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I PRESIDENTI EMERITI

Oscar Luigi Scàlfaro
Presidente della Repubblica, 1992 - 1999.

MESSAGGIO DI FINE ANNO AGLI ITALIANI

DELPRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

OSCAR LUIGI SCALFARO



Palazzo del Quirinale, 31 dicembre 1997

Buona sera e Buon Anno.

L'incontro, come vedete, questa sera è in un salottino dell'appartamento. Mi è parso di dare cosí un tono più familiare, almeno questo è il mio desiderio. Poi sappiamo benissimo tutti che i desideri molte volte, quando sono appagati, sono in minoranza.

Auguri.

 

Vorrei iniziare con un ringraziamento. Tutti gli anni ho ricevuto, durante l'anno, auguri, adesioni, parole di conforto, di appoggio e di solidarietà. Quest'anno un numero indefinito. Molte persone sono riuscito a ringraziarle; ma molte no: con umiltà mettono una firma, non mettono un indirizzo; firmano in diverse persone. Grazie.

Grazie. È un conforto per il Capo dello Stato. Una parola di comprensione, è una parola di aiuto, una parola di consiglio; a volte, è commozione. Commozione quando si legge: "Prego per Lei, ma io sono musulmano... Io sono protestante... Io sono cattolico...".

Mi tocca profondamente, ancor più mi commuove quando qualcuno mi ha scritto, più volte: "Sono un malato terminale. Offro le sofferenze per l'Italia, per tutti, per Lei, Presidente". "... Ho la sclerosi a placche...". Che devo dire? Dico grazie, ma di dentro l'emozione è molto forte.

O, intendiamoci, ho ricevuto anche critiche, parole solenni: "Lei si dimetta...".

E una serie di altre cose, ma siamo in regime di libertà. Poi, a volte, delle ingiurie, a volte firmate; a volte no. In genere, quando ci sono degli argomenti contro, io scrivo. Non mi è mai capitato che qualcuno, ricevendo, si sia fatto vivo ancora... O è soddisfatto o non vuole ritentare... Però è democrazia. Ognuno la gestisce come la sente, come è ricco di dentro, ma è democrazia. È importante!

 

Ecco, adesso, insieme, vorrei dare uno sguardo a questo anno, uno sguardo di sintesi. Vorrei dire: questa nostra Italia sta svolgendo una politica nelle grandi arcate, che è la politica di pace, di fratellanza, di politica di unione nell'Europa - Unione Europea - sul piano internazionale - Nazioni Unite - nei vari consessi. Una politica di pace.

Poi, guardando più da vicino, bene, devo dirvi che - andando all'estero, chiacchierando anche con le Autorità che dall'estero vengono a trovarmi - come è aumentata la quotazione dell'Italia, quale maggiore stima, quale volto, quale sostanza!

Beh, questo fa un gran piacere, credo, a tutti, purché si ami questa nostra Patria. Senza dubbio c'è un'alta qualificazione, una ben maggiore qualificazione.

Le ragioni possono essere molte, io non posso fare adesso chissà quale diagnosi. Vorrei cogliere un punto: la stabilità. Però quando parlo di stabilità, io vorrei dire che c'è una stabilità di Governo, la stabilità politica nel senso più immediato, ma c'è una stabilità della democrazia.

Mi spiego: quali cose, quali fatti hanno contribuito? Il primo fatto che ha contribuito a questa quotazione sul piano internazionale, è il nostro cammino verso l'Europa. Dobbiamo dir grazie a tutti coloro che si sono dati da fare in ogni modo. Ma, mi consentite, diciamo un grazie al popolo italiano.

C'è una scena nel Vangelo che forse ci riguarda,'è il padre che dice ai due figli: "Andate nei campi".dice "sí" e non ci va;'altro dice "no" e ci va. Io credo che noi italiani tanto rappresentati da questo che dice "no"ci va!

