Presidenza della Repubblica

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DISCORSO DEL PRESIDENTE CARLO AZEGLIO CIAMPI

25-06-1999
INCONTRO CON IL PRESIDENTE E I COMPONENTI DELL'ASSOCIAZIONE NAZIONALE DEI COMUNI ITALIANI

 

INTERVENTO DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA
CARLO AZEGLIO CIAMPI
ALL'INCONTRO CON IL PRESIDENTE E CON UNA DELEGAZIONE
DELL'ASSOCIAZIONE NAZIONALE COMUNI ITALIANI

Palazzo del Quirinale, 25 giugno 1999

 

Ringrazio tutti voi che rappresentate gli 8.103 o 8104 Comuni italiani. Ringrazio il vostro Presidente, dott. Enzo Bianco, per le parole che ha voluto rivolgermi.

Non sto a dilungarmi in parole di circostanza. La riconoscenza che sento nei confronti di tutti gli italiani che, in maniera diretta o indiretta, hanno contribuito alla mia elezione a Presidente della Repubblica è forte. Come, giustamente, ha detto il Presidente Bianco, avverto la responsabilità che mi è stata affidata, però non vi nascondo che il modo con il quale ciò è avvenuto mi sostiene, mi dà forza nell'affrontare con serenità questo compito.

Sono d'accordo con il Sindaco Bianco sull'importanza dell'eterogeneità nel nostro Paese, questa ricchezza di apporti dalle varie parti d'Italia, così diverse e però, al tempo stesso, ormai pienamente convinte dell'importanza della unità nazionale, che nell'integrazione europea trova, a mio avviso, ulteriori motivi di validità.

Noi dobbiamo avere di questo nostro continente un disegno complessivo in cui le frontiere cadono, ma non per annullarci e trovarci ad essere un qualche cosa di indistinto. Siamo e dobbiamo rimanere italiani. Io ricordo che già anni fa - la prima volta che andai in Germania da Presidente del Consiglio, per una conferenza che tenni all'Università di Bonn - mi professai cittadino europeo nato in terra d'Italia, vorrei aggiungere nato in terra di Toscana, nato in terra di Livorno, come sa benissimo il Sindaco Lamberti che è qui con noi. E' proprio questo sentire la peculiarità della propria terra - intesa anche come comune, anche come piccolo comune - che a mio avviso costituisce un contributo forte e importante alla nostra ricchezza, come Paese e come parte componente dell'Europa.

La parola sussidiarietà, che è relativamente recente credo nel nostro linguaggio - forse se avessimo pronunciato la parola sussidiarietà vent'anni fa, probabilmente ci saremmo domandati: "Ma che cosa vuol dire?" - l'abbiamo imparata, e questo è un altro dei vantaggi dell'Europa, parlando dei problemi europei. Oggi questa parola la comprendiamo nel suo pieno significato: tutto quello che può essere fatto e deciso a livello più basso, è meglio che avvenga a quel livello, per una maggiore vicinanza e una più immediata rispondenza fra cittadini e istituzioni.

Sussidiarietà ormai non è più una parola difficile da pronunciare e ancor più difficile da capire, ormai ha un contenuto e dobbiamo praticarla. Di qui l'importanza degli 8.103 comuni d'Italia, nelle loro problematiche, così diverse: dai grandi comuni metropolitani che, penso a diritto, aspirano a vedere in qualche modo riconosciuta - non per la loro importanza, ma proprio per avere poi strumenti di gestione più appropriati - la loro dimensione, ai più piccoli comuni che ricercano in forme, quali quelle consortili, un modo di gestione più efficiente.

Vi invito a proseguire lungo questa strada, superando le conflittualità fra Comuni e Regioni, veramente prive di senso. Anche fra Comuni e Regioni dobbiamo far valere il principio della sussidiarietà, perché le Regioni non possono chiederlo nei confronti dello Stato centrale e non praticarlo poi nei confronti dei Comuni, anche più piccoli.

Nella gestione è importante la stabilità di governo e non vi è dubbio che la nuova legge elettorale comunale è stato un grosso passo avanti, non solamente per i Comuni, ma per tutto il Paese. Perché ha dimostrato che quella è la strada da seguire, per avere quella stabilità necessaria per amministrare la cosa pubblica. Un amministratore che sappia di avere una prospettiva di lavoro pluriennale, si impegnerà e potrà avere una visione delle cose che va al di là del contingente; altrimenti gestirà la cosiddetta quotidianità, che deve essere certamente seguita con cura e con attenzione, ma sempre in un'ottica di più lungo periodo. Chi è stato chiamato a governare deve potere avere il tempo di vedere il risultato di scelte, che a volte sono difficili e nell'immediato anche impopolari. E lo potrà fare se avrà di fronte a sé una previsione di governo pluriennale, legata a una, chiamiamola, legislatura. Questo a qualunque livello.

