Presidenza della Repubblica

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I PRESIDENTI EMERITI

Francesco Cossiga
Presidente della Repubblica, 1985 - 1992.

MESSAGGIO DI FINE ANNO AGLI ITALIANI

DELPRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

FRANCESCO COSSIGA



Palazzo del Quirinale, 31 dicembre 1990

CARI CONCITTADINI, BUONASERA!

Straordinari avvenimenti si sono verificati nell' anno che volge questa sera al termine. E QUESTI STRAORDINARI AVVENIMENTI hanno confermato le profonde trasformazioni, interne ed internazionali, politiche e civili, che il vento della libertà e della verità aveva avviato GIA' nel 1989 e che nel 1990 la storia, la storia non delle utopie e delle ideologie, ma la storia concreta, la storia vera degli uomini e delle società, ha impresso con accelerazione poderosa all' Europa ed al mondo. 

Ma, insieme alle trasformazioni ed agli incoraggianti presagi di un mondo nuovo, ha ancora una volta steso il suo velo minaccioso sull' umanità un sinistro preannuncio di guerra.

Per noi, italiani ed europei, appare ora realizzabile il grande ideale che già si profila ai nostri occhi, quel sogno antico ed ardito di un'Europa che possa riunire in una comunità di popoli liberi l'insieme del nostro antico Continente. 

Noi tutti in Europa, prevediamo ormai concretamente un avvenire ancorato al grande retaggio storico europeo ed alle trasformazioni epocali che stiamo vivendo nel presente; un avvenire nel quale la cooperazione fruttuosa possa rimpiazzare la sterile coesistenza, anzi la dura confrontazione; un avvenire, che possiamo effettivamente sperare sia davvero più libero, più giusto, più prospero DEGLI ANNI CHE ABBIAMO VISSUTO. 

Tanti e tutti essenziali e creativi, sono gli eventi che hanno caratterizzato questo entusiasmante passaggio verso il nuovo CHE IL 1990 HA CADENZATO. 

Gli straordinari processi verificatisi nel 1990 sono culminati nel grande vertice di Parigi della ConferenZa per la Sicurezza e per la Cooperazione in Europa, che ha anche portato alla storica dichiarazione che sono cessati i motivi di conflittualità e che anzi sono aperte oramai le strade dell' amicizia fra i Paese del Patto Atlantico e quelli del Patto di Varsavia. 

Se le nazioni ed i popoli dell' Europa centrale ed orientale si sono saputi, in una pacifica rivoluzione, riappropriare della propria indipendenza e della propria libertà; se nellA STESSA Unione Sovietica ha preso l' avvio un grandioso processo di democratizzazione, di rinnovamento e di sviluppo; ciò è dovuto certo al sacrificio di milioni di uomini che hanno sofferto e lottato per la libertà nelle fabbriche, NELLE CAMPAGNE, nelle università, nelle città, nei villaggi, nelle carceri, nei campi di concentramento, in insurrezioni popolari sfortunate, E QUESTO in Unione Sovietica come in Polonia, in Ungheria, come a Berlino e nei territori orientali della Germania come in Cecoslovacchia; ciò è dovuto certo al coraggio politico e morale di nuove classi dirigenti che, nella resistenza all' illibertà, si sono MIRACOLOSAMENTE formate i quei paesi. 

Certo tutto ciò ha contribuito, e molto, all' affermazione della causa della libertà DEL MONDO. 

Ma ciò è dovUTO anche alla ferma e serena determinazione con cui i popoli ed i governi democratici dei paesi dell' Occidente, unitisi in una libera alleanza, politica e militare, difensiva e dissuasiva, l'Alleanza del Nord Atlantico, ALLEANZA DI PACE E NON DI GUERRA, ALLEANZA CHE HA PORTATO ALLA DISTENSIONE E AL DISARMO, seppero difendere la loro indipendenza ed i loro ordinamenti di libertà. 

