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DISCORSO DEL PRESIDENTE CARLO AZEGLIO CIAMPI

27-05-2005
Saluto del Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi ad una Delegazione di Ministri dell'Africa Sub-Sahariana partecipanti al Convegno "Un sogno per l'Africa: bambini liberi dall'AIDS"

 

SALUTO DEL
PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA
CARLO AZEGLIO CIAMPI
AD UNA DELEGAZIONE DI MINISTRI DELLA SANITA' DEI GOVERNI
DELL'AFRICA SUB-SAHARIANA PARTECIPANTI AL CONVEGNO
"UN SOGNO PER L'AFRICA: BAMBINI LIBERI DALL'AIDS"

Palazzo del Quirinale, 27 maggio 2005

Eccellenza Reverendissima,
Signori Ministri, Autorità,

Sono lieto di accogliervi al Quirinale, insieme ai partecipanti al Convegno "Un sogno per l'Africa: bambini liberi dall'AIDS" promosso dalla Comunità di Sant'Egidio.

L'AIDS è un flagello; si accanisce sulle giovani generazioni. Ha un rilevante costo umano, sociale e economico.

Il mondo spende 900 miliardi di dollari l'anno per armamenti; 10 miliardi sarebbero sufficienti per affrontare l'epidemia di AIDS nei Paesi più poveri.

I problemi dell'Africa sono al centro della mia attenzione: lo sanno i Paesi dell'Africa; lo sa il popolo italiano. Respingo ogni rassegnazione. L'Italia e l'Unione Europea possono fare molto: moltiplicare la solidarietà; contrastare l'indifferenza; operare sul terreno. Ho approfondito il problema dell'AIDS con Capi di Stato africani; ne ho discusso con multinazionali farmaceutiche. Ho visitato, durante la mia visita di Stato in Sud Africa nel 2002, il reparto dell'Ospedale di Soweto: vi sono ricoverati i bambini malati di AIDS. Ricordo quell'esperienza con lo stesso senso di angoscia che provai allora.

Le statistiche sulla malattia in Africa scuotono le coscienze: oltre due milioni di morti nel 2004, venticinque milioni di infetti; in diversi Paesi africani la speranza media di vita è scesa sotto i 40 anni. Due milioni di bambini hanno contratto l'infezione, nella maggioranza dei casi, dalla madre; quattordici milioni sono orfani di uno o entrambe i genitori, esposti ad abusi e violenze.

Il mio pensiero va anche ai giovanissimi che vivono con genitori e parenti malati. Come possono uscire indenni dall'esperienza di condividere le loro sofferenze, accudirli, prendersi cura della famiglia in rovina? Dare un futuro a quelle vittime innocenti è un dovere.

Da anni i centri di assistenza della Comunità di Sant'Egidio in Africa offrono speranza ai più bisognosi. Il progetto DREAM propone un modello di lotta globale all'epidemia: prevenzione del contagio materno-infantile, creazione di strutture e di personale sanitario locale, campagne di informazione e diagnosi, distribuzione di farmaci antiretrovirali.

Grazie ad esso migliaia di malati hanno avuto accesso a trattamenti medici avanzati; 1000 bambini sono nati sani da madri sieropositive. La presenza al Convegno di un gruppo autorevole e rappresentativo di Ministri della Sanità africani è una incoraggiante testimonianza del successo di DREAM.

Mi rivolgo ai volontari impegnati in questo programma, solidali con i malati e con le loro famiglie. Essi meritano la nostra riconoscenza. Vi sono tanti volontari nel mondo intero, impegnati in diversi campi: dalla lotta all'AIDS all'assistenza agli emarginati. Il mio pensiero va a Clementina Cantoni. E' un luminoso esempio di umanità, di dedizione, di tenacia. Va restituita, quanto prima ai suoi cari e al suo lavoro.

L'AIDS è un'idra dalle mille teste: richiede un approccio unitario, deciso, illuminato. L'aiuto allo sviluppo, la cooperazione sanitaria, terapie efficaci, la ricerca di un vaccino sono tasselli di una stessa strategia. L'Italia è tra i maggiori contribuenti del Fondo Globale di lotta contro l'AIDS, la tubercolosi e la malaria. Può contribuire a rendere l'impegno del Fondo Globale quanto più operativo; ed il Fondo può trarre utili insegnamenti dall'efficacia, sul terreno, del progetto DREAM.

Insieme, istituzioni e società civile, possiamo sconfiggere questa piaga; far sentire ai Governi e alle popolazioni africane che non sono soli. Un successo europeo nella lotta contro l'AIDS costituirà uno straordinario segnale di speranza, oltre che per gli amici africani, anche per noi europei chiamati, sempre di più, a tutelare la dignità della persona umana, e impedirà il dilagare di questa tremenda malattia.