Voi ricorderete le polemiche sulla tassa per l'Europa, ma in questo popolo italiano l'hanno pagata tutti questa tassa! È vero che ci sono in altri settori, sul piano tasse, delle deficienze, senza dubbio, di rispetto di doveri verso la collettività; però, in fondo, la enorme maggioranza: che ubbidienza, che pazienza, che - a volte - accettazione, qualche mugugno, ma almeno qualche mugugno! Grazie a ciascuno. Grazie a ciascuno per i sacrifici fatti. Ma la marcia verso l'Europa è una marcia che ha portato elogi da varie parti. Anche quando non ci si aspettava. Voi ricorderete che una volta, per qualche centesimo di voto, ho fatto qualche protesta. Ma, devo dire - se mi permettete - ringrazio molto coloro che sul piano internazionale fanno elogi all'Italia per i passi che ha compiuto. Mi piace di più ascoltare il Presidente del Consiglio il Ministro del Tesoro dicono le cifre, i dati.ricordo i dati del '92, quando iniziai questa mia esperienza.Se li ricordo...!

Ricordo un anno e mezzo fa, ricordo quando sembrava che la strada fosse lontana. Guardate oggi, quanta strada!

 

Ecco, la marcia verso l'Europa, prima ragione: dare il senso della solidità. E l'Albania? La prima volta che l'Italia ha un incarico di questo genere, come l'ha svolto? Anche qui molti elogi. Il più bello è che abbiamo aiutato un popolo che ci è vicino e ci è fratello e che ancora ha tanto bisogno. E noi continuiamo ad aiutarlo. Elogio ai militari, a tutti, dai vertici, al soldato più semplice; al volontario più semplice.

E la crisi di Governo, in fondo quanto è durata, dieci giorni? Adesso, non ricordo. È stata una ventata, non piacevole, non vi è dubbio, non piacevole, anche perché ha dato la sensazione che dunque questa stabilità può ancora essere colpita e non era opportuno. Ma c'è stata una ripresa.

Io ebbi il terrore dello scioglimento e delle elezioni, perché questo avrebbe tagliato la strada, sia alla marcia verso l'Europa, sia alla Bicamerale.

La Bicamerale, anche questa è servita molto. Non entro nel merito. Ci sono molte discussioni. Dirò soltanto che alla fine, adesso, del mese di gennaio incomincia la discussione alla Camera: auguri a ciascun parlamentare.

Sedete in compito di riformatori, costituenti. Costituenti. Rivedete la seconda grande pagina, la rivedete per il popolo italiano. Auguri a voi Presidenti delle Assemblee. Auguri per questo compito, il popolo italiano aspetta.

Ma che cosa c'è stato nella Bicamerale? L'ho detto altre volte: c'è stata questa capacità di trovare un'intesa e io spero che questa intesa continui. E faccio molti auguri e, consentitemi, faccio i complimenti a coloro che l'hanno determinata, che l'hanno voluta, che l'hanno portata innanzi in mezzo a difficoltà serie. Non vi è dubbio, è importante. Ma è importante soprattutto, per una ragione: perché quando si accetta una intesa globale, quando si accetta, è segno che il fine ci è molto più vicino nell'attenzione, nell'anima, nell'intelligenza. È segno che siamo disposti a rinunziare a una visione nostra, magari legittima, ottima, però di parte.

Ebbene, se questo è, a questo punto avviene l'unità, noi parliamo di unità. Ecco il momento in cui ciascuno rinunzia a una visione parziale per quello che noi chiamiamo il bene comune. Sí, il bene comune! Il bene comune di tutti. È molto positivo.

Allora, dirò: molto bene, la maggioranza ha portato avanti, certamente, ma lasciatemi dire: molto bene l'opposizione. Io non posso dimenticare, come Capo dello Stato, quando si è rotta la maggioranza sul tema spedizione in Albania e l'opposizione si è alzata, non ha sfruttato la situazione, ha servito gli interessi dell'Italia. Una bella lezione per tutti, la prendo anche per me. Molto bene queste intese, che danno la sensazione - ripeto - che allora queste conquiste sono conquiste di democrazia, sono conquiste di tutta l'Italia. È importante.