In connessione a tutto questo qualche parola su un tema attuale: e di ciò mi scuso con voi cittadini che vi trovate tra lA gioia della fine dell' anno e le preoccupazioni, anche gravi, la situazione economica, la minaccia di guerra e gli impegni importanti, L'unificazione europea, il rinnovo delle nostre istituzioni che si iscrivono nell' anno 1991. 

Ed io interrompo mal volentieri un impegno che avevo preso anzitutto con me stesso per dire una sola parola rispetto ad un tema che le vicende del nostro Paese, le strane vicende del nostro Paese, hanno reso attuale. 

Voglio dirvi della legittima struttura nazionale delle reti difensive di resistenzà'Stay-Behind'', a suo tempo costituite nell' ambito dell' Alleanza Atlantica e che ormai, per i mutamenti importanti intervenuti nel quadro politico-strategico europeo, è stata disciolta dal nostro Governo come da altri Governi dei Paesi dell' Alleanza Atlantica. Su questo ho già lungamente detto nella mia responsabilità di Capo dello Stato e, secondo quanto detta la Costituzione, di Comandante delle Forze Armate della Repubblica. 

Dico questo con molta serenità e senza volontà di polemica, nei confronti di alcuno, parte o persona. Così come ho già detto, CHE eventuali fatti di deviazione accertati, sulla base di indizi seri e non di fantasie e di pretesti, e responsabilità precise, individuate secondo le regole dello Stato di diritto e non CON l' abitudine di giustizie politiche sommarie che Ci relegherebbero fra gli ultimi Paesi del socialismo reale nel mondo, dovranno avere la sanzione prevista dalle leggi, non da una sorta di vendetta contro la storia. 

Interrompendo doverosamente il silenzio che mi ero proposto, doverosamente perchè credo che nessuno voglia avere un Presidente ciarliero, ma nessuno voglia un Presidente che possa essere accusato di reticenza, io non potevo tacere di questo; ma null' altro ritengo opportuno o doveroso aggiungere in questo messaggio di fine d'anno per il rispetto che io porto ai cittadini e per non dare il pretesto a polemiche che non dovrebbero affaticare la fine dell' anno e l'inizio del 1991. 

Se tutto quello che ho detto è avvenuto, ciò è dovuto anche alla ferma volontà con cui un numero crescente di Paesi europei si è via via associato alla Comunità Europea, accendendo una fiaccola di speranza che illuminò ANCHE i tetri orizzonti dell' Europa dell' Est e diede forza e speranza a quei popoli nella resistenza alle tirannidi estere e domestiche. 

E così questi nostri paesi fratelli si sono ormai avviati e coraggiosamente progrediscono nella costruzione di strutture democratiche di Governo, nel consolidamento e sviluppo di società aperte e pluralistiche, nell' instaurazione di economie di mercato, verso una misura di vera e piena libertà.

MA La vittoria all' Est degli ideali di libertà e di democrazia, il crollo dei sistemi totalitari e la loro sostituzione con regimi pluralistici non possono e non devono essere sentiti e vissuti da nessuno come una sconfitta personale o di parte, da nessuno purchè abbia sinceramente creduto e creda veramente negli ideali dell' uomo, qualunque sia la sua ispirazione ideale, ma anzi QUESTI EVENTI debbono essere e sentiti e vissuti come una comune vittoria della libertà, una occasione in più nella lotta per la giustizia e per la pace. 

Sarebbe un tragico errore ritenere che il crollo istituzionale del comunismo, nelle sue dimensioni di regimi interni basati sulla dittatura, e di UN sistemA internazionali basatO sulla sovranità limitata e sullo Stato-guida del cosiddettò'socialismo realè' significhi niente di diverso dalla vittoria della libertà e dell' uomo. 

