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DISCORSO DEL PRESIDENTE CARLO AZEGLIO CIAMPI

25-05-2005
Intervento del Presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, in occasione della celebrazione della Giornata dell'Africa

 

INTERVENTO DEL
PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA
CARLO AZEGLIO CIAMPI
IN OCCASIONE DELLA CELEBRAZIONE
DELLA GIORNATA DELL'AFRICA

(Roma - Istituto Italiano per l'Africa e l'Oriente, 25 maggio 2005)

Signori Ambasciatori,
Professor Gnoli,
Ambasciatore Wabara,
Signore e Signori,

Sono lieto di celebrare ancora con Voi la Giornata dell'Africa e di condividere con Voi il mio pensiero sui rapporti tra l'Africa e l'Italia, tra l'Unione Europea e l'Africa.

Sono intervenuto sui problemi dell'Africa - nelle visite compiute nell'Africa mediterranea e subsahariana, nei colloqui con Capi di Stato ed esponenti della società africana - nella consapevolezza che non esista urgenza più grande, né emergenza più grave. Il superamento del divario fra il Nord ed il Sud del mondo è la grande sfida del XXI secolo. Ne sono convinto da molti anni.

Ricordo bene l'avvio del Nuovo Partenariato per lo Sviluppo dell'Africa alla vigilia del G8 di Genova. La NEPAD ha rappresentato un punto di svolta per l'Africa; ha espresso la volontà degli africani di guidare essi stessi il proprio sviluppo; è diventato un pilastro dell'alleanza solidale fra l'Africa ed il mondo industrializzato.

Da allora sono stati conseguiti importanti progressi. Il consolidamento delle istituzioni panafricane, lo svolgimento in numerosi Paesi di elezioni multipartitiche, il crescente impegno della società civile ed i recenti, incoraggianti tassi di crescita economica del continente indicano che le nazioni africane sono pronte per una decisa assunzione di responsabilità.

Nel percorso di riscatto politico, economico e culturale tracciato dalla NEPAD, l'Africa può contare sul sostegno dell'Unione Europea.

Il destino dell'Europa è legato all'Africa: la millenaria storia dell'Italia e dell'Europa è radicata nel Mediterraneo; da lì, si proietta verso le coste della sua sponda meridionale ed oltre, nella condivisione di un comune spazio storico.

E' interesse di ambedue i continenti che i problemi dell'Africa vengano affrontati dai Paesi europei in misura crescente nell'ambito dell'Unione Europea. Essa ha da tempo sviluppato una forte unitarietà di indirizzo: ad esempio, sull'assistenza allo sviluppo e sui problemi dei rifugiati. Ha ormai maturato le basi per una politica estera comune verso l'Africa. Occorre ora fare un passo in più: favorire nei Paesi africani le condizioni per una crescita economica durevole, sviluppare autonome capacità di gestione e prevenzione dei conflitti, promuovere l'unità, affermare e consolidare gli assetti democratici.

Solo favorendo lo sviluppo di capacità imprenditoriali in Africa e stabilizzandone la manodopera, attraverso il trasferimento di capitali e tecnologie, sarà possibile contrastare e porre termine alla tragedia dell'emigrazione incontrollata e del traffico di esseri umani.

L'appoggio dell'Unione Europea all'Unione Africana, nel mantenimento della pace è crescente. Sono ancora molte infatti le crisi che insanguinano il continente; cito, tra tutte, la tragedia del Darfur, dove decine di migliaia di profughi sono ogni giorno vittime di soprusi e violenze. Per essere efficace, l'azione dell'Unione Europea richiede anche uno strumento militare. Nel 2003 l'operazione Artemis, in Congo, è stata la prima missione militare compiuta dall'Unione Europea. Oggi, la cooperazione con l'Unione Africana - attraverso il mantenimento della pace in Sudan e la costituzione di una Forza di pronto intervento africana - ha compiuto significativi progressi.

Non bisogna mai perdere di vista che la pace è indivisibile. Non può esservi sicurezza senza sviluppo; non può esservi sviluppo senza sicurezza. La miseria alimenta la disperazione e l'estremismo: amplifica il fondamentalismo, fonte di scontro fra culture e civiltà; alimenta il terrorismo, causa di drammatici lutti e lacerazioni.

L'intreccio perverso di disperazione e di terrorismo paralizza una comunità nel desiderio di progredire, indebolisce la volontà di perseguire il progresso materiale e civile.

Quest'anno la Giornata dell'Africa si colloca alla vigilia di una serie di appuntamenti internazionali dedicati ai temi dello sviluppo: il G8 di Gleneagles, il Vertice di New York destinato alla verifica degli obiettivi del Millennio, la Conferenza ministeriale dell'Organizzazione Mondiale del Commercio ad Hong Kong.

