Presidenza della Repubblica

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DISCORSO DEL PRESIDENTE CARLO AZEGLIO CIAMPI

17-06-1999
INCONTRO CON IL DIRETTIVO E I COMPONENTI DEL CONSIGLIO NAZIONALE FORENSE


INCONTRO DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA CARLO AZEGLIO CIAMPI
CON L'AVV. EMILIO NICOLA BUCCICO, PRESIDENTE DEL CONSIGLIO NAZIONALE FORENSE E CON I COMPONENTI IL CONSIGLIO

Palazzo del Quirinale, 17 giugno 1999

Sono lieto di questo incontro con Voi. Ringrazio per gli auguri che mi sono stati fatti.

Ho ascoltato con molto interesse quanto il vostro Presidente ha detto, illustrando i problemi della Avvocatura, problemi che ogni cittadino italiano sente, perché non vi è dubbio che vi è un senso diffuso di insoddisfazione per l'amministrazione della giustizia, soprattutto per i suoi ritardi. Insoddisfazione che è confermata anche dai confronti internazionali, europei; difficilmente in un altro paese europeo si osserva una condizione dell'esercizio della giustizia che abbia le lentezze, che presenta il nostro sistema.

Questo ci dice, fra l'altro, che i nostri mali non sono mali inevitabili, che non si possono eliminare. Se in altri Paesi essi non sono presenti, per lo meno non sono presenti in eguale misura, significa che da noi vi è qualcosa di più rilevante, di più grave.

Non è in questa sede appropriato fare valutazioni di merito, ma come quando in un sistema qualcosa non funziona, ciò riguarda tre aspetti nei quali ogni sistema si articola. Ricorrendo a termini a me più consueti, quelli dell'economia: la domanda, l'offerta e le regole.

Voi rappresentate la "domanda" di giustizia; la Magistratura rappresenta l'offerta di giustizia, lo Stato deve provvedere alle regole che, poi, sta ad avvocati e magistrati applicare e rispettare nella loro attività quotidiana.

Ho avuto occasione, di recente, al Consiglio Superiore della Magistratura, di toccare alcuni temi che hanno riferimento soprattutto all'offerta, cioè alla Magistratura. Per quanto riguarda le "regole", il Governo, lo Stato si stanno muovendo per cercare di modificarne aspetti importanti. Il vostro Presidente ne ha illustrati alcuni, mi pare, con sostanziale adesione, sia pure con spunti di critica del tutto comprensibili.

Quanto avvenuto ieri nel Consiglio dei Ministri, sulla depenalizzazione, è un ulteriore passo in avanti, dopo quello del giudice unico. Certo, poi si tratta dell'applicazione. Questo dimostra che c'è piena consapevolezza che l'insoddisfazione, di cui parlavo prima, deve essere affrontata e deve trovare una risposta in positivo. E la risposta non può che venire dall'azione congiunta delle tre componenti del sistema.

Il Presidente Buccico ha illustrato alcune delle iniziative principali che riguardano l'Avvocatura. Ho sentito con piacere alcune idee che approvo in pieno, a cominciare da quella della formazione, formazione che può, a mio avviso, giocare un doppio ruolo, sia per limitare quella ipertrofia evidente, di cui il Presidente ha fatto cenno, sia, poi, per avere una gestione di quella che ho chiamato domanda di giustizia, che sia più responsabile, più efficiente.

Il Presidente ha anche parlato di un patto. Il patto, a mio avviso, non può essere che un patto sull'interpretazione della disciplina delle regole, un patto da stipulare e applicare nella piena autonomia delle due componenti. Cioè concordare che l'applicazione delle regole sia fatta in modo tale che non possano risolversi in ostacoli alla gestione efficiente della giustizia. Su questo sono d'accordo.

Non vi è dubbio - e qui termino la mia breve risposta che è di vivo ringraziamento e di ricambio di augurio a Voi, per il Vostro lavoro - che tutto ciò richiama, soprattutto, il tema fondamentale della deontologia professionale, dell'etica delle responsabilità. Su questo ci deve essere da parte della vostra Associazione una presenza, un richiamo continui che si trasmette, soprattutto, con l'esempio e con quella che chiamerei la censura morale, nei confronti di coloro che non rispettassero le regole dell'etica della professione.

Infine, Ella mi ha informato che il Consiglio Nazionale Forense intende sottolineare l'importanza dell'etica della responsabilità, ricordando il ventennio della morte di Giorgio Ambrosoli. E' una cerimonia che può avere un grosso significato. Per motivi istituzionali ho avuto la ventura di conoscere Giorgio Ambrosoli. Il suo assassinio, il 15 luglio 1979, fu un lutto per l'intera istituzione di cui facevo parte. Ho avuto molti rapporti con i suoi collaboratori e, soprattutto, con la sua famiglia, la moglie e i figli. Aggiungo che, se mi sarà possibile - purtroppo temo che la data indicata del 15 luglio coincida con una mia assenza da Roma per motivi di ufficio - sarò presente a quella cerimonia.

Grazie.