Sono state INVERO cancellate le pagine di settant' anni di oppressione, non certo le pagine delle nobili lotte che vasti movimenti politici e sociali hanno condotto nel XIX e nel XX secoLo per la libertà E non sono state cancellate le lotte CONDOTTE DA quelle persone che, in una sicura ansia di GIUSTIZIA CREDETTERO IN BUONAFEDE ED ANCHE SI SACRIFICARONO PER LA libertà, e più oltre operarono nella convinzione di agire per la giustizia sociale.

Secondo evento di eccezionale rilevanza è certamente il compiuto svolgimento del processo di riunificazione della Germania, di una Germania che ha ritrovato la sua unità e la sua dignità di Nazione in uno Stato repubblicano, democratico, sociale e di diritto, nella pace e con il consenso libero della comunità internazionale, SIA all'Est e all' Ovest. 

Salutando con viva gioia la conquista di questo evento, abbiamo espresso il convincimento, profondamente radicato nei nostri animi - e l' ho voluto sottolineare io stesso recandomi a Berlino, ALL'INSEDIAMENTO DEL PRIMO PARLAMENTO DELLA GERMANIA UNITA, primo fra i Capi di Stato europei e non solo europei colà invitato PER IL GRANDE RISPETTO CHE VIENE PORTATO ALLA NOSTRA PATRIA - SOTTOLINEANDO che la Germania saprà porre le sue grandi forze culturali e civili, politiche ed economiche al servizio dell' intera Europa, di uno sviluppo dell' intera Europa nella sicurezza e nella pace, COSI' CHE L'UNIFICAZIONE TEDESCA E' UN PASSO DECISIVO VERSO L'UNIFICAZIONE DELL'EUROPA. 

Ed una Europa resa così più unita e più forte, saprà certamente meglio operare anche per il riscatto di quei popoli del terzo e del quarto mondo che la natura e la geografia, congiunte all' egoismo, all' indifferenza e alla poca lungimiranza dei Paesi più sviluppati, abbandonano in inaccettabili condizioni di miseria e di fame. Una DOLOROSA frontiera, questa, che non corre più ormai soltanto fra il Nord ed il Sud del NOSTRO pianeta, ma che rischia di estendersi agli stessi rapporti intereuropei, nel momento in cui milioni di uomini potrebbero essere costretti dal bisogno o dalla speranza ad una dolorosa migrazione per cercare DA EST un qualche rifugio in Occidente.

è quanto questo impegno di solidarietà e giustizia sia fondamentale per la stessa stabilità e pace mondiale, lo evoca, più di ogni altro, con incisive parole, l' alto insegnamento morale di Papa Giovanni Paolo II, quando egli afferma: ''solo una coperazione effettiva e rispettosa fra i paesi ricchi ed i popoli emergenti può impedire che il divario tra il nord ed il sud divenga un abisso crescente che allarghi il già visto ed inquinante arcipelago della miseria e della morte"

Perchè il processo di libertà e di liberazione, di progresso e di Democrazia possa proseguire, è necessario però che non solo nell'ordine europeo, ma nel mediterraneo, nel Medio Oriente, Nell' Africa, in America Latina, nel mondo intero si affermi e venga preservata la pace nel giusto ordine internazionale, ed essa invece, appare nuovamente e drammaticamente messa a repentaglio dalla grave crisi apertasi nel golfo che, da mesi ormai, alimenta nell' umanità intera la crescente angoscia di presagi oscuri. 

I governi dei paesi che, nel consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite o con il loro impegno politico e militare, COME L'ITALIA, sono associati nella applicazione della carta dell' Onu, nel doveroso compito di far rispettare il diritto delle genti, si trovano ora CERTAMENTE a dover IN MODO drammaticO coniugare le ragioni altissime della pace con le ragioni essenziali della salvezza dell'ordine internazIonale e dei diritti Sovrani; si trovano CIOE'  DRAMMATICAMENTE a misurarsi con un interrogativo tormentoso, spesso ricorrente e di difficilissima risposta. E' bene PERO' ricordare che senza la riaffermazione di queste essenziali ragioni del diritto DELLE GENTI verrebbero di fatto anche compromesse le ragioni pResenti e soprattutto LE RAGIONI future della pace, la più ampia, LA PIU' GIUSTA e la più duratura. 

