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DISCORSO DEL PRESIDENTE CARLO AZEGLIO CIAMPI

11-10-1999
GERUSALEMME: INCONTRO CON I RAPPRESENTANTI DELL'ASSOCIAZIONE ISRAELIANA DI ORIGINE ITALIANA

 

VISITA DEL
PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA
CARLO AZEGLIO CIAMPI
NELLO STATO D'ISRAELE

BRINDISI AL PRANZO UFFICIALE OFFERTO DAL PRESIDENTE WEIZMAN

Gerusalemme, 11 ottobre 1999

Signor Presidente di Israele,
Gentile Signora Weizman,
Signore e Signori,

desidero, innanzitutto, ringraziarLa per le Sue parole. Mi confermano l'amicizia e la stima nei confronti dell'Italia che ho avvertito dal momento del mio arrivo qui, nel calore dell'accoglienza e nella cordialità degli incontri avuti.

Nei prossimi due giorni, mi attende un programma di grande significato umano ancor prima che politico. Guardo con emozione alla visita che mi appresto a compiere domani a Yad Vashem.

La Shoah è un monito per tutta l'umanità. Conservarne la memoria deve essere l'ispirazione per un futuro in cui nessun popolo abbia a soffrire la tragedia del popolo ebraico.

La mia non è solo una speranza: è una convinzione fondata, radicata nel mio animo. Ho avuto la fortuna di essere stato educato al rispetto, all'amore del prossimo, a riconoscere agli altri i diritti che rivendichiamo per noi. Quella convinzione è stata consolidata dall'esperienza della mia generazione, dagli eventi di cui essa è stata partecipe in Italia, in Europa e nel mondo. E' la convinzione che l'affermarsi della pace sulla guerra, dei diritti umani sulla persecuzione religiosa o razziale, dei valori della civiltà sull'intolleranza dipendono dall'indomabilità dello spirito umano.

Lo dimostra l'esistenza stessa dello Stato di Israele. Israele nasce da una visione che ha ispirato un popolo e una cultura millenari; è cresciuto col sacrificio e col coraggio dei pionieri; è stato la grande speranza che neppure l'orrore dell'Olocausto è riuscita a spegnere. Dopo lo storico voto dell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite, il 29 novembre 1947, Israele ha mosso i primi passi in circostanze oltremodo difficili, ha difeso con successo il proprio posto nella comunità internazionale.

In 50 anni di vita, Israele ha superato enormi avversità e ha dato vita ad un paese moderno, dinamico, ricco di energie culturali e scientifiche. Con l'ingegno, col lavoro, con l'uso parsimonioso delle risorse naturali, ha trasformato il deserto in campi, in giardini, in città.

Ma la visione da cui è nato Israele non era soltanto quella di un popolo, di un territorio, di prosperità per tutti i suoi abitanti. E' la visione di una società libera, civile, democratica. E' la visione di uno Stato di diritto eretto da un popolo cui erano stati negati tutti i diritti.

Signor Presidente,

sono venuto per conoscere e vedere con i miei occhi il Suo Paese. E' un Paese che suscita forti emozioni. Non è possibile rimanere indifferenti di fronte ai recenti avvenimenti e a quanto di promettente sta avvenendo nell'intera regione.

Di fronte ad ogni sfida Israele e il suo popolo non si sono mai tirati indietro. Adesso Israele si trova di fronte ad una sfida nuova: la sfida del dialogo fra israeliani e palestinesi, la sfida della pace.

Sono convinto, Signor Presidente, che il Suo Paese dimostrerà anche questa volta la capacità di fare scelte coraggiose: la pace richiede coraggio.

Scelta non facile, di fronte all'illusoria sicurezza della forza delle armi, ma scelta che Israele ha ormai fatto e rinnovato più di una volta, ormai da lungo tempo: a Camp David nel 1978, a Oslo nel 1993 e a Washington nel 1994; da ultimo, poche settimane fa, a Sharm el Sheik. Un accordo che abbiamo salutato con sollievo e con grande speranza; l'Europa e l'Italia ne seguono ora con trepidazione gli sviluppi, il calendario dei prossimi adempimenti. Il processo di pace è giunto ad una svolta definitiva; ci auguriamo vivamente che ai responsabili, dalle due parti, non facciano difetto né il coraggio, né la visione, né la buona volontà.