 

Ecco, nello sguardo che noi diamo all'indietro per qualche momento, mi consentite di fermarmi su un fatto, che io incastono a questo punto della mia chiacchierata, perché è un fatto che, nel mondo,tanti paesi del mondo, io l'ho trovato ovunque,à veramente prestigio all'Italia: il Volontariato, eroico, con dei Caduti per la pace. Con persone giovani e non giovani che riescono a scoprire delle capacità, delle possibilità di servire la gente, di aiutarla. Incredibili.

È vero che il Volontariato nasce di dentro, è una vocazione di dentro. Grazie. Gran splendida pagina. In Italia, non c'è dubbio, ma nel mondo. Quante volte Capi di Stato mi hanno detto: "Qui vostre persone, nei vari settori, svolgono dei compiti di loro iniziativa, non chiedono nulla".

Ecco, su questo, vorrei dire, lo Stato ha qualche dovere, il dovere di tutelarlo il Volontariato. Attenzione, desidero essere chiaro. Ci sono delle iniziative che sono anche ottime, che servono, che ottengono dei risultati. Ma non possono chiamarsi Volontariato, perché c'è una retribuzione o perché si è sistemata tutta la famiglia o perché si sono sistemate una serie di persone, amici o conoscenti, anche capaci. Questo non è Volontariato. Il crisma, il marchio del Volontariato,chiama gratuità.

E lo Stato interessandosi del Volontariato difenda questo che è un pregio altissimo. Se dico difenda è perché so che ogni tanto si presentano proposte diverse sotto il manto di voci varie, ma nel contenuto rompono questa gratuità. Beh, non è Volontariato.

 

Adesso, diamo uno sguardo avanti. Il primo sguardo, se mi consentite, è un antico mio pensiero, ancora da Ministro dell'Interno: diamo uno sguardo al Mediterraneo. Questo mare, che è ricchezza di civiltà millenarie, civiltà - plurale - millenarie! Incrocio, scambi di pensieri, di arte, di cultura. Scambi sul piano commerciale. In questo mare, oggi, quanto sangue, quanta tragedia, quanta! Lo so che quando si tocca questo tema, si teme, da parte di vari Stati, o di qualche Stato in particolare, che si voglia andare a mettere il naso nelle faccende loro. No, no!

Però devo dire, con molta chiarezza, che l'Europa, la Comunità europea non può stare a guardare, non può, mentre si massacrano a centinaia, a migliaia le persone. Non è civile, non è umano, non è pensabile. Si tratta di trovare una strada che non sia quella di infilare il naso dove non si ha diritto di metterlo, ma anche di impedire di stare a guardare. Questo mare, ancora l'altro giorno, è servito perché arrivassero i curdi; e quante volte persone di colore di varie parti. E questi aguzzini, è un termine assolutamente benevolo, questi manigoldi, che speculano su questa gente, poi fanno incagliare la nave e scappano con i soldi, questa criminalità incredibile. Perché i Paesi non trovano un punto comune per trovare la strada per punire questa criminalità, questa speculazione sulla povera gente?

L'Italia allarga le braccia. Lo so che i temi sono molti e delicati. Mi pare che il Ministero dell'Interno abbia trovato un punto di equilibrio. È sempre difficile, non vi è dubbio alcuno, ma se le persone vengono perché vivono una persecuzione: beh, allora le porte devono essere spalancate. Anche i nostri che lottavano contro la dittatura hanno trovato le porte aperte. Guai a chiudere le porte a chi è perseguitato, a chi fugge per poter sopravvivere. Non è umano!

Ma, attenzione, attenzione a un certo tipo di politica che per punire degli Stati che hanno l'imputazione di non rispettare i diritti umani propone in fondo l'isolamento. Attenzione! Non credo a questa politica. Da nessuna parte avvenga! Non credo. Non credo che faccia bene all'Unione Europea se a un certo momento con questa motivazione... Non spezziamo mai il dialogo. Non spezziamolo mai!