Il nostro augurio è che gli sforzi di pace abbiano successo e che il nuovo anno non veda, proprio ai suoi albori, nuovi lutti e nuovi crudeli spargimenti di sangue, per colpa, sia chiaro, di chi ha violato il diritto, non di chi lo vuole difendere E RESTAURARE. Il Governo della Repubblica è fortemente impegnato, nella lealtà alle Nazioni Unite e nella fedeltà All' alleanza, in questa ricerca di soluzioni pacifiche alla grave crisi nelle sedi ed ai livelli opportuni. 

Auguriamoci tutti che il 1991 possa invece venire ricordato come un anno di svolta verso un ordine internazionale, che sia sempre più ispirato al sincero intendimento di tutti di andare oltre gli egoismi individuali e nazionali. Un ordine più giusto, nel quale la comunità internazionale sappia affrontare e risolvere anche i complessi e delicati problemi del medio oriente: problemi di diritti naturali dei popoli da tradurre in istituzioni e garanzie giuridiche internazionali PRECISE, problemi di tolleranza e pace etnica e religiosa, problemi di sviluppo DEMOCRATICO, ECONOMICO E SOCIALE. In questi momenti cruciali per la vita dell' Europa e del mondo, nelle sedi più importanti, nelle circostanze più delicate, l' Italia ha saputo, a dispetto delle sue INDUBBIE difficoltà interne e di quelle internazionali, essere presente con immutata dignità, con forte iniziativa e con grande coraggio.

Sono lieto in questa fine d' anno di poter dare atto, come Capo dello Stato, al Governo della NOSTRA Repubblica ed al Parlamento nazionale che l' ha sostenuto, del successo meritatamente colto dalla nostra Presidenza del Consiglio delle Comunità Europee. 

Forte è la domanda d' Europa espressa dalla società italiana: raccogliere questa domanda non vuol dire limitarsi a contribuire DOVEROSAMENTE nell' ordine comunitario a costruire l' edificio comune europeo. 

Occorre, per poter entrare ed abitare a pieno titolo ed in riconosciuta dignità in questo edificio comune, saper adeguare le connotazioni del nostro Paese a quelle che già sono, e ancor più saranno, le esigenze del grande Mercato Unico, oramai veramente alle porte, ed ancor più in là - ce lo auguriamo - dell' Unione POLITICA Europea. 

L' Italia ha certo saputo svolgere con decisione e con coraggio il proprio ruolo e fornire un positivo ed apprezzato contributo. 

Ma non possiamo nasconderci che, a questo contributo positivo, fanno purtroppo riscontro al nostro interno PESANTI condizionamenti, manchevolezze e limiti, ed essi vanno ponendo, in Italia ed all' estero, interrogativi FORSE TROPPO pessimistici, ma CERTAMENTE anche non infondati sulle oggettive capacità e sulle soggettive reali volontà del nostro Paese di adeguarsi alla nuova realtà europea. E questo per due motivi. 

Primo: non possiamo non domandarci in che misura influiranno negativamente SU QUESTO PROCESSO il perdurante squilibrio nello sviluppo fra il nord ed il sud, aggravato, in un drammaticò'crescendò', dal persistere del triste fenomeno del crimine organizzato, in regioni intere del nostro Paese, in cui così si pone a dura prova la credibilità stessa dello Stato e delle sue autorità, a questi mali, antichi o moderni, si affiancano i nuovi problemi della emarginazione e della diversità, che uno sviluppo, certo ampio E MERITORIO ma non sempre prudentemente governato, ha naturalmente recato con sè ed ai quali occorre volgersi con uno sforzo di solidarietà, individuale e collettivo. 

