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DISCORSO DEL PRESIDENTE CARLO AZEGLIO CIAMPI

08-03-2005
Intervento del Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi alla cerimonia di consegna delle insegne di onorificenze O.M.R.I. conferite a donne distintesi nella cultura, nella scienza e nel sociale, in occasione della "Festa della Donna 2005"


INTERVENTO DEL
PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA
CARLO AZEGLIO CIAMPI
ALLA CERIMONIA DI CONSEGNA DI ONORIFICENZE O.M.R.I.
CONFERITE A DONNE DISTINTESI NELLA CULTURA,
NELLA SCIENZA E NEL SOCIALE,
IN OCCASIONE DELLA "FESTA DELLA DONNA 2005"

Palazzo del Quirinale, 8 marzo 2005


Onorevole Ministro,

la Sua presenza insieme a quella delle 130 Consigliere per la parità, e rappresentanti degli organismi istituiti a livello nazionale, regionale e provinciale in materia di pari opportunità e a quella della Vice Presidente del Consiglio Nazionale dell'Economia e del Lavoro con le esponenti del gruppo di lavoro specifico, testimonia la storia e l'evoluzione della nostra società.

Questa storia e questa evoluzione sono legate sempre più al ruolo della donna: pensiamo alle molte responsabilità della madre nella famiglia, alle lotte per la conquista sociale del diritto di voto e della rappresentanza politica fino alle profonde trasformazioni sociali dei nostri tempi. Un processo irreversibile, un dato di fatto incontrovertibile: le donne partecipano oggi alla vita della collettività in modo sempre più intenso.

È un cammino che va accompagnato con particolare attenzione: nei concorsi le donne vedono riconosciuto il loro impegno. Pochi giorni fa ho incontrato, in questa sala, 380 nuovi giovani uditori giudiziari: oltre il 60 per cento dei vincitori erano donne.

Nel mercato del lavoro, invece, le difficoltà sono maggiori.

Gli indicatori ISTAT segnalano una diminuzione del tasso di disoccupazione complessivo: ed è un elemento positivo ma l'analisi dei dati segnala una preoccupante flessione della richiesta di lavoro femminile e indica la difficoltà per le donne di conciliare lavoro e famiglia.

Indubbiamente la carenza di servizi, con la residua riluttanza degli uomini a condividere in pieno i compiti familiari, rappresenta il principale ostacolo al lavoro femminile. Ma nuove opportunità si presentano ogni giorno.

Penso ad esempio al Programma Donne in Rete promosso dall'Unione Europea, dal Ministero del Lavoro e dalle Regioni per promuovere la diffusione del telelavoro.

Si tratta di una iniziativa già adottata in alcune regioni italiane che coniuga con molta efficacia l'impegno professionale della donna con lo sviluppo delle nuove tecnologie e può conciliare l'impegno lavorativo delle madri e anche dei padri. Dobbiamo rafforzare la diffusione di queste nuove modalità di crescita professionale. Le donne italiane - lo dimostrano in ogni occasione - hanno grandi doti di fantasia, di ingegno, di creatività.

Le nuove tecnologie consentono di sviluppare questi percorsi, valorizzando le sinergie sul territorio in maniera trasversale, mercé programmi adeguati.

Nell'imprenditoria, nell'artigianato, nell'agricoltura, nell'università le donne hanno raggiunto oggi posizioni di eccellenza, grazie ad un impegno severo e rigoroso e ad una formazione che vede l'Italia fra i primi paesi europei come presenza di donne sul totale dei laureati.

Dall'esame del rapporto sull'imprenditorialità femminile che mi ha inviato il sottosegretario Galati, qui presente con il Comitato per l'imprenditoria femminile, questo dato emerge con grande evidenza e dobbiamo apprezzarne il valore. Cultura del lavoro e cultura della professionalità sono un binomio inscindibile.

E' una strada da percorrere per garantire, anche alle donne, l'accesso, sempre più ampio, alle funzioni dirigenziali.

In campo politico la sproporzione nella presenza fra uomini e donne resta elevatissima. Non vi cito più, ne provo quasi un senso di imbarazzo, le percentuali della presenza delle donne nelle assemblee rappresentative, dai Consigli Comunali al Parlamento. Di recente sono state approvate la modifica dell'art. 51 della Costituzione, la legge 8 aprile 2004 n. 90 per l'elezione al Parlamento Europeo, norme specifiche negli statuti regionali. Le norme, quindi, ci sono: ma è necessario condividerne appieno lo spirito e soprattutto bisogna attuarle.

Ho ascoltato con grande interesse l'intervento del Ministro Prestigiacomo che ci ha riferito sui lavori della Conferenza "Pechino + 10" organizzata dalle Nazioni Unite a dieci anni dalla Conferenza Mondiale.

Nel 1995, 189 governi si sono impegnati a combattere tutte le forme di discriminazione verso le donne, dalla salute al lavoro, dall'ambiente alla politica. Essi hanno sottoscritto una solenne dichiarazione: "Chi compie o permette che vengano compiuti abusi di genere viola i diritti umani e le libertà fondamentali".

Molti governi hanno approvato leggi contro la discriminazione sessuale considerando la violenza sulle donne un crimine contro l'umanità.

Eppure l'orrore e il dramma del mercato sessuale continuano: i numerosi casi riportati dalla cronaca periodicamente ne fanno purtroppo testimonianza.

Secondo i dati forniti dalla Banca Mondiale il benessere complessivo delle donne è aumentato grazie alla microeconomia capace di favorire lo sviluppo, ma soprattutto condizioni di vita decorose.

Le donne rappresentano il 90 per cento di coloro che utilizzano il microcredito, una pratica finanziaria che ha permesso a milioni di persone, in maggioranza donne, attraverso la Banca dei Poveri, di ritrovare la loro dignità, migliorando la qualità della propria vita e creando comunità più sostenibili: il 2005 è l'anno internazionale del microcredito.

E, tuttavia, in molte aree del sud del mondo il diritto alla salute e quello all'istruzione sono costantemente violati.

Il Consiglio d'Europa ha denunciato che su 40 milioni di sfollati e rifugiati, 32 sono madri con i loro figli.

Da quei paesi partono donne in cerca di un futuro migliore e approdano nel ricco Occidente: esse contribuiscono alla serenità delle nostre famiglie: a loro affidiamo i nostri cari, bambini e anziani. Non dimentichiamo mai che molte di loro si sono allontanate dalle loro famiglie per assicurarne, con i loro risparmi, la sopravvivenza.

Tutti insieme dobbiamo operare per sostenere la cultura della integrazione e della pace attraverso il rispetto, il dialogo, la collaborazione. Per fare questo è essenziale valorizzare il ruolo della donna nelle nazioni del mondo.

Il progresso della comunità mondiale è vincolato alla piena integrazione sociale delle donne.

E l'Italia è chiamata a rafforzare il proprio ruolo su questo fronte.

Concludo, rivolgendo a tutte le donne un ringraziamento e un incoraggiamento: grazie per la costanza del vostro impegno.

Uomini e donne, abbiamo costruito insieme questa Repubblica: dallo storico voto sul referendum istituzionale del 1946 alle grandi conquiste sociali, alla crescita e al progresso civile è stato decisivo questo operare condiviso.

Affrontiamo con serenità il futuro ricordando le parole di una grande italiana, Rita Levi Montalcini: "Non ho dubbi, l'emancipazione femminile è sicuramente uno dei risultati più belli del 900. Proprio il maggior peso sociale conquistato dalle donne è stato uno dei più importanti fattori di progresso dell'ultimo secolo, ma è anche una delle più grandi speranze per un futuro di pace e di equità."