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DISCORSO DEL PRESIDENTE CARLO AZEGLIO CIAMPI

18-03-2005
Intervento del Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, in visita di Stato nel Regno Unito di Gran Bretagna ed Irlanda del Nord, sul tema "L'Unione europea: contributo ad un ordine internazionale di pace e di progresso", pronunciato in occasione del conferimento della Laurea di Dottore in Diritto Civile



VISITA DI STATO DEL
PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA
CARLO AZEGLIO CIAMPI
NEL REGNO UNITO DI GRAN BRETAGNA
ED IRLANDA DEL NORD

CONFERIMENTO DELLA LAUREA DI DOTTORE IN DIRITTO CIVILE

INTERVENTO SUL TEMA
"L'UNIONE EUROPEA: CONTRIBUTO AD UN ORDINE INTERNAZIONALE DI PACE E DI PROGRESSO"

Oxford - Università, 17 marzo 2005



Signor Cancelliere,
Signore e Signori,

La ringrazio per le sue cortesi parole di saluto e per il caloroso benvenuto che Lei e tutti i membri del Senato Accademico hanno voluto riservarmi. Sono grato per la distinzione tanto lusinghiera che mi è stata attribuita con la Laurea per Diploma in Diritto Civile.

La cultura italiana è qui di casa. Le relazioni tra le istituzioni accademiche di Oxford con le Università italiane si sono sviluppate ininterrottamente, a partire dai primi scambi di esperienze fra i giuristi di Bologna e la scuola di diritto di Oxford; si sono alimentate dei valori dell'umanesimo; hanno creato un legame duraturo fra l'Europa mediterranea e quella nordica.

L'Unione Europea è oggi la più importante unione politica del mondo, il più grande mercato economico.

Il Regno Unito vi ha contribuito in maniera determinante. Cito tre esempi: lo sviluppo, nei primi anni del dopoguerra attraverso il contributo preminente di Winston Churchill, di una solidarietà europea che portò alla creazione del Consiglio d'Europa; la visione di un processo che avrebbe dovuto abbracciare tutto il continente, per riunificarlo, sanando le fratture della guerra fredda; il varo di una capacità militare europea, la cui assenza era stata resa penosamente evidente dalle conseguenze della disintegrazione della Jugoslavia.

L'intuizione e la volontà dei Paesi Fondatori dell'Europa, dei quali l'Italia è orgogliosa di essere parte, hanno contribuito alla rimozione della logica perversa delle alleanze contrapposte, hanno costruito le prime istituzioni comunitarie, hanno condotto a una duratura riconciliazione.

I progressivi allargamenti dell'Unione Europea - in particolare l'ultimo che ha sancito la riunificazione storica dell'Europa - hanno consolidato la democrazia e la stabilità nel nostro continente.

Il Trattato che adotta una Costituzione per l'Europa rafforza l'identità dell'Unione Europea, assicura l'efficacia e la trasparenza delle istituzioni, rende più agevole l'applicazione del principio di sussidiarietà; ne garantisce la governabilità. Senza le regole di governo stabilite dal Trattato, è impensabile che l'Europa con 25 Stati membri, e a maggior ragione con 27 ed oltre, possa funzionare. Perciò la sollecita entrata in vigore del Trattato per una Costituzione europea è una necessità per tutti gli Stati membri.

L'Unione Europea che emerge dal nuovo assetto costituzionale è fondata su una doppia legittimità degli stati e dei popoli. Funziona e funzionerà attraverso l'equilibrio fra cooperazione intergovernativa e sovranità condivisa. La sua architettura a geometria variabile consente agli Stati membri di associarsi ad alcuni campi d'azione comunitaria e non ad altri. Si riflette nell'esistenza di istituzioni come la Banca Centrale Europea, organo di governo della politica monetaria degli Stati che hanno liberamente scelto una moneta comune, accanto a fori di concertazione e di coordinamento delle politiche economiche nazionali. Si tratta di una esperienza, senza precedenti nella storia, attraverso cui Stati nazionali mettono in comune la propria sovranità proprio per meglio esercitare la loro influenza sui mercati.

