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DISCORSO DEL PRESIDENTE CARLO AZEGLIO CIAMPI

30-09-2003
Intervento del Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, in visita a Bruxelles, al Parlamento Europeo

 

INTERVENTO DEL
PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA
CARLO AZEGLIO CIAMPI
AL PARLAMENTO EUROPEO

Bruxelles, 30 settembre 2003

 

Signor Presidente,
Signori Deputati,
Signore e Signori

sento di prendere la parola di fronte a voi in un momento storico dell'Europa ed in una fase cruciale della nostra Unione. Sono lieto di farlo durante il semestre di Presidenza italiana, alla vigilia di una Conferenza intergovernativa chiamata a consolidare il processo costituzionale europeo giunto ad una storica svolta: la rifondazione delle Istituzioni comuni su cui poggerà la nuova Europa quale soggetto internazionale di pieno diritto.

L'Unione Europea attraversa oggi una fase complessa, determinante per il nostro futuro: deve infatti affrontare le sfide dell'allargamento e della governabilità; non ha ancora dato compiutezza al concetto d'interesse europeo.

Le speranze che i nostri cittadini nutrono nel futuro dell'Europa sono più forti che mai: le sento vibrare nei vostri dibattiti, nelle vostre Risoluzioni. Oltre a manifestare attese, l'opinione pubblica europea lancia anche segnali d'allarme. Sono anni che la nostra economia attraversa una fase di stasi. Il passaggio ad un'economia competitiva e dinamica, la definizione di uno spazio europeo della ricerca e dell'innovazione, il coordinamento delle politiche macroeconomiche: sono queste altrettante sfide che l'Europa deve raccogliere per rilanciare il proprio progresso economico e la competitività a livello mondiale.

L'Europa ha già realizzato molto: il mercato interno, l'abolizione delle frontiere, la moneta unica, l'esistenza stessa dell'Unione sono conquiste ormai acquisite nel nostro patrimonio; ci arricchiscono e ci distinguono da altri popoli in altri continenti.

Questo deve essere per noi motivo d'orgoglio e di sprone a fronte delle difficoltà presenti della nostra economia: le conosciamo e sappiamo di poterle affrontare e superare. Non dobbiamo lasciare che prevalga la sindrome del declino economico.

In quest' impegno, il Parlamento Europeo ed ognuno di voi con le proprie sensibilità politiche, si trova in prima linea.

Il progetto di Trattato costituzionale elaborato dalla Convenzione dà risposta alle attese d'Europa dei cittadini. Propone che venga rafforzato il vostro ruolo di co-legislatori anche in settori vitali per la sicurezza del cittadino. Con la vostra autorevolezza, potrete dare un contributo inestimabile al rafforzamento dell'Europa nel mondo e alla sua capacità di affermarsi con tutto il suo patrimonio di valori e di principi, con tutte le sue potenzialità economiche e politiche.

A questo risultato il Parlamento Europeo ha contribuito significativamente, concorrendo ad assicurare ai lavori della Convenzione il raccordo con l'opinione pubblica. Nel consolidamento dell'identità europea le nuove generazioni sono chiamate a svolgere un ruolo essenziale. I giovani cambiano il volto dell'Europa. Perché non sono condizionati dalle contraddizioni nazionalistiche del passato, perché si muovono con grande disinvoltura da un Paese all'altro, perché percepiscono le poche barriere rimaste come un elemento innaturale da abbattere.

Discostarsi - in sede di Conferenza Intergovernativa - dall'impianto del progetto di Trattato costituzionale, svilirne lo spirito unitario che lo ha originato significherebbe tradire la fiducia e le aspettative soprattutto dei nostri giovani.

Il Parlamento Europeo, per sua natura l'Istituzione più vicina al metodo aperto della Convenzione, è in una situazione privilegiata per incoraggiare la conclusione del processo costituzionale.

