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DISCORSO DEL PRESIDENTE CARLO AZEGLIO CIAMPI

13-12-2002
Intervento del Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi presso la Scuola Superiore dell'Amministrazione dell'Interno, in occasione della cerimonia conclusiva delle celebrazioni del bicentenario dell'istituto prefettizio



INTERVENTO DEL
PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA
CARLO AZEGLIO CIAMPI
ALLA CERIMONIA CONCLUSIVA DELLE
CELEBRAZIONI DEL BICENTENARIO
DELL'ISTITUTO PREFETTIZIO

Roma - Scuola Superiore dell'Amministrazione dell'Interno 13 dicembre 2002


Caro Presidente Scalfaro,
Signor Presidente della Corte Costituzionale,
Signori Vice Presidenti del Senato e della Camera dei Deputati,
Signori Ministri,
Onorevoli Sottosegretari e Parlamentari,
Autorità civili e militari,
Cari Prefetti,

sono felice di essere di nuovo in questa bellissima struttura, che è una delle realtà più moderne di tutto il sistema d'alta formazione dei funzionari dello Stato. Siatene orgogliosi. Sviluppatene sempre più l'attività operativa nel reclutamento, nella formazione professionale.

Questo incontro solenne celebra il bicentenario dell'Istituzione Prefettizia. Gli elevati discorsi che abbiamo ascoltato ci hanno confermato con quali sentimenti il bicentenario sia stato e sia da voi vissuto. Sentimenti che si sintetizzano nei due valori fondanti della nostra Repubblica: la libertà dei cittadini, l'unità della Patria. Quell'embrione di Stato che si realizzò durante l'occupazione napoleonica nel 1802, sotto la guida di figure come Francesco Melzi d'Eril, lasciò tracce profonde nelle generazioni che hanno poi dato vita al Risorgimento nazionale. Per esempio nelle città della Lombardia e dell'Emilia si realizzò una prima, importante, apertura delle elites cittadine alla borghesia, che ebbe largo accesso alle cariche pubbliche proprio nelle appena istituite Prefetture.

Tuttavia, l'istituzione dei Prefetti in Italia ha il suo vero inizio con l'Unità nel 1861. Nonostante la forza del "modello francese", era ben presente alla classe dirigente di allora l'opportunità di tentare una via autonoma, un "modello italiano", per trovare un equilibrio tra la presenza del governo centrale e la ricchezza e la valorizzazione delle diversità locali. Quell'equilibrio fu ricercato negli ordinamenti, si realizzò con il buon senso e la prassi. I progetti - troppo presto accantonati - di decentramento elaborati già nel 1860 - 1861 da patrioti illuminati come Minghetti, Farini, Jacini dimostrano l'intuizione che fin da allora si ebbe della rilevanza di questo problema. Il modello centralizzato di tipo francese venne adottato con molti "adattamenti"; nella attuazione si affermarono comportamenti di dialogo, di mediazione che sono sempre stati elementi costitutivi dell'"arte" del Prefetto italiano.

Nella storia d'Italia, i Prefetti hanno contribuito in modo significativo all'affermazione dell'idea nazionale, alla coesione e alla solidarietà della nostra comunità, alla crescita delle stesse comunità locali, al rispetto delle istituzioni e dei loro simboli, a partire dal tricolore. La cura del tricolore è affidata anche a voi, Signori Prefetti, perché nella nostra bandiera, simbolo delle libertà civili, è racchiuso quanto di più prezioso abbiamo e che vogliamo trasmettere intatto alle nuove generazioni.

Nei Prefetti, nelle Prefetture gli italiani vedono un presidio di garanzia, di legalità, di sicurezza.

Anche nelle più recenti indagini di opinione pubblica le istituzioni dello Stato preposte alla sicurezza dei cittadini riscuotono il massimo del consenso. E' un compito che il Ministero dell'Interno svolge in modo esemplare. In base all'articolo 117 della Costituzione, spetta allo Stato la legislazione esclusiva in materia di "ordine pubblico e sicurezza, ad esclusione della polizia amministrativa locale".

Mi preme ora soffermarmi sul servizio che il Prefetto rende alla comunità nazionale come garante dell'equilibrio tra i poteri pubblici che operano nel territorio.

Si tratta di una funzione necessaria, ineliminabile, tanto più oggi che siamo impegnati nella costruzione di un sistema di federalismo solidale. C'è bisogno di dialogo intenso, costruttivo tra le autorità locali, le une con le altre; tra queste e l'amministrazione centrale, nelle sue diverse articolazioni sul territorio; tra l'insieme dei poteri pubblici e i cittadini, la società civile, i suoi bisogni e le sue aspirazioni.

Non si deve mai perdere di vista l'obiettivo ultimo di questo processo: arricchire il capitale sociale presente nel territorio, accrescere l'efficienza delle istituzioni della Repubblica, renderle più vicine ai cittadini, più rapide nel prendere decisioni.

