Presidenza della Repubblica

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DISCORSO DEL PRESIDENTE CARLO AZEGLIO CIAMPI

25-06-1999
INCONTRO CON IL PRESIDENTE DELLA CONFERENZA DEI PRESIDENTI DELLE REGIONI E DELLE PROVINCE AUTONOME E UNA DELEGAZIONE DEL SODALIZIO

 

INTERVENTO DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA
CARLO AZEGLIO CIAMPI
ALL'INCONTRO CON IL PRESIDENTE E CON I COMPONENTI DELLA CONFERENZA DEI PRESIDENTI DELLE REGIONI E DELLE PROVINCE AUTONOME

Palazzo del Quirinale, 25 giugno 1999

 

Sono particolarmente lieto di questo incontro. In primo luogo voglio ringraziare voi tutti che, attraverso il vostro Presidente, avete voluto oggi esprimere questa fiducia nei miei confronti. E voglio ringraziarvi inoltre, perché debbo anche alle Regioni - che hanno completato il Parlamento nell'assemblea del 13 maggio - la mia elezione a Presidente della Repubblica. Anch'io - come ha detto il Presidente Chiti - ho sentito a fondo il valore del modo con il quale è avvenuta quella elezione. E sarà questa la costante nel mio comportamento per tutto il mandato. Di questo potete esserne certi.

Avverto, in particolare, l'importanza di rappresentare l'unità del Paese in questa sua pluralità che è da voi e, insieme con voi, dalle Province e dai Comuni rappresentata.

Considero la diversità delle varie parti d'Italia come una ricchezza che dobbiamo sempre più valorizzare. Diversità che deve avere la forza di sapersi comporre in decisioni che rispecchino la pluralità degli interessi che sono vivi nel Paese.

Penso che noi abbiamo lo stesso modo di sentire tutto questo. Il Presidente Chiti ha chiuso il suo intervento ricordando il vostro senso di responsabilità. Credo che questo sia il punto fondamentale per ciascuno di noi nell'adempimento delle rispettive funzioni.

La forza dell'ordinamento regionale sta proprio in questa capacità di comporre le diversità nell'unità. E dell'unità nazionale io mi sento veramente interprete, perché l'ho vissuta e la vivo. Lo stesso impegno europeo che mi ha portato a riprendere responsabilità di governo nel 1996, rifletteva, appunto, anche la chiara sensazione che partecipare all'Europa significava sottolineare e confermare l'importanza dell'unità nazionale.

Il Presidente Chiti ha elencato i più immediati e fondamentali problemi che abbiamo di fronte, per quanto riguarda la realizzazione dell'ordinamento regionale. Ha messo in evidenza quella che ha chiamato la priorità delle priorità - e anch'io la sento talmente urgente e importante che ne ho fatto esplicita menzione nel messaggio di insediamento - cioè l'elezione diretta dei Presidenti delle Regioni. L'ho richiamata espressamente davanti alle Camere riunite e ho anche detto che si deve considerare un impegno per tutti far sì che questa possibilità sia resa attuale già dalle prossime elezioni regionali nel 2000.

Seguo anch'io con molta apprensione e attenzione lo svolgimento del dibattito in Parlamento - anche della riunione di ieri l'altro, il 23 - e auspico che quanto avvenuto non si traduca in un ritardo che comprometta la possibilità di avere la elezione diretta del Presidente della Regione già nel prossimo anno.

Posso dirvi che, all'indomani dell'insediamento, il mio primo atto fu quello di chiamare qui al Quirinale i Presidenti delle due Camere e i Presidenti delle due Commissioni per gli Affari Costituzionali, proprio per essere informato dello stato dei lavori per quanto riguardava le riforme.

Già in quell'occasione espressi, ma non ci fu bisogno di fare raccomandazioni, perché rispondeva esattamente al sentimento e al pensiero dei Presidente del Senato e della Camera e delle due Commissioni Affari Costituzionali - l'intendimento che questo passaggio parlamentare, che deve portare all'approvazione della riforma, avvenga in tempi tali da consentire appunto l'elezione diretta già dal 2000.

Mi auguro che quanto accaduto l'altro giorno sia solamente un passaggio che non pregiudichi l'obiettivo. Comunque da parte mia farò tutto quello che è nelle mie possibilità e nelle mie funzioni, perché si rispetti la scadenza che ci siamo implicitamente tutti quanti dati.

