Presidenza della Repubblica

menu di navigazione

percorso: Presidenti /  Ciampi /  discorsi  /  discorso

DISCORSO DEL PRESIDENTE CARLO AZEGLIO CIAMPI

01-05-2005
Intervento del Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi in occasione dell'incontro con i nuovi Maestri del Lavoro del Lazio e dell'Umbria



INCONTRO DEL
PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA
CARLO AZEGLIO CIAMPI
CON I NUOVI MAESTRI DEL LAVORO
DEL LAZIO E DELL'UMBRIA

Palazzo del Quirinale, 1° maggio 2005

 

Signor Presidente della Corte Costituzionale,
Signori Vice Presidenti della Camera e del Senato,
Signor Ministro del Lavoro,
Autorità,
soprattutto,
Cari Maestri del Lavoro,

rallegramenti di cuore per questa decorazione della Repubblica che avete meritato. So che la indosserete con onore. E' un impegno a trasmettere i valori del lavoro ai quali è informata la nostra Costituzione. Questi valori ci siano di guida per superare le difficoltà che sta attraversando la nostra società.

Viviamo questa giornata di festa, la festa dei lavoratori, con l'animo che avverte le preoccupazioni delle famiglie, delle imprese. Negli indicatori congiunturali, i segni negativi prevalgono, da qualche tempo, su quelli positivi. Si sta diffondendo un sentimento di incertezza sul nostro futuro economico, che diviene esso stesso freno alla auspicata ripresa.

Dobbiamo reagire subito. Bisogna al più presto riuscire a far volgere al bello la lancetta delle aspettative.

Per ritrovare slancio e fiducia, è necessario ragionare in primo luogo sulle cause delle difficoltà che sta affrontando il nostro sistema produttivo, sulle strategie di lungo periodo per superarle.

Nuovi concorrenti si sono affacciati prepotentemente sui mercati mondiali. La nostra competitività si è indebolita in diversi settori. Su questo tema, sul come reagirvi, richiamai l'attenzione durante l'incontro con i Cavalieri del Lavoro già il 21 ottobre 2004. Le nostre esportazioni crescono debolmente, anche dentro l'area "euro". Le importazioni presentano aumenti sostenuti, segno che i consumi si indirizzano verso prodotti esteri. I distretti industriali - vero e proprio motore del successo italiano negli ultimi vent'anni - devono meglio attrezzarsi per affrontare la sfida di un mercato sempre più "globale". Serve ricambio generazionale, servono nuove generazioni di amministratori.

Dobbiamo favorire la crescita di quelle che vengono chiamate "multinazionali tascabili", che sono già centinaia in Italia.

Dobbiamo avere fiducia nel futuro del nostro Paese.

L'Italia ce la farà.

C'è, nel mondo, desiderio dell'Italia, dei suoi prodotti, del suo stile di vita, della sua creatività. Sta a noi rispondere meglio a questa domanda.

L'Italia deve difendere la sua industria, le sue produzioni, con intelligenza, senza tornare indietro a ricette protezionistiche superate dai tempi, che produrrebbero più danni dei problemi che risolvono. Questo non significa certo rinunciare a promuovere quelle azioni previste dalla stessa Organizzazione Mondiale del Commercio, affinché tutti i Paesi rispettino le regole concordate; a sollecitare l'adozione delle misure di salvaguardia previste dall'Unione Europea. Non vi può essere permissività per le contraffazioni dei prodotti, dei marchi.

Occorre che l'impresa sappia trovare forti sinergie con il sistema bancario, in Italia e su quei mercati esteri nei quali vediamo prospettive più favorevoli; ho vivo il ricordo del mio recente viaggio in Bulgaria.

Bisogna insistere sulla internazionalizzazione.

Ci vuole lungimiranza, in primo luogo da parte degli imprenditori: gli utili devono essere investiti nella ricerca di nuovi prodotti, negli impianti, nelle tecnologie, nell'innovazione, nella conoscenza dei mercati. Le banche e il sistema finanziario devono continuare a sostenere e a incoraggiare le imprese, privilegiando progettualità e innovazione. E' necessario migliorare il funzionamento della catena che dalla produzione giunge alla distribuzione. In questi passaggi, talvolta, si creano margini di guadagno ingiustificati, che poi si scaricano sulle famiglie, contribuiscono a deprimere i consumi, e dunque la produzione e l'occupazione. Il sistema distributivo deve migliorare, in efficienza e concorrenza. Rimbocchiamoci le maniche! Non è il momento dell'inerzia.