Secondo: non possiamo non chiederci quanto negativamente influiranno anche L'INSOSTENIBILE indebitamento pubblico - mi chiedo quanto ancora compatibile con lo sviluppo economico - così come le deficienze e le insufficienze delle strutture statali e dell' apparato pubblico in genere, tuttora sovrabbondanti, ma antiquate e dispersive E non certo a livello delle legittime domande di una società moderna. 

Per risolvere questi problemi gravi, occorre una grande mobilitazione di tutti, sagge e coraggiose iniziative, nel segno di una concordia nazionale di fondo che di niente vuol privare la dialettica democratica, ma che anzi da essa si alimenta come in ogni società aperta, in vista di una collaborazione NECESSARIA per il bene comune. Ciò quanto meno su questioni vitali, come la lotta alla criminalità organizzata, inaccettabile in sè e con le sue DRAMMATICHE diramazioni nel traffico di droga e nel più barbaro dei delitti, il sequestro di persona. 

Certo, la 'questione giustizia' assume, in questa prospettiva, una assol ta urgenza e priorità. E rende assolutamente necessaria una sua soluzione, nell' anno 1991, - che io vorrei poter chiamare l' ''anno della giustizià' - anche con un piano straordinario in termini di aumento dei magistrati, di potenziamento delle strutture operative, di riforme da completare, esaminando anzitutto ed approvando SOLLECITAMENTE il pacchetto di misure che il Governo ha presentato al Parlamento in tema di giustizia e di sicurezza pubblica, nonchè di quelle di cui io stesso ho investito le Camere. 

Ma il generoso impegno dei magistrati, GIUDICI E MAGISTRATI DEL PUBBLICO MINISTERO, e delle Forze di Polizia, anche se sorrette da FUTURE provvide misure, sarà TOTALMENTE vano se ad esso non corrisponderà eguale impegno della comunità civile, in una grande ribellione morale contro la società della violenza, che tempo fa io ho già invocato dalle forze politiche, sociali e culturali del Paese. 

In questo quadro si inscrive l' insistente, a volte prepotente domanda di riforme che proviene oggi diffusamente, e con ragione, dalla comunità nazionale. 

Non compete a me, quale Capo dello Stato, partecipare ai dibattiti ed agli esami, ed infine alle conseguenti deliberazioni necessarie per realizzare le auspicate riforme istituzionali, nè a me appartiene avanzare suggerimenti o formulare proposte, almeno in questa fase di confronto RAVVICINATO fra le forze politiche e parlamentari, CONFRONTO CHE IO mi auguro concreto ed effettivo: TUTTO ciò compete ai soggetti politici e culturali del Paese e, per le decisioni conseguenti, al Parlamento nazionale ed al popolo DEPOSITARIO DELLA SOVRANITA' NAZIONALE, secondo quanto sarà richiesto dalle volontà concorrenti e dalle circostanze politiche ed istituzionali, in conformità ai principi sanciti ed alle procedure stabilite dalla Costituzione, ed anche per la revisione di essa, se ciò sarà ritenuto necessario. 

A me compete certo, in ogni caso, garantire l' osservanza dell'ordinamento costituzionale ed il primato della sovranità nazionale, ANCHE IN RIFERIMENTO A QUESTO PROCESSO. 

Proprio quale Presidente della Repubblica però e rappresentante dell' Unità Nazionale, non posso e non debbo esimermi dal dovere di testimoniare che è ormai radicata nella coscienza nazionale, NELLA COSCIENZA DEI CITTADINI, la indifferibile esigenza di rinnovare le nostre istituzioni.

Nella sua parte relativa alla proclamazione e alla consacrazione dei principi fondamentali delle libertà e dei diritti, delle loro garanzie politiche e giurisdizionali, la costituzione è di grande attualità, poichè realizza ideali antichi e moderni di libertà e di eguaglianza propri degli uomini e dei cittadini, in una società libera e democratica. 