Aggiungo che nei colloqui che ho avuto, ancora fino a tre giorni fa, con i rappresentanti dei partiti politici presenti in Parlamento e che non avevano come obiettivo specifico quello delle riforme, certamente in ognuno di questi colloqui si è parlato di riforme e direi che ho trovato un comune sentire. Tutti hanno condiviso l'importanza di assicurare stabilità sia al governo centrale che a quelli regionali, provinciali e comunali.

Questo è un punto di generale consenso. Tutti riconosciamo che senza stabilità di governo, senza governi di legislatura, non si gestisce il Paese. Partendo da questo punto, allora, la necessità di alcune riforme è conseguente, in primis, per quanto riguarda le Regioni, quelle riforme di cui il vostro Presidente ha parlato, a cominciare dall'elezione diretta del Presidente della Regione.

Questo mi fa confidare che l'obiettivo sarà raggiunto. Ripeto, farò tutto quanto sta in me, perché ciò avvenga.

Non mancheranno le mie raccomandazioni e una costante attenzione alle varie fasi. Spero anzi che, superato con domenica prossima il secondo turno delle elezioni europee, si riesca a ritrovare quell'atmosfera e quel clima che hanno portato alla mia elezione e che io ritengo essenziale se vogliamo veramente portare a compimento una stagione di riforme possibili, che a mio avviso già apporterebbe al governo del Paese grandi vantaggi, sia a livello regionale, comunale e provinciale, sia a livello centrale.

Ritengo sia possibile, nel volgere di alcuni mesi completare quelle riforme che sono già in Parlamento, apportare correzioni ad alcune leggi, per giungere all'obiettivo di una maggiore stabilità di governo, soprattutto, in questo caso, regionale e nazionale.

Il Presidente Chiti ha toccato un'altra serie di punti sui quali c'è una mia piena adesione. Non c'è dubbio che l'ordinamento federale è un'altra riforma che può essere rapidamente condotta a termine. D'altra parte la materia è stata ampiamente esaminata negli stessi lavori della Bicamerale, si tratta quindi di trarne le conseguenze e chiudere su questo punto.

Vi è poi il tema del federalismo fiscale. Sono d'accordo che non si tratti di fare un decentramento fiscale, ma un vero e proprio federalismo fiscale. Anche su questo molti progressi sono stati fatti, ma debbono essere completati.

Altro problema, al quale ero particolarmente attento quando ero Ministro del Tesoro, riguarda l'applicazione delle leggi di decentramento regionale a costituzione vigente. Mi auguro che al più presto il governo provveda a ricostituire quella Commissione tecnica, che da Ministro avevo sollecitato e che era diretta dal mio capo di Gabinetto, dott. Pajno, affinché riprenda al più presto e completi i suoi lavori.

Questi punti richiamati dal Presidente Chiti possono e debbono andare avanti, con la priorità assoluta dell'elezione diretta del Presidente della Regione.

Il Presidente Chiti con il quale abbiamo fatto in passato un lavoro comune, ha toccato anche altri argomenti. Li richiamerò forse in maniera un po' disordinata. Prima di tutto voglio ricordare un tema, che è stato richiamato espressamente e che è oggetto di preoccupazioni da parte vostra, quello della sanità.

Non entro nel merito delle assegnazioni fatte in passato, se fossero questi interventi appropriati, adeguati o non adeguati. Vi raccomando però di controllarne la gestione. Tre anni al Tesoro, mi hanno insegnato che la cosa principale è monitorare la spesa. Questa è stata una delle componenti del processo avuto nel contenimento della spesa, nel risanamento del pubblico bilancio.

Pensiamo alla nostra vita familiare. Trovo importante, in un bilancio familiare, arrivare a fine mese sapendo quanto è stato speso e per cosa. Il fatto stesso di rendersi conto di questo, diventa un forte impegno per quelle correzioni che possano rendersi necessarie per il mese successivo. Lo stesso accade a livello di governi, centrale o regionale, a qualsiasi livello di amministrazione. Rendersi conto di quanto si è speso e di come, vigilare su chi ha la responsabilità di spendere, già questo produce enormi economie.