Nella vostra Risoluzione di pochi giorni fa, nell'esprimere l'apprezzamento per il testo costituzionale elaborato dalla Convenzione e l'auspicio che la sua messa a punto e la sua approvazione possano concludersi entro il 2003 avete affermato che "rimettere in questione gli importanti compromessi raggiunti in quella sede significherebbe non solo mettere a rischio i progressi compiuti dalla Convenzione per rifondare l'Unione su una base costituzionale, ma sovvertire l'intero metodo della Convenzione". Vi siete confermati con ciò parte integrante dello spirito costituente che ha dato vita al progetto di Trattato. L'augurio è che questo spirito costituente animi anche i lavori della Conferenza Intergovernativa.

Il Trattato costituzionale è per l'Europa la risposta giusta al momento giusto. L'Europa ha bisogno di successo.

Certo, può sembrare insufficiente per coloro che nell'integrazione europea hanno riposto appassionate speranze; può apparire troppo avanzato per Stati gelosi della sovranità nazionale che hanno recuperato da poco; può sembrare superfluo per coloro che s'accontentano di un'area europea di stabilità economica, senza confini e senza assunzione di responsabilità politiche.

Ma certamente il Trattato costituzionale risponde agli interessi storici dei popoli europei nell'era globale. E' una risposta indispensabile al problema fondamentale ed urgente di assicurare la governabilità di un'Unione Europea allargata a 25 Stati membri. La prevalenza dello spirito comunitario rende possibile il funzionamento della nuova Unione, resta il cardine dell'integrazione e del progresso dell'Europa.

Anche chi tende a concepire l'Europa in termini più utilitaristici sa bene che i mercati hanno bisogno di fiducia, che le economie e le tecnologie progrediscono quando si muovono in un sistema di obiettivi credibili, nell'ambito di una certezza giuridica condivisa, nel quadro di istituzioni politiche stabili e forti.

La soggettività giuridica che deriverà all'Unione Europea dal nuovo Trattato costituzionale dissiperà ogni residuo equivoco che essa sia qualcosa di assimilabile ad una qualsiasi Organizzazione Internazionale; la emanciperà da una limitazione che frustra la sua capacità di agire sulla scena mondiale. Come soggetto politico di pieno diritto, l'Unione potrà avviare una politica estera consona ai valori e ai principi che le sono propri; una politica orientata verso un ordine internazionale più stabile e più equo. E potrà riunire in uno spazio comune di libertà, sicurezza e giustizia le politiche interne dei Paesi membri. Poiché è un progetto di governabilità, il nuovo Trattato costituzionale va difeso nell'interesse dei nostri cittadini che si recheranno alle urne il prossimo mese di giugno. Si tratterà allora non soltanto di eleggere i nuovi membri del Parlamento Europeo ma di aderire ad un disegno politico capace di concretizzare la visione lungamente perseguita di una presenza europea forte e unitaria a livello mondiale.

Il Trattato di Roma ha retto lo sviluppo dell'integrazione europea nell'ultimo mezzo secolo. La Costituzione sarà l'atto fondante dell'Europa del futuro, di quella nuova, di quella allargata.

L'Europa, e a maggior ragione anche ogni singolo Stato che la compone, possono affermarsi solo se uniti, e non divisi.

La riunificazione del continente deve essere fondata su una forte volontà d'integrazione. Quella stessa volontà che, di fronte ad ogni battuta d'arresto, ha saputo rinascere con rinnovato slancio. Essa assicura il progresso di noi tutti; contribuirà ad accrescere la forza collettiva della nostra Europa.

E' questo il senso, il contributo di avanguardie di Paesi che sappiano elaborare ed attuare, superando ogni difficoltà, progetti coraggiosi e densi di lungimiranza e visione.

