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COMUNICATO - PRIMO MANDATO

Lettera del Segretario generale Marra al direttore di "Libero", Belpietro

Roma, 29 febbraio 2012

Egregio direttore,
mi riferisco all'articolo apparso su "Libero" del 29 febbraio a firma di Franco Bechis dal titolo "Re Giorgio si aumenta la corte (e le spese)", diretto a dimostrare che sostanzialmente non vi sarebbero stati effettivi risparmi nella gestione del Quirinale durante la Presidenza di Giorgio Napolitano e che comunque la spesa complessiva rimarrebbe eccessiva in confronto a quella di analoghe amministrazioni di altri Paesi.
Le affermazioni riportate nell'articolo richiedono, sia sul piano dei contenuti, sia su quello del metodo, doverose precisazioni, che peraltro potevano essere desunte dalle note illustrative dei singoli bilanci di previsione, per la prima volta rese pubbliche ogni anno e consultabili sul sito del Quirinale, che danno conto degli andamenti della spesa in misura superiore a quella di qualsiasi documento contabile.
E' bensì vero che rispetto al 2006 (anno peraltro gestito solo in parte dall'attuale Amministrazione) la dotazione a carico del bilancio dello Stato è aumentata di 11 milioni di euro (228 milioni rispetto ai 217 del 2006, e non già 216, come inesattamente riportato nell'articolo) - in misura pari al 5 per cento, largamente inferiore alla inflazione maturata nel frattempo, pari a tutt'oggi al 13,7 per cento - ma si tralascia di considerare che qualora non fossero state adottate tutte le misure più volte illustrate di riorganizzazione amministrativa e di contenimento delle spese il fabbisogno sarebbe aumentato di oltre 60 milioni di euro (ammontare delle economie realizzate nel frattempo, come puntualmente indicato nell'ultima nota illustrativa del bilancio di previsione per il 2012).
In particolare già nel 2007, a meno di un anno dall'insediamento del Presidente Napolitano, si è provveduto ad abrogare il meccanismo di allineamento automatico delle retribuzioni del personale a quelle del Senato - frutto di un accordo del 1985, poi costantemente applicato e definitivamente formalizzato con decreto presidenziale del 25 novembre 2002 - che aveva peraltro già prodotto i suoi effetti per il 2006 ed il 2007. Dal 2008 in poi è stato così possibile congelare l'importo tabellare delle retribuzioni e l'ammontare delle pensioni fino a tutto il 2013, nonché la stessa dotazione a carico del bilancio dello Stato al livello del 2008, a fronte di un'inflazione dell'8,4 per cento maturata in tale periodo. Si precisa inoltre che la riduzione del personale è stata conseguita esclusivamente attraverso il blocco del turn over e che gli effetti delle diverse misure adottate non si sono ancora esauriti.
Non è esatto inoltre affermare che sarebbe aumentato da 85 a 103 il personale "a contratto legato al mandato" del Presidente della Repubblica: da un'attenta lettura della nota relativa al bilancio di previsione per il 2007 risulta infatti che, alla data del 31 dicembre 2006, alle 85 unità di personale comandato vanno aggiunte 23 unità a contratto per un totale di 108 unità. Tale personale, al 31 dicembre 2011, è rimasto pertanto sostanzialmente stabile, essendo indifferente, per il personale legato da un rapporto fiduciario, la qualifica di personale comandato o a contratto. Per quantificare poi più esattamente lo staff del Presidente la cifra complessiva deve essere depurata del personale addetto alla Casa militare, pari a 35 unità (per tradizione personale comandato, ancorchè non legato da alcun rapporto fiduciario con il Presidente) e del personale, comandato o a contratto, inserito negli staff dei Consiglieri del Presidente della Repubblica.
Quanto ai confronti con la spesa delle omologhe amministrazioni di altri Paesi si è più volte fatto rilevare che occorre tener conto nella comparazione sia della diversità delle funzioni esercitate dai diversi Capi di Stato, sia della diversità dei criteri contabili utilizzati (in particolare non sono in genere a carico di quelle amministrazioni le spese pensionistiche e quelle relative al personale comandato che costituisce larga parte di quello utilizzato) e anche dei costi aggiuntivi derivanti dalla gestione di Palazzi ed arredi unici al mondo. Basti considerare che la spesa complessiva, se depurata degli oneri pensionistici pari al 35,2 per cento della stessa e dei suindicati extra-costi di gestione (stimati prudenzialmente in 40 milioni di euro), si riduce a circa 117 milioni di euro.
Infine posso assicurarle che il bilancio di previsione del Quirinale per il 2013 ed il triennio 2013-2015 sarà reso pubblico anche come documento contabile.

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