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DISCORSO DEL PRESIDENTE CARLO AZEGLIO CIAMPI

09-09-2003
Intervento del Presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, nel Golfo dell'Asinara per la commemorazione dell'affondamento della Corazzata "Roma".

 

INTERVENTO DEL
PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA
CARLO AZEGLIO CIAMPI
NEL GOLFO DELL'ASINARA
PER LA COMMEMORAZIONE
DELL'AFFONDAMENTO DELLA CORAZZATA "ROMA"

Golfo dell'Asinara, 9 settembre 2003

Marinai d'Italia,

siamo qui per rendere onore ai Caduti di quel 9 settembre del 1943.

Siamo qui per rendere onore ai marinai, agli ufficiali, al Comandante della Forza navale italiana da battaglia, Ammiraglio Bergamini, scomparsi in queste acque a bordo delle navi colpite dalle bombe di un aereo tedesco.

L'onore che gli rendiamo oggi è ben poca cosa rispetto all'onore che Essi hanno reso alla Patria. Lo sento personalmente un dovere, come militare e come italiano.

Oggi ci rendiamo conto, a distanza di sessant'anni, di quanto sia stato importante per noi, per i nostri figli, per il futuro dell'Italia, che anche in quei giorni terribili il tricolore non sia stato ammainato. Mai.

Sono nato in una città di mare, orgogliosa di essere sede dell'Accademia Navale. Sento il fascino del mare. Tutto ciò che riguarda la vita di mare mi attrae. Ammiro le regole dell'onore che legano la gente di mare. In particolare, ho letto con partecipazione le vicende più gloriose della nostra Marina Militare. Ho avuto anche la fortuna di conoscere uno dei protagonisti di gesta straordinarie come quella della violazione del porto di Alessandria d'Egitto, che portò all'affondamento di navi da battaglia inglesi.

Ho quindi rivissuto con passione e sofferenza quelle ore terribili del 9 settembre di sessanta anni fa, leggendo la documentazione raccolta dall'Ufficio storico della Marina e dal figlio dell'Ammiraglio Bergamini, qui oggi con noi, che saluto.

E' una tragedia che costituisce uno degli eventi più significativi della nostra memoria comune. Immagino il tormento interiore, il dramma che in quelle ore sconvolse l'animo dei protagonisti di quella vicenda. Quando arriva, improvviso, nel pomeriggio dell'8 settembre l'annuncio dell'armistizio, con l'ordine di prendere il mare per portarsi in un porto controllato dagli anglo-americani, Bergamini pensa all'autoaffondamento della flotta a lui affidata.

Dopo ore drammatiche, egli decide di ubbidire.

Non voglio ripercorrere le tappe di una storia che è stata già ricordata.

Voglio sottolineare la situazione di spaventoso travaglio al quale è stato sottoposto quel Comandante - e con lui tutti gli ufficiali e i marinai della flotta. Essi ebbero il coraggio di prendere una decisione e di ubbidire a quello che Bergamini definì "il più amaro degli ordini". Forse i minuti dell'affondamento furono da Lui vissuti come una liberazione: inabissarsi con la sua nave sotto la sua bandiera.

E' quella tragedia interiore, è quella epopea dell'onore, che oggi ricordiamo e celebriamo in questo mare di Sardegna: sappiamo che qui nel suo profondo hanno trovato sepoltura tanti degli uomini della "Roma", del "Da Noli", del "Vivaldi".

Viva la Marina Militare

Viva l'Italia