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DISCORSO DEL PRESIDENTE CARLO AZEGLIO CIAMPI

11-10-1999
GERUSALEMMME: CERIMONIA ALLA FORESTA DELLA PACE

 

VISITA DEL
PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA
CARLO AZEGLIO CIAMPI
NELLO STATO D'ISRAELE

CERIMONIA DELLA FORESTA DELLA PACE

Gerusalemme, 11 ottobre 1999

Mi rivolgo a voi con un "cari amici", senza fare nomi, perché temerei di ometterne qualcuno, quando invece vorrei e voglio ricordarvi tutti.

Come sapete, ho iniziato oggi la mia visita in Israele. E' ancora vivo il primo impatto delle emozioni che prova chiunque arriva in questa città. Per i fedeli di tre religioni Gerusalemme è memoria vivente del loro credo, e per tutta l'umanità è un patrimonio unico.

Sono onorato di potere iniziare questa giornata con questa cerimonia che voi così gentilmente mi offrite. E il messaggio che porto dall'Italia, insieme a quello di amicizia del popolo italiano, è l'appello a condurre a termine il cammino intrapreso verso la pace.

Non è un'illusione. Le intese recenti, fino a quelle delle ultime settimane, dimostrano che la pace è a portata di mano. Il sogno degli ideatori di Keren Kaymet, delle Foreste Simboliche di Israele, il sogno di quanti mi hanno preceduto nel piantare un albero in questa Foresta della Pace, sta diventando realtà.

Questa Foresta è simbolo dell'innata capacità umana di inseguire una visione, un ideale senza arrestarsi di fronte ad ostacoli che possono apparire, in certi momenti, insuperabili.

Con questo spirito si riesce a far nascere foreste dove prima era deserto. Con la stessa determinazione, con la stessa fede, si riesce a costruire la pace sulle macerie delle guerre.

Uomini di buona volontà ci sono riusciti in Europa; ed è il grande vanto della generazione cui ho il privilegio di appartenere. Sono convinto che uomini di buona volontà ci riusciranno anche qui: con questa profonda convinzione mi appresto a unirmi a quanti hanno dato vita a questa foresta di speranza.

Questa collina, questa vallata hanno segnato a lungo divisione e conflitto: di fronte a una Gerusalemme, il cui nome stesso incorpora la parola "pace", hanno perpetuato troppo a lungo una guerra. Questa è stata "terra di nessuno". Oggi state e stiamo costruendo un futuro in cui torni ad essere, per tutti, terra di pace.

Dedico volentieri questo albero a Elvio Sadun, il cui fratello Beniamino, tuttora vive a Roma. Elvio decise nel 1939 di lasciare l'Italia e andò a completare i suoi studi universitari negli Stati Uniti dove si affermò brillantemente come grande scienziato. Lo rividi nell'immediato dopoguerra a Livorno nel 1944, quando serviva nell'esercito americano.

Ci siamo poi riincontrati molte volte a Washington, quando io avevo occasione di andare a Washington per le riunioni del Fondo Monetario Internazionale, ed era sempre un incontro bello. Col fratello Mino, che rimase invece in Italia, ci trovammo a vivere per sei mesi come fratelli nelle montagne abruzzesi nel periodo tra il 1943 e il 1944. Lì nacque un'amicizia che è tuttora molto viva.

Per tutto questo sono particolarmente lieto di dedicare questo albero alla memoria di Elvio Sadun.