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DISCORSO DEL PRESIDENTE CARLO AZEGLIO CIAMPI

16-10-2003
Intervento del Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi in occasione della commemorazione del 60° anniversario della deportazione degli ebrei



INTERVENTO DEL
PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA
CARLO AZEGLIO CIAMPI
IN OCCASIONE DELLA
COMMEMORAZIONE DEL
60° ANNIVERSARIO DELLA DEPORTAZIONE DEGLI EBREI

Roma - Portico d'Ottavia, 16 ottobre 2003

 

La memoria dell'Olocausto deve essere tenuta viva, perché la storia che si dimentica si ripete. Questo è il significato del Giorno della Memoria: ricordare gli orrori del passato, affinché non possano ripetersi.

Ricordare vuol dire ricordare tutto. Non solo l'atrocità nazista, l'inganno del riscatto mediante la consegna dell'oro, la razzia degli ebrei nel Ghetto, la deportazione di loro, come di tanti altri ebrei italiani - oltre ottomila - nei campi di sterminio. Quasi tutti finirono nelle camere a gas. Dei 2091 ebrei romani catturati quella tragica alba, solo 15 tornarono.

Vuol dire ricordare anche la parte che ebbero le disumane leggi razziali come premessa e fondamento del Patto d'Acciaio fra l'Italia fascista e la Germania nazista, che precipitò l'Italia nel disastro della guerra e costò la vita a tanti nostri compatrioti e distruzioni gravi a tutto il Paese. E vuol dire ricordare che tutto questo nacque da un regime dittatoriale, che aveva cancellato ogni libertà e perseguitato coloro che si erano opposti alla dittatura.

Ricordiamo anche, ed è importante, le migliaia e decine di migliaia di Italiani, civili e religiosi, che aiutarono tanti ebrei a nascondersi e a salvarsi, come aiutarono a salvarsi i militari che rifiutarono di presentarsi alla chiamata di Salò, gli antifascisti fuggiaschi, la Resistenza armata. Ci fu la persecuzione, ma ci furono anche i Giusti, ci fu un grandioso plebiscito per la libertà, che salvò l'anima e la dignità del popolo italiano.

Elio Toaff non fu soltanto un rabbino perseguitato, fu anche un combattente della Resistenza. Toaff è uno dei due amici ebrei livornesi che mi sono qui vicini; l'altro, Beniamino Sadun, condivise con me, ambedue fuggiaschi nelle montagne abruzzesi, i lunghi mesi dell'autunno-inverno '43-'44, protetto come me dall'umanità della gente.

Ricordiamo i Giusti. Ma non dimentichiamo la Shoah, e prima la libertà perduta, e poi la lotta per riconquistarla, che arriva fino alle elezioni libere e alla Costituzione Repubblicana, la stella polare dell'Italia democratica, lo scudo delle nostra libertà.