Nella parte relativa all' organizzazione ed al funzioNamento dei poteri, essa non può invece non risentire del fatto storico che fu adottata in riferimento ad una società, quale quella degli anni 1946-47-48, profondamente diversa dall' attuale: una società pre-moderna rispetto a quella già post-industriale di oggi, nonchè in riferimento ad un sistema politico in cui era radicata la pregiudiziale diffidenza reciproca e la dura contrapposizione ideologica sostenuta ed alimentata anche dalla situazione internazionale e dai suoi opposti schieramenti. 

Già nell' autunno del 1983, con la prima commissione Bozzi, e poi negli anni successivi, la società politica declama la necessità di riforme istituzionali, dichiara la sua volontà di realizzarle, prende anche delle iniziative; ma ben poco finora, OCCORRE RICONOSCERLO, si è compiuto. La stessa importante riforma dell' assetto e del funzionamento delle province e dei comuni rischia di non produrre i frutti giustamente previsti a motivo di quella sorta di asfissia che sembra minacciare l' intero APPARATo istituzionale. 

E non chiediamoci poi di che si alimenti la sfiducia di molti cittadini verso lo Stato, VERSO QUESTO STATO, VERSO la società politica, VERSO QUESTA SOCIETA' POLITICA'.

IL CITTADINO VUOLE UNA SOCIETA APERTA. UN REALE AUTOGOVERNO DELLA COMUNITA; UN POTERE ESECUTIVO CONTROLLATO, MA DOTATO DI ATTRIBUZIONI REALI ED INCISIVE; UNA AMMINISTRAZIONE LIMITATA SI, MA EFFICIENTE; UNA RAPPRESENTANZA POLITICA AUTENTICAMENTE RAPPRESENTATIVA, IN OGNI MOMENTO DEL SUO AGIRE, SNELLA NEL SUO OPERARE; PARTITI CHE SIANO ORGANIZZAZIONI DI CITTADINI PER CONCORRERE, COME DETTA LA COSTITUZIONE, CON METODO DEMOCRATICO A DETERMINARE LA POLITICA NAZIONALE, STRUMENTI QUINDI DELLA COMUNITA', UTILI E ESSENZIALI IN QUESTA FUNZIONE, E NON STRUTTURE INVECE DI AUTORITA' NON RESPONSABILIZZATA CHE SI SOVRAPPONGONO, QUANDO NON PRETENDONO DI GOVERNARE I CITTADINI E LA SOCIETA E LO STATO; UN GIUDICE LIBERO ED INDIPENDENTE, INDIPENDENTE DAI PARTITI, DALLE CONSORTERIE, DAI CORPORATIVISMI E SIMILI, SOGGETTO ALLA LEGGE, SOLTANTO ALLA LEGGE, ESPRESSIONE DELLA SOVRANITA POPOLARE E DELLA COMUNITA NAZIONALE, I CITTADINI SI ATTENDONO CHE OGNUNO DEI POTERI COSTITUITI FACCIA IL PROPRIO DOVERE E RISPONDA AL SUO MANDATO. IL REGIME DEMOCRATICO NON PUO' NON AVERE GLI STRUMENTI PER FUNZIONARE IN UNA SOCIETA MODERNA.

LA DEMOCRAZIA NON PUO' NON AVERE GLI STRUMENTI PER RISPONDERE ALLE DOMANDE DELLA COMUNITA'; LA DEMOCRAZIA NON PUO' NON AVERE GLI STRUMENTI PER FAR VALERE LE RAGIONI DELLA SOVRANITA' POPOLARE, MI AUGURO FORTEMENTE CHE LE FORZE PARLAMENTARI DI QUESTO PARLAMENTO SAPPIANO INDIVIDUARE QUESTI STRUMENTI E LI SAPPIANO E LI VOGLIANO ADOPERARE.

PER PARTE MIA, FARO' QUANTO PER COSTITUZIONE E' DA ME DOVUTO E MI COMPETE. 