E' diffusa l'aspettativa che questi importanti incontri si concludano con nuove iniziative concrete di lotta alla povertà, alla fame, alle epidemie. Questo percorso va sostenuto dalla volontà dei Governi, dei Parlamenti di porre l'Africa al centro dei propri interessi. E' compito dei Paesi ricchi fornire le risorse necessarie a mettere in moto e sostenere un processo di crescita economica e sociale. E' compito degli africani migliorare le proprie capacità di governo. E' responsabilità di entrambi convogliare queste risorse preziose in progetti concreti e verificabili.

L'aiuto pubblico allo sviluppo, per quanto fondamentale, non è il solo strumento d'intervento in Africa.

Il pieno inserimento dei Paesi africani nei flussi del commercio mondiale costituisce un fondamentale presupposto per innescare la crescita economica. Oggi l'Africa rappresenta meno del 2% degli scambi internazionali; nel 1980 era il 6%. Un sistema di scambi più equo, che comporti un maggiore accesso ai mercati dei Paesi industrializzati per i prodotti provenienti dai Paesi in via di sviluppo, rappresenta l'unica conclusione accettabile del Doha Round.

La lotta e la cura dell'AIDS può essere efficacemente perseguita nell'ambito non solo di un ingente sforzo finanziario ma anche attraverso una molteplicità d'interventi diffusi sul territorio.

Va infine affrontato con maggior decisione il problema del debito: dopo aver restituito, nell'arco di vent'anni, prestiti per 550 miliardi di dollari, l'Africa è ancora schiacciata da un debito di quasi 300 miliardi. Per liberare risorse da dedicare a progetti di sviluppo occorre ridurre ulteriormente il peso del debito dei Paesi più poveri, privilegiando coloro che si sono maggiormente impegnati nel realizzare la convivenza pacifica con i propri vicini, nel promuovere i diritti umani, nel consolidare la democrazia.

Il popolo italiano sente con profonda partecipazione i problemi dell'Africa: ne è testimonianza l'opera silenziosa ed appassionata di tanti nostri volontari sparsi in tutto il continente africano. L'Italia è stata tra i primi Paesi ad avviare una cancellazione generosa del debito bilaterale: già oltre 3 miliardi di dollari sono stati cancellati, ed altri 1,5 miliardi saranno cancellati appena possibile; al prossimo Vertice G8 l'Italia concorrerà all'adozione di misure per la remissione dell'intero debito multilaterale. E' un importante contribuente al Fondo Globale di lotta contro l'AIDS, la malaria e la tubercolosi; numerosi ospedali italiani sono attivi in Africa, a formare una vasta e sistematica rete di assistenza alle popolazioni più povere.

Nell'ambito dei programmi promossi al Vertice di Johannesburg, esperti italiani sono coinvolti in importanti progetti di tutela ambientale, nel potenziamento delle aree agricole, nello sfruttamento sostenibile delle risorse idriche, nella conservazione della biodiversità, nella lotta alla desertificazione. I centri internazionali di ricerca ospitati a Trieste offrono all'Africa un riferimento certo per la formazione scientifica ed il trasferimento di tecnologie avanzate.

L'Italia intende contribuire, servendosi dei canali di collaborazione bilaterali e multilaterali, alla conservazione del patrimonio artistico africano ed alla tutela del suo patrimonio naturale; entrambi vanno consegnati intatti alle nuove generazioni. In questo spirito abbiamo restituito, d'intesa con il Governo etiopico, la stele di Axum al suo sito originario.

Uno sforzo ulteriore è possibile e doveroso.

A passi, anche piccoli, in avanti corrispondono sempre, in Africa, grandi benefici. Nuovi progetti attendono di vedere la luce; nuove capacità di cooperazione attendono di essere messe alla prova.

Signore e Signori,

In Africa, le Nazioni Unite operano nel mantenimento della pace; affrontano con successo difficili crisi. Il futuro dell'Africa dipende anche dalla capacità dell'organizzazione di mantenere la centralità, la credibilità ed autorevolezza necessarie al conseguimento degli obiettivi del Millennio.

Per questo è necessaria una riforma delle Nazioni Unite d'ampio respiro, che affronti il funzionamento dell'insieme degli organi societari ed individui i rimedi necessari. Questo compito va ben oltre l'assetto del Consiglio di Sicurezza.

Un'organizzazione più efficace, più democratica, deve rispecchiare la crescente importanza dei fenomeni di integrazione regionale, di cui l'Unione Africana rappresenta una promettente espressione. La molteplicità dell'Africa, in particolare, ha bisogno di essere adeguatamente rappresentata alle Nazioni Unite. E' nell'interesse di tutti. Ed è un dovere della comunità dei popoli, per far sì che ogni africano senta di essere veramente parte di quella comunità universale di cui la Carta è espressione.

Voglio infine esprimere il mio compiacimento per potervi rivolgere queste parole nella città di Roma. Oltre ad ospitare importanti agenzie delle Nazioni Unite che operano nel settore dello sviluppo, Roma è una città con un'antica vocazione umanitaria verso i Paesi dell'Africa. Questa vocazione è parte di un retaggio storico che affonda in secoli lontani e che si rinnova in un appassionato impegno a favore dell'Africa. E lo dimostra anche ai nostri giorni.