Ed eccoci allora a guardare i problemi in prospettiva. Su questo del Mediterraneo aggiungerò solo una cosa: che l'Europa senza il Mediterraneo è monca. Bisogna che i Paesi dell'Europa pensino a questo: è monca! Non è solo un problema dei Paesi che vi si affacciano. No. Io sento di dire una parola di gratitudine al Presidente Herzog, Presidente della Germania. Mi disse, quando ho fatto la visita di Stato: "Scàlfaro, ogni qualvolta Lei parla di Mediterraneo, io sono con Lei". E sento e ho sentito questo appoggio.

 

Abbiamo problemi vivi, sí ne abbiamo degli altri. Sono molti, ne cito qualcuno. Un problema vivo è sempre quello della indifferenza. La democrazia ha bisogno di sostegno, ha bisogno di partecipazione. Lo dico a voi giovani, molti entrano in politica come un fatto nuovo, entrano in politica senza una preparazione e, a volte, hanno dei successi ottimi. Però, voi giovani preparatevi con la cultura, studiate, preparatevi! C'è bisogno di sentire questa partecipazione. Le democrazie si misurano in proporzione di quanti cittadini se ne interessano.

E pensate all'occupazione. Me ne avete sentito parlare un numero indefinito di volte. Mi ha fatto piacere che la maggioranza si è riunita e ha preso impegno che questo anno sia l'anno contro la disoccupazione, per l'occupazione. È un problema gravissimo. È un problema che... Dico una frase: non mi sento di assolvermi su questo problema. Non me la sento. Noi siamo indietro su questo tema. E su questo tema dobbiamo camminare. I giovani hanno dei pericoli enormi. Pensiamo alla criminalità, dove e come si insinua.

Una parentesi: e grazie a voi, Forze dell'ordine, per quello che fate. Ancora ieri, in ogni giorno. Quanti Caduti, quanti feriti. Grazie.

I giovani sono sotto questo pericolo. Bisogna fare l'impossibile per dire di avere fatto il proprio dovere.

Auguri al Governo, alla maggioranza, all'opposizione, al Parlamento.

C'è la scuola. C'è la scuola con la riforma; è importante la riforma. Si discute, ci sono pareri diversi. I giovani hanno dimostrato di avere visioni diverse. Il dialogo. Il dialogo con i docenti, soprattutto quelli che vivono nella scuola; il dialogo anche con gli studenti. Il dialogo, è facile dirlo, è difficile farlo: il dialogo con la gente, con le famiglie. Ma, comunque, il dialogo. Il resto serve poco, perché di riforma c'è bisogno, c'è assolutamente bisogno. Abbiamo un patrimonio cosí ricco, che risponde anche ai vuoti che tante volte ci sono e portano a delle conseguenze nefaste. Il patrimonio del nostro umanesimo, la ricchezza... A volte, girando il mondo, troviamo persone che sanno della nostra cultura più di quello che sappiamo noi.

 

E c'è un tema delicato. Molti mi hanno chiesto di parlarne: ed è giustizia e politica. Qui, il rapporto è stato, a volte, un rapporto difficile, polemico. Sono venuti inviti a un dialogo più tranquillo, da molte parti. Vorrei prendere un invito autorevole. Quello del Vice Presidente del Consiglio Superiore della Magistratura, Prof. Grosso. Il quale ha detto parole che io condivido totalmente, sulla capacità di abbassare la voce, sulla capacità di tacere, di silenzio, perché non servono queste polemiche. Soprattutto, quando sono polemiche fatte fra singoli. Non servono, accendono il fuoco.

La Magistratura ha un'Associazione. Più del 90 per cento dei Magistrati fanno capo a questa Associazione. Questa Associazione ha dialogato fortemente con la Bicamerale. Io spero che potrà dialogare ancora in questa fase importantissima delle riforme. Questa Associazione ha i vertici, tutti i vertici, diciamolo, lo dico con gratitudine, di grande saggezza, di grande equilibrio, di grande capacità di dialogo, di capacità di mettersi anche nell'animo, nel pensiero della controparte. Auguri per questo dialogo. Ma io ho dei doveri, un dovere di chiarimento. Si sono fatte delle polemiche perché nel salutare le cariche dello Stato per gli auguri di fine anno, facendo gli auguri alla Magistratura ho parlato di normalizzazione, ho parlato di tornare sul binario. Allora si è detto: ma il Presidente pensa che non ci siano più reati, che la stagione delle gravi cose illegittime sia finita.

