Presidenza della Repubblica

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DISCORSO DEL PRESIDENTE CARLO AZEGLIO CIAMPI

23-06-1999
PREFETTURA: INCONTRO CON LE AUTORITA' E CON I CITTADINI

 

VISITA DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA CARLO AZEGLIO CIAMPI
NELLA CITTÀ DI LIVORNO

INTERVENTO IN PREFETTURA

Livorno, 23 giugno 1999

Non posso fare a meno di prendere la parola per un ringraziamento e per esprimervi il mio stato d'animo, che, come potete ben comprendere, si trova a dover contrastare una piena di sentimenti, di ricordi, di immagini, di persone, che ho di questa città.

Vi ringrazio. So che essere stato chiamato a questo incarico è una grossa responsabilità. La affronto con serenità perché avverto dietro di me quello che è stato poi il vero movente della mia elezione. Il Presidente Chiti ha preso parte in Parlamento a questa votazione, cioè a una decisione che ha attraversato il Parlamento italiano e che quindi mi dà forza per potere svolgere i miei compiti; compiti che sono soprattutto di garante della Costituzione sulla quale ho giurato il 18 di maggio, ma garante che sa di dover essere non un semplice controllore perché vengano rispettate certe regole, certi diritti, ma deve svolgere anche un ruolo attivo, spesso silenzioso, che credo consista soprattutto nel favorire il rafforzamento di un'atmosfera nel Paese, nelle forze politiche, che pur nella dialettica doverosa e contrapposta delle posizioni, ha presente alcuni punti di riferimento fondamentali nell'interesse del Paese.

Ho sentito molte cose che riguardano questa città, questa Provincia, questa Regione: le condivido appieno e ringrazio coloro che hanno parlato ora prima di me.

Vorrei solamente aggiungere il mio convincimento che il Paese è su una strada giusta, che sta compiendo - e qui mi hanno dato testimonianza coloro che mi hanno preceduto - importanti passi in avanti, cosciente delle tante cose che ancora non vanno bene, delle tante cose che si debbono migliorare, ma forte anche della consapevolezza degli avanzamenti che sono stati fatti.

Sappiamo che il problema fondamentale è quello dell'occupazione, che è problema soprattutto dei giovani; sappiamo quanto è alto il numero di disoccupati e vediamo anche - e le statistiche recentemente pubblicate ne danno indicazione - che si creano nuovi posti di lavoro; addirittura, secondo i dati dell'ISTAT pubblicati ieri l'altro, dall'aprile del '98 ad aprile '99 in Italia si sono creati 282.000 posti di lavoro. E' tanto ed è poco, se è messo in relazione al numero dei disoccupati che ancora abbiamo, soprattutto in alcune zone del Paese. Però stiamo camminando, stiamo facendo passi avanti. Senza intrattenervi più a lungo, qui a Livorno penso che il problema della formazione dei giovani debba essere curato in particolar modo non solo perché questa città è sempre stata ricca di una bella gioventù, ma perché penso che a Livorno, ne parlavamo poco fa in un breve colloquio con l'Eccellenza il Vescovo Ablondi e con il Vescovo Ausiliario, forse si può e si deve fare qualcosa in più per i giovani e per la loro formazione. Farlo integrando quanto vi è già nella nostra regione, non certo per mettersi in concorrenza con altri centri che hanno tradizioni culturali e storiche che costituiscono il vanto della Toscana, ma integrando quanto si può fare a Livorno, tenuto conto di quelle che sono le vere vocazioni della città legata al mare, quelle che sono le origini di Livorno, nata come luogo che ha accolto, con spirito di grande libertà, rifugiati di tutta l'Europa, di tutto il Mediterraneo. Quindi, una rivalutazione delle forze che stanno alla base di questa città: penso che vi sia ancora molto da fare; è questione però di avere anche lo spirito e la volontà di intraprendere, di avere fiducia.

E qui concludo con un ricordo di oltre cinquanta anni fa: quando tornai a Livorno nel 1944 la città era distrutta: mancava acqua, mancava luce, mancava gas. Rientrammo nelle nostre case, in quelle che ancora erano abitabili. Cominciammo a operare. Tutte le mattine ci alzavamo convinti, consapevoli che a sera avremmo compiuto un passo avanti.

Questo è lo stato d'animo che ha permesso la ricostruzione dell'Italia, questo è lo stato d'animo che ci deve animare e che deve animare voi tutti nella convinzione che ora, in una ben diversa realtà che è stata costruita in oltre mezzo secolo, possiamo migliorare, possiamo avanzare.

Con questo stato d'animo sono oggi con voi, vi invito ad affrontare insieme questo grosso impegno che è questione di volontà. Metterci l'anima nel senso della piena passione civile, al di là di quelli che possono essere gli interessi immediati, ma guardando lontano, guardando al futuro del nostro Paese, guardando al futuro dei nostri giovani.

Grazie della vostra accoglienza e gli auguri più vivi per Livorno città, per la sua Provincia, per l'intera Toscana, per tutta l'Italia.