Presidenza della Repubblica

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DISCORSO DEL PRESIDENTE CARLO AZEGLIO CIAMPI

29-06-1999
BARI - INCONTRO CON IL CONSIGLIO E LA GIUNTA REGIONALE E LE AUTORITA' CITTADINE

 

VISITA DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA CARLO AZEGLIO CIAMPI
IN PUGLIA

INTERVENTO AL CONSIGLIO REGIONALE

Bari, 29 giugno 1999

Desidero ringraziare il Presidente del Consiglio Regionale, il Presidente della Giunta Regionale, il Sindaco di Bari per le parole con le quali mi avete accolto. Ma il ringraziamento va soprattutto al fatto che in questi vostri indirizzi non vi siete limitati a dire parole di occasione, di benvenuto, ma avete indicato e affrontato problemi. E sapete che io per natura e per esperienza professionale mi trovo più a mio agio quando si parla di problemi, rispetto alle occasioni solamente di cerimonia, di benvenuto.

Vengo a Bari anche perché con la Puglia ho rapporti antichi. Non posso non ricordarli, sia pure brevemente. La mia prima venuta a Bari risale al 1942, quando da giovane Sottotenente mi apprestavo ad andare proprio in Albania, in quel periodo del conflitto mondiale.

Mi ritrovai a Bari nel 1944 ancora da militare e in questa città, dove restai circa otto mesi, riuscii a conciliare il servizio militare con la frequenza universitaria. Mi ero iscritto alla facoltà di Legge - avevo avuto un primo ciclo di studi in Lettere terminato a Pisa - ed ebbi la fortuna di conoscere all'Università di Bari, dove ho sostenuto alcuni esami, dei giovani docenti che mi piace ricordare. Si chiamavano Carlo Lavagna, Aldo Moro, Pasquale Del Prete.

Ricordo questi tre perché con loro partecipai, non attivamente data la mia giovane età e minore esperienza professionale, alla fondazione di una rivista. Si chiamava "La Rassegna": era una rivista, che credo sia vissuta per alcuni anni e che rappresentava un elemento vivace della cultura barese durante e all'indomani del conflitto di allora.

Questi, i miei ricordi antichi.

Ma passiamo all'oggi, al recente. Già da Presidente del Consiglio ebbi occasione di venire per la "Fiera del Levante" nel 1993 ed ebbi con voi un bell'incontro. Da Ministro del Tesoro sono venuto più di recente per una di quelle visite nel Mezzogiorno che ho fatto con il collega Visco, proprio perché sentivo che il Mezzogiorno era il punto fondamentale per il rilancio, per l'espansione dell'economia italiana.

Sono intervenute ora le vicende drammatiche del conflitto nei Balcani. E qui è scattato qualcosa che fa particolarmente onore a questa Regione. Perché è una regione che si è trovata in mezzo a problemi nuovi, improvvisi, certamente non governabili con la ordinarietà, quali quelli non più della immigrazione in corso da tempo, ma di una massa ingente di persone che hanno lasciato le loro terre e hanno attraversato l'Adriatico per trovare un minimo di sicurezza e di solidarietà. E voi gliel'avete data; gliel'avete data al di là di ogni aspettativa, e direi con una grande semplicità. Semplicità che forse poteva nascondere questo enorme sforzo di generosità spontaneamente avvenuto in questa terra di Puglia.

Ma non è passato inosservato. Ho sentito con piacere dalle parole del Dott. Copertino, anche se già lo sapevo, di questa iniziativa per un Premio Nobel per la Pace alla Puglia. Non so se questo avverrà, quello che so è che l'Italia vi deve un premio per la pace. Questo è un fatto certo, che tutti gli italiani sentono e che io in questo momento, come Presidente della Repubblica, intendo esprimere a piena voce: un premio per la pace alla Puglia. E' quanto l'Italia deve a questa Regione.

Volevo già fermarmi in Puglia quindici giorni fa al ritorno dalla mia visita in Albania. Lo dissi anzi anche al prefetto di Brindisi al rientro in elicottero da Valona. Lo sconsigliarono motivi di carattere politico; era in corso una campagna elettorale che solamente ieri l'altro è terminata e quindi sarebbe stata impropria una visita in quei giorni. Però, dissi al Prefetto di Brindisi che sarei venuto in Puglia al più presto. Oggi adempio a quell'impegno.