Ma il Presidente non se lo è mai sognato questo. Non se lo è mai sognato. Purtroppo nessuno può sognare questo. Ci sono i reati e ci sono i processi che devono - devono - essere celebrati... Devono.

Ma quando io ho detto queste cose, io ho ripensato che almeno quattro anni fa, parlando all'Auletta della Camera, proprio su un'iniziativa presa dall'attuale Presidente della Camera, l'on. Violante, che era allora Presidente della Commissione Antimafia - se non ricordo male - c'era uno stuolo di Magistrati autorevolissimi. E il Presidente Violante chiese che io parlassi. Fui il primo a parlare di questo. Lo dico solo perché era mio dovere di parlare. E parlai, denunziando l'eccesso di carcerazione preventiva.

Questa c'è stata. Credo che tutti sappiano qual è la mia devozione alla Magistratura. È stata la mia vocazione primaria. E lo è ancora. Ho detto qualche volta: "La toga è attaccata all'anima". Io la vivo cosí. Il mio rispetto è sempre totale.E la gratitudine per ciò che la Magistratura ha fatto per togliere tante cose storte dal mondo politico deve rimanere. Però bisogna avere il coraggio di dire che la carcerazione preventiva, specie, quando a volte, non so se il Magistrato o qualche collaboratore, consentitemi, un po' rozzo, ha detto: "O parli o rimani dentro", no, questo non ha spazio nella civiltà giuridica di nessun paese. Ha spazio, purtroppo, sotto la voce tortura. Questo no!

Il tintinnare le manette in faccia a uno che viene interrogato da qualche collaboratore, questo è un sistema abietto, perché è di offesa. Anche l'imputato di imputazioni peggiori ha diritto al rispetto. Ma vi è stata altra cosa, che io ho denunziato, non a questo Consiglio Superiore, ancora al Consiglio Superiore precedente - qui, bisogna andare indietro di tre-quattro anni - e sono gli avvisi di garanzia giunti alla stampa prima che all'interessato. No, no. C'è un articolo del codice penale che parla, si interessa proprio della violazione del segreto istruttorio. No, non è possibile.

Quando io parlo di tornare sul binario, devo dire che ho sentore che già si è tornati, grazie a Dio, ma ho bisogno di dirlo perché queste cose sono cose che non possono ripetersi. In questo senso le mie parole.

 

Devo un altro chiarimento, perché ho firmato delle grazie. Lo so, ci vuole forse un po' di coraggio, ci vuole un'assunzione di responsabilità.

Si è detto: "Il Capo dello Stato ha firmato delle grazie per gente che non aveva neanche chiesto". Tutti e sei avevano chiesto la grazia più di una volta, perché per diversi di loro tre anni fa, se non erro, era stata negata.

Ora la situazione era molto diversa, perché il parere della Magistratura era un parere, che io sintetizzo nella possibilità, capacità di reinserimento, nel momento in cui le persone hanno quell'autorizzazione a uscire tutta la giornata e a tornare in carcere solo la notte per dormire, è segno che il magistrato, che ne ha la responsabilità e che dà questo permesso, ha una gran fiducia umana, che queste persone siano idonee a reinserirsi. Di fronte a questi casi, il Capo dello Stato ha sentito il parere del Ministero, perché questo è previsto, ma la responsabilità della grazia è del Capo dello Stato. Me la sono assunta, rispondo di questo. Non è un atto di eroismo, è un atto normale. Me la sono assunta perché depreco le posizioni di chi per accontentare tutti non compie il proprio dovere.

Sono stato convinto che queste cose erano maturate, ma siccome si è detto che io avevo cambiato parere, perché una volta avevo parlato e scritto in un modo, e poi mi sono comportato in un altro, mi consentite che io faccia una precisazione. Si rimanga liberissimi di pensare che ho sbagliato. Ma io parlai prima, privatamente, più volte, con uomini politici; poi il 2 giugno dell'anno scorso parlai davanti a Camera e Senato, e parlai di non spegnere la speranza, specie dei giovani che sono stati condannati, e che hanno scontato o che stanno scontando la pena. E parlai anche, rispettando le competenze del Parlamento, parlai anche di solo un numero del tutto limitato.