Rimettiamoci a studiare! Fate studiare i vostri figli il più possibile! All'Italia servono più laureati, più tecnici, ben preparati, con professionalità spiccate, che conoscano più di una lingua straniera. L'Italia ha bisogno di più conoscenza, di più investimento nel sapere, di informazioni su mondi lontani che oggi non possiamo più guardare con indifferenza. Ho cercato di dare qualche segnale, con i miei viaggi in Cina e in India dove mi hanno seguito delegazioni folte e motivate di imprenditori, banchieri, operatori commerciali ben organizzate da ICE, Confindustria e ABI.

Nel quadro che abbiamo di fronte non tutto è negativo.

Segnalo alcuni elementi di forza della nostra società.

La "ricchezza netta" delle famiglie italiane è tra le più elevate al mondo. L'aumento del loro indebitamento è più che compensato dall'aumento dei valori immobiliari. Questa forza patrimoniale va utilizzata meglio, offre una sicurezza di fondo a larghi strati della popolazione.

Un secondo elemento positivo è l'aumento, negli ultimi anni, dell'occupazione anche se di recente mostra segni di cedimento. E' il sintomo di un mercato del lavoro che funziona meglio. Dobbiamo ancora mirare a raggiungere la media europea della partecipazione al lavoro, soprattutto nel settore femminile. Purtroppo, la quota di partecipazione al lavoro è, recentemente, tornata a ridursi nel Mezzogiorno. Serve un impegno particolare per dare un futuro ai giovani, alle donne del Sud.

In terzo luogo, l'immigrazione si sta rivelando per l'Italia un indispensabile fattore di crescita. Essa compensa la nostra attuale debolezza demografica. Abbiamo bisogno di questi lavoratori e di queste lavoratrici che vengono dall'estero. A loro chiediamo il rispetto delle nostre leggi, delle nostre tradizioni. Li invitiamo a imparare la nostra lingua. Saranno nel tempo una risorsa aggiuntiva anche dal lato della domanda: porteranno nei loro paesi di origine il desiderio di consumare merci italiane, l'amore per il "made in Italy".

Un quarto elemento di forza per la nostra economia è l'euro. Purtroppo la sua introduzione è stata occasione per ingiustificati aumenti dei prezzi; poi il suo apprezzamento ha ridotto la competitività delle nostre merci.

Ma non dimentichiamo che l'euro ci ha protetto e ci protegge dall'onda d'urto di crisi valutarie e finanziarie, nazionali e internazionali; ci protegge in parte dal forte aumento dei prezzi in dollari delle fonti di energia, delle materie prime; ci ha portato bassi tassi d'interesse che aiutano famiglie, imprese e settore pubblico. Abbiamo in tasca una moneta solida.

Certo, ci sono i problemi derivanti dall'attuale rapporto di cambio tra euro e dollaro, quest'ultimo reso debole dagli squilibri dei "deficit gemelli" americani, nei conti pubblici e nella bilancia dei pagamenti.

Sta alle autorità, statunitensi ed europee, di governo dell'economia e delle due monete, di assumere quei provvedimenti che affrontino cause e conseguenze dell'attuale rapporto di cambio.

Infine, un contributo decisivo alla ripresa economica potrà giungere dal turismo, da un turismo anche culturale, un turismo rispettoso dell'ambiente, di quel paesaggio italiano che è la pietra fondante della nostra identità nazionale. Anche in questo settore serve un impegno straordinario da parte di tutti gli operatori e delle istituzioni.

Cari Maestri del Lavoro, questo è il tempo delle responsabilità per tutti, istituzioni, lavoratori, imprenditori.

Oggi non possiamo più permetterci di vedere ulteriormente indebolita la struttura di base della nostra industria. Bisogna prendere iniziative specie nei settori ad alto valore aggiunto, ma anche nei settori tradizionali.

Crediamo nel mercato, ci abbiamo creduto in tempi in cui il mondo era fatto di vincoli e di accordi bilaterali.

Ci crediamo oggi, con convinzione, perché l'apertura dei mercati ha migliorato le speranze di vita per milioni e milioni di persone nel mondo.

Ma non esiste mercato senza regole. E le regole, lo ripeto, devono essere rispettate, anche dai paesi che si affacciano sulla scena internazionale con tanta energia e tanta voglia di successo.

Auguri ancora per il nostro Primo Maggio. Viva la Repubblica, fondata sul lavoro! Viva l'Italia!