La realtà che è stata ricordata negli interventi, a cominciare da quello del Presidente Di Staso, è quella di una Puglia che è dirimpettaia dei Balcani e dell'Albania, con un rapporto che ormai si è instaurato e che è destinato a consolidarsi nei prossimi decenni. E' una realtà della quale voi siete consapevoli e dalla quale dovete essere capaci di dare e di trarre il massimo dei benefici: per loro, le popolazioni dei Balcani e per voi, per lo sviluppo della Puglia.

L'Adriatico è un tratto di mare così breve, che quasi si può considerare un fiume. E voi sapete con quanta insistenza io torni sui temi del Mediterraneo e, in particolare, dell'Adriatico e del Tirreno. Noi abbiamo questi due mari che sono due grandi fiumi, che bisogna sfruttare maggiormente: per le nostre comunicazioni interne e per la cerniera che la Puglia, come è stato giustamente ricordato, costituisce nei confronti di tutto l'Oriente e del Sud.

Su questo si basa una delle forze della posizione geofisica della Puglia e di tutta l'Italia meridionale. La Puglia sta vivendo una fase di rilancio che ha i suoi momenti di alti e bassi, come suol dirsi, momenti di accelerazione, momenti di pausa.

L'Italia ha saputo trovare in quello che chiamiamo "il modello adriatico", il modello di vera industrializzazione, quello che combina le capacità italiane dei singoli con le capacità di una realtà italiana, che è quella di un Paese che sa di poter essere all'avanguardia nell'Europa.

Ho menzionato la parola "Europa" per sottolineare e ripetere ancora una volta quanto è importante che l'Italia abbia fatto parte e faccia parte dell'Unione europea, che abbia partecipato sin dall'inizio a questa fase straordinaria che è quella della moneta unica. Dalla quale non bisogna attendersi, non lo dico oggi lo dicevo già prima che partisse l'Euro, miracoli. L'Euro non apre l'età dell'oro. L'Euro offre l'occasione per l'Europa di diventare veramente continente "leader", col continente americano, nel mondo. E il nostro Paese vi è dentro non solo per interesse dell'Italia, ma anche per interesse dell'intera Europa.

Un Euro che fosse stato costruito su una realtà esclusivamente mitteleuropea sarebbe stato un Euro dimezzato, un Euro non in grado veramente di esprimere quanto l'Europa sa di poter esprimere. L'Europa è forte perché vi è questa capacità di combinare la civiltà del Mediterraneo, la civiltà del Cristianesimo e dell'Umanesimo, con la civiltà mitteleuropea: e insieme volgersi al Sud, rappresentato dall'Africa, e all'Oriente che ci sta vicino, per aprire un dialogo pieno che è, a mio avviso, l'unico modo per affrontare il grande confronto che avverrà nei prossimi decenni fra Nord e Sud, nonché per completare quello fra Est ed Ovest.

I Balcani costituiscono un punto fondamentale in tutto questo. Quanto è accaduto negli ultimi mesi ci ha confermato l'importanza dell'Unione Europea. Sono solito dire: pensiamo all'Europa della prima metà del '900. Un'Europa che fosse rimasta nella seconda metà di questo secolo uguale a quella della prima metà non avrebbe resistito a quanto è accaduto nei Balcani. E quanto è accaduto ora nei Balcani sarebbe stata l'occasione quasi certamente di un nuovo conflitto mondiale. Il fatto che ci fosse un'Europa integrata ha impedito che ciò avvenisse. Però l'Europa integrata non è ancora così avanzata, nella sua organizzazione interna e nella sua estensione, da impedire quello che è accaduto nei Balcani, che, al contrario, non sarebbe successo se fosse esistita quella che io chiamo la pace europea.

Quando parlo di pace europea, cosa intendo? Intendo che quanto realizzato e quanto si sta realizzando per l'economia nell'Europa degli undici, si ampli a tutti i vari aspetti della politica estera e della sicurezza e che al tempo stesso l'Unione europea offra ai Paesi, che non sono ancora maturi per partecipare a pieno titolo all'Unione, delle occasioni, degli agganci, degli strumenti associativi che permettano loro di beneficiare della realtà europea, cioè dei benefici di un nuovo modo di concepire le relazioni fra popoli.

