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DISCORSO DEL PRESIDENTE CARLO AZEGLIO CIAMPI

08-10-2003
Intervento del Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, in visita alla provincia di Belluno, all'incontro istituzionale con le autorità di Belluno


VISITA DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA
CARLO AZEGLIO CIAMPI
A BELLUNO

INCONTRO ISTITUZIONALE CON LE AUTORITA'

Belluno - Teatro Comunale, 8 ottobre 2003


Signor Presidente della Regione Veneto,
Signor Presidente dell'Amministrazione Provinciale di Belluno,
Signor Sindaco di Belluno,
Onorevoli Parlamentari,
Autorità civili, militari e religiose,
cari Sindaci della Provincia di Belluno,
Signore e Signori,

Vi ringrazio anzitutto per le parole cortesi che mi avete rivolto; e ringrazio la gente di Belluno per l'accoglienza calorosa. Sono contento di essere con voi, in questa città che qualcuno ha voluto chiamare, per la sua bellezza, "Piccola Venezia di montagna", capoluogo di una provincia famosa in tutto il mondo perché offre alcuni fra i più straordinari scenari dolomitici, che da tempo conosco ed amo. Si affollano nella mia mente molti pensieri. La vista del grande arco del Piave, ai piedi della città, rievoca memorie storiche particolarmente vive in un uomo della mia generazione, la generazione dei figli di coloro che combatterono, su queste montagne, la Grande Guerra come ultima guerra del Risorgimento, quella che compì l'unità d'Italia. Quando nominiamo il Piave, il Monte Grappa, evochiamo le prime radici del nostro amor di Patria.

Ma è giusto dire che il ricordo di quelle battaglie, del tanto sangue sparso su queste terre; e, una generazione dopo, la ribellione alla dittatura che aveva fatto precipitare l'Italia nell'abisso della Seconda Guerra Mondiale, e la riconquista della libertà col sacrificio di tante vite umane, hanno anche dato vita al nostro appassionato europeismo, che è in primo luogo spirito di pace. Tante tragedie hanno portato alla storica riconciliazione fra popoli a lungo nemici, oggi affratellati dalla comune fede nella democrazia, in una Unione Europea che abbraccia oramai quasi tutto il continente. Il cammino dell'unificazione non è ancora compiuto: sono, queste, settimane cruciali per l'avanzamento dell'unità politica dell'Europa. Affrontiamo questa prova con una fiducia che si nutre degli storici risultati che abbiamo già raggiunto. Dopo secoli di guerre, la pace regna nel nostro continente. Nessuno può apprezzarne il valore meglio di voi, abitanti di una provincia a lungo considerata come la Vedetta d'Italia. Quanti cambiamenti nell'arco di una sola generazione! Negli anni della mia giovinezza, anche questa era terra di emigrazione. Mi dicono che il numero dei bellunesi e discendenti di bellunesi sparsi nel mondo è oggi doppio o triplo della popolazione attuale di questa provincia.

Le rimesse dei vostri emigranti - so che sono ancora migliaia i vostri artigiani gelatieri, famosi nel mondo - contribuirono per decenni a dare respiro a un'economia povera, come sono, o meglio come erano dignitosamente povere, le terre impervie di tutto l'arco alpino. In pochi decenni questo è diventato un altro mondo. Le statistiche che assegnano oggi alla vostra provincia il secondo posto nel Veneto, dopo Vicenza, e il quindicesimo o sedicesimo in Italia per il reddito "pro capite", ci dicono che questo territorio è oggi fra i più ricchi d'Europa. Avete fatto la vostra parte nella realizzazione di quello che fu chiamato "il miracolo italiano". Le statistiche dicono anche che la provincia di Belluno è al quarto posto in Italia nella classifica della "vivibilità". Questo vuol dire che avete saputo conciliare l'industrializzazione e il progresso produttivo con la protezione e la cura di un ambiente di straordinaria bellezza, e di quei valori di civiltà che hanno radici lontane nella nostra storia. Eppure questo è considerato in gran parte un "territorio a rischio", dal punto di vista idro-geologico; ed è un territorio che ha conosciuto grandi disastri.