L'Unione Europea è lo strumento per mezzo del quale le nazioni europee riusciranno ad assicurare il loro futuro. Questo importante e coinvolgente processo europeo coincide con una complessa evoluzione della realtà mondiale. Il confronto con gli sviluppi in altre parti del mondo è incalzante, per certi aspetti sconvolgente; riguarda da vicino il nostro continente.

Constatiamo ogni giorno i limiti dell'azione individuale degli Stati: nella difficoltà di regolare il mercato mondiale, nella necessità per l'Europa di affermarvi la propria competitività in un quadro di certezza normativa;

nella complessità dell'azione volta alla costruzione di una pace duratura in Medio Oriente, al contrasto del terrorismo e della disseminazione delle armi di distruzione di massa, al superamento delle gravi disuguaglianze economiche e sociali, alla gestione delle risorse naturali del pianeta.

E' impossibile affrontare con successo, su basi esclusivamente nazionali, sfide di tale portata. E' stata proprio la consapevolezza della loro gravità ed urgenza a porre l'esigenza di migliorare la governabilità dell'Unione Europea, a mettere in moto il meccanismo che ha condotto all'approvazione della Costituzione europea.

Signore e Signori, la presenza dell'Italia in questo progetto è radicata nella scelta feconda compiuta come Paese fondatore, nella volontà di consolidare il ruolo dell'Unione Europea nel mondo. L'adesione convinta all'intuizione storica dell'Europa unita rimane la stella polare della nostra condotta. Sono nato nel 1920; sono stato un soldato nella seconda guerra mondiale. Non posso dimenticare il flagello dei nazionalismi contrapposti, dei totalitarismi. Sento il dovere, come cittadino italiano ed europeo, di indicare, soprattutto alle giovani generazioni, il valore dell'unità del nostro continente, la necessità di continuare nel cammino intrapreso.

La convinzione che occorre dare autorevolezza e concretezza alla voce dell'Europa nel mondo sta progredendo da diversi anni.

Con questo spirito il Trattato costituzionale ha previsto meccanismi articolati e rigorosi per rendere più efficace la politica estera e di sicurezza europea, espressione e strumento di tutela degli interessi comuni e di quelli vitali degli Stati membri.

Essa è il banco di prova della capacità dell'Europa di assolvere i propri compiti. La moltiplicazione di problemi che richiedono impostazioni unitarie, l'esistenza di finalità condivise, il dinamismo dei nuovi protagonisti della scena mondiale sollecitano un'Europa capace di farsi valere nelle grandi questioni internazionali. L'unione delle forze ci garantisce contro il rischio che i singoli Paesi europei scivolino nella gerarchia delle relazioni internazionali.

L'esperienza europea esercita una forte attrazione nel mondo. La convivenza costruttiva fra popoli diversi, ma che condividono valori fondamentali, entro un territorio ed un ordinamento comuni, la centralità che vi riveste il rispetto del diritto, l'originalità dell'esperienza storica europea degli ultimi cinquant'anni hanno acceso molte speranze, anche in Africa, in Asia, in America Latina.

Quando l'Europa opera unitariamente, aumentano i consensi alle sue posizioni, l'efficacia dei suoi interventi.

Non a caso - in occasione di ogni rivolgimento politico, economico, ambientale - s'intensificano le sollecitazioni per una presenza europea, si allargano gli spazi per un'azione comune.

Lo abbiamo constatato di recente in occasione sia della crisi istituzionale in Ucraina, sia del drammatico tsunami nel Sud Est asiatico. Un Ministro degli esteri europeo che rappresenti unitariamente gli obiettivi corrispondenti ai comuni interessi è il minimo cui si possa ambire per assicurare all'Europa visibilità ed efficacia.

I compiti dell'Unione si sono moltiplicati in settori la cui rilevanza è fuori discussione ed in cui ancor meno opinabile è la necessità di un'intesa fra gli europei.