Se la pace fosse stata una scelta facile non sarebbe stata pagata così cara da uomini e donne che vi hanno profondamente creduto.

Rendo omaggio a chi ha avuto il coraggio della pace e lo ha pagato con la vita: a Rabin, a Sadat, e a tutte le vittime innocenti di una violenza cieca che ha colpito uomini, donne e bambini nei mercati e nelle strade, nelle moschee e nelle sinagoghe.

Signor Presidente,

ho parlato con emozione e con partecipazione del recente passato di Israele, di 50 anni ricchi di successi sociali, economici e scientifici. Ho parlato con speranza, con convinzione, con fiducia del prossimo futuro che tutti gli amici di Israele nel mondo identificano nel successo del processo di pace con il popolo palestinese e con tutti gli altri paesi vicini.

Come italiano, come europeo, come cristiano, partecipe dei valori di una civiltà cui entrambe le nostre culture appartengono, mi sarebbe stato impossibile parlarne con distacco. I valori e le tradizioni dell'ebraismo, così presenti nella realtà israeliana, sono ben noti in Italia: soprattutto a chi come me proviene da una città, Livorno, patria di una prospera comunità ebraica, che ha dato all'Italia e all'ebraismo un grande maestro di vita, il Rabbino Capo di Roma Elio Toaff.

I nostri Paesi sono vicini: per geografia, per tradizione storica e bagaglio culturale, per interessi di stabilità politica e di sviluppo economico. Italia e Israele, da sempre, trovano nel Mediterraneo la linfa vitale delle nostre società e delle nostre economie.

E' impossibile, Signor Presidente, parlare dell'Italia senza immediatamente pensare all'Europa. La proiezione verso una vera Unione, verso l'acquisto di una autonoma ed autorevole soggettività internazionale, è una realtà.

In Europa, un gruppo di paesi civilmente avanzati, che nella prima metà del secolo, dominati da una logica di nazionalismo deteriore, si erano lasciati trascinare in un viluppo di lotte fratricide, fino a degradarsi, elaborando ideologie perverse, in comportamenti vergognosi per la dignità dell'uomo, hanno maturato, insieme con la consapevolezza delle proprie responsabilità, il convincimento che l'affermazione dei valori della comune civiltà europea, la prosperità sociale ed economica, potevano essere assicurate soltanto da una profonda integrazione europea.

Abituati agli schemi del passato molti fanno ancora fatica a percepirlo: ma il traguardo dell'unità europea ha già assunto connotati concreti.

L'Italia è stata all'avanguardia della costruzione europea che, con l'euro, ha raggiunto un fondamentale traguardo politico oltre che economico. L'Europa sa di dover andare oltre nella propria dimensione istituzionale interna; sa anche di dover guardare al di là del perimetro dei paesi che attualmente fanno parte dell'Unione Europea.

I valori ideali di libertà, di relazioni pacifiche fra i popoli, ai quali la concezione stessa dell'Unione europea si ispira, escludono e rifiutano impostazioni di un pur splendido isolamento.

Per l'intero Mediterraneo la pace in Medio Oriente è una svolta storica. Dobbiamo quindi mirare, come è nello spirito della Conferenza euro-mediterranea, a una più penetrante e diffusa cooperazione fra Europa, Medio Oriente e Nord Africa. Dobbiamo mirare allo sviluppo dei legami con la comunità euro-atlantica. Dobbiamo mirare al collegamento con il processo di allargamento a Est come a Sud dell'Unione Europea.

Di questa spinta Italia ed Israele devono essere protagonisti di primo piano, con le loro vibranti economie, con le loro energie imprenditoriali, con i loro settori scientifici e tecnologici.

Questo lo scenario su cui dobbiamo puntare; questa la visione che ci deve ispirare. Questa è la pace europea che, insieme con tutti gli uomini di buona volontà, vogliamo diffondere e fare affermare.

Con questi sentimenti, Signor Presidente, levo il calice al Suo benessere personale e quello della Signora Weizman, alla prosperità dell'amico popolo israeliano, all'amicizia fra i nostri due Paesi.