Questa è la mia raccomandazione, proprio sull'esperienza di quello che è stato il nostro comune sforzo dal '96 in poi. Il miracolo del '97 di avere abbattuto il nostro disavanzo dal 7 per cento del prodotto interno lordo a meno del 3 per cento, non è avvenuto per caso, non è stato un colpo di fortuna, ma deriva dall'aver operato tutti insieme, in maniera che è andata al di là delle aspettative. Ricordo con quali e quanti dubbi nel dicembre del 1996 suggerii, mi impegnai e discussi anche con voi la possibilità di contenere le spese, attraverso un sistema che fosse rispettoso delle autonomie e delle singole istituzioni. 

Noi abbiamo preso l'impegno del patto di stabilità, nei confronti degli altri paesi d'Europa, sappiamo di doverlo rispettare, vogliamo rispettarlo e siamo in grado di farlo. Non ci sono problemi particolarmente difficili, sono impegni che siamo in grado di poter mantenere.

Il Presidente Chiti ha ricordato una realtà, che ho vissuto dieci giorni fa quando sono andato in Albania, cioè questa capacità dell'Italia di organizzarsi. In Albania ho visitato due campi. Quello che ho visto realizzato è veramente una cosa miracolosa. Noi, quando siamo in Italia, in condizioni ordinarie sembriamo incapaci di far funzionare un'amministrazione, o per farla funzionare ci vuole una fatica erculea. Poi vediamo che di colpo lì in Albania, come ricordava il Presidente Chiti, gli italiani, statali, delle amministrazioni regionali o del volontariato, nel volgere di pochi giorni hanno messo insieme realtà che funzionano a meraviglia, che sono motivo di orgoglio. Al campo di Valona ho avuto solamente una protesta. Coloro che erano lì ospitati plaudivano, cioè applaudivano voi, il campo delle Regioni, e mi chiedevano: "Vada a vedere il campo 'Il Pellicano'". E io domandavo: "Ma cosa è questo Pellicano?". Si trattava di un altro campo, che non era stato organizzato appunto dalle Regioni e che non funzionava così bene come quello di Valona. Volevano che andassi a vedere quei poveretti che stavano meno bene, per vedere che cosa si potesse fare anche per loro. Era, quindi una protesta di generosità. Di quei cartelli ne avrò visto venti ed è l'unica protesta che ho avuto al campo di Valona . Per il resto siamo passati, chi era con me lo sa, attraverso un applauso continuo.

Ho visto i bambini che stavano nelle tende con banchi, con i loro maestri. Disegnavano fiori, mentre, mi facevano notare gli insegnanti, nei primi giorni disegnavano cannoni. Questo ci dice tutto. 

Ecco, questo dimostra che quando vogliamo siamo capaci di far cose che sono addirittura al di fuori della portata di altri Paesi. Poi dopo, quando invece nell'ordinario dobbiamo gestire le nostre amministrazioni, troviamo difficoltà enormi: abbiamo la burocrazia, le lentezze, siamo legati alle procedure, non siamo capaci di uno slancio che ci faccia fare qualcosa in più di quello che rientra nell'ordinarietà e nel deprecato, terribile "precedente". "Abbiamo fatto sempre così!". Non sapete quante arrabbiature mi sono preso e le strapazzate che ho fatto quando ho sentito frasi del genere!

Tutto questo ci dice quanto siano importanti le Regioni, queste vostre realtà che devono essere capaci di dare esempio di buona amministrazione, di semplificazione.

Penso di aver toccato la maggior parte dei temi che avete richiamato. Comunque lo spirito del nostro incontro è quello di lavorare per l'obiettivo: la stabilità dei governi, regionale e centrale. I nostri impegni comunitari si basano su quello.

Finisco con un episodio, diciamo così, personale, che ho vissuto. Quando facevo, come dico scherzando, il commesso viaggiatore in Europa, per cercare di affermare la dignità dell'Italia, la sua capacità di partecipare sin dall'inizio all'Unione Europea, e finalmente convincevo il mio interlocutore che per l'economia e il bilancio pubblico potevano star tranquilli, che l'Italia non avrebbe demeritato nella realtà degli undici Paesi dell'Euro, la domanda che mi veniva rivolta era questa: "E la stabilità politica?"

Grazie.