Presidenza della Repubblica

menu di navigazione

percorso: Presidenti /  Ciampi /  discorsi  /  discorso

DISCORSO DEL PRESIDENTE CARLO AZEGLIO CIAMPI

29-11-2005
Intervento del Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi in occasione della cerimonia di consegna dei "Premi Leonardo" e dei "Premi Leonardo Qualità Italia" 2005



INTERVENTO DEL
PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA
CARLO AZEGLIO CIAMPI
ALLA CERIMONIA DI CONSEGNA DEL
"PREMIO LEONARDO" E DEI "PREMI LEONARDO QUALITA' ITALIA" 2005

Palazzo del Quirinale, 29 novembre 2005

 

Signori Ministri,
Signori Sottosegretari,
Gentile Signora Biagiotti,
Autorità,
Cari vincitori dei Premi Leonardo,
Signore e Signori,

è per me un grande piacere incontrare di nuovo il mondo del made in Italy, per questa giornata speciale che da oltre 10 anni è un appuntamento fisso di grande prestigio.

L'impegno dei Comitati Leonardo ha offerto un contributo fattivo per promuovere nel nostro Paese una cultura della qualità, frutto di un'azione orientata a sempre più ambiziosi traguardi.

Desidero complimentarmi con gli illustri premiati: imprenditori, esponenti del mondo della finanza, della cultura e dello spettacolo, esempi dell'eccellenza italiana, testimoni nel mondo della nostra tradizione di talento e cultura, che offrono con il loro impegno un prezioso contributo al progresso della nostra Nazione.

Venendo all'economia italiana, non mi soffermo sui dati congiunturali: essi, nelle loro luci e nelle loro ombre, sono oggetto di attente interpretazioni nelle sedi specializzate e di quotidiani commenti nella stampa economica. Non posso, invece, non richiamare un dato di fondo in tema di commercio con l'estero. Nell'ultimo decennio, la quota di mercato dell'Italia sul commercio mondiale, valutata a prezzi correnti, è scesa dal 4,6 al 3,8 per cento.

Alla radice di questo andamento vi è un deterioramento della competitività dei nostri prodotti e più in generale del sistema Paese. Lo confermano i dati pubblicati di recente dal World Economic Forum.

Sappiamo che per migliorare la competitività occorre puntare sulla ricerca e sull'innovazione, dei prodotti e dei modi di produrre. Deve crescere la competitività, sia di prezzo sia di qualità, dei prodotti italiani; deve rafforzarsi la capacità di analizzare problemi e difficoltà e di trovare soluzioni che li trasformino in fonti di opportunità.

Potenziare la nostra azione nella ricerca è condizione necessaria per attirare investimenti e per accrescere la presenza dei nostri prodotti sui mercati esteri. L'Italia ha alcuni punti di forza da valorizzare: tra di essi un patrimonio di cultura e di conoscenze unico al mondo; un'inventiva senza pari dei nostri imprenditori; una forza di lavoro che non teme alcun confronto: tutte queste potenzialità devono essere messe in grado di esprimersi. E gli insigniti del Premio Leonardo dimostrano come questo possa avvenire. Proprio le imprese piccole e medie, che alcuni di voi rappresentano in modo particolare, dimostrano oggi di avere la flessibilità, la capacità e gli strumenti necessari per realizzare questi obiettivi.

Nel corso del mio "viaggio in Italia" ho incontrato molti imprenditori che non temono la competizione con i nuovi Paesi che si affacciano prepotentemente sui mercati mondiali, paesi caratterizzati da un costo del lavoro che è una frazione del nostro. Ovviamente bisogna saper spostare la competizione sui prodotti a più elevato contenuto tecnologico o su quelli che caratterizzano lo stile di vita italiano. Sul totale delle sue esportazioni manifatturiere, l'Italia esporta solo l'11,8 per cento di beni ad "alta tecnologia", contro il 26,4 per cento della media dei Paesi OCSE e il 37,9 per cento degli Stati Uniti.

Un caratteristico punto di forza della nostra struttura produttiva è il sistema dei distretti. In Turchia ho avuto modo di verificare l'apprezzamento che riscuote il nostro modello dei distretti, che rappresentano un esempio di come si possano legare insieme territorio, economia e cultura. E' un modello che per decenni ha sostenuto l'affermazione del made in Italy. Ma quel modello va ora innovato, avvalendosi della rivoluzione informatica: l'interconnessione consente di svincolare il concetto di distretto da una dimensione meramente geografica. Il distretto è oggi un sistema di aziende legate da una rete, con vasto uso della tecnologia dell'informazione, per ogni aspetto dell'organizzazione aziendale, dalla formazione al marketing.

E' un modello produttivo a geometria variabile, potenzialmente in grado di competere in qualunque mercato.

Altra considerazione: la settimana scorsa, in occasione della mia visita di Stato in Turchia, ho presenziato ad Istanbul ad un incontro tra il mondo produttivo italiano e quello turco; è stata la quarta "puntata" di un modulo che ha visto la collaborazione tra Governo, ICE, Confindustria, ABI e un folto gruppo di imprenditori.

E' da tutti riconosciuto che vi è un effetto moltiplicatore quando ci si presenta all'estero come "sistema Italia" o comunque come complesso di imprese, enti istituzionali e associazioni.

Auspico che il modulo individuato, che ha visto - dalla Cina, all'India, alla Bulgaria, alla Turchia - un crescendo di partecipazione di imprenditori, continui e si estenda.

Abbiamo, quanto più operiamo insieme, la possibilità di imprimere una svolta positiva, decisa e duratura, alla nostra economia. Sta a noi, ne abbiamo la capacità. C'è nel mondo - l'ho detto più volte - una forte richiesta di più Italia, nei prodotti e nello stile di vita.

E' questa la via per meritare la fiducia dei mercati, dei consumatori nei nostri prodotti, degli investitori nelle nostre imprese. Conosco molti di Voi da anni; sento che condividete questa mia convinzione. A tutti Voi un cordiale saluto ed un sentito augurio per il successo delle Vostre attività!