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DISCORSO DEL PRESIDENTE CARLO AZEGLIO CIAMPI

31-12-2002
Messaggio di Fine Anno del Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi agli Italiani



MESSAGGIO DI FINE ANNO
DEL
PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA
CARLO AZEGLIO CIAMPI
AGLI ITALIANI

Palazzo del Quirinale, 31 dicembre 2002

 

Care Italiane, cari Italiani,

in questa notte speciale, sospesa tra il vecchio e il nuovo, vi giunga l'augurio del vostro Presidente, anche lui come voi in famiglia, fra amici.

E' la quarta volta che, in questo momento dell'anno, entro nelle vostre case, ora con maggiore confidenza. I miei viaggi in Italia, i miei incontri con voi, mi hanno portato a conoscere più a fondo il nostro Paese, ad avere conferma dei sentimenti di crescente patriottismo, delle doti di cultura e di umanità delle nostre genti.

Nelle grandi città, come nei piccoli centri, sono tante le iniziative di sostegno ai più sfortunati e bisognosi, a coloro che soffrono per la solitudine, la malattia o la povertà. Il mio primo pensiero va a loro, e a tutti gli Italiani colpiti dalle recenti calamità naturali.

Il nostro è un popolo generoso. Da ciò traggo ragionata fiducia nel nostro avvenire. Voi sapete quanto sia grande il mio orgoglio di essere italiano, che è diventato ancora più forte visitando le nostre comunità nel mondo. Ad esse va la mia viva riconoscenza per il loro straordinario attaccamento all'Italia.

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Nell'impegno di svolgere al meglio il compito che mi è stato affidato dal Parlamento, il mio fine è di accrescere la fiducia nelle istituzioni; di stimolarne il buon funzionamento; di favorire la distensione tra le forze politiche; di garantire il rispetto della Costituzione, sulla quale ho giurato.

I punti cardinali del mio procedere sono la coscienza dell'identità italiana; l'impegno per la libertà e per la giustizia sociale; il senso dell'appartenenza all'Europa; l'impegno per la pace nel mondo. Penso che la memoria del passato sia il terreno su cui cresce l'unità della Nazione.

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Ho l'abitudine di riflettere su questo nostro appuntamento con qualche anticipo. So di dover scegliere soltanto alcuni fra i tanti argomenti che ho, che abbiamo, in mente.

Un tema per me dominante è quello del buongoverno.

Il buongoverno trae grande beneficio dal pluralismo delle istituzioni. Quale che sia la forma di governo, in democrazia pesi e contrappesi alimentano un sano dibattito politico. Questo ha bisogno di istituzioni di garanzia, neutrali rispetto alla contrapposizione dei partiti e al confronto parlamentare.

Il buongoverno presuppone stabilità, e parti politiche rispettose delle istituzioni e delle regole, disposte a riconoscere reciprocamente la legittimità che ciascuna di esse ha acquisito dal voto popolare.

L'immagine di un'Italia divisa è dannosa per il nostro prestigio, come per la nostra economia, non meno di quanto lo fosse l'immagine di un'Italia affidata a governi di breve durata. Recentemente, visitando Mantova, ho avuto occasione di leggere un documento del nostro Risorgimento, che mi ha colpito. La nostra storia è ricca di insegnamenti. Ricordando i martiri di Belfiore, un sacerdote, Monsignor Martini, scriveva nel 1867 che "quei generosi e forti facevano fervidi voti per il maggior bene dell'Italia, e perché sparite le fazioni e le consorterie, gli Italiani tutti fossero di un solo volere".

L'auspicio contenuto in quelle parole è lo stesso espresso dal Papa nel suo recente discorso a Montecitorio, quando ci ha detto: "Seguendo con attenzione il cammino di questa grande Nazione, sono indotto a ritenere che, per meglio esprimere le sue doti caratteristiche, essa abbia bisogno di incrementare la sua solidarietà e coesione interna". Nel ricordo di quell'incontro, rivolgo a Sua Santità gli auguri più fervidi e affettuosi.

Debbo dire che nelle mie visite ai capoluoghi di provincia trovo molti confortanti esempi di coesione interna, di capacità di dialogo, di cooperazione tra le forze politiche. Se altrettanto non avviene al centro, dobbiamo ricercarne i motivi.

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Per assicurare stabilità all'esecutivo, si è dato vita, quasi dieci anni fa, alla democrazia dell'alternanza, adottando il sistema elettorale maggioritario. Ma non è stato completato il cambiamento adeguando le garanzie istituzionali.

Urge provvedere. Diamo a chi è maggioranza la possibilità di svolgere, attraverso il necessario confronto parlamentare, il programma concordato con gli elettori. E diamo a chi è minoranza garanzie chiare e certe. Esse sono assicurazioni sul futuro anche per chi oggi è maggioranza. Chi governa lavora anche per chi verrà dopo.

