Presidenza della Repubblica

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DISCORSO DEL PRESIDENTE CARLO AZEGLIO CIAMPI

18-05-1999
INDIRIZZO DI SALUTO ALL'ARRIVO AL PALAZZO DEL QUIRINALE







INDIRIZZO DI SALUTO DEL
PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA
CARLO AZEGLIO CIAMPI
DURANTE LA CERIMONIA DI INSEDIAMENTO
AL PALAZZO DEL QUIRINALE

Palazzo del Quirinale, 18 maggio 1999

Grazie, caro Presidente Nicola Mancino, delle parole pronunciate per salutare il mio ingresso in questo storico Palazzo, che sarà la mia sede per la durata del mandato conferitomi dai Senatori, dai Deputati, dai Delegati Regionali, ma che è e deve essere sempre sentita - per usare una felice espressione del mio predecessore Oscar Luigi Scàlfaro - come la "Casa di tutti gli Italiani".

Al Presidente Scàlfaro, al Presidente Cossiga e al Presidente Leone, che hanno ricoperto la suprema Magistratura dello Stato, rivolgo il mio deferente, affettuoso saluto.

Il mio commosso ricordo va agli altri miei predecessori - Enrico De Nicola, Luigi Einaudi, Giovanni Gronchi, Antonio Segni, Giuseppe Saragat e Sandro Pertini - che non sono più tra noi e che hanno lasciato, nella storia del nostro Paese, il segno della Loro alta statura morale, politica e istituzionale.

Sono lieto di porgere il mio saluto, oltre che al Presidente del Senato - il quale, in questi ultimi giorni, dopo le dimissioni del Presidente Scàlfaro, ha assolto le funzioni di Presidente della Repubblica Supplente - al Presidente della Camera dei Deputati, al Presidente del Consiglio dei Ministri, al Presidente della Corte Costituzionale, a Sua Eminenza il Cardinale Vicario e a tutte le altre autorità civili, militari e religiose qui presenti.

Ho appena dato lettura a Palazzo Montecitorio del mio messaggio di insediamento. Mi limito qui a ribadire due punti che mi appaiono essenziali: il primo riguarda l'esigenza che sia fatto ogni tentativo affinché - con il conseguimento di eque soluzioni politico-diplomatiche e nella garantita salvaguardia dei diritti fondamentali di minoranze perseguitate e minacciate di sterminio - abbia termine, al più presto, il conflitto che viene combattuto nel cuore dell'Europa, alle porte dell'Italia, evento tragico che, dopo il 1945, ciascuno di noi riteneva irripetibile.

Il secondo punto riguarda lo sviluppo del nostro Paese. Dobbiamo guardare con fiducia ai momenti impegnativi che ci attendono nel nuovo, esaltante, sia pur complesso, ambito europeo e mondiale. Il ricordo ben vivo delle gravi asperità superate in questi anni ci conforta e ci sprona: tutti insieme - Cittadini e Istituzioni - sapremo proseguire con determinazione lungo la strada delle riforme, della stabilità politica, del consolidamento del risanamento finanziario ed economico, certi che supereremo anche questa dura realtà di una disoccupazione da troppo tempo a livelli non tollerabili.

Da questa mia nuova sede, che spero di saper occupare degnamente, rivolgo un ringraziamento particolarmente sentito ai Componenti del Parlamento e ai Delegati delle Regioni che, riuniti per eleggere la più alta Magistratura dello Stato, hanno dato prova di alta maturità e di grande senso di unità nazionale, ben più di quanto dica la scelta della mia persona.

A conclusione di questo saluto, rivolgo una raccomandazione, prima a me stesso, ai titolari degli Organi supremi dello Stato e a tutti coloro che, a ogni livello, sono investiti di funzioni pubbliche: sia sempre la felicità del nostro popolo la linea guida che ispira il nostro agire, come dicevano i nostri antichi: "Salus rei publicae suprema lex esto".