Il problema delle etnie lo avremo sempre, necessariamente. Però, non si può pensare di risolvere i problemi delle etnie ritagliando Stati, più o meno piccoli, praticamente composti da una sola etnia. Bisogna avere la forza di convivere fra etnie diverse. La ricchezza della diversità di culture, di tradizioni può diventare un lievito per il vantaggio di tutti. Ma bisogna abbandonare questa orribile, vergognosa idea dell'etnia dominante.

E' quanto è accaduto nei Balcani ed è quanto abbiamo dovuto contrastare ricorrendo alla guerra. L'uso delle armi, verso il quale noi sentiamo repulsione, è stata una necessità, perché come sono solito dire, la repulsione per le armi non poteva non cedere alla ripugnanza per gli eccidi. E in questi giorni vediamo in terra di Kossovo le scoperte dolorose che vengono fatte dai nostri soldati di eccidi consumati per motivi squisitamente etnici, solamente per eliminare persone con un'altra origine, un'altra tradizione.

Con la pace europea noi dobbiamo portare la capacità di convivenza che voi, qui in Puglia, paese che nei secoli passati è stato capace di far vivere insieme popolazioni diverse, conoscete bene: ricordiamo Federico II, re del Nord, che viveva qui. Ho voluto che fra le monete dell'Euro fosse rappresentato Castel Del Monte, perché è un simbolo straordinario, che risale appunto a ottocento anni fa, di quella che era la mentalità di chi viveva in queste terre. E noi che le abitiamo oggi dobbiamo, sulla base di quella tradizione, affermare con determinazione e con tenacia questi principi.

Qui, in questa terra, abbiamo questo esempio di convivenza, ripeto, di grande civiltà che risale al Cristianesimo e all'Umanesimo. Essa è la nostra forza che dobbiamo infondere nel dialogo con gli altri popoli del Mediterraneo, nel rispetto delle loro realtà di tradizioni e di religioni, ricordando in ogni momento che il dialogo è la sola strada attraverso la quale i popoli possono convivere e prosperare.

Tutto questo in una Italia che sa di avere ancora tanti problemi, anche se ha fatto molti passi avanti. Qui ne è stato ricordato uno che mi sta particolarmente a cuore. Si è parlato di riforme, di autonomie. Questo fa parte, non è un semplice corollario, di quanto detto prima; bisogna saperle realizzare anche nel nostro Paese.

Abbiamo vissuto momenti di timore di dissennatezze, quando si è parlato di separatismo. Proprio l'aggancio all'Europa ha fatto capire la completa inconsistenza di idee del genere, che di fatto oggi si stanno allontanando completamente dal nostro Paese. Ma il sentire profondamente l'unità del nostro Paese, l'unità d'Italia, non deve spingerci verso il centralismo. Al contrario, l'Italia è forte in quanto è composta di realtà profondamente diverse, che però sanno riconoscere quelle che sono le basi comuni, ciò che ci lega.

Di qui l'importanza delle autonomie, l'importanza delle Regioni, delle Province, dei Comuni.

Ho avuto occasione la settimana scorsa di ricevere in un solo giorno i rappresentanti delle Regioni, delle Province e dei Comuni. Una realtà così eterogenea, ma così unita, così bella. Ho sentito parole a tutti comuni. Sono venute tutte le Regioni e hanno parlato attraverso la voce del loro Presidente: tutti si sono riconosciuti in quella voce, questo è importante, qualsiasi fossero i partiti che essi rappresentavano singolarmente. E quella voce mi ha detto una cosa sola: andiamo avanti con le riforme. Andiamo avanti con le riforme che sono fattibili. E le prime che sono fattibili sono proprio quelle che riguardano le autonomie regionali.