Questa è la lettera che ho scritto nell'ottobre scorso quando si è trattato del caso di coloro che sono stati condannati per l'uccisione del Commissario Calabresi: "... Solo un numero del tutto limitato di situazioni prettamente individuali, e ciascuna con caratteristiche singole e peculiari, potrebbe consentire l'esercizio del potere di grazia", che è un potere personale del Capo dello Stato. "Per questi pochi, comunque, ho chiesto al Ministro della Giustizia che vengano espletate con sollecitudine le attività istruttorie." In certi casi si è chiesta la conferma di questa possibilità di reinserimento, "che possano rendere fruibili nell'autonoma valutazione del magistrato, quei benefici previsti dall'ordinamento penitenziario, da parte di soggetti che ne sono attualmente esclusi." Vuol dire che quando si riduce la pena e rimangono tre anni, il magistrato non deve - no, non scatta automaticamente - se lo ritiene, se ci sono le condizioni, può consentire taluni benefici, che sono previsti dalla legge. E ho aggiunto: "Ripeto quanto dissi più volte: il delitto non muta natura col passare del tempo". Aggiungo: l'omicidio dopo cent'anni si chiama omicidio. "Le sofferenze delle vittime innocenti non devono mai essere dimenticate, mai. Ma, certo, non è contro i valori fondamentali della giustizia cercare una via che non turbando queste fondamentali premesse consenta nei casi meritevoli di far spazio gradualmente a un auspicabile ricupero alla società."

E mi sono comportato in conseguenza di questa lettera, di queste dichiarazioni. Ho ritenuto che ci fossero le condizioni per questa mia assunzione di responsabilità.

Lo so che si attende una mia parola anche su un altro tema: l'amnistia, l'indulto. Cosa ne penso? Ho un pensiero, ce l'ho come cittadino privato; come Capo dello Stato ho anche un pensiero, di una chiarezza assoluta: l'amnistia, l'indulto fanno capo alle responsabilità del Parlamento. Vedrà il Parlamento stesso, in campo di riforma, se deve correggere o meno, ma è competenza esclusiva del Parlamento e su questo tema il Capo dello Stato non ha diritto di avere pensieri.

 

Ho fatto molti viaggi in questo anno, sí, all'estero; e per questo vorrei dare un saluto agli italiani che ho incontrato in Canada, dove ci sono ben due Ministri italiani, uno di prima generazione. Mi ha commosso, è partito da un paese della provincia di Agrigento, a sedici anni, per cercare lavoro. È andato e per anni ha spalato neve e ghiaccio sulla ferrovia. Poi con emozione, con orgoglio, mi ha detto: "Esattamente trent'anni dopo ero Ministro federale del Lavoro". È oggi Ministro dei Lavori Pubblici e delle Poste: è un superministro per le spese.

In Islanda ho trovato delle studentesse palermitane, che hanno affrontato il viaggio per specializzarsi nel settore turistico, e qualche italiano residente; e nei Paesi Baltici e in Germania. Ricordo i viaggi nell'America Latina e nell'America del Nord.

Ricordo gli italiani in Slovenia. Una parola: vedete, pochi giorni prima avevo ricevuto i rappresentanti degli esuli Istriani, Dalmati... Li conosco, li ho conosciuti allora e ho avuto l'onore altissimo di stare vicino a molti di loro, la sofferenza di chi è venuto via... Uno di loro ha detto, in modo estremamente simpatico ed efficace: "Siamo venuti via per rimanere italiani". È chiaro che c'era un fondo, anche polemico, con chi è rimasto.

Sono stato là in Slovenia e in Croazia. Ho visto gli italiani. Ho visto che cosa vuol dire lottare per essere fedeli allo Stato del quale fanno parte oggi, ma per non perdere le radici della nostra cultura e della nostra italianità... Quella manifestazione a Pola, per la scuola, per la prima pietra posta dai due Sottosegretari agli Esteri! La preside che parlava, migliaia di italiani - migliaia di italiani! - per una scuola tanto attesa.