Ho più volte evocato una metafora marinaresca per l'Europa: la grande baia, il porto. La baia offre riparo a un ampio numero di navi; nel porto - ch'è aperto a tutti - vanno ad attraccare quelle che vogliono beneficiare dei servizi della banchina, accettando le norme portuali. All'inizio eravamo soltanto sei che decisero di creare un primo nucleo avanzato. Il numero è gradualmente cresciuto: presto saremo 25 e più. L'Europa a 25 avanzerà unita. Ma sappiamo bene che l'unità è sempre stata stimolata da avanguardie. In questa ottica le cooperazioni rafforzate sono state e saranno anche in avvenire essenziali per assicurare all'Unione slancio vitale e capacità evolutiva. Perché possano essere il preludio di forme di cooperazione un giorno estese a tutti, esse devono mantenere un carattere aperto. Ma se non venisse realizzato il necessario equilibrio tra l'anelito di quanti intendono andare avanti e le esigenze di quanti preferiscono restare nella posizione originaria, diventerebbe ineluttabile che si sviluppino forme di cooperazione più avanzata. Abbiamo già un esempio lungimirante: l'euro. E' una ragione di più per conservare nella Costituzione tutte le flessibilità previste.

L'Italia è uno dei Sei Stati Fondatori dell'Unione Europea: sei Paesi di diversa dimensione, eguali nei loro diritti e doveri. Essi rappresentano ancora oggi all'interno dell'Unione, non certo una gerarchia sovraordinata, ma un'indispensabile memoria storica che ci ha sorretto in tutti i passaggi difficili.

Aver avuto il coraggio, a cinque anni dalla conclusione di un devastante conflitto mondiale, di mettere in comune, con la creazione della CECA, risorse che avevano alimentato la contrapposizione - il carbone e l'acciaio - è stata la vera svolta della vita europea, frutto di coraggio e lungimiranza, nel segno della volontà di pace di paesi che si erano dissanguati in un atroce conflitto e che dissero basta guerre fra noi.

La condivisione della sovranità è il fondamento della nostra unione; è il criterio su cui è stata edificata la costruzione europea; è il nostro futuro di uomini liberi che decidono di avvalersene per l'avanzamento del loro interesse comune. Il superamento graduale del principio dell'unanimità nei metodi decisionali dell'Unione era già nelle premesse della scelta che operammo in piena consapevolezza all'inizio della fondazione comunitaria.

Il ricordo dei Padri Fondatori - Adenauer, Schumann, De Gasperi, Monnet, Spaak, Spinelli - non è rituale. E' un forte richiamo alla vitalità degli ideali politici europei: essi hanno consentito i progressi di cinquant'anni d'integrazione europea. Sono oggi indispensabili, lo saranno ancora in futuro perché l'Unione Europea operi unita per il bene di tutti noi.

La Costituzione è il suo nuovo fulcro.

Il Parlamento europeo, custode dei valori della democrazia e catalizzatore dell'attenzione sulle sfide del nostro tempo, può accompagnare questo processo storico con sapienza ed efficacia.

Nel quadro dei grandi temi che animano i vostri dibattiti - dalla bioetica all'immigrazione, dall'industria all'agricoltura, all'ambiente - l'attenzione riservata ai rapporti dell'Unione Europea con il mondo, e in particolare con il sistema delle Nazioni Unite, conferma la vostra profonda sensibilità all'esigenza di dare una voce autorevole e coesa all'Europa.

Attraverso tutti questi dibattiti, il Parlamento Europeo dà espressione, profondità, sostanza agli interessi europei; si dimostra consapevole delle urgenti attese dei nostri cittadini.

Per la prima volta nella storia dell'umanità, e non solo in quella d'Europa, un continente - fino a poco fa lacerato da guerre o diviso da cortine di ferro - si appresta a scrivere insieme un Testo fondatore valido per piu' di 450 milioni di suoi cittadini.

I paesi che tra pochi mesi si uniranno pienamente a noi - e che serbano ancora il ricordo recente e indelebile della spaccatura del nostro continente - sono quelli che più di ogni altro possono comprendere il valore, l'unicità di questo momento.

Sarà il segnale di speranza che l'Europa, che i nostri giovani attendono con fortissima aspettativa, il segnale che l'Europa vuole lanciare al mondo. Difendiamo il processo costituente. Apriamo insieme le porte del nostro avvenire.