Quindi, il federalismo, coniugato con la sussidiarietà, un concetto che è stato affermato in Europa e che in Europa vede la sua realizzazione. La parola sussidiarietà ormai è diventata una parola trainante, anche se può non piacere dal punto di vista squisitamente linguistico. Significa che tutto quello che può essere deciso a livello inferiore venga deciso a livello inferiore, perché lì è massimo il contatto fra il cittadino e l'istituzione, fra il cittadino e i problemi. E solamente quello che non può essere risolto a livello inferiore venga deciso a livello superiore, fino ad arrivare a livello dello Stato, fino ad arrivare a livello dell'Europa.

Ecco, è su questo tipo di piramide che si deve reggere il nostro futuro. Per questo la possibilità di dare alle autonomie locali maggiore spazio è fondamentale. Di qui l'importanza che vada presto a compimento questa prima parte di riforme che è già in discussione al Parlamento. Mi riferisco in particolare, all'elezione diretta dei Presidenti delle Regioni, provvedimento particolarmente urgente perché ormai sono imminenti le prossime elezioni regionali. E la richiesta che mi hanno fatto i Presidenti delle Regioni, la priorità delle priorità, è di arrivare in tempo per quella scadenza. Per questo mi raccomando al Parlamento.

Anche ieri, ricevendo il Ministro per le Riforme, gli ho raccomandato di fare tutto il possibile perché si rispetti questa scadenza, perché non si arrivi alla primavera prossima senza avere avuto una nuova legge che permetta l'elezione diretta del presidente della Regione, secondo l'indicazione unanime di tutti i Presidenti della Regione.

Poi abbiamo il problema del Mezzogiorno. Sapete quanto mi stia a cuore. Non è una invenzione che faccio oggi in questo mio primo intervento in una regione d'Italia quale Presidente della Repubblica. Chi ha avuto occasione di incontrarmi, a Roma o nelle visite che da Ministro del Tesoro ho fatto nelle Regioni, lo sa. Io sono profondamente convinto, l'ho già accennato prima, della validità del "modello adriatico". Ecco, voi in Puglia lo state realizzando, sia pure a pelle di leopardo, come suol dirsi.

Ebbi occasione, l'ultima volta che venni in Puglia, di visitare alcune realtà importanti: una grossa industria tedesca che era venuta a insediarsi qua, una grossa industria italiana nata spontaneamente in terra di Puglia e di Basilicata. Ora, queste iniziative si stanno moltiplicando e si devono moltiplicare.

Quello che deve fare lo Stato e le stesse amministrazioni locali è di favorire tutto questo, dare la spinta: di qui le iniziative che abbiamo preso. Mi auguro che l'intesa di programma regionale si firmi presto fra la Puglia e il Governo, perché quello è un altro strumento per dare chiarezza di impostazione degli indirizzi, perché si facciano quelle opere pubbliche che sono necessarie.

Ci sono due condizioni importanti, perché si abbiano insediamenti sempre maggiori sia di industrie che vengono da altre parti d'Italia o dall'estero, sia di spontaneo sviluppo di imprese locali: accrescere le infrastrutture, garantire la sicurezza.

Le infrastrutture sono fondamentali. Una delle ultime mie iniziative da Ministro del Tesoro fu quella di far predisporre l'elenco di tutte le opere pubbliche nel Mezzogiorno rimaste incompiute. Ed è venuto fuori un elenco direi quasi chilometrico.

Di quelle opere voi stessi avete fatto una selezione, avete indicato quelle che possono essere ancora utilmente completate, quelle per cui il completamento poteva essere più rapido, in quanto già in possesso di progetti. Per il loro completamento abbiamo assegnato tremila miliardi al Mezzogiorno. La Puglia ha avuto, mi pare, trecentocinquanta-trecentottanta miliardi per completare opere pubbliche, di cui alcune importantissime, come per esempio quella per l'acqua.

Una parte di quei soldi servirà a completare - vengo ora dall'aeroporto - la congiunzione ferroviaria fra l'aeroporto e Bari. Ma soprattutto il problema dell'acqua è fondamentale. Ecco, su queste opere pubbliche voglio l'impegno delle amministrazioni, perché gli imprenditori privati guardano alla loro realizzazione, per decidersi a venire in Puglia o nel Mezzogiorno, dall'estero e dal nord dell'Italia. L'iniziativa di Manfredonia ha avuto lentezza di attuazione, ma mi auguro che finalmente parta.