Tra i motivi di questa mia visita c'è anche il quarantennale della tragedia indimenticata del Vajont. Domani mattina sarò a Longarone, un nome che rievoca immagini strazianti nella nostra memoria: maggior onore a coloro che hanno saputo compiere una ammirevole opera di ricostruzione. Il tempo che mi è concesso di rimanere nella vostra provincia è necessariamente breve. Oggi pomeriggio trascorrerò alcune ore a Feltre, città le cui architetture sono insigne testimonianza di un passato di cui è giustamente orgogliosa. Molti altri inviti mi è stato impossibile accettare, troppi per ricordarli tutti. Nominerò soltanto, spiacente di non aver trovato il tempo necessario, quello del vostro Vescovo, Monsignor Vincenzo Savio - a cui mi lega anche la sua lunga permanenza nella mia città natale, Livorno - a visitare il "Centro Papa Luciani" a Santa Giustina, nel venticinquesimo anniversario dell'elezione al Pontificato, e della morte, di un figlio della vostra terra che ha lasciato nella memoria di tutti un'immagine indimenticata di dolcezza e di spiritualità; e l'invito della Magnifica Comunità di Cadore di recarmi a Pieve di Cadore, per ricordare non soltanto la grandezza di Tiziano, ma anche per rievocare la tradizione di governo "democratico" dei comuni cadorini, e per visitare i luoghi dove è nata l'industria italiana dell'occhiale, divenuta, nel giro di pochi decenni, leader mondiale.

L'Italia è davvero un Paese straordinario, per la grandezza della sua storia, per la vitalità della sua gente, per lo spirito innovativo dei suoi imprenditori, per la bravura e l'ingegnosità dei suoi lavoratori. L'Italia è anche un Paese ricco di grandi diversità. Di esse tiene conto il processo ora in corso di rinnovamento istituzionale, che si propone di rafforzare, ispirandosi al principio di sussidiarietà, le autonomie locali ai vari livelli - comunale, provinciale, regionale - senza perciò dimenticare o ferire l'unità della Patria, di cui siamo orgogliosi, come cittadini; di cui sono geloso custode, come Capo dello Stato. So delle vostre aspirazioni a vedere accresciuti i compiti e le risorse della vostra Provincia. Non ho dimenticato, Presidente De Bona, che Lei volle informarmene direttamente più di due anni fa, facendo riferimento al mio riconoscimento, in occasione della visita nel Trentino-Alto Adige, dell'importanza delle speciali autonomie delle province di Trento e Bolzano, realizzate nel nuovo quadro dell'Europa riunificata, nello spirito della riconciliazione fra tutti i popoli.

Anche se, per l'appunto, il quadro di riferimento è del tutto diverso, ritengo che sia giusto, nell'ambito delle riforme istituzionali che sono in corso di definizione, richiamare l'attenzione delle autorità sia nazionali sia regionali sui problemi particolari di questa provincia, come di altre zone di montagna, per metterle in condizione di meglio superare, con mezzi e poteri adeguati, le difficoltà che esse debbono affrontare, proprio per effetto delle loro peculiarità geografiche e geologiche. Non minore è la mia attenzione ai problemi dei piccoli comuni, minacciati di spopolamento, con conseguenze potenzialmente assai gravi anche per la salvaguardia dell'ambiente. Per avanzare insieme sulla strada giusta ci vogliono buona volontà e capacità di dialogo costruttivo. Nel corso di questo mio lungo viaggio nella provincia italiana, da un capo all'altro del nostro Paese, si è sempre più rafforzata in me la convinzione, basata sui fatti, che rapporti di forte collaborazione fra i vari livelli delle istituzioni di governo locale, indipendentemente dal loro colore politico, e fra le autorità amministrative e gli organismi che rappresentano la produzione, il sindacato, la società, la scuola, la formazione, l'istruzione superiore, il volontariato laico o religioso, producono sempre risultati molto positivi.

Viceversa, ogniqualvolta emergono gelosie, gretti campanilismi, e una visione ristretta degli interessi della cittadinanza, i risultati sono dannosi per tutti. Progetti di sviluppo essenziali per la nostra come per le regioni vicine, vengono frenati o addirittura bloccati. Infrastrutture di grande importanza per tutti non vengono realizzate, talvolta per l'opposizione di piccole minoranze. Il danno può essere grave, anche a livello nazionale. Non mi stanco di dire a chi ha responsabilità di governo, a qualsiasi livello, che quando ci si incontra, l'obiettivo deve essere quello di arrivare a una intesa, a una decisione. Non ci si incontra per litigare e per paralizzare ogni scelta. L'obiettivo è di definire progetti, stabilirne i tempi di realizzazione, per poi controllare periodicamente lo stato d'avanzamento dei progetti stessi. I buoni amministratori, capaci di programmare, e di realizzare i loro programmi, non mancano di essere premiati dal consenso di coloro che li hanno eletti. Sono regole che tutti coloro che hanno pubbliche responsabilità debbono sempre tenere presenti. Dopo aver visitato più di settanta province italiane, e tenendo presenti i concetti e i criteri di giudizio che vi ho appena ricordato, debbo però dire che il quadro generale che i miei incontri con la provincia italiana mi hanno offerto è nell'insieme molto rassicurante.

