Presidenza della Repubblica

menu di navigazione

percorso: Presidenti /  Ciampi /  discorsi  /  discorso

DISCORSO DEL PRESIDENTE CARLO AZEGLIO CIAMPI

30-10-2003
Commemorazione della M.O.V.M. Sottotenente Pilota Carlo Negri e di intitolazione del 61° Stormo dell'Aeronautica Militare al Decorato

 

INTERVENTO DEL
PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA
CARLO AZEGLIO CIAMPI
ALLA CERIMONIA DI COMMEMORAZIONE DELLA
M.O.V.M. SOTTOTENENTE PILOTA CARLO NEGRI
E DI INTITOLAZIONE DEL
61° STORMO DELL'AERONAUTICA MILITARE AL DECORATO

Galatina, 30 ottobre 2003

 

Signor Ministro della Difesa,
Autorità civili e militari,
Ufficiali, Sottufficiali, Avieri dell'Arma Azzurra,

tra poco assisteremo, con commozione, alla intitolazione di questa straordinaria Scuola di Volo - il 61° Stormo - al Sottotenente Pilota Carlo Negri, fucilato il 21 settembre 1943 dai tedeschi, dopo che aveva rinunciato deliberatamente a mettersi in salvo con il suo velivolo per portare a termine la missione che gli era stata affidata.

Quale era la missione affidata a Carlo Negri?

Era la missione che tutta l'aeronautica, tutte le forze armate d'Italia, tutti gli Italiani avrebbero voluto in quel momento compiere: aiutare i nostri reparti rimasti isolati, nei Balcani e nelle isole dell'Egeo, che stavano per essere aggrediti, ingannati, fucilati o deportati.

Aiutare a evitare la disgregazione dei nostri reparti. Combattere, anche soccombere, ma con le armi in pugno. Dimostrare la volontà di difendere l'Italia, il suo onore. Questa era la missione di Carlo Negri, mentre portava quel dispaccio a un reparto imbottigliato a Koritza.

Purtroppo, sappiamo cosa accadde in quei giorni, poche miglia oltre queste coste di Puglia.

Da Brindisi venne tentato di aiutare i nostri uomini rimasti nei Balcani, in Albania, sulle coste della Dalmazia, in tante isole dell'Egeo, a Cefalonia, a Corfù, a Lero, nel Dodecanneso. Le loro iniziative di reazione furono paralizzate dalla mancanza di ordini precisi, dalla confusione di quei giorni.

La spontanea, immediata consapevolezza di quello che era il nostro dovere animò tanti eroi come Carlo Negri.

Giustamente alla sua memoria venne attribuita la prima Medaglia d'Oro al Valor Militare meritata dall'Aeronautica militare nella guerra di liberazione.

Oggi, questa cerimonia si svolge in occasione del 60° anniversario di quei fatti. Essa è l'occasione per ricordare una storia poco raccontata, poco conosciuta dall'opinione pubblica, che è nostro dovere diffondere, far conoscere, insegnare alle giovani generazioni.

Nelle giornate dello smarrimento, dello sbandamento di quel settembre di sessanta anni fa, circa 200 aerei da guerra erano rimasti a disposizione del governo, dello Stato legittimo in Puglia, Sicilia, Sardegna. Operarono da queste terre, da Galatina, da Manduria, partendo da piste di fortuna, spesso costruite con tappeti metallici.

I nostri piloti volevano combattere. Facevano volare aerei ormai obsoleti in condizioni incredibili di manutenzione, con pezzi di fortuna, grazie al talento dei nostri meccanici e ingegneri. Non venne consentito loro dalle clausole dell'armistizio di combattere nei cieli della nostra Patria. Ma diedero un apporto essenziale alla guerra partigiana nei Balcani, attaccando con precisione ed efficacia porti, strutture, reparti tedeschi, con un coraggio talora temerario, da meritare gli elogi di governi allora poco inclini a dare riconoscimenti a un ex nemico.

Furono Churchill, Truman, Tito ad apprezzare pubblicamente le migliaia di missioni compiute dai nostri aerei.

Nel Novecento l'Italia ha dato un contributo fondamentale allo sviluppo del volo, dell'ingegneria aerea. Quella tradizione non è finita.

Siamo orgogliosi quando vediamo volare le Frecce Tricolori, siamo orgogliosi dei nostri piloti tra i migliori del mondo.

Negli ultimi anni l'Arma Azzurra è stata impegnata intensamente in missioni di rafforzamento della pace dove essa era minacciata e di affermazione della pace laddove essa era compromessa, soprattutto nei Balcani, ma anche in Paesi e in tempi lontani: non dimentico i caduti di Kindu. Ho reso loro onore all'aeroporto di Pisa, nel dicembre del 2000. Abbiamo dimostrato di essere all'altezza dei grandi Paesi, grazie all'eccezionale qualità degli uomini, certo non dei mezzi.

Abbiamo bisogno di un generale ammodernamento della nostra Aeronautica. All'interno dell'auspicato ammodernamento avrebbe grande significato per la ricerca tecnologica, per l'industria nazionale lo sviluppo di progetti, anche di nicchia, ideati e prodotti in Italia. Vi sono esempi anche recenti nell'industria civile, che sono di conforto.

Ufficiali, Sottufficiali, Avieri,

tra pochi giorni, l'Italia celebra, nel giorno della Unità Nazionale, tutte le Forze Armate Italiane, per il loro contributo inestimabile alla indipendenza della Patria, alle libertà civili riconquistate, alla presenza attiva dell'Italia per l'affermazione della pace.

Lo dobbiamo ad eroi come Carlo Negri. Gli italiani si stringono attorno a Voi, Vi esprimono il loro apprezzamento, il loro sostegno.
Viva l'Aeronautica Militare,
Viva le Forze Armate, Viva l'Italia.