La prossima visita che farò in una regione sarà il Veneto. Altra regione con caratteristiche straordinarie, che però ha i suoi problemi anch'essa, le sue insoddisfazioni, che sono le stesse che avete voi: opere pubbliche e sicurezza. Mi chiederanno questo. Lo so già.

Lo sviluppo poi deve essere lasciato all'iniziativa privata. Lo Stato imprenditore è un capitolo del passato; ha avuto anche i suoi meriti. Lo Stato deve essere presente per fare le opere pubbliche, per indicare le regole e garantirne il rispetto. Poi sta ai privati l'intraprendere, l'operare, singolarmente o unendosi fra di loro. I consorzi sono un fatto fondamentale. Alcuni patti territoriali - in Puglia, ne abbiamo in atto più di una decina, sono già abbastanza avanzati. Essi sono organizzati per favorire il privato che voglia dar vita a una industria e ha bisogno di sapere dove la può insediare, dove trova il territorio adatto, dove trova le infrastrutture, l'acqua, i mezzi di comunicazione che garantiscano alla propria impresa di prosperare.

Ecco, tutte queste cose sono a nostra portata di mano. Queste cose dobbiamo farle insieme. Ci deve essere la spinta dal basso. Chiedere di potersi amministrare il più possibile dal basso è legittimo; però si deve essere capaci di esprimere una spinta dal basso e una sollecitazione verso l'alto. Quello che notai nei miei viaggi nella Puglia di sei mesi fa è che erano venute meno le lagnanze: non trovavo più persone che, come suol dirsi, piangevano su se stesse, ma persone che chiedevano di poter fare, di avere le condizioni per poter operare. Questo spirito attivo mi auguro sia sempre più forte in voi.

E ora concludo ricordando quello che per me è stato l'aspetto più bello della mia visita in Albania.

Visitando i campi profughi, e prima, quell'albergo di Tirana che funziona da centrale operativa, ho visto lavorare assieme gli operatori del pubblico e del privato: funzionari di Stato, funzionari di Regione, rappresentanti del volontariato. Insieme hanno realizzato un miracolo: in pochi giorni hanno organizzato dei campi, come quello di Cavaia e quello di Valona, in cui sono ospitati migliaia e migliaia di kosovari. Sono passato in mezzo a persone che applaudivano, applaudivano l'Italia che ha fatto queste cose, realizzate evidentemente perché c'è la capacità di creare. Le stesse persone che nella loro attività ordinaria, in un ministero, in una regione, in una provincia, sono per lo più in posizione difensiva, giocano, come dico, di rimessa, sono vincolati "al precedente", lì sono riusciti invece - in una realtà diversa, liberi da vincoli, spronati da un sentimento fortissimo, quello umano, di aiutare persone in difficoltà - a realizzare cose che sembravano irrealizzabili e che suscitano l'ammirazione da parte di tutto il mondo.

Questo è lo spirito attivo, lo spirito di iniziativa che ciascuno di noi deve mettere nel proprio operare. Questo spirito, come sono solito ripetere, consiste nell'avere un po' di fantasia, intesa come capacità di fare progetti e di avere la tenacia e la determinazione nel realizzarli. Poi il riscontro giorno per giorno di quello che si è fatto, la consapevolezza che si è fatto un passo avanti, genera la fiducia di riuscire ad arrivare al completamento del progetto, al raggiungimento dell'obiettivo, al successo.

E' con questi sentimenti che sono oggi in Puglia. Mi rallegro con voi perché ho avvertito nei discorsi qui fatti questo senso positivo, concreto. Perseverate. Penso che da voi stessi debba venire la massima sollecitazione nei confronti dello Stato. Ma voi dovete rivolgervi allo Stato, non per richiedere risorse in generale, ma perché avete progetti, progetti validi, che attendono di essere finanziati. Ho sempre sostenuto che non è stata mai la mancanza di risorse finanziarie a limitare lo sviluppo del Paese, ma la mancanza di progetti validi.

Questo dovete fare, questo è l'augurio che vi rivolgo e con questi sentimenti comincio la mia visita in Puglia. Grazie!