Questi incontri continuano a darmi fiducia nel nostro avvenire. Essi continuano ad offrirmi nell'insieme un'immagine forte del nostro Paese, assai più di quanto sembra rendersi conto la stessa opinione pubblica, con l'attenzione rivolta a una scena nazionale spesso dominata da aspri contrasti politici. Questi impediscono di vedere la normalità delle relazioni istituzionali e della dialettica politica, intensa ma raramente distruttiva a livello locale, e l'importanza delle realizzazioni della nostra società, che sono invece evidenti ogniqualvolta ci si incontra sul terreno con la realtà della vita italiana. Certo, abbiamo i nostri problemi. Come tutti risentiamo di una congiuntura economica non particolarmente favorevole. Come tutti, dobbiamo affrontare i problemi della globalizzazione. La liberalizzazione degli scambi commerciali e dei movimenti valutari su scala mondiale è un fenomeno irreversibile, che presenta al tempo stesso opportunità e rischi. E' inutile esaltare l'importanza delle opportunità in una provincia come questa, dove continuano ad essere radicate delle vere e proprie multinazionali, oggi leader mondiali del loro settore, nate da una antica vocazione artigiana e da uno spirito d'avventura e di conquista che ricorda i nostri grandi mercanti d'epoca rinascimentale.

Ciò ha consentito di rafforzare in maniera straordinaria l'apparato produttivo locale, accrescendo l'occupazione ai limiti del pieno impiego e portando un diffuso benessere. Ma sappiamo anche che la globalizzazione, che ha offerto alle nostre imprese l'accesso a mercati sempre più vasti e la possibilità di una crescita senza precedenti, fa nascere nuovi concorrenti, che almeno in una fase iniziale possono giovarsi di costi minori. La risposta ai problemi che ne derivano non sta sicuramente nel ritorno alla frammentazione dei mercati e alle guerre doganali d'altri tempi, che renderebbero tutti più poveri. Non è questo che chiedono i nostri imprenditori. Chiedono, con ragione, l'applicazione rigorosa dei regolamenti stabiliti dalle organizzazioni internazionali e l'azione attenta delle autorità europee, responsabili istituzionali del commercio estero di tutti i Paesi dell'Unione, al fine di combattere correttamente aggressioni mercantili che si nutrano di dumping valutario e sociale, o di falsificazioni dei prodotti, assolutamente inaccettabili.

La risposta di fondo, che sta in voi, sta nell'intensificare quel processo continuo di innovazione tecnologica che ha permesso anche alle nostre fiorenti Piccole e Medie Imprese di sostenere con successo l'economia italiana negli ultimi decenni, tenendo alto nei mercati mondiali il valore del made in Italy. Una forte capacità di innovazione richiede però che si accrescano i nostri investimenti pubblici e privati in Ricerca e Sviluppo, come nel settore della formazione, della scuola, dell'università. Non è meno importante portare avanti il processo di liberalizzazione dei mercati del lavoro e di smantellamento dei lacci burocratici, che scoraggiano gli investimenti stranieri in Italia e la stessa, auspicabile "delocalizzazione in patria" delle nostre imprese, che gioverebbe a tutti. Occorre infine recuperare i ritardi che l'Italia ha accumulato nelle infrastrutture materiali, a cominciare dal sistema dei trasporti. Su tutti questi problemi ho colto, nei discorsi che ho ascoltato, riflessioni significative, testimonianza della concretezza del vostro impegno di amministratori. Confido che ciò vi consentirà di affrontare in modo costruttivo e col necessario spirito di collaborazione i vostri problemi, di dare spazio alle ambizioni di progresso della vostra gente. Con questo augurio di nuovi successi, vi ringrazio. Viva l'Italia, viva l'Europa.