Questo problema dei diritti delle minoranze, l'impegno che ciascuno di noi ha preso, che il Governo ha preso per fare dei passi di giustizia che sono attesi. Bene, dalla scuola di Pola - lasciatemi fare un passo - avete visto che ho citato due sofferenze, di chi è partito, di chi è rimasto: è un patrimonio solo.

Facciamo un passo: in Africa; sono stato in Etiopia e sono stato in Eritrea. Una scuola, in Etiopia, italiana con docenti italiani, cosí ad Asmara. Ad Addis Abeba ottocentocinquanta, ad Asmara milleduecento studenti. Il novanta per cento sono etiopi e sono eritrei.

Vorrei dire soltanto ciò che ha detto il Presidente Isaias, il giovane Presidente dell'Eritrea. Ha detto: "Non c'è dubbio che la politica coloniale mortifica, è mortificante. Però io devo dirLe Presidente che la politica italiana - italiana, coloniale - è benedetta, perché da quella è nata questa grande amicizia fra i nostri popoli".

Sono stato anche nel sud del Libano a trovare i soldati italiani. Mi sono fermato al cippo che ricorda quegli avieri - perché sono avieri quelli che sono là - quegli avieri che sono caduti con l'elicottero. E, lí, abbiamo ricordato; e adesso, qui, ricordo con voi, tutti quelli che sono caduti per la Pace, morti per la Pace. Vorrei portare una parola, bussare alla porta dei familiari e dire: non li dimentichiamo, non li dimenticheremo. Militari e civili, caduti per la Pace.

 

Ho fatto viaggi anche in Italia, molti. Non vi disturbo su questo. Sono stato al Nord, al Centro e al Sud. Ho trovato entusiasmi ovunque, qualche volta qualche polemica. È la democrazia; non è esatto dire "... è la democrazia...", sono i vari modi di interpretare la democrazia. Però la democrazia c'è.

Pensiamoci ogni tanto a chi l'ha pagata, a chi è morto e cerchiamo di usarla bene anche per rispetto a costoro che ce l'hanno messa tutta.

Ho ancora in mente, per citare un punto del Sud, Secondigliano. Questa zona cosí provata, con quella esplosione, con gli undici morti e ancora tre, una ragazza, sotto, che non si sa dove siano, con la sofferenza dei parenti.

Disoccupazione tanta, con dei sacerdoti di prima linea, che sono dei capi, sono dei padri. Pensano che Tizio deve essere ricoverato, Caio oggi non ha da mangiare, Sempronio ha bisogno delle scarpine per il bambino... Hanno ogni problema, perché portano la pace di Cristo, la portano attraverso l'andare incontro ai bisogni. E con questi bisogni migliaia a inneggiare all'Italia, ad applaudire... Migliaia Quanto siete generosi! Attenzione a non speculare su queste generosità, a non pensare che possa durare per i millenni... Attenzione.

Faccio un balzo a Timau, alle Alpi Carniche: là abbiamo ricordato le 'portatrici carniche'. Erano lí, quelle che sono rimaste, più che novantenni. Ho portato la Croce di Cavaliere a ciascuna. Mi tremava la mano nel momento in cui cercavo di sistemarla al petto di queste donne; qualcuna l'ha guardata con meraviglia, qualcuna l'ha accarezzata, qualcuna l'ha baciata. Una di loro fu colpita dal cecchino, e rimase... C'è un grande ricordo. Io non dimentico - cari cittadini di quegli splendidi monti - quante volte i vostri responsabili hanno detto: "Non dimenticateci. Roma non ci dimentichi...". Ma non dimentico anche le volte che avete parlato con un entusiasmo commovente dell'unità d'Italia: "Presidente, Italia unita, Presidente". Questo grido dal Nord al Sud: "Presidente, Italia unita". L'importante è che sia unito il popolo.

Auguri, dunque. Auguri a tutti. A tutti i cittadini, ve li dico con tanto cuore; spero che lo sentiate.