Di qui l'importanza, che pienamente condivido e che mi è stata confermata poco fa nell'incontro avuto con le Regioni, che si arrivi prima delle elezioni del 2000 a una nuova legge che permetta l'elezione diretta dei Presidenti della Regione. Mi auguro, e farò tutto il possibile, per quanto sta a me, perché ciò avvenga. Non a caso ne ho parlato apertamente anche nel messaggio di insediamento in Parlamento.

Quindi, la stabilità di governo è essenziale per una buona gestione, ma è altrettanto necessario portare avanti quella riforma della Pubblica Amministrazione, che è già in atto, ma che procede lentamente, sia per motivi legislativi - voi avete ricordato, il Sindaco Bianco ha ricordato ora le lentezze con le quali va avanti il provvedimento Napolitano-Vigneri - sia nella vostra applicazione.

La mia raccomandazione è veramente concreta e si alimenta anche delle esperienze fatte nei tre anni passati al Tesoro: la gestione della cosa pubblica. Noi ne avemmo un esempio, alcuni di voi lo ricorderanno, in una riunione fatta nel tardo dicembre 1996 alla Presidenza del Consiglio, quando aggiungemmo alla Finanziaria di quell'anno - finanziaria particolarmente delicata, perché era in gioco il '97 - delle norme che riguardavano la possibilità di poter controllare, monitorare e gestire con parsimonia la spesa pubblica nel 1997.

Ricordo il mio stato d'animo, la mia preoccupazione quando mi accorsi che avrei dovuto cercare di contenere la spesa pubblica entro un disavanzo dell'ordine di poco più di cinquantamila miliardi l'anno, a fronte del triplo dell'anno precedente, mentre nelle Tesorerie dei vari enti, dai comuni alle regioni, alle università, giacevano fondi che erano dieci volte quello che doveva essere l'obiettivo. Mi accorsi, in sostanza, della inutilità di adottare dei provvedimenti restrittivi della spesa in termini di competenza, perché potevo fare un bilancio di competenza con assegnazioni zero e potevo ugualmente "sballare" con il risultato del disavanzo del 1997.

Per questo adottammo d'urgenza delle norme limitative per alcuni enti sotto la diretta dipendenza dello Stato. Ricordo la riunione fatta a Palazzo Chigi il 27 dicembre, in extremis, proprio perché mi accorsi del problema all'ultimo momento. In quella occasione chiedemmo di estendere anche ai Comuni quelle norme limitative. C'era Bianco, c'era Rutelli, c'era Vitali.. E mi diceste: "Ai Comuni non mettetele perché sono un vincolo che in qualche maniera offende l'autonomia del Comune".

Allora siamo ricorsi al monitoraggio, inserendo però, una formula che prevedeva di ricorrere alla legge, qualora al primo controllo ci fossimo accorti che, purtroppo, la spesa dei Comuni esorbitava gli obiettivi. Una formula che, però, se avessi dovuto applicarla, sarebbe stata, penso, vana, perché se avessimo "sforato" per i tre mesi dal 1997, sarebbe stato difficile recuperare successivamente.

Ecco, allora ci inventammo quello che è rimasto sotto il nome di monitoraggio. Voi stessi vi poneste degli obiettivi e dei vincoli e, al di là delle mie stesse aspettative, tutto questo ha funzionato.

Questo ci dimostra quanto sia importante seguire la gestione e avere anche la capacità di saperlo fare, una capacità che non sta solamente nella volontà del Sindaco, dell'amministratore, ma soprattutto nella capacità dei collaboratori che si applicano a questa gestione. E' quindi importante avere e formare collaboratori in grado di gestire appropriatamente pubbliche risorse.

E' fondamentale che voi, al di là di quelle che sono le leggi Bassanini, vi poniate un obiettivo di riforma per un più efficace funzionamento delle vostre amministrazioni. Un lavoro che ciascuno di voi deve fare singolarmente è un "check" su come funziona la vostra amministrazione. Porsi degli obiettivi con dei traguardi intermedi e, con sistematica periodicità, controllare che quei risultati vengano raggiunti.

Siete su questa strada, lo so, e vi invito a continuare con sempre maggiore lena, con sempre maggiore impegno, convinti che il benessere dell'intero Paese è la somma di quello che ciascuno di voi, ciascuno degli amministratori dei Comuni, che partecipano all'ANCI, che fanno parte di questa realtà, riuscirà a fare. Questo è il risultato-Paese che tutti quanti dobbiamo insieme perseguire.

Con questo stato d'animo, con questi sentimenti, sono lieto di questo incontro che penso non debba essere solamente un episodio di inizio di mandato, per poi rivederci solo fra qualche anno, ma spero debba essere ripetuto. Questo anche nel mio stesso interesse, per non sentirmi a un certo punto isolato, senza il contatto con la realtà viva del Paese.

Per questo mi riprometto di girare per il Paese. Ho già cominciato e continuerò dalla prossima settimana. Però anche voi aiutatemi a essere nel Paese, a sentirlo, a capirlo, a seguirlo, ad essere veramente vicino a voi.

Grazie per quello che farete, grazie per la vostra presenza, grazie per i vostri auguri che ricambio con tutto il cuore.