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DISCORSO DEL PRESIDENTE CARLO AZEGLIO CIAMPI

24-10-2002
Intervento del Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, in visita alla Casa di Reclusione di Maiano di Spoleto, in occasione dell'incontro con gli operatori penitenziari e i detenuti




INTERVENTO DEL
PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA
CARLO AZEGLIO CIAMPI
IN OCCASIONE DELLA
VISITA ALLA CASA DI RECLUSIONE
DI MAIANO DI SPOLETO

Spoleto, 24 ottobre 2002



Signor Ministro della Giustizia,
Signor Direttore del Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria,
Signor Provveditore regionale del Corpo di Polizia Penitenziaria,
Signor Direttore della Casa di Reclusione di Spoleto,
Ospiti dell'Istituto,

ringrazio il Capo del Dipartimento, il Direttore dell'Istituto e il detenuto che mi hanno rivolto il loro saluto.

Ho ascoltato con attenzione le considerazioni che hanno voluto sottopormi.

Purtroppo, ma necessariamente, il carcere è una realtà presente in ogni società organizzata. E' dura necessità quella di privare uomini e donne, che abbiano commesso reati, della loro libertà e sottoporre la loro esistenza a regole e rigori che, inevitabilmente, generano dolore e disagio.

E' la stessa società a richiedere questo strumento repressivo, come mezzo per garantire l'esigenza della sicurezza, il rispetto delle leggi e, quindi, il normale svolgimento della vita civile.

In una società democratica come la nostra, la privazione o la limitazione dei diritti fondamentali deve però avvenire - come vuole la Costituzione - nel rispetto della dignità umana e offrire al detenuto le condizioni per il suo recupero morale e per il suo futuro reinserimento sociale. Le pene, infatti, sospendono il condannato dalla società, non lo escludono da essa. Anche da questo si misura il grado di civiltà di una Nazione.

Ho voluto avere, venendo a Spoleto, un contatto personale e diretto con voi detenuti e con voi tutti operatori che, a vario livello, svolgete delicati compiti; ho voluto vedere, sentire l'ambiente in cui vivete.

Mi rendo conto che quanto oggi sto qui osservando non corrisponde alla situazione dell'intero sistema carcerario italiano: nel penitenziario di Spoleto i principi che ho prima ricordato sono applicati. Non è così ovunque, nella realtà carceraria italiana.

Forte è la mia speranza che il cammino che si è svolto e si sta svolgendo a Spoleto, così come in altri istituti, possa essere presto percorso anche in quelli nei quali mancano strutture adeguate.

Un trattamento penitenziario appropriato ha bisogno di strutture, di spazi, di personale; condizioni, queste, di cui non si dispone in modo sufficiente: lo hanno ricordato il Ministro della Giustizia e il Capo del Dipartimento.

Per questo ho emanato con piena convinzione il decreto-legge proposto dal Governo lo scorso settembre.

Con quel provvedimento il Ministro della giustizia è stato incaricato di preparare entro i prossimi tre mesi un piano straordinario pluriennale di interventi per l'acquisizione e per l'adeguamento di edifici, opere, infrastrutture ed impianti del settore penitenziario.

Vanno intraprese anche altre iniziative nel campo della sanità penitenziaria; vanno accresciute le risorse per l'incremento e la formazione del personale dell'Amministrazione; vanno individuate nuove opportunità per ampliare l'accesso allo studio, alla formazione e al lavoro; essi sono i principali e insostituibili fattori di riabilitazione, di aiuto al detenuto perché riacquisti fiducia nel proprio futuro.

I risultati finora raggiunti vanno considerati solo una prima tappa di un cammino che sappiamo lungo. Bisogna operare per risolvere lo squilibrio che esiste tra popolazione carceraria e spazi disponibili.

Il sovraffollamento costituisce l'ostacolo principale alla messa in opera di trattamenti di riabilitazione efficaci.

Soltanto un trattamento riabilitativo attento alla realtà personale e ai bisogni del singolo detenuto può condurre a risultati concreti e rappresentare un affidabile punto di partenza. Ciò è necessario anche per le valutazioni relative alla concessione dei benefici penitenziari.

Le misure alternative alla detenzione, i permessi, la liberazione condizionale, costituiscono strumenti qualificanti del nostro sistema, irrinunciabili per chi, dopo anni passati in carcere, vede premiata la sua condotta e vuole cominciare a proiettarsi nel suo "nuovo" futuro.

Proprio perché si tratta di strumenti indispensabili per il reinserimento sociale del condannato, la loro concessione deve essere preceduta da un periodo di rieducazione.

La necessità di trattamenti personalizzati è ancor più avvertita per i detenuti stranieri, per quelli tossicodipendenti o gravemente malati.

E' per tutti questi motivi che avverto oggi l'obbligo di invitare tutti gli operatori - dai direttori degli istituti, agli assistenti sociali e agli educatori - a continuare a porre, nella esecuzione dei loro rispettivi compiti, l'impegno che li contraddistingue.

Un pensiero particolare voglio rivolgere agli uomini e alle donne della Polizia penitenziaria che con spirito di sacrificio e sempre più elevata professionalità svolgono i loro compiti di custodia anche nelle situazioni più complesse. Domani sarò presente alla loro "giornata".

Ai detenuti rivolgo l'invito sincero ad avere fiducia nello sforzo che si sta facendo per realizzare completamente, nell'ambito penitenziario, il non facile equilibrio tra imprescindibili esigenze di sicurezza, rispetto della dignità della persona, individuazione e attuazione dei percorsi di riabilitazione.

Di questo sforzo sono venuto a darvi testimonianza.

Porterò con me il ricordo di questa giornata. Aver visto di persona accresce la sensibilità per i vostri problemi e per quelli di tutti coloro che, con voi - penso alle vostre famiglie - vivono, in modo diretto o indiretto, la stessa difficile, tormentata esperienza del carcere.

Non avrei espresso appieno il mio stato d'animo al termine di questo incontro, se non concludessi con questo augurio: che rinasca in Voi la speranza nel futuro, la fiducia in Voi stessi.