Io cerco di esprimere il meglio che posso. Auguri a quelli che sono qui, anche di passaggio, anche per turismo, che passano l'anno; ma auguri a quelli che con colore di pelle diverso, con lingue diverse, sono qui a lavorare e ad aiutare questo nostro benessere. Auguri, grazie di essere qui con noi. Auguri a tutti.

 

Vi sono due ferite grosse; prima che io chiuda, fermiamoci un momento.

Una ferita viene dalla natura, forse anche da colpe di uomini, ma soprattutto dalla natura: questo terremoto. In questi giorni anche radio e televisione ne hanno parlato molto, giustamente. Vi siamo vicini, vi siamo vicini in modo continuativo, vi saremo vicini fra sei mesi, fra un anno, in questa ricostruzione che deve essere fatta. Il Governo ha preso ogni impegno.

E qui, dico a Te, Pontefice di Roma, grazie! Il Capo dello Stato si commuove pensando che Tu muovi il Tuo passo sofferente, ma fermo, coraggioso, per andare da questi nostri cittadini provati. Grazie, Pontefice di Roma! Ma grazie Te lo dico anche come cittadino del mondo, quando in ogni Stato dove sono stato ho trovato le Tue parole: la difesa della vita, la difesa della libertà, la difesa della dignità, la difesa della povera gente, il grido contro l'ingiustizia. Ho trovato... Ma soprattutto, più che le parole, ho trovato nel loro cuore il Tuo cuore; nel cuore di protestanti, nel cuore di ebrei, nel cuore di persone di ogni religione, musulmana o non, perché hanno sentito che Tu parlavi all'uomo e per l'uomo, e portavi la Pace.

Abbiamo un'altra sofferenza, pesantissima. Ed è il rendere schiavi i bambini. Schiavi per cose innominabili e vergognose, ma schiavi anche per un guadagno infame. Infame. Nel mondo, bambini che lavorano come schiavi, perché la gente si arricchisca, è spaventoso, è sotto maledizione di ogni uomo che creda nei valori dell'uomo.

Ricordo, a Siena, quella bella iniziativa per l'infanzia violata e negata. Ricordo che in questi giorni è venuta una richiesta per ricordare te, piccolo Iqbal, piccolo lavoratore pachistano, ucciso perché difendevi l'ultimo straccio dei tuoi diritti. Bambini, siamo con voi. Se nascerà questa "Giornata a difesa del bambino", il Capo dello Stato italiano è in appoggio totalmente.

 

E adesso, ho finito. Sono un po' emozionato - voi lo vedete - anche per una ragione. Ecco, sono passate da poco le nove, fra tre ore, non più tre ore, esattamente alla mezzanotte, si compiono cinquant'anni da quando la Costituzione, nella quale anche io, giovanissimo, ebbi pure il coraggio di prendere la parola, anch'io l'ho votata, è entrata in vigore: 1° Gennaio 1948. Chi è morto, chi si è sacrificato, chi ha dato dottrina, chi ha dato tanta dottrina e sapere. Quella prima parte che nessuno vuol toccare, ed è giusto, tutela la Persona Umana, con i suoi diritti, con la sua dignità. Vorrei dire a quelli che si sentono abbandonati, a quelli che si sentono schiacciati dall'egoismo altrui, a quelli che si sentono in solitudine: lí si afferma la solidarietà. A chi sente lo sfruttamento o sente l'ingiustizia: lí si afferma, si proclama l'uguaglianza. A chi teme violenze o paura di prepotenze: lí si annunzia giustizia e pace. La giustizia, condizione della pace: lí è scritto. Ma in questi cinquant'anni è anche stata vissuta, poteva esserlo di più, certo, ma è stata vissuta.

Ebbene, cittadini, che avete con me vissuto su questa piattaforma di diritto, che è stato il grande patto fra di noi, se questa Carta la amiamo, se la viviamo, se ognuno di noi si impegna a farla vita, allora, certo, ci sarà più giustizia, ci sarà più capacità di pensare agli altri, più capacità di fratellanza, più capacità di camminare insieme, più capacità di amore.

Buon Anno. Buon Anno!

 

 

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