RIFLETTIAMO QUINDI TUTTI SULLA ESIGENZA DI RIFORMARE LE ISTITUZIONI, E ClO' ANCHE PER DARE MODO ALLA SOCIETA' CIVILE DI RITESSERE LA TRAMA, CHE APPARE TALVOLTA LOGORA E LACERATA, NEL SUO ORDINE DI VALORI, DEL TESSUTO CHE DEVE UNIRE PERSONE, COMUNITA' E STATO.  INDIVIDUI, FAMIGLIE, COMUNITA' RELIGIOSE E CULTURALI, COMUNI; PROVINCE E REGIONI, SINDACATI, ASSOCIAZIONI IMPRENDITORIALI E POTERE CENTRALE, E SENZA IL QUALE TESSUTO LA SOCIETA' STESSA, ANZI LO STESSO STATO DEMOCRATICO, NON VIVONO DI UNA VITA VERA E PIENA. 

IN CONCLUSIONE. HO FIDUCIA CHE IL NOSTRO PAESE SAPRA' MOBILITARE LE ENERGIE MORALI ED INDIVIDUARE GLI STRUMENTI ADATTI A COMPIERE QUESTO INDIFFERIBILE SFORZO DI AMMODERNAMENTO, COSI COME HA SAPUTO, CON GLI STRUMENTI DELLA DEMOCRAZIA E CON IL VASTO CONCORSO E LA COLLABORAZIONE DI TUTTI 1 CITTADINI VINCERE LE BATTAGLIE DELLA SUA RICOSTRUZIONE MORALE E MATERIALE, LE BATTAGLIE DI DIFESA DELLA SUA LIBERTA E  INDIPENDENZA, LE BATTAGLIE PER LA COSTRUZIONE E TUTELA DEL REGIME DEMOCRATICO, PER LA SUA TRASFORMAZIONE IN UNA SOCIETA' MODERNA, L'ITALIA HA COMBATTUTO QUESTE BATTAGLIE E LE HA VINTE..

CON QUESTI SENTIMENTI VOGLIO RIVOLGERE, IN UNA SERA CHE PER MOLTI, PER I PIU' E' DI FESTA, IL MIO COMMOSSO PENSIERO E LA SOLIDARIETA' DI TUTTI GLI ITALIANI A COLORO CHE IN SICILIA TERREMOTO DI QUALCHE SETTIMANA FA HA CRUDELMENTE PRIVATO DELLA CASA ED HA COLPITO NELL'INTIMITA' FAMILIARE.

IL MIO PENSIERO CORDIALE ED AFFETTUOSO, IL PENSIERO DELL'INTERA NAZIONE, VA AI CITTADINI CHE SERVONO NELLE FORZE ARMATE: LA REPUBBLICA, IN PATRIA A TUTELA DELLA NOSTRA SICUREZZA ED OLTRE MARE A DIFESA DELL'ORDINE INTERNAZIONALE,' VA AI CITTADINI CHE ANCHE IN QUESTA NOTTE OPERANO PER LA SICUREZZA E L'ORDINE PUBBLICO, PER LA DIFESA DELL'ORDINE DEMOCRATICO.

A TUTTI VOI, MIEI CONCITTADINI, RIVOLGO DI CUORE UN CALOROSO AUGURIO AFFINCHE', CON L'AIUTO DI DIO, L'ANNO 1991 POSSA ESSERE UN ANNO DI SERENITA' E DI TRANQUILLITA'; E PER ESSERE INTERAMENTE SINCERO CON VOI, UN ANNO PIO TRANQUILLO PER TUTTI VOI DI QUANTO PER ME SIA STATO QUEST'ANNO CHE VOLGE A TERMINE, IL 1990! CHE SIA PER TUTTI VOI E PER TUTTI NOI UN ANNO DI PROFICUO IMPEGNO COMUNE, UN ANNO DI PROSPERITA' E DI PACE. 

AUGURI A TUTTI VOI!

 

Buon Anno. Buon Anno!

 

 

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