Essa é chiamata a far fronte alle proprie responsabilità, innanzi tutto nelle aree vicine ai propri confini:
 
-i Balcani, dove il nostro compito è lungi dall'essere terminato: occorre affermarvi un modello di dialogo e di convivenza, fondato sul ripudio dei nazionalismi e sul rispetto dei diritti delle minoranze;
- il Mediterraneo, la cui stabilità è essenziale alla sicurezza dell'Europa: esso deve tornare ad essere luogo d'incontro tra culture e fedi diverse, sulla base della comprensione e del rispetto reciproco;
- il Medio Oriente, teatro di incoraggianti sviluppi, che ora vanno tradotti in avanzamenti concreti: nel dialogo tra israeliani e palestinesi, nel sostegno al rinnovamento democratico e civile dei popoli della regione;
- l'Africa, dove la gravità e l'urgenza dei problemi sollecitano un'accresciuta collaborazione con l'Unione Africana e le Nazioni Unite per la stabilizzazione delle aree di crisi, il consolidamento dello stato di diritto, la lotta al sottosviluppo;
- anche il Caucaso meridionale, in cui l'impegno europeo a favore della stabilizzazione contribuirà a consolidare il progresso di una regione conflittuale.

L'Unione svolge un ruolo trainante nell'avanzamento delle grandi questioni etiche e ambientali, dalla Corte Penale Internazionale al Protocollo di Kyoto; fornisce un contributo decisivo - con circa la metà degli aiuti pubblici allo sviluppo stanziati a livello mondiale - al perseguimento degli obiettivi del Millennio, il fondamentale progetto delle Nazioni Unite per sottrarre una vasta parte del genere umano alla povertà.

Queste realtà sono speculari agli avanzamenti economici espressi dalla condivisione di un mercato unico senza barriere, di un unico quadro regolamentare per gli scambi internazionali, dell'eliminazione fisica di molte frontiere interne, di una moneta unica finora adottata da dodici Paesi membri.

L'Unione Europea è attesa al varco di nuovi appuntamenti che ne rafforzino la credibilità e l'efficacia. L'attuazione della Strategia di Lisbona è necessaria per la competitività e la crescita europea, per il consolidamento del grande mercato unico di cui tutti i Paesi membri dell'Unione fanno parte.

A questi vantaggi l'Unione Europea ne aggiunge altri, non meno importanti per i cittadini: dall'aumento della sicurezza, grazie alla lotta coordinata contro il terrorismo e la criminalità, alla formazione di centinaia di migliaia di nostri giovani attraverso programmi quali Erasmus.

L'Europa non agisce nel mondo da sola, né tanto meno in antagonismo a nessuno. Il recente Vertice euro-atlantico a Bruxelles ha visto dissolvere una nube preoccupante. Ha confermato che esiste un'ampia sintonia di valori e di interessi fra Europa e Stati Uniti maturata attraverso secolari vicende storiche; ha segnato il superamento delle dannose divisioni manifestatesi in occasione del conflitto in Iraq. Ha lanciato una sfida per il futuro: un'Europa autorevole non sarà mai antagonista agli Stati Uniti; un'Europa compatta è necessaria anche agli Stati Uniti. Il successo del partenariato transatlantico è legato all'affermazione di due fondamentali presupposti da consolidare e perfezionare: il riconoscimento da parte degli Stati Uniti dell'identità politica dell'Unione Europea; la capacità dell'Unione Europea di porsi come interlocutore coerente degli Stati Uniti.

La difesa della libertà e della democrazia danno sostanza al rapporto atlantico; ricordano che gli elementi d'unione sono ben superiori a quelli che ci possono dividere. Il ritrovato dialogo ci consente di rafforzare, con reciproca soddisfazione, l'impegno per affrontare e sconfiggere il terrorismo, la povertà, per affrontare i problemi ambientali. Su queste rinnovate basi, l'Occidente, come espressione di una civiltà comune le cui radici sono nella storia millenaria dei popoli europei, può ancora ispirare le nuove generazioni, offrire ideali e modelli politici a tutti i Paesi.

Concludo con un auspicio: il 2005 dev'essere un anno che confermi la volontà dell'Unione Europea di parlare con una sola voce; che esprima la capacità di Europa e Stati Uniti di affrontare insieme le sfide del XXI secolo; che conosca un accresciuto dialogo con le altre culture.