che ci dice come l'Italia sia rimasta indietro per quantità e qualità dell'istruzione rispetto ai paesi più avanzati in Europa e nel mondo. Molto più alta è da noi la percentuale dei giovani che abbandonano gli studi senza concluderli, senza conseguire un diploma di scuola secondaria superiore; e più alta è anche la percentuale degli studenti che non raggiungono il livello richiesto per quel che riguarda la capacità di svolgere i compiti "necessari per vivere nella società": innanzitutto nella matematica e nella padronanza del linguaggio. E va aggiunto che la media nazionale, già insoddisfacente, nasconde gravissime differenze, profondi divari tra il Nord, dove la macchina dell'istruzione è molto più efficiente, il Centro e il Sud. Si registrano differenze nei risultati fra scuole e fra studenti, a danno dei giovani la cui condizione economica e sociale è meno favorevole.
Tutto questo incide molto - bisogna esserne coscienti - sulla possibilità per ciascun giovane, quando diventa adulto, di godere dei diritti di cittadinanza, di esprimere le proprie potenzialità, di avanzare nella scala sociale, di rendere di più per sé e per la società.
E' dunque essenziale che si lavori intensamente per elevare, e in tempi brevi, quantità e qualità dell'istruzione in Italia. E possiamo farcela, sono convinto che questa sia la vostra speranza, la vostra fiducia.
Il ministro Fioroni ha indicato le novità di quest'anno, le decisioni prese di recente dal governo, e ci ha spiegato come non abbia voluto stravolgere quel che era stato deciso in precedenza. In effetti, la scuola esige scelte di lungo periodo, tenacia e continuità nel perseguire gli obbiettivi fondamentali: non si può ricominciare tutto da capo ogni volta che cambia il governo.
Bisogna investire risorse, energie e capacità nell'istruzione. Bisogna premiare chi studia bene. Mi fa piacere accogliere oggi una rappresentanza dei ragazzi che hanno ottenuto il massimo dei voti, 100 e lode, alla maturità. E mi fa piacere rendere omaggio a chi insegna bene: con dedizione e con impegno culturale, anche a fronte di scarsi compensi.
E' cruciale che la scuola riesca ad essere sempre più attraente come produttrice di apprendimento utile, a mostrarsi capace di fornire competenze che aiutino a crescere intellettualmente e a qualificarsi sotto il profilo lavorativo. La scuola deve sempre di più riuscirvi in tutte le regioni d'Italia così da aiutare le ragazze e i ragazzi che vengono dalle famiglie e dalle aree più svantaggiate: aiutarli a superare gli ostacoli che si oppongono alla piena realizzazione dei loro talenti e delle loro aspirazioni. Questa è la concezione del principio di uguaglianza affermata nella nostra Costituzione. Ed è fondamentale che la scuola venga percepita da tutti come il principale motore di uguaglianza.
Produrre competenze e ridurre disuguaglianze sono i compiti primari dell'istruzione pubblica, ed è bene che questi compiti siano svolti con estrema cura. Se si persegue questo obbiettivo, non si può trascurare la formazione scientifica, tecnica, linguistica. Un "bravo" quindi ai vincitori delle olimpiadi di matematica e dei Certamen di fisica e altre materie.
Ma la scuola non forma solo lavoratori, forma anche persone. Ed è un vanto della scuola italiana avere studenti che sanno di storia, di letteratura e di arte. Guardo quindi con favore anche alla decisione di cominciare a introdurre nelle scuole l'educazione e la pratica musicale. Il modo di stare al mondo di questi giovani sarà più ricco ed aperto.
E' ancora più importante che la scuola formi cittadini. Perciò in occasione dell'apertura dell'anno scolastico abbiamo voluto conferire due Medaglie d'oro al Merito civile e al Valore civile ad un'insegnante e ad uno studente che si sono distinti per la loro abnegazione. E' cruciale che la scuola sappia promuovere la condivisione di valori fondamentali, che addestri al dialogo civile e religioso, che insegni a non discriminare e che trasmetta il rispetto della legalità. Oggi che il nostro paese accoglie con l'immigrazione nuove culture, talora portatrici di valori diversi, c'è bisogno di un bagaglio minimo di valori condivisi, che la scuola può contribuire a costruire. Sia dunque benvenuto l'impegno di diffondere nelle scuole la "Carta dei valori della cittadinanza e dell'integrazione" promossa dal Ministro Amato. E si dia merito, oggi qui, ai vincitori del concorso "La Costituzione vista dai giovani".
Nelle scuole che accolgono, sempre di più, grandi numeri di studenti stranieri, occorre mettere in campo misure tali da facilitarne l'avvicinamento alla nostra lingua e al nostro sistema d'istruzione. Per la scuola questa è una difficile sfida. Dobbiamo aiutarla a trasformare questa sfida in uno stimolo a crescere. Sia di esempio la scuola multiculturale di Roma qui presente.
L'anno scolastico 2006-2007 ha registrato purtroppo - e ce lo ha già ricordato il Ministro Fioroni - non solo impegno e buone pratiche. Sotto il profilo della disciplina e del decoro, è stato un anno difficile: per i troppi fenomeni di bullismo e di stupida volgarità, di violenza e prevaricazione nei confronti dei più deboli. Sono comportamenti in profondo contrasto con una cultura democratica. Dobbiamo in fretta voltare pagina, contando non solo sulle opportune misure disciplinari recentemente introdotte, ma anche sulle energie e sull'impegno degli studenti, degli insegnanti e dei genitori per contrastare un simile degrado morale.
Non è retorico concludere ricordando che nella scuola è responsabilità comune lavorare seriamente, rispettare se stessi, la propria dignità e quella degli altri, praticare obbedienza alle leggi dello Stato, mostrare senso del decoro e del limite. Ma non può forse aiutare tutti, in questo sforzo da compiere nella nostra scuola, l'esempio che dovrebbe venire dai vertici della politica e delle istituzioni? Ebbene, è a ciò che tende, care ragazze e cari ragazzi, cari insegnanti e operatori della scuola, qualche appello scomodo del Presidente della Repubblica.

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