Presidenza della Repubblica

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DISCORSO DEL PRESIDENTE CARLO AZEGLIO CIAMPI

02-03-2005
Incontro del Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi con i promotori ed i vincitori del "Premio Cronista - Piero Passetti 2004"

 


INTERVENTO DEL
PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA
CARLO AZEGLIO CIAMPI
ALL'INCONTRO CON I VINCITORI ED I PROMOTORI DEL
"PREMIO CRONISTA - PIERO PASSETTI 2004"

Palazzo del Quirinale, 2 marzo 2005


Cari giornalisti,

grazie, prima di tutto, al Dottor Columba per le cortesi parole che mi ha rivolto. Do il mio benvenuto a tutti voi. Il Premio Cronista intitolato a Piero Passetti è divenuto ormai un appuntamento annuale, sempre gradito. L'elencazione dei premiati, che il Presidente Columba ha fatto, con la indicazione delle motivazioni dei riconoscimenti, mi colpisce per diversi motivi.

Anzitutto per la giovane età media dei premiati: a cominciare, naturalmente da Lei, caro Giorgio Laskaraki, che è "giovane" da più tempo di tutti, e che ha meritato il premio "Vita di Cronista" per avere esercitato, e per continuare ad esercitare a Roma la Sua professione di cronista da sessant'anni, dal luglio del 1945: si vede che fare il cronista fa bene, questo è di buon augurio per tutti voi.

Il 1945 è un anno davvero denso di ricordi per quelli della mia generazione. L'anno del ritorno di tutta l'Italia alla libertà, alla democrazia. E anche l'anno in cui risorse in tutta l'Italia una stampa libera, e una radio libera.

Nel prepararci a celebrare, tra meno di due mesi, la fine della guerra in Italia, e la riunificazione della nostra Patria, ci tornerà alla mente anche quello che significò per tutti noi avere ogni giorno, per la prima volta, la possibilità di scegliere fra tanti giornali: giornali diversi l'uno dall'altro per orientamento politico, ma uniti dal fatto che i giornalisti scrivevano su quei giornali, allora fatti di pochissime pagine, un foglio o due al massimo, quello che volevano, liberamente. Sono certo, caro Laskaraki, che tornando con la mente a quelle giornate Lei proverà una forte emozione.

Forse per voi giovani non è facile comprendere appieno quello che la rinata libertà di stampa volle dire, non soltanto per i giornalisti, ma per tutti noi, per tutta la società. In quelle giornate, in quei giornali, e nelle trasmissioni radio di quel tempo, ha le sue radici la vostra libertà: non lo dimenticate mai.

Riflettendo su quel che significa per la società una stampa libera, il ricordo va a quei giornalisti - Carlo Casalegno, Walter Tobagi - che qui in Italia diedero la vita, negli anni bui del terrorismo, vittime della loro onestà, della loro passione di testimoni della verità. Combattevano una battaglia giusta, e contribuirono, a prezzo della loro vita, a farcela vincere. Conosciamo il nostro debito verso di loro, non li abbiamo mai dimenticati.

Torno a voi, all'oggi, alla soddisfazione che voi premiati dovete provare nel vedere riconosciuto il vostro impegno di giornalisti e di cittadini, e il vostro ingegno. Le motivazioni dei premi assegnativi, che ho letto per intero, dicono quanto voi siate impegnati in un giornalismo di inchiesta, che ha forti motivazioni sociali.

Mi dicono, i miei amici giornalisti, che il lavoro del cronista - cronisti sia di "bianca" sia di "nera", come credo si dica - è l'essenza stessa del giornalismo; e che tutti i veri giornalisti, nel fondo, rimangono sempre dei cronisti, quale che sia l'argomento di cui trattano nei loro articoli.

E pare che per un giovane la migliore scuola di giornalismo consista proprio nel fare il cronista; che il mestiere di giornalista s'impari meglio partendo dalla cronaca, che insegna a mantenere il contatto con la realtà, con i fatti; che l'esperienza del cronista insegni soprattutto a rispettare i fatti così come sono, e insegni anche ad andare alla ricerca dei fatti, della realtà vera dietro le apparenze, che talvolta ingannano, alla ricerca della verità che talvolta viene tenuta nascosta.

Ma queste cose voi sicuramente le sapete già, ed immagino che la passione per il mestiere di giornalista sia nata in voi giovani proprio attraverso esperienze di questo tipo. La vostra è una grande responsabilità. Senza il vostro lavoro, faticheremmo a conoscere a fondo la società in cui viviamo.

Per questo, quando accade che dei giornalisti perdano la vita per aver voluto fare il loro lavoro, o siano oggetto di atti di violenza, e penso naturalmente a Giuliana Sgrena, e a Florence Aubenas, scelte dai loro rapitori per aver fatto con passione il loro mestiere di croniste, ci sentiamo tutti feriti. Chiediamo ancora una volta con forza che siano liberate: liberarle gioverebbe a tutti, e prima di tutto al futuro dell'Iraq.

Tutto questo dice quanto sia importante il vostro lavoro; quanto alte le vostre responsabilità nello svolgimento della vostra professione.

Che poi il vostro sia anche un lavoro attraente lo dimostra il fatto che un premio di "cronista emerito" se lo sia meritato perfino un Cardinale, l'eminenza Bertone, trascinato a fare il cronista dalla sua passione per lo sport, passione che non gli impedisce di essere un "cronista equilibrato", come dice la motivazione del premio che gli è stato assegnato. L'equilibrio è una qualità essenziale del vostro lavoro, non meno dello spirito di partecipazione e la passione per la verità che Sua Santità Giovanni Paolo II - a cui vorrei rinnovare con tutto il cuore i miei auguri per una pronta guarigione - vi ha di recente raccomandato.

Concludo augurando a tutti voi, giovani e meno giovani, una felice carriera, e nuovi successi.

Buon lavoro a tutti.