Rafforzamento delle autonomie, rafforzamento della unità, del prestigio e della dignità dello Stato, sono obiettivi che possono, devono essere perseguiti congiuntamente. I cittadini non li sentono divergenti. Sono due facce della stessa medaglia. La valorizzazione delle specificità diffuse nel territorio fortifica nelle coscienze l'identità nazionale, che infatti sta vivendo una sua nuova fioritura, soprattutto tra i giovani.

Il trasferimento di specifici compiti e responsabilità di governo della cosa pubblica dallo Stato alle autorità locali - Regioni, Province, Comuni - segna una svolta impegnativa nella storia costituzionale della Nazione.

Questo percorso, che sta al legislatore delineare, per calarsi nella realtà operativa, ha bisogno del concorso di tutti, essenziale per mettere bene a punto, sperimentandoli, i nuovi meccanismi decisionali.

L'interesse ultimo da tutelare è quello dei cittadini. Il rischio che la visione del particolare possa danneggiare la realizzazione dell'interesse pubblico preminente impone che la relazione tra poteri pubblici sia improntata al dialogo più intenso. La vostra stella polare deve essere quella di favorire la collaborazione istituzionale, nell'interesse della Repubblica.

In quest'ottica confido molto nell'attività delle "Conferenze Permanenti", come sedi naturali di concertazione e raccordo tra le autorità pubbliche dislocate sul territorio. Ed è proprio l'affermazione di queste forme organizzative che avvicina i diversi livelli di governo, dando rapidità ed efficacia alle soluzioni dei problemi, che sempre più spesso coinvolgono soggetti diversi.

Ho molto apprezzato l'impulso dato da molti Prefetti alle sinergie tra enti locali, soprattutto tra i Comuni minori. E' importante che i piccoli Comuni continuino a vivere, a rappresentare un presidio di vita, di economia, di tradizioni sul territorio, mettendo però in atto forme associative che li mettano in grado di far fronte ai nuovi compiti conferiti con il decentramento amministrativo.

Anche l'esperienza dello sportello unico per le imprese va diffusa con impegno e con tenacia.

La lunga e complessa operazione del cambio della moneta, con l'introduzione dell'euro, ha visto protagonisti Voi Prefetti fin dall'inizio del processo, nel 1998, con i Comitati Euro Provinciali, che hanno dato un esempio interessante di funzioni esercitate sul campo e da tutti apprezzate.

Nelle crisi settoriali dell'economia, è a Voi che si rivolgono spesso autorità locali e società civile, e in Voi trovano interpreti attenti, capaci di creare punti di incontro rispettosi delle esigenze di tutte le parti.

Un altro tema che Vi vede protagonisti è quello dell'immigrazione.

Il fatto che sia stata prevista l'istituzione presso ogni Prefettura-Ufficio Territoriale del Governo di uno "sportello unico per l'immigrazione", responsabile dell'intero procedimento relativo all'assunzione dei lavoratori stranieri e all'emersione di lavoro irregolare, risponde alla esigenza di non ridurre la tematica dell'immigrazione solo a un profilo di polizia.

Mi ha fatto altresì piacere che la legge che ha modificato la normativa in tale materia abbia fatto espresso riferimento alle Prefetture-Uffici Territoriali del Governo, mantenendo così l'originaria denominazione come avevo in precedenza auspicato.

Signori Prefetti, ogni mese ho occasione di incontrare alcuni di Voi nei miei viaggi nelle Regioni, nelle Province, nelle città d'Italia. Nessuna informazione mi arricchisce di più di quella maturata in loco.

Come è stato ricordato, alcuni anni fa ho avuto l'onore di essere per poche settimane Ministro dell'Interno, ed è un ricordo vivo, per la competenza, la dedizione, il senso dello Stato che ho respirato in quelle mattine passate al Viminale.

Continuate con entusiasmo - è il mio caldo invito - nel Vostro servizio alla Nazione, alla Repubblica.

Questa Italia che ha trovato sempre la forza di reagire anche alle situazioni più difficili, non è una Nazione sfiduciata. Avverto tanti fermenti, tanti stimoli vitali, nelle città, nell'economia, nella cultura, soprattutto tra i giovani. Dobbiamo saperli cogliere, saperli sviluppare. Ci aiuteranno a superare i problemi congiunturali e strutturali che abbiamo di fronte, che vanno affrontati uno per uno, senza generalizzare, con freddezza e voglia di combattere, soprattutto, con fiducia. C'è bisogno di darsi nuove mete, obiettivi chiari che poggino ben saldi sui principi di quel "modello italiano" di vita e di benessere che desta sempre di più l'interesse internazionale e che ci indica la strada da percorrere.

Auguri a tutti voi, auguri alle vostre famiglie. Viva l'Italia.