Il messaggio che ho inviato a luglio al Parlamento, a difesa del pluralismo, della parità di condizioni e della libertà dell'informazione in ogni campo, a cominciare da quello radio-televisivo, mira a che sia raggiunto al più presto questo equilibrio nelle relazioni tra le parti politiche, nel libero giuoco delle opinioni. Realizzarlo è condizione per generare quella distensione di cui tutti avvertiamo il bisogno.

Così come è necessario - un tema chiama l'altro - dare certezza di buon funzionamento dell'amministrazione della giustizia. Salvaguardia dell'autonomia e dell'indipendenza della Magistratura, e giustizia resa in tempi ragionevoli: queste sono le garanzie che i cittadini richiedono. Dobbiamo sentire più vicina la Magistratura come istituzione: i giudici amministrano la giustizia - lo dice la Costituzione - nel nome del popolo italiano.

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Lo spirito di collaborazione è ancor più necessario in questa fase della nostra storia. Stiamo sviluppando uno stato democratico ispirato ai principi del federalismo solidale. Esso ha radici nella nostra storia comunale, una storia che non ha l'eguale, e nella pluralità degli stati da cui è nata l'Italia unita.

Creare regole di buongoverno e rapporti di leale collaborazione, anche in campo fiscale, fra lo Stato centrale e i livelli comunale, provinciale, regionale, come fra l'uno e l'altro degli organi di governo locale, è compito difficile. Va affrontato con animo disposto al confronto e libero da pregiudizi. Si può essere aperti a ogni innovazione, purché resti fermo il principio di solidarietà, e non si metta a rischio, in nessun modo, l'unità nazionale.

Vi sono principi intangibili, che non ammettono compromessi. Ancor prima che nella Costituzione, essi sono scolpiti nel marmo del Vittoriano, e in modo ancor più indelebile nel cuore di tutti gli Italiani: la libertà dei cittadini, l'unità della Patria.

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Soltanto mobilitando gli sforzi di tutti, grazie a una giusta collaborazione tra le varie sedi di governo, locale e centrale, come fra pubblico e privato, potremo rafforzare quei territori e quei settori della nostra Italia che sono più deboli.

E' pur vero che il tradizionale divario fra Nord e Sud va attenuandosi, e che oggi vi è ovunque vitalità, e spirito d'iniziativa. E' vero anche che da alcuni anni il tasso medio di disoccupazione in Italia va diminuendo. Ma le disuguaglianze fra regioni rimangono inaccettabilmente alte.

Non possiamo rassegnarci all'idea di avere una parte d'Italia a corto di manodopera, tanto da dover ricorrere, nel nostro stesso interesse, a una crescente immigrazione - ben vengano gli immigrati, nel rispetto della legge - e un'altra parte che soffre di livelli ancora troppo elevati di disoccupazione.

Inoltre, nella presente congiuntura non dobbiamo nasconderci la necessità, per tutto il Paese, di un potenziamento delle infrastrutture, di una accelerazione degli investimenti produttivi e di una maggiore prontezza nel reagire alle iniziative di una concorrenza internazionale agguerrita.

A tal fine dobbiamo, in primo luogo, accrescere l'impegno nei settori della ricerca e della formazione, a tutti i livelli: dalla scuola primaria fino all'università. Soltanto così ci manterremo competitivi in un mercato globale che offre molte opportunità, ma che propone anche ardue sfide.

La provincia italiana ha dato vita a originali modelli di sviluppo, mettendo a buon uso le grandi risorse naturali e culturali e rivelando una diffusa capacità imprenditoriale. Nell'arco di appena una generazione regioni arretrate, dalle quali la gente emigrava, hanno realizzato trasformazioni straordinarie, raggiungendo livelli di benessere tra i più alti in Europa.

La vitalità del nostro Paese, antico e giovane, è grande. Ma oggi occorre un nuovo slancio per creare un maggiore e più diffuso benessere e per assicurare occupazione economicamente valida anche a chi vede messo a rischio il proprio posto di lavoro.

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Contemporaneamente alle riforme interne, noi stiamo costruendo un'Europa unita, e anche questo comporta trasferimenti di funzioni di governo. Vi è un nesso tra il processo di evoluzione federalista in corso in Italia, e non solo in Italia, e la costruzione di un'Europa che ha scelto come principio guida la sussidiarietà.

Appena un anno fa celebravamo la nascita dell'euro. La moneta europea ci protegge; essa si sta affermando come mezzo di scambio internazionale, e gode di crescente fiducia sui mercati.

Il recente vertice di Copenhagen ha deciso un allargamento dell'Unione Europea che sancisce la storica riunificazione del nostro continente. Ma proprio questa decisione rende indispensabile creare nuove norme, per ben governare una comunità di Stati tanto più vasta.

Dobbiamo operare affinché, prima delle elezioni europee della primavera del 2004, nasca una nuova Unione, con una sua Costituzione, che garantisca libertà, democrazia, e buongoverno su scala europea.

Fra sei mesi avrà inizio il semestre di presidenza italiana dell'Unione Europea. E' importante per l'intera Europa che in quel semestre si concludano i lavori della Conferenza intergovernativa. Si profila all'orizzonte la possibilità di un nuovo Trattato di Roma.

Questa prospettiva emoziona un uomo della mia generazione, che ha indossato l'uniforme nell'ultima grande guerra europea; che ha vissuto con passione i giorni della riconciliazione tra i popoli d'Europa, i primi passi dell'unificazione.

Sta ai giovani, che hanno beneficiato dei cinquant'anni di pace assicurati dall'opera dei fondatori dell'Europa unita, portarne a compimento la visione.

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Un'Unione Europea più forte e più coesa potrà anche dare un più autorevole contributo alla pace nel mondo, contrastando la violenza in ogni sua forma. Non possiamo dimenticare i crimini e le minacce del terrorismo internazionale, e i pericoli che derivano dalla diffusione delle armi di sterminio. Questo mondo ha più che mai bisogno di ordine, di concordia, di solidarietà.

Non è un caso, ma fu una scelta ragionata dei nostri Padri costituenti, che lo stesso articolo della Costituzione - l'articolo 11 - affermi: "L'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente…… alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo".

Questo non vuol certo dire una Italia e una Europa che rinuncino, incuranti delle sorti del mondo, alle loro responsabilità internazionali. Anzi, come Italiani e come Europei, dobbiamo adoperarci più incisivamente per ristabilire la pace nelle aree di crisi, a cominciare dal Medio Oriente.

In questo spirito, un mio speciale augurio va ai nostri soldati che si impegnano, oltre le nostre frontiere, ad assicurare la pace a popoli anche lontani.

La partecipazione dell'Italia alle missioni di mantenimento della pace, di lotta al terrorismo, deve continuare, laddove sia necessario spegnere focolai e minacce di guerra e di attentati.

Le nostre Forze Armate, come le nostre Forze dell'Ordine, stanno facendo bene, in Patria, e ovunque siano inviate a operare, dimostrando professionalità e senso di umanità. Giustamente godono di prestigio e di fiducia.

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Sono questi i sentimenti che animano gli Italiani, e in particolare i nostri giovani. Ed è a voi giovani che, nell'avviarmi alla conclusione, intendo rivolgermi direttamente.

Vi sento di fronte a me. Vi vedo con i vostri sguardi luminosi, pieni di entusiasmo, di desiderio della vita, che mi danno forza, quando vi incontro nelle città d'Italia o al Quirinale, e che al tempo stesso chiedono di essere rassicurati sul futuro. Ho molte cose che vorrei dirvi.

Perseguite, con passione e con tenacia, le vostre ambizioni, i vostri ideali. Abbiate fiducia nella vita. Abbiate sempre, come punto di riferimento ultimo, la vostra coscienza.

Vivete la comunità nelle sue varie forme: dalla più vicina, la vostra famiglia, all'intero mondo.

Utilizzate le occasioni che la società stessa vi offre: dal servizio volontario, militare o civile, alle molteplici iniziative del volontariato.

Dialogo, confronto, impegno concreto sono i modi attraverso i quali esprimere il vostro anelito di vivere la società. Questa società, per molti aspetti, può anche non piacervi. Ma vivendo nella società, affrontandone i problemi, operando, vi accorgerete che la state modificando.

Vi ascoltiamo con attenzione, anche quando protestate. Ma è più facile ascoltare la vostra protesta quando essa si esprime con il ragionamento. A chi usa la violenza, nessuno dà ascolto.

Abbiate fiducia in voi stessi. Ciò significa anche non avere timore di formare una vostra famiglia. Non negatevi quanto di più bello può darvi la vita.

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Care Italiane, cari Italiani. Non viviamo tempi tranquilli. Ma proprio per questo dobbiamo rinsaldare la nostra coesione, la nostra unità.

Unità nella famiglia: famiglie più unite generano cittadini migliori.

Unità nelle comunità locali. Unità nazionale, non fatta di retorica, ma di solidarietà concreta.

Un'Italia concorde supererà ogni prova che il futuro potrà riserbarci.

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 Ed ora vi lascio a festeggiare il Capodanno. A tutti, ovunque vi troviate, in Italia o nel mondo, l'augurio più vivo, di mia